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L’Aeronautica Militare ad Amari a difesa delle Repubbliche Baltiche sotto la bandiera della Nato

L’Aeronautica Militare ad Amari a difesa delle Repubbliche Baltiche sotto la bandiera della Nato

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Un nostro amico, Stefano Peverati, ha scritto per voi questo post sull’attività dell’aeronautica militare italiana nel baltico
L’Aeronautica Militare, da gennaio ad aprile, è impegnata nella difesa dello spazio aereo delle tre piccole repubbliche baltiche, le quali sono oggetto di frequenti violazioni da parte di aerei militari russi in transito tra la madre patria e l’enclave di Kaliningrad. Per adempiere con successo al compito assegnato, l’Arma Azzurra ha inviato presso la base aerea di Amari, nella Repubblica di Estonia, la Task Force 36° Stormo Baltic Eagle, comandata dal colonnello Zaniboni, di quattro intercettori EF 2000A Typhoon, provenienti dai reparti della difesa aerea: due velivoli appartenenti al IX Gruppo del 4° Stormo di Grosseto, un velivolo del X Gruppo ed uno del XII Gruppo del 36° Stormo di Gioia del Colle. L’operazione è supportata da un contingente di circa un centinaio di militari tra i quali sono presenti anche piloti e manutentori del XVIII Gruppo del 37° Stormo di Trapani. A conclusione del primo mese di attività, la Task Force ha raggiunto il risultato delle 100 ore di volo, evidenziando il notevole impegno a cui è sottoposto l’intero team operante all’estero affinché tutto sia nella completa efficienza per la tutela dell’area. Si tratta del terzo turno italiano, che dal 2015 vedono la nostra forza aerea impegnata nella regione, a questo bisogna aggiungere il recente impegno svolto a difesa dei cieli della Bulgaria e dell’Islanda nel corso del 2017. Infine, l’Aeronautica Militare ha il compito di proteggere permanentemente i cieli della Slovenia e a rotazione con la Polemiki Aeroporia ellenica quelli di Albania.
La Baltic Air Policing, attiva dal 30 marzo 2004, è una missione di difesa aerea (QRA Quick Reaction Alert) volta a garantire la protezione delle tre piccole nazioni del Baltico entrate nella Nato, ma impossibilitate per ragioni economiche ad acquisire e sostenere i costi di una piccola flotta di intercettori. Dal 2004, a rotazione di quattro mesi, una o due forze aeree dei paesi membri della Nato inviano un proprio distaccamento presso le basi aeree di Amari in Estonia e Siauliai in Lituania. Il costo di queste attività è finanziato interamente dai paesi beneficiari, che sono ben lieti di collaborare e svolgere attività con le nazioni alleate, in quanto la paura per il grande e potente vicino russo è molto sentita. Con la Crisi della Crimea nel 2014, la tensione arrivò alle stelle, ed al vertice Nato del Galles venne deciso di attuare la enhanced Air Policing, consistente nell’invio per ogni turno di quattro distaccamenti, utilizzando in via eccezionale la base di Malbork, in Polonia, fino alla metà 2015. Con la normalizzazione della situazione il numero venne ridotto a due distaccamenti. A queste attività, in diversa misura, hanno partecipato tutte le principali nazioni dell’Alleanza Atlantica che vedono la Germania in testa con le sue dieci missioni.
Il comandante Zaniboni nell’intervista ha affermato: ”La missione di Air Policing è un compito prioritario della Nato, finalizzato ad assicurare l’integrità e la sicurezza dello spazio aereo alleato. L’Italia ha qui rischierato quattro velivoli Eurofighter, i quali sono pronti a decollare in pochi minuti sulla base degli ordini ricevuti dal Comando Aereo della Nato. Una volta in volo, i nostri velivoli intercettano ed identificano altri traffici aerei che entrano nello spazio aereo del Baltico senza essere autorizzati o che non si identificano propriamente”.
Photocredit: Aeronautica Militare

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