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Immigrazione incontrollata: un’emergenza sociale

Immigrazione incontrollata: un’emergenza sociale

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L’immigrazione non è un problema di numeri, ma un problema di paura

“L’immigrazione non è un problema di numeri, ma un problema di paura”, questa la valutazione più ricorrente sul tema immigrazione da parte del governo della Repubblica. Al contrario su queste pagine, da anni e non da giorni, ripetiamo invece che al fianco della paura il problema è, e sarà, rappresentato dai numeri del fenomeno migratorio, un fenomeno migratorio fuori dal nostro controllo e che, per quanto di nostra competenza viene gestito in maniera errata.
Premettiamo che il valore della vita è sacro e che gli uomini della nostra Marina Militare stanno svolgendo un compito arduo con il massimo dell’impegno e della dedizione, ma a nostro avviso, questa missione umanitaria, pensata per salvare vite bel mediterraneo, sta generando l’effetto opposto.
Prima della missione “Mare Nostrum” gli scafisti libici, e gli immigrati, erano assolutamente coscienti che la traversata verso l’Italia era 150 miglia nautiche ( la distanza tra la costa libica e Lampedusa), tale traversata richiedeva imbarcazioni capaci di tenere il mare per almeno 48 ore, dotate di una propulsione autonoma. Gli scafisti avevano coscienza che la finestra di partenza doveva contare su mare calmo e assenza di venti intensi lungo tutta la rotta. Queste necessità riducevano il flusso di immigrati, in quanto esisteva la necessità di reperite o attrezzare imbarcazioni con una residuale capacità di navigazione. Oggi invece, operando le nostre forze armate a poche decine di miglia dalla Libia (in media 30), gli scafisti libici possono mettere in mare gommoni artigianali, privi di chiglia, a volte privi di sistema propulsivo, trainati a 20 miglia dalla Libia da altre imbarcazioni stipate di profughi, poi abbandonati alla deriva nella speranza che arrivi una imbarcazione italiana.
Questo modus operandi dei trafficanti di uomini, innescato dalle decisioni operative della Repubblica Italiana, ha determinato negli ultimi 4 anni un netto aumento delle partenze dalla Libia e, sebbene in via percentuale la mortalità della traversata sia diminuita, in valore assoluto i morti nel mediterraneo sono aumentati.
Secondo le nostre stime, stime annunciate nel febbraio del 2016 sono circa 700000 mila i potenziali profughi presenti oggi in Libia, che si preparano a partire con condizioni meteo favorevoli. Ad oggi i numeri degli arrivi sulle coste italiane sono paragonabili agli arrivi nel 2015, ma questo è dovuto, secondo le nostre considerazioni, alle particolari condizioni meteo che ha vissuto il canale di Sicilia in questo maggio anomalo. Ieri il ministero degli interni italiano ha alzato le proprie stime degli sbarchi nel 2016 portandole a 200000 (duecentomila) unità. Sebbene questa stima appaia a noi non corretta, essa è gia sufficiente a far diventare l’immigrazione incontrollata un problema di numeri, per l’Italia.
La Francia ha sigillato le sue frontiere, e in Liguria abbiamo assistiamo al sorgere spontaneo di campi profughi in aree demaniali, prontamente sgomberati dalle forze dell’ordine, campi irregolari, senza servizi igienici e di mensa, campi che per un attimo hanno fatto assomigliare Ventimiglia ad Idomeni.
Anche la seconda direttrice di uscita degli immigrati dall’Italia è ormai chiusa: alla frontiera con l’Austria sono arrivati circa 150 poliziotti di Vienna incaricati di controllare i flussi in direzione Austria e la stessa Austria ha confermato il tetto di 16000 unità ai permessi per profughi che la Repubblica Austriaca concederà nel 2016.
Considerando che una quota di immigrati riuscirà comunque a varcare le frontiere dell’Italia in direzione nord Europa va considerato che, sempre a nostro avviso, assisteremo ad un aumento considerevole degli immigrati che permarranno in Italia, sia nei centri di accoglienza sia al di fuori di essi. La nostra valutazione è che il governo proseguirà con il suo piano di distribuzione capillare degli immigrati, ma che se i numeri dovessero superare, come noi pensiamo, le stime del Viminale, sarà necessario aprire centri di accoglienza più “visibili” in aree di proprietà del demanio, come ad esempio caserme dismesse, che hanno la capacità di ospitare singolarmente migliaia di persone.
In ultimo ricordiamo che questi flussi di immigrazione non sono derivati dalla chiusura della rotta balcanica in quanto la maggior parte degli immigrati che sono sbarcati, e che sbarcheranno in Italia dalla Libia, sono di origine Africana, ed in particolare di nazionalità Nigeriana, del Gambia ed Etiopi. Se gli accordi con la Turchia, che oggi hanno fermato i flussi verso la Grecia dovessero collassare, è ragionevole attendersi una nuova emergenza immigrazione in Grecia, con la rotta balcanica che resterà comunque chiusa all’altezza della Repubblica Ex Yugoslava di Macedonia. Il flusso dei profughi potrebbe quindi riversarsi in Albania per poi tentare ancora un volta di raggiungere l’Italia attraverso la rotta adriatica, già utilizzata negli anni 90 dalla popolazione albanese.
Ecco che l’immigrazione è in effetti un problema di paura e non di numeri, ma l’immigrazione incontrollata è al contrario un problema di numeri, e questa estate lo dimostrerà a tutti, al di là della propaganda e dello Story Telling…

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