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I tre pilastri della dottrina di difesa della Corea del Sud

I tre pilastri della dottrina di difesa della Corea del Sud

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La Corea del Sud riconosce oggi un solo grande avversario strategico, questo avversario è la Corea del Nord e la dottrina militare sud coreana è focalizzata per contrastare quasi unicamente la minaccia che arriva da Pyongyang.
Oggi la dottrina militare sud coreana si base su tre pilastri

  1.  Il programma Kill Chain
  2. Il programma  Korea Air and Missile Defense
  3. Il piano Korea Massive Punishment and Retaliation Plan

Il programma Kill Chain ha come obiettivo quello di rendere estremamente efficiente il sistema di allerta precoce rigurdante possibili lanci missilistici nord coreani, e se possibile permettere la distruzione di questi vettori quando essi si trovano ancora al suolo, effettuando quindi uno Strike preventivo. Per compiere questa missione sono necessari tre elementi tra loro interdipendenti: un’ottima conoscenza della situazione militare della Corea del Nord, il possesso o uso di satelliti e droni da ricognizione, il possesso ed utilizzo di sisitemi d’arma ad altissima precisione e impiegabili con minimo preavviso. Le armi primarie della Corea del Sud per questa missione sono i missili balistici Hyunmoo e i missili da crociera Taurus.  

Il programma Korea Air and Missile Defense invece rappresenta l’ultima linea di difesa, incaricata di intercettare ed abbattere i missili nord coreani, e gli aeromobili di Pyongyang, quando questi si trovano nella loro fase terminale di volo all’interno o prossimi allo spazio aereo sud coreano, THAAD e il sistema Patriot ne sono gli esempi più concreti. Il programma utilizza inoltre radar costruiti in Israele (sono già operativi due radar “Green Pine”, i quali rappresentano lo stato dell’arte nei sisitemi di allerta antimissile).

Il terzo pilastro è rappresentato del piano Korea Massive Punishment and Retaliation Plan, una procedura pensata per scoraggiare la leadership nord coreana dall’utilizzare missili balistici armati con testate atomiche. Il piano prevede che, nel caso in cui vengano colti i segnali politici e militari che preludono all’utilizzo della armi nucleari da parte della Corea del Nord, vengano attaccati con missili balistici, missili da crociera e raid aerei i centri di comando e controllo della Corea del Nord. Contestualmente alcuni reparti speciali delle forze missilistiche ed aeree della Corea del Sud hanno lo specifico compito di uccidere i vertici politici e militari di Pyongyang, dando assoluta priorità all’uccisione di Kim Jong Un. Anche in questo scenario i missili balistici Hyunmoo svolgono un ruolo centrale, così come il missile da crociera Hyunmoo 3 che possiede un raggio operativo utile di 900 km contro i 500 km dei missili balistici Sud coreani.

Questo tipo di dottrina ci porta a formulare alcune considerazioni. Per prima cosa assumiamo che per Seoul sia ormai un dato di fatto che la Corea del Nord disponga di testate nucleari tattiche operative, e che queste testate possono essere impiegate mediante l’utilizzo di vettori Scud a raggio operativo aumentato, determinando nei fatti la classificazione della Corea del Nord come stato armato di armi atomiche.
La seconda considerazione è che questo tipo di approccio non impedirà alla Corea del Nord di infliggere gravissimi danni alla parte settentrionale della Corea del Sud, anche nel caso in cui non vengano impiegate armi atomiche.
La terza considerazione è che, sebbene ognuno dei tre pilastri vedrà il coinvolgimento degli Stati Uniti, in nessuno dei tre capitoli la presenza attiva degli Stati Uniti è indispensabile. La quarta considerazione è che gli strateghi della Corea del Sud ritengono che la Corea del Nord non sia in grado di utilizzare nel breve periodo un vettore a combustibile solido, in sostituzione degli Scud oggi basati sulla tecnologia del combustibile liquido (combustibile da immettere nei missili in oggetto poche decine di minuti o al massimo poche ore prima del lancio). La quinta e ultima considerazione è che la Corea del Sud evidentemente ritiene di non essere in grado di eliminare efficacemente i lanciatori e i vettori dei missili nucleari con il primo pilastro della sua dottrina (Kill Chain) e che quindi punta sulla deterrenza (minacciare di uccidere la leadreship nord coreana), per scoraggiare Kim Jong Un dall’utilizzare armi nucleari.

A nostro avviso questa dottrina evidenzia numerosi punti critici. Innanzitutto il fatto che la Corea del Nord marcia spedita verso la produzione in serie di un vettore a combustibile solido dalle caratteristiche sovrapponibili agli Scud ER oggi in servizio; aver annunciato pubblicamente l’intenzione di uccidere la leadership nord coreana, nel caso di gravissima crisi militare, aumenterà la paranoia e le misure di sicurezza di Kim in caso di conflitto. Non solo sarà più complicato comprendere dove si troverà il leader della Corea del Nord, ma le procedure di autorizzazione all’impiego di armi atomiche potrebbero essere rese molto rapide, ed eventualmente delegate a una figura alternativa al Leader supremo nord coreano.

La Corea del Sud ha sviluppato quindi una dottrina difensiva che seppur appaia improntata alla proattività, è nei fatti una dottrina di difesa puramente passiva, dottrina che lascia alla Corea del Nord l’ultima parola sull’utilizzo delle armi atomiche in suo possesso, e quindi concede a Kim Jong Un di decidere se e quando accendere la miccia del conflitto nella penisola Coreana.  Un vera dottrina proattiva dovrebbe invece prevedere regole di ingaggio molto più lasche per le truppe impegnate lungo il 38° parallelo e lungo il confine marittimo occidentale, in quanto la Corea del Sud, e con lei l’alleato americano, oggi hanno sempre dimostrato alla Corea del Nord di non avere la volontà di impiegare in maniera risoluta e determinante lo strumento militare. Ci riferiamo all’affondamento della Corvetta Cheonan, al bombardamento dell’isola di Yeongbyon e ai recenti scontri di confine lungo la zona demilitarizzata. Visti i precedenti, ed in assenza di un concreto cambio di postura delle forze armate sud coreane, è probabile che i vertici della Corea del Nord possano ritenere le minacce della Corea del Sud un bluff che, in caso di grave crisi, potrebbero essere tentati di andare a “vedere”.

Photo Credit KCNA. La foto ritrae l’ultimo lancio missilistico multiplo della Corea del Nord, dove tre missili Scud, a raggio aumentato, sono stati lanciati in rapida successione verso il Mar del Giappone, ed è proprio questo vettore che oggi potrebbe consegnare una testata atomica nord coreana a Seoul.

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