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Disoccupazione dati e retorica

Disoccupazione dati e retorica

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Oggi, intorno ai dati sulla disoccupazione, abbiamo proprio assistito ad un teatrino, piccolo e meschino. Raramente entriamo nel dibattito sulle oscillazioni mensili del dato (lo ripeteremo più volte nel corso del post), normalmente ci limitiamo a fornire la lettura numerica: oggi però, no. Partiamo da giugno, mese in cui emergeva un calo della disoccupazione pari allo 0,2%. I toni trionfali non tardarono a farsi sentire: “tutto merito del Jobs Act” la frase pronunciata con più frequenza.

Abbiamo sempre detto che piccole oscillazioni mensili sono più che compatibili con l’andamento stagionale del mercato del lavoro. Dunque è inutile, totalmente inutile (addirittura politicamente pericoloso), commentare il dato mensile. Infatti oggi il dato potrebbe darmi ragione, il mese prossimo chissà.

Dal momento che il politico medio viaggia col timone puntato sul breve termine, va da sè che si guardi proprio al dato mensile. E se il dato di un mese è contrastante, rispetto a quello del mese precedente? Allora si cerca un qualche dato, un qualunque dato, che possa darmi ragione.

Dunque veniamo ai dati di oggi, quelli relativi alla disoccupazione di Luglio 2017. Contrariamente a quanto fanno i giornali e i telegiornali (diciamo la maggior parte) partiamo dal dato che pesa: la disoccupazione a luglio è aumentata, tornando all’11.3%. L’abbiamo detto, piccole variazioni mensili non andrebbero nemmeno commentate: siccome però il dato è comunque negativo, cosa salta fuori nei MSM? “Il numero degli occupati ha raggiunto i livelli pre-crisi”.

Aprite Google e guardate con i vostri occhi, se non ci credete (oppure accendete la TV). Capite bene che il messaggio è incredibilmente diverso, soprattutto se l’italiano che lo ascolta è seduto a tavola ed è un po’ distratto. Il dato è falso? Nossignore, non stiamo dicendo questo. La lettura è capziosa? Sissignore, assolutamente.

Se proprio ci tenete a portare avanti il tema del numero di occupati, allora citate anche questo dato: gli occupati aumentano sia tra i lavoratori dipendenti che autonomi. Tuttavia, tra i lavoratori dipendenti, sono quelli con i contratti a termine ad aumentare di più. Addirittura confrontando i trimestri precedenti, i contratti a termine aumentano addirittura del 4,2%, rispetto ad un risicato 0,1% dei contratti a tempo indeterminato.

Concludiamo citando la dichiarazione del premier Gentiloni:

«Gli italiani occupati superano 23 milioni, un record. Ancora molto da fare contro disoccupazione ma effetti positivi da #jobsact e ripresa»

E’ chiaro che ci sia ancora molto da fare contro la disoccupazione: basta leggerli i dati.

Econ1 Analista economico, si occupa principalmente di temi macroeconomici, Europa, Cina, Cinafrica. Economia dello sviluppo e temi di economia ambientale. Contattabile via mail (in calce).