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Immigrazione e terrorismo islamico: mito o realtà?

Immigrazione e terrorismo islamico: mito o realtà?

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I terroristi non arrivano con i barconi…. Quante volte abbiamo sentito queste parole, e invece da quanti mesi su queste pagine si mette in guardia dal fatto che, con queste politiche di immigrazione incontrollata e senza regole, rischiamo di portare in Europa, non solo persone che fuggono guerra, ma anche un numero non trascurabile di terroristi o potenziali tali?
I recenti accadimenti terroristici in Germania e in Francia devono farci riflettere su questi aspetti e farci prendere coscienza che le attuali, e precedenti, politiche relative all’immigrazione e al dovere dall’asilo sono fallite, oppure sono in procinto di farlo.
È palese inoltre che molto spesso l’integrazione degli immigrati in occidente fallisce, e fallisce a nostro avviso più per la scarsa volontà di integrarsi di chi arriva, piuttosto che per la mancanza di volontà, o di possibilità, offerte dai paesi ospitanti. Purtoppo in moltissimi casi gli immigrati tendono a ricreare nelle città europee delle copie in miniatura dei loro paesi di origine, così come viene riscreato il modello di disparità sociale tra uomo e donna, donna che spesso viene costretta a non lavorare, a restare in casa e che dopo anni di soggiorno in Europa parla quasi esclusivamente ancora solo la lingua araba, necessitando del marito-interprete per ogni rapporto con persone estranee alla comunità.
Certo tutte queste persone che vivono pacificamente in Europa non sono terroristi, ma in molteplici realtà rappresentano un ambiente che tollera , se non proprio supporta (a parole e con i fatti) l’attività dei terroristi.
Dinnanzi a questo quadro deprimente ed allarmante, noi cittadini europei restiamo inermi, timorosi di affermare che esiste una problematica di terrorismo legata ai nuovi giunti in Europa, che hanno la non celata intenzione di modificare la nostra società, per renderla ogni giorno più simile a quella da dove essi originano e che, secondo loro, rimane non solo il migliore, ma l’unico modello di società possibile.
A tutte queste persone la nostra laicità, la libertà delle nostre donne, la parità tra uomo e donna, la legge dettata dal diritto e non dalla religione, il cibo espressione di piacere, così come la musica, le feste, le serate in discoteca e il nostro sistema di istruzione, appaiono come espressioni, non della libertà, ma dello stesso demonio e per queste vanno combattute. Forse in effetti il problema odierno dell’immigrazione e dell’integrazione degli immigrati, non è tanto il fatto che essi rifiutino di far parte della nostra società e della nostra cultura, ma l’evidenza che essi non riescono o non vogliono lasciare la loro cultura di origine.
Molti possono ricordare che però sono cittadini europei, seppur di argine araba, spesso di seconda o terza generazione, gli autori di questi attentati e che quindi il problema non è l’immigrazione. Noi invece sosteniamo che proprio perché abbiamo attentatori di seconda e di terza generazione il nostro allarme deve essere massimo, in quanto non sono bastate due o tre generazioni per integrare nella nostra società questi frammenti di mondo arabo che oggi cercano di farci la guerra dall’interno, ed è questo a nostro avviso il dato più inquietate. Il tempo non lavora a nostro vantaggio, o al posto nostro, ma abbiamo il dovere di agire oggi per evitare enormi problemi domani. Dobbiamo accogliere chi arrivando in Europa, manifesta il fatto di sentirsi europeo, dobbiamo respingere chi arrivando in Europa manifesta odio contro il nostro modo di vivere. Serviranno nuove leggi, ma soprattutto servirà una presa di coscienza dei nostri decisori (dei nostri governanti), una presa di coscienza che siamo dinnanzi ad un problema, che non sarà risolto da un sorriso e da un cartello con la scritta “Benvenuti”

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Comment(2)

  1. Ottimo articolo. Infatti il campanello di allarme è proprio il fatto che non si siano integrati nemmeno dopo generazioni.

    Il problema è che sarà difficile confidare nei nostri governanti fintanto saranno ciechi e resi chiechi dai privilegi personali che ne guadagnano.

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