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Il Trump pensiero in politica estera: America First (Prima l’America)

Il Trump pensiero in politica estera: America First (Prima l’America)

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Donald J. Trump è ufficialmente il candidato del Partito Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti d’America, una candidatura non sostenuta dall’establishment del Grand Old Party e che ne ha spaccato in maniera netta la componente eletta al Campidoglio di Washington. Come molti di voi sapranno Trump si è presentato con uno slogan che lo caratterizza dal giorno della sua candidatura alle primarie Repubblicane “Make America Great Again”, uno slogan che potrebbe indurre a pensare ad una nuova stagione di interventismo americano nel mondo, nel solco delle ultime amministrazioni repubblicane.
Tuttavia nel campo della Politica Estera il sig. Trump ha idee alquanto difficili da interpretare, per non dire da prevedere. Non potendo giudicare in alcun modo le sue azioni, possibile solo se arriverà allo studio ovale della Casa Bianca, dobbiamo oggi unicamente basarci sulle sue dichiarazioni e, ahi noi, sui suoi slogan.
Trump quando rilascia interviste riguardanti la politica estera delinea un’America che si potrebbe definire “isolazionista”, o meglio, non più disposta ad essere il controllore globale dello scenario geopolitico. In alcune occasioni il sig. Trump è arrivato a mettere in dubbio l’automaticità dell’art.5 del trattato di Washington, l’articolo che dispone la difesa collettiva in ambito Nato, prospettando anche il ritiro del contingente americano di terra presente oggi in Corea del Sud. Il candidato repubblicano accompagna inoltre queste dichiarazioni con due motivazioni ricorrenti che sono: le troppo alte spese militari, e la necessità per l’America di risolvere i problemi problemi interni prima di dedicarsi ai problemi degli altri Stati. Da questo ultimo ragionamento deriva lo slogan simbolo di Trump per la politica estera: “America First”, l’America per Prima, l’America prima di tutti gli altri. Un programma che se attuato dopo la sua elezione sconvolgerà gli equilibri geopolitici mondiali alternando tutti i rapporti di forza che oggi regolano, anche se con molta fatica, le relazioni internazionali.
Dobbiamo però considerare che queste sono le dichiarazioni di un uomo che ora ha come solo obiettivo l’elezione alla Casa Bianca e che il vero pensiero di Trump lo potremo vedere solo dopo il 20 gennaio 2017, se mai si insedierà come Presidente degli Stati Uniti d’America.
A nostro avviso le caratteristiche caratteriali, e la storia personale di Donald Trump, non coincidono con le dichiarazioni fatte in questa campagna elettorale. Egli da uomo di affari è di spettacolo ha piena coscienza che le elezioni si vincono avendo attenzione ai sentimenti delle masse, ma che tali sentimenti sono poi mutevoli in base alla situazione contingente che si dovesse venire a creare con Trump al posto di Obama

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