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Immigrazione: Europa, una Polis senza più mura

Immigrazione: Europa, una Polis senza più mura

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Cosa caratterizza una società? Sicuramente viene identificata dalla condivisione di regole comuni, dalla presenza di una cultura accettata dai suoi componenti, dalla certezza di un sistema di governo, ma anche da confini geografici netti, che vengono controllati e difesi.
Oggi l’Europa condivide tutti gli elementi da noi enunciati, ma non è in grado, o meglio non ha la volontà politica, di difendere i confini, e a volte nemmeno di tracciarli.
I leader politici, italiani ed europei, dovrebbero aver molto chiaro questo concetto per noi basilare: così come senza mura non esiste la Polis, ecco che senza confini non esiste né l’Italia né l’Unione Europea.
Senza i confini viene persa la nostra identità e si afferma invece l’omologazione e, in un certo senso, quella globalizzazione delle culture che è alla base della deriva antidemocratica che vive oggi parte dell’occidente.
In certi casi addirittura la negazione dell’esistenza dei confini è diventata il perno dell’azione di politica estera di alcuni governi, per primo il governo italiano. Le politiche relative all’immigrazione, l’accoglienza indiscriminata e senza regole, la distribuzione in Europa degli immigrati che arrivano in Italia, è diventata priorità per l’azione di politica estera italiana. Il nostro premier ha affermato che se gli altri paesi europei non assorbiranno il flusso di immigrati in arrivo in Italia, Roma porrà il veto al Bilancio Comunitario, bloccando la distribuzione dei fondi europei. Una posizione bizzarra a nostro avviso, non tanto per la scelta di alzare la voce a Bruxelles, ma per il fatto che la voce non viene alzata per la tutela dell’interesse nazionale (modifica o abolizione del Fiscal Compact, revisione delle politiche energetiche, atteggiamento dell’Europa nei contorni del problema libico, sanzioni commerciali), bensì vengono battuti i pugni sul tavolo per obbligare l’Europa ad aderire ad un programma di distribuzione di immigrati che scavalca ogni regola, e che non osserva un punto fondamentale del trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini, quale? La difesa dei confini dell’Europa.
E’evidente agli occhi di chi scrive il fatto che l’Italia sia stata appoggiata, oppure spinta (vedete voi che termine preferite) in questo tipo di ruolo sullo scacchiere internazionale dall’amministrazione Obama, e dal Vaticano. Oggi, con i democratici americani sconfitti, uno dei due pilastri esterni di questa politica è venuto meno, ma ciò nonostante Roma prosegue e persegue la sua politica di porte aperte a tutto e a tutti.
Ma cosa accadrà se il 4 dicembre in Austria vincerà la destra dell’FPO? Cosa succederà se per timore di una ondata nazionalista il governo di Vienna deciderà di rendere impermeabili le frontiere con l’Italia? Cosa succederà se anche la Francia di Hollande, terrorizzata dalla possibile cavalcata di Marine Le Pen dovesse “fortificare” la frontiera tra Francia e Italia?
Succederà che l’Italia si troverà a gestire entro la fine del 2017 300000 immigrati a totale carico dello stato, in maggioranza giovani maschi non qualificati e con bassa scolarità, nella maggior parte dei casi privi delle caratteristiche per richiedere lo status di rifugiato e bloccati in Italia. Succederà che dovremo spendere circa 5 miliari all’anno per la loro permanenza, e gestire problematiche di ordine pubblico, mentre osserveremo la politica utilizzare in maniera opposta questo problema per raccogliere voti. Ecco che la Polis priva delle proprie mura non riesce a riconoscere la sua stessa identità, e rivolge le sue poche energie, non per lo sviluppo del paese, ma per inseguire un’ideologia la cui base è un modello di società incompatibile con il nostro tessuto sociale, con la nostra storia, e che potrebbe determinare, parimenti con la xenofobia e il razzismo che potrebbero sorgere e diffondersi nel nostro tollerante paese , una condizione di instabilità sociale capace di minare alla radice le fondamenta stesse dalla nostra Repubblica.

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