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Croce Rossa Militare una risorsa per l’Italia

Croce Rossa Militare una risorsa per l’Italia

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Ospitiamo oggi un post di un nostro lettore, Ugo Cardini, che vuole sottolineare l’importanza della Croce Rossa Militare alla luce di prospettati tagli a questa istituzione. Buona lettura 

20/10/2016 ore 19.36 Roma, viene segnalata al 115 la presenza di fumo che fuoriesce da una borsa abbandonata su un vagone della metropolitana che causa difficoltà respiratorie ai passeggeri. Il nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco interviene prontamente e tramite il SIGIS (Sistema di scansione a infrarossi e gas) è possibile identificare la sostanza tossica come gas sarin. E’ attivato il piano provinciale di difesa civile, la zona è delimitata per evitare che le vittime, disperdendosi, possano infettare altre persone. Mentre i VVF si occupano di estrarre i feriti, il nucleo NBCR del CM-CRI si occupa della decontaminazione delle vittime, dei mezzi e dei soccorritori e del trasporto in sicurezza, se necessario anche in biocontenimento, dei soggetti intossicati presso gli ospedali. IL CORPO MILITARE DELLA CROCE ROSSA

In Italia si parla poco delle Forze Armate, pochissimo dei suoi corpo ausiliari, anzi non se ne parla proprio. Eppure dal 1866 opera con costanza e dedizione il Corpo Militare della Croce Rossa, la prima delle componenti della CRI ad essere creata. All’epoca la sanità militare praticamente non esisteva e il CM-CRI dimostrò fin da subito la sua valenza partecipando da quel momento in avanti a tutti i conflitti e situazioni di emergenza. Il Corpo è oggi un pilastro fondamentale per le nostre Forze Armate, per il sistema di Protezione civile e un vanto per il Paese. Eppure sembra essere destinato a sparire, umiliato dalla privatizzazione della Croce Rossa Italiana avviata nel 2012. D’altra parte non si può certo permettere che un ente privato gestisca un Corpo militare. E quindi, salvo interventi dell’ultimo minuto (ormai decisamente improbabili/impossibili), il Corpo Militare CRI, ausiliario delle Forze Armate è destinato a morire. 

Si dirà che non serve, che è una eredità obsoleta del passato, uno dei numerosi enti inutili che non possiamo più permetterci. Eppure non pare essere così, anzi. Vediamo perché…

COSA E’ (ERA) il CM-CRI? 

La CRI militare è formata da quasi 20.000 elementi (il doppio della Guardia Costiera, 10.000 in meno dei Vigili del Fuoco o della Marina Militare, per dare un’idea): tutti volontari in congedo che vengono precettati in caso di necessità, esclusi i 300 dipendenti in servizio permanente per garantire la piena efficienza del CM. A essi si aggiungono le oltre 10.000 Infermiere Volontarie (le amatissime crocerossine). Le professionalità messe a disposizione sono moltissime: medici (1500), infermieri(1200), ingegneri, commissari, contabili, farmacisti, autisti, meccanici, inservienti, cuochi, elettricisti, idraulici ecc. Si tratta di personale altamente specializzato che esercita nel quotidiano la propria attività professionale ma si mantiene addestrato a operare in teatro di guerra, grazie agli 11 centri di mobilitazione, prestando gratuitamente la propria opera in caso di necessità. E le necessità si sono verificate numerosissime volte: guerre d’Indipendenza, mondiali e coloniali hanno visto l’intervento massiccio del CM-CRI in tutte le occasioni. Solo nel primo conflitto mondiale, per esempio, esso gestiva 65 ospedali e 24 treni ospedale.

OPERAZIONI

Ma non è qui che si esaurisce il contributo del Corpo: esso ha rappresentato l’unica partecipazione italiana alla Guerra di Corea nel 1951 a cui si aggiungono gli interventi a sostengo delle nostre FFAA in Congo (1960-64), ex-Jugoslavia (1993-95), Eritrea (1999-2005), Kosovo(2001-03), Emirati Arabi Uniti (2003-06) e altri di carattere umanitario come per esempio il terremoto in Armenia(1988), le missioni in Georgia, Albania, Romania, Pakistan (terremoto), Iraq, Stri Lanka( tsunami del 2005), Eritrea fino alle recenti missioni in Tunisia (2011) e a seguito del devastante terremoto di Haiti nel 2010. Il tutto senza mai scordare gli interventi in Patria: Terremoti di Messina, Friuli, Irpinia, Marche, Abruzzo, Emilia Romagna, disastro del Vajont e alluvione di Firenze (solo per citare i più memorabili). Attualmente il CM-CRI è impiegato in Afghanistan, Emirati, Mediterraneo a fianco delle nostre Forze Armate.

Tutto questo a fronte di stanziamenti irrisori: appena 4 milioni di euro per l’intero 2016 a carico del Ministero della Difesa. Chiaramente, visti i costi veramente ridicoli, non si è nemmeno provato a sventolare la bandierina del risparmio (a differenza di quanto fatto per la soppressione del CFS). Ma d’altra parte nessun partito ha mai voluto assumersi la responsabilità di tale smilitarizzazione: essa è solo una dovuta conseguenza giuridica di un processo di privatizzazione, conseguenza che tutti partiti (di governo e d’opposizione) hanno sempre detto di voler evitare.
Perché parlare proprio ora del Corpo Militare della CRI però?

