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La crisi energetica Ucraina. Non solo Gas: il ruolo sottostimato del carbone

La crisi energetica Ucraina. Non solo Gas: il ruolo sottostimato del carbone

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Come scriviamo nel titolo del nostro post l’Ucraina potrebbe presto trovarsi dinnanzi ad una gravissima crisi energetica, una crisi frutto di una serie di eventi concatenati, ma prevedibili, e non solo diretta conseguenza della fortissima dipendenza di Kiev dalle forniture russe di Gas Naturale.
L’Ucraina, in questi mesi di fine estate, ha fatto i conti con lo stop delle forniture russe di gas e questo fatto ha impedito a Kiev di saturare le riserve strategiche di metano, indispensabili a garantire il Comfort Termico dei civili nella stagione invernale e il funzionamento dell’industria dell’Ucraina.
Solitamente, durante l’estate tutti i paesi europei continuano ad importare gas naturale oltre le loro necessità contingenti, al fine di saturare la proprie riserve strategiche. Il flusso dei gasdotti non è infatti sufficiente, in caso di inverno particolarmente rigido, a soddisfare le necessità delle varie nazioni e anche per cautelarsi nei confronti di eventuali problemi tecnici o geopolitici che dovessero limitare le forniture energetiche.
L’Ucraina a causa delle fortissime tensioni in atto con Mosca non ha potuto attingere ai normali flussi di gas russo, così con l’aiuto di nazioni europee ha messo in atto un “flusso inverso” di gas, attraverso alcuni gasdotti normalmente utilizzati per portare il gas russo in Europa che sono stati utilizzati per portare gas dall’Europa all’Ucraina.
I contratti in essere tra le compagnie europee e Gazprom, il gigante russo del gas, impediscono però che gas russo venga consegnato con flusso inverso all’Ucraina, e così Mosca ha deciso di ridurre le forniture ai paesi che effettuavano consegne a Kiev, limitando quindi la quantità di gas che l’Europa ha consegnato all’Ucraina. Così, all’inizio della stagione invernale, l’Ucraina, seppur abbia oggi scorte di gas per circa 25 giorni, non ha saturato completamente le proprie riserve strategiche, riserve che da oggi non possono più essere espanse e rischiano, in caso di freddo intenso e precoce, di ridursi.
Ma il problema energetico ucraino non è rappresentato solamente dalla carenza di gas naturale. L’Ucraina utilizzava per il riscaldamento delle abitazioni e per la produzione di energia elettrica anche una consistente quota di energia prodotta con l’utilizzo del carbone. Il carbone utilizzato dagli ucraini derivava quasi integralmente dalle miniere del Donbass. Miniere che dopo l’inizio della guerra sono state chiuse e, in molti casi, invase dall’acqua delle falde acquifere non più eliminata dalle idrovore, che normalmente tengono asciutte le gallerie.
Ora le miniere dell’Ucraina orientale non sono più nel controllo del governo di Kiev, e il carbone ivi prodotto non può essere utilizzato dalle centrali termoelettriche dell’Ucraina occidentale e centrale.
L’Ucraina necessita durante il periodo invernale, per il funzionamento delle proprie centrali di 12 milioni di tonnellate di carbone. Ad oggi i depositi di carbone disponibili in Ucraina centrale ed occidentale sono di circa 2,5 milioni di tonnellate.
Per far fronte a questa carenza il governo di Kiev ha cercato accordi con il governo sudafricano. Tuttavia il contratto oggi in essere tra Sudafrica ed Ucraina prevede la consegna di 1 milione di tonnellate di carbone da oggi alla prossima primavera.
Lo scorso 22 ottobre le prime 75.000t sono arrivate via nave da Sudafrica entro la fine di ottobre dovrebbero arrivarne altre 175.000 tonnellate.
Resta quindi un deficit di oltre 9 milioni di tonnellate di carbone, difficilmente colmabile in questi mesi dal governo ucraino.
In questa delicatissima situazione giocherà un ruolo determinante il clima della prossima stagione invernale.
Le previsioni sperimentali seppur ancora incomplete, indicano una alta probabilità che l’inverno 2014/15 sia per l’Europa centrale e l’Ucraina particolarmente rigido.
Avremo indicazioni più precise riguardo al clima invernale in Europa dall’inizio del prossimo mese di novembre. Se le previsioni in nostro possesso verranno rispettate è imperativo per Kiev trovare al più presto un accordo con Mosca per la fornitura di metano.
Nel caso di temperature inferiori alla media, per un periodo prolungato di tempo nel mese di gennaio, l’ Ucraina potrebbe vivere una gravissima crisi energetica, crisi che potrebbe determinare comportamenti irrazionali da parte del governo di Kiev.
Per comportamenti irrazionali intendiamo l’appropriazione indebita di metano destinato all’Europa occidentale, che transita attraverso il territorio ucraino. Tale azione determinerebbe lo stop immediato delle forniture di metano russo all’Europa. Kiev non ne beneficerebbe direttamente tuttavia metterebbe in seria difficoltà i paesi dell’Europa centrale, che dipendono in gran parte dal metano russo per il riscaldamento invernale: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, la stessa Polonia e in parte la Germania si troverebbero dinanzi a un problema reale, un deficit di approvvigionamento di gas naturale che costringerebbe tali paesi ad attingere alle proprie riserve strategiche, in parte già intaccate a causa della fornitura durante l’estate di gas naturale all’Ucraina mediante il cosiddetto flusso inverso.
Per questo motivo, quando facciamo riferimento ai problemi legati alla carenza di gas naturale in Ucraina, dobbiamo sempre ricordare che il carbone è un altro protagonista della politica energetica di Kiev, carbone la cui carenza nei depositi a disposizione del governo ucraino è più grave rispetto alla carenza di gas naturale.
Proprio la carenza di carbone potrebbe spingere Kiev ad utilizzare più gas di quanto mai fatto dai giorni dell’indipendenza ai giorni nostri, per cui le analisi riguardanti le capacità di Kiev di superare agevolmente l’inverno, in caso del mancato ripristino delle forniture russe, andrebbero attentamente valutate considerando in maniera adeguata la quota di carbone non nelle disponibilità dell’Ucraina.

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Comment(3)

  1. Mi dispiace per la gente ucraina ma questo loro malgoverno costerà caro all’Europa. E non si può sperare neanche che le elezioni possano risollevare del tutto la situazione.

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