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Gli SLBM americani diventano armi per il “Primo Attacco”

Gli SLBM americani diventano armi per il “Primo Attacco”

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Fin dalla loro prima comparsa i missili balistici nucleari lanciati da sottomarino hanno svolto il compito di armi di rappresaglia; sistemi missilistici che avrebbero dovuto entrare in gioco come elementi utili ad un secondo attacco, oppure per essere impiegati contro bersagli di vaste proporzioni come mai troppo di o grandi basi militari.
Oggi però, il ruolo dei missili balistici imbarcati a bordo dei sottomarini americani può cambiare.
Su queste pagine ne abbiamo già discusso alcuni anni fa, Oggi arriva però la conferma ufficiale che i missili americani Trident II, e probabilmente anche i missili britannici dello stesso modello, possono essere impiegati anche per colpire distruggere bersagli di piccola dimensione e fortemente protetti.
Questa nuova tipologia di impiego per i missili Trident si deve al fatto che le testate nucleari multiple delle quali essi sono dotati, sono state aggiornate con nuova dispositivo di innesco, Una spoletta che permette l’esplosione della testata, Non tanto ad una quota predefinita, Bensì alla minima distanza possibile dal bersaglio.
Questa nuova spoletta di innesco fa si che un bersaglio di piccole dimensioni ed estremamente protetto, come ad esempio un centro di comando e controllo (politico o militare che sia), potrebbe essere distrutto in un primo attacco nucleare americano. La notizia che vi riportiamo è quindi in grado di modificare sostanzialmente gli equilibri riguardanti il deterrente nucleare. Mediante questo nuovo innesco, tutti i centri di comando e controllo della difesa e del potere politico della federazione russa, Possono essere attaccati e potenzialmente distrutti dal lancio di missili nucleari da sottomarino. In uno scenario simile i russi avrebbero solo 12/18 minuti dal lancio per mettere in atto un contrattacco nucleare.
Alla luce della capacità ridotta di Mosca di avere notizie in tempo reale di lanci missilistici nemici (dovuta all’assenza di una costellazione di satelliti di Allerta Precoce pienamente funzionante), e necessitando di almeno 4/5 minuti per stabilire la reale minaccia costituita dagli allarmi radar a lunghissimo raggio, alla leadership del Cremlino rimarrebbero solo pochi minuti, forse meno di 5 per valutare la situazione ed ordinare una rappresaglia globale.
Questa notevole miglioria delle capacità di attacco degli Stati Uniti, al fianco della sempre maggiore diffusione e miglioramento tecnologico del sistema antimissile americano, potrebbe determinare una accelerazione, da parte di Mosca, al dispiegamento di missili balistici nucleari a gittata intermedia armi oggi proibite dal trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), vettori che gli Stati Uniti affermano già esser nelle mani delle forze armate russe

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