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Il Fratello di Al Zawahiri in piazza al Cairo contro gli Usa

Il Fratello di Al Zawahiri in piazza al Cairo contro gli Usa

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WikipediaIl fratello del N.1 di Al Qaeda Ayman Al Zawahiri, Mohamad Al Zawahiri, è in piazza al Cairo tra i leader delle proteste scoppiate in questi ultimi giorni contro l’ambasciata americana in Egitto. Il fratello del leader di Al Qaeda era in carcere fino a poche settimane fa, accusato di essere un elemento pericoloso per la sicurezza dello stato, poi è stato liberato ed oggi lo troviamo a partecipare, e forse a coordinare, le rivolte di piazza dei più radicali elementi presenti oggi in Egitto. Il coraggio e la capacità di leadership di Al Zawahiri fa riflettere anche sul ruolo che il ben più famoso fratello potrebbe avere in questi giorni di caos in Egitto. Egitto che il Presidente Obama ha definito: “non un alleato, ma nemmeno un nemico” lasciando tutto il mondo dell’intelligence esterrefatto. L’Egitto infatti è un alleato chiave degli Stati Uniti nello scacchiere medioriente da almeno trenta anni, in base a questo status l’Egitto riceve aiuti militari ed economici per oltre due miliardi di dollari all’anno. La presa di pozione di Obama potrebbe essere dovuta a due eventi molto diversi tra loro. La prima possibilità è che il presidente ignori lo stato delle relazioni tra Egitto e Stati Uniti, cosa apparentemente impossibile. La seconda è che il nuovo Egitto stia imboccando una strada che lo potrebbe portare al di fuori dell’influenza americana, fatto questo che altererebbe in modo profondo e imprevedibile i rapporti geopolitici della regione. In questa ottica esiste una possibilità remota, tanto remota quando destabilizzante. Dov’è Al Zawahiri, dov’è adesso il N.1 di Al Qaeda? E se il medico egiziano che oggi comanda Al Qaeda fosse partito dal Pakistan, avesse raggiunto il Corno d’Africa, quindi il Sudan e poi fosse arrivato lungo il Nilo, avvolto da una anonima tunica bianca al Cairo? Se così fosse vorrebbe dire che oggi Al Queda potrebbe aber raggiunto uno dei suoi obiettivi, avere voce in capitolo in Egitto; mancherebbe ora il secondo obiettivo strategico: avere il controllo dell’Arabia Saudita.
Sempre che qualcosa non cambi a Washington e che l’America non torni a fare sentire il suo peso nelle vicende del medioriente e tolga l’iniziativa a radicalismi e nazionalisti che imperversano oggi dalla Libia al Pakistan.

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