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Confine Libano-Israele: caccia alla talpa (dell’Hezbollah)

Confine Libano-Israele: caccia alla talpa (dell’Hezbollah)

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È in atto una caccia alla talpa nell’estremo nord di Israele, una caccia molto seria che potrà salvare molte vite civili durante la prossima guerra tra Hezbollah ed Israele.
La talpa, anzi le talpe, sono le squadre specializzate di Hezbollah che negli ultimi cinque anni hanno costruito, con grande pazienza e molta perizia, numerosi tunnel sotterranei che partono dalla parte libanese del confine e arrivano all’interno del territorio israeliano, oltre la prima linea di difesa delle forze di sicurezza di Gerusalemme. Questi tunnel sono pensati per essere utilizzati in due modi. Il primo è in caso di conflitto per far infiltrare plotoni di fanteria oltre le linee nemiche e gettare lo scompiglio tra i reparti che non si aspettano di trovarsi nemici agguerriti e pronti alle morte sbucare da un punto inatteso.
Il secondo scopo dei tunnel è invece pensato per il “tempo di pace”. Le strutture sotterranee possono essere impiegate per attaccare i villaggi di confine, e rapire cittadini israeliani (sempre meglio se militari) da portare oltre confine e da utilizzare come arma di ricatto verso Israele.
Le forze armate di Gerusalemme monitorano da sempre questa situazione e in questi giorni hanno deciso di agire, sia distruggendo i tunnel a loro già noti, sia eseguendo una mappatura sismica dell’area con speciali attrezzature sismiche che nascevano per la ricerca di idrocarburi.
Alcuni tunnel sono già stati scoperti, uno dei più grandi aveva un’altezza di tre metri e una larghezza di due metri; il suo inizio in territorio libanese era una abitazione civile, il suo obiettivo un villaggio israeliano di confine.
L’operazione mostra ancora una volta al mondo che Hezbollah si sta preparando alla guerra e lo sta facendo utilizzando ogni mezzo possible, in barba alle risoluzioni delle Nazioni Unite e infischiandosene della forza militare di UNIFIL, presente nel sud del Libano, anche e soprattutto (in teoria) per garantire che non avvenga il riarmo di Hezbollah.
Questa azione israeliana vanifica le azioni dell’Hezbollah atte a sorprendere gli israeliani a casa loro, in questa situazione dobbiamo quindi analizzare quali potrebbero essere le opzioni a disposizione del Partito di Dio libanese per non disperdere questo assetto terroristico strategico.
La prima possibilità a disposizione dell’Hezbollah è tentare di utilizzare ora un tunnel già terminato, rapendo ad esempio cittadini israeliani. Questa azione tuttavia porterebbe inevitabilmente alla guerra e riteniamo che in questa fase del confronto tra gli sciiti libanesi e lo stato ebraico Hezbollah non desideri il confitto.
La seconda possibilità è quella di riempire di esplosivo i tunnel ancora non scoperti dagli israeliani e determinarne l’esplosione mentre le truppe specializzate di Gerusalemme operano per distruggerli, infliggendo perdite all’esercito di Israele sul loro stesso territorio.
Ma perché Israele ha deciso di agire proprio ora? Le motivazioni possono essere molteplice e abbiamo la possibilità di ricercarle sia sul fronte interno sia nell’ottica di una azione a più ampio raggio.
Sul profilo interno il governo israeliano ha l’assoluta necessità di impedire azioni clamorose d parte dell’Hezbollah, in particolare dopo gli accordi intercorsi con Hamas e la conseguente vigorosa protesta delle popolazioni che vivono nel sud del paese, le quali sono da mesi alle prese con continui allarmi per i razzi che Hamas ha lanciato a centinaia.
Sempre sul fronte interno una azione militare ribadisce al popolo israeliano che le forze armate ed il governo sono in grado di garantire la loro sicurezza.
Tuttavia non si può ignorare il fatto che distruggere i tunnel dell’Hezbollah è una di quella azioni prodromiche, indispensabili nel caso in cui Gerusalemme pensasse di doversi impegnare presto in una azione militare complessa contro la Siria, contro il Libano stesso, oppure contro lo stesso Iran. Iran che è sponsor principale ed artefice primo delle fortune dell’Hezbollah, il quale sarebbe uno degli strumenti principali della ritorsione iraniana in caso di attacco israeliano (oppure americano, poco cambierebbe) contro obiettivi ubicati sul suolo iraniano.
Fa riflettere inoltre il fatto che poche ore prima dell’operazione il capo del governo di Gerusalemme sia volato, con minimo preavviso, a Bruxelles per conferire con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo che stava per annunciare la denuncia del trattato INF.
La situazione in Medio Oriente è estremamente volatile e più attori potrebbero approfittare di un momento di grave tensione internazionale, anche in un’altra area del mondo come ad esempio l’Ucraina, per raggiungere i propri obiettivi in Medio Oriente.
Viviamo tempi interessanti…

photo by: upyernoz

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