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Irak la città di Mosul è nelle mani dei ribelli dell’ISIS

Irak la città di Mosul è nelle mani dei ribelli dell’ISIS

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La città di Mosul nell’Irak settentrionale, la seconda città dell’Irak, si trova nelle mani dei ribelli sunniti dell’ISIS.
La polizia e le poche forze di sicurezza presenti in città hanno tentato una certa forma di resistenza ma i combattenti fondamentalisti temprati da tre anni di guerra combattuta in Siria contro il regime di Al Assad, prima che contro il governo di Baghdad, hanno avuto rapidamente la meglio distruggendo i posti di blocco della polizia, attaccando con lanciagranate i veicoli delle forze di sicurezza e i pochi blindati della guarnigione della città.
Ora il gruppo fondamentalista controlla anche l’aeroporto di Mosul, dove sono presenti alcuni elicotteri delle forze armate irachene, incluso un Black Hawk di fabbricazione americana ed una ingente scorta di armi individuali e di reparto.
Il governo iracheno ha convocato una riunione d’urgenza del parlamento e richiesto l’applicazione dello stato di emergenza nel paese.
L’Irak del dopo Saddam combatte da mesi contro le formazioni sunnite (l’ISIS, è una di esse) in tutta la parte settentrionale del paese, impiegando quando possibile anche le proprie forze aeree.
Le forze aeree irachene possono contare sull’assistenza tecnica e militare americana che ha fornito al governo di Baghdad alcune decine di missili Hellfife e le piattaforme aeree dai quali lanciarli, in particolare versioni modificate degli elicotteri Bell Jet Ranger e Cessna Caravan, nonché turboelica della ditta Pilatus.
La campagna aerea aveva colto di sorpresa le formazioni dei ribelli che però si sono rapidamente riorganizzate e spesso hanno eluso la sorveglianza dell’intelligence irachena.
Anche nel caso dell’attacco a Mosul si deve sottolineare il totale fallimento delle agenzie informative del governo di Baghdad così come il fallimento degli interventi si supporto degli apparati di intelligence americana, che secondo logica avrebbero dovuto sostenere gli sforzi del governo di Baghdad. La battaglia e la caduta di Mosul sembrano essere una vera sorpresa per il governo iracheno che non ha predisposto una forma di difesa efficace per la cruciale città dell’Irak settentrionale.
Ora sarà molto difficile per il governo di Al Maliki riprendere la città che nel giro di pochi giorni potrebbe trasformarsi nella capitale della rivolta guidata dall’ISIS, una rivolta che se non verrà contrastata rapidamente avrà riflessi in tutta la regione e non solo nell’Irak. La possibilità di gestire un territorio ricco di risorse e di popolazione come Mosul, conferirà molta forza all’ISIS anche nella campagna di Siria, paese dove l’ISIS ha acquisto le capacità di combattimento ora messe in pratica in Irak.
La caduta di Mosul, sebbene non messa in evidenza dai media tradizionali, avrà un impatto significativo sugli equilibri dell’intera regione ed in una prima fase, tali effetti saranno più evidenti in Siria ed in Libano piuttosto che nello stesso Irak dove la forza dei ribelli sunniti si fa sempre meno intensa scendendo verso sud.
Ora, se Mosul verrà mantenuta sotto il controllo dell’ISIS, i ribelli sunniti potrebbero puntare al la nascita di quello stato islamico a cavallo di Irak e Siria in grado di dividere fisicamente e geograficamente il governo siriano dal suo sponsor principale e cioè la Repubblica Islamica iraniana, imponendo ai rifornimenti iraniani di giungere in Siria per via aerea o tramite il mare ma non sfruttando più le vie di contrabbando che spesso potevano sfruttare il nord dell’Irak.

Qui un video girato a Mosul poche ore fa

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Comment(3)

  1. In ogni luogo dove prima c’erano dei dittatori oggi si sta peggio. Dagli eventi siriani, iracheni, libici si legge sempre di lotte tra etnie tribali locali cosa che non accadeva con i dittatori. Ma non perchè il fuoco non covava ma perchè la maggiore violenza e il denaro dei dittatori consentivano di tenere sottocontrollo la situazione.
    Stiamo assistendo al risultato delle politiche estere mondiali seminate nel tempo. E il raccolto è veramente triste. Quello che è stato indicato come intervento per debellare il terrorismo i tali territori, falsificando quello che era la realtà, sta comportando una estremizzazioni della regione. Questa volta non ci sarà alcun intervento americano per scelta degli stessi. Può essere corretto se solo non fossero stati loro a creare tutto ciò. La parola magica che accomuna la Siria, l’Iraq e la Libia è il petrolio. Tutto il resto è propaganda
    La democrazia non si esporta, sono i popoli a doverla scegliere dopo che l’hanno maturata.

  2. Come non essere d’accordo con Andrea.

    Solo oggi