19 agosto, a seguito di una disposizione del Presidente dell’Associazione, Francesco Rocca, tutto il personale militare effettivo viene posto in congedo con effetto retroattivo a valere dal 21 luglio.

24 agosto, ore 03.36 una scossa sismica di magnitudo 6.0 della scala Richter sconvolge il centro Italia, la (ex)CRI militare interviene dalle prime luci dell’alba: nuclei operativi di pronto impiego, sanitari e macchine movimento terra, con personale appena congedato interviene immediatamente. Non possono più indossare la loro mimetica, sono decaduti tutti i titoli abilitativi per condurre automezzi e macchinari speciali e quelli di una delle tante eccellenze dei militari con la Croce Rossa, la gestione dei corpi senza vita. 

 Si sono verificati in oltre una serie di eventi assolutamente paradossali per un corpo che sta per essere sciolto. Le attività svolte stanno aumentando esponenzialmente: da 293 nel 2008 a 1870 nel 2014 (il 59% a supporto delle FFAA), sono stati impiegati 14.000 militari e al CM sono state affidate, in via esclusiva, competenze sempre maggiori: dal 2015 esso è l’unico deputato a fornire assistenza sanitaria alle FFAA durante le operazioni di disinnesco di residuati bellici (35.000 negli ultimi 10 anni), si è occupato dell’estrazione di centinaia di corpi dal barcone affondato il 18 aprile 2015. Ma soprattutto, il piano nazionale di difesa civile riguardo eventi terroristici e attacchi non convenzionali affida al CM l’impiego di nuclei di decontaminazione e bonifica NBCR: nessun altro corpo è in grado di effettuare tali operazioni, i VVF effettuano solo una risposta tecnica urgente, l’attacco chimico che coinvolge la popolazione viene gestito dal CM e, in assenza della CRI bisogna solo sperare che non si verifichi mai una situazione del genere perché non saremo più in grado di fronteggiarvi. Quello del terrorismo è un tema essenziale, ricordiamo che siamo al massimo livello di allerta. Basti pensare che in Germania stanno addestrando gli equipaggi delle ambulanze a intervenire in scenari terroristici: gli insegnano a muoversi con tecniche militari, a utilizzare tecniche sanitarie di derivazione bellica e ad affrontare pericoli che normalmente non dovrebbero fronteggiare. I militari della CRI sono già addestrati a queste evenienze e li trovate normalmente sulle ambulanze convenzionate col 118 (anche se non in mimetica), sarà un bel vantaggio in caso di attacco, anzi: sarebbe stato.

Più volte su questa pagina si è parlato di un intervento militare in Libia, ed è sempre stato sottolineato come sia necessario attivare una grande operazione militare e umanitaria: i libici vanno curati, gli ospedali ricostruiti e le infrastrutture rimesse in efficienza. Il contingente di 65 sanitari in arrivo a Misurata è sicuramente un passo avanti, ma non basta e non può bastare. D’altronde la sanità militare fa fronte con sempre maggiori difficoltà alle molteplicità di compiti che la vedono impiegata in carenza di personale. E’ qui allora che si andrebbe a inserire un intervento della CRI militare su grande scala, ispirato a quello di Antica Babilonia che vide impiegati oltre 1000 militari CRI e 250 crocerossine e che permise lo schieramento di moduli di chirurgia intensiva, posti medici avanzati, un servizio di ambulanze blindate, potabilizzatori. Il tutto a sostegno dei militari italiani e alleati ma anche della popolazione civile cui venivano regolarmente distribuiti aiuti e fornite prestazioni mediche gratuite. Una grande opera, a basso costo e alto rendimento, che la sanità militare avrebbe avuto difficoltà ad affrontare e che è stata possibile proprio grazie alla CRI. Ma anche ad alto rischio: diverse volte i veicoli della Cri vennero fatti oggetto preferenziale degli attacchi. Siamo veramente sicuri di volerne fare a meno?

 

20/10/2019 ore 19.36 Roma, viene segnalata al 115 la presenza di fumo che fuoriesce da una borsa abbandonata su un vagone della metropolitana che causa difficoltà respiratorie ai passeggeri. Il nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco interviene prontamente e tramite il SIGIS (Sistema di scansione a infrarossi e gas) è possibile identificare la sostanza tossica come gas sarin. Si tenta di isolare la zona ma i primi a intervenire (forze dell’ordine) non hanno i necessari DPI e vengono a loro volta a contatto con la sostanza tossica. Non potendo garantire l’isolamento con mezzi adeguati, almeno nei primi momenti, le vittime si disperdono infettando un gran numero di persone accorse sulla scena. Intervengono numerose ambulanze del 118, ma i soccorritori sono attrezzati soltanto di semplici mascherine filtranti facciali FFP2 e trasportano i feriti infetti verso gli ospedali senza che siano stati decontaminati. Numero di vittime elevato. 

Senza ulteriori interventi questo è quello che probabilmente accadrebbe, ne vale la pena?

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