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Ebola i singoli casi in occidente non devono spaventare

Ebola i singoli casi in occidente non devono spaventare

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Il virus Ebola è un patogeno ad alta mortalità e con una spiccata capacità infettiva, un virus che ha il potenziale di causare centinaia di migliaia di vittime e portare al collasso prima i sistemi sanitari di uno stato e poi potenzialmente anche l’architettura sociale di intere nazioni.
Tuttavia in questo post vogliamo darvi il nostro punto di vista riguardante il grande timore suscitato dai singoli casi del virus che si sono registrati in occidente.
A nostro avviso i singoli casi, o la diffusione circoscritta del virus, sono pienamente gestibili dal sistema sanitario dei paesi sviluppati o perlomeno dove esiste un sistema sanitario organizzato e una sufficiente coscienza civica.
La contenibilità dei singoli casi, o della diffusione circoscritta, è stata dimostrata sia in Nigeria, dove dopo 20 contagiati la diffusione si è arrestata, sia in Camerun dove l’unico caso non ha dato origine a un focolaio, e sarà probabilmente dimostrata sia in Spagna sia a Dallas, nonostante le falle nei sistemi di allerta precoce e nei protocolli adottati per impedire nuove infezioni.
In questo senso vogliamo mandare in segnale tranquillizzante nel caso in cui dovessero essere diagnosticati nei prossimi giorni singoli casi del virus al di fuori dell’Africa Occidentale. Casi singoli permettono inoltre ai sistemi di prevenzione e cura di testare le procedure ed addestrare il personale per tempi più difficili, quindi non vi spaventate per i report che verranno nelle prossime settimane di singoli casi del virus, anche fossero essi in Italia.
Allo stesso tempo vogliamo però evidenziare ancora una volta quale è secondo la nostra analisi uno scenario che potrebbe mettere in seria difficoltà i sistemi sanitari occidentali.
In primo luogo un episodio che potrebbe determinare l’inadeguatezza della risposta sanitaria potrebbe essere, come nello scenario pubblicato alcuni giorni fa, l’arrivo contemporaneo di un massiccio numero di malati attraverso la via migratoria che sfrutta il nord Africa e il mediterraneo per giungere in Italia; per un eventuale approfondimento vi rimandiamo al nostro scenario.Ecco il link
Una seconda modalità che potrebbe mettere in seria difficoltà i nostri mezzi di prevenzione e cura sarebbe l’arrivo di un singolo malato di Ebola che stabilisse il proprio “domicilio” all’interno di uno dei molteplici ghetti per immigrati che popolano, non solo grandi città come Parigi o Londra, ma anche numerose periferie delle nostre città.
Esistono infatti diffuse situazioni di degrado dove immigrati senza lavoro e dimora si riuniscono occupando edifici pericolanti o ex fabbriche nei centri industriali dismessi delle nostre periferie. In questi contesti l’arrivo di un malato metterebbe a rischio l’intera comunità residente in quel caseggiato e le autorità sanitarie sarebbero del tutto all’oscuro dell’emergenza in atto fino a quando, per caso o disperazione, una di queste perone non si presentasse ad un pronto soccorso con la malattia in stadio avanzato.
Nelle aree di degrado popolate da immigrati irregolari si vive con una elevata promiscuità dovuta a carenze di spazio, beni essenziali e servizi igenici. In queste aree il virus Ebola troverebbe il miglior terreno per diffondersi e creare un focolaio in grado di minacciare un’intera comunità.
Per questo motivo, gli uffici di igiene pubblica dovrebbero monitorare attentamente la situazione sanitaria all’interno di questa terra di nessuno dove sono costretti e vivere decine di migliaia di immigrati.
Purtroppo però mancano spesso sia la volontà sia le risorse necessarie per eseguire questa attività di prevenzione, e come accade spesso negli ultimi anni, meglio ignorare queste aree di rischio per la salute pubblica,
confidando che tutto andrà per il meglio.
Sperare che tutto vada per il meglio è importante, però in questo caso sarebbe necessario anche prepararsi per il peggio…

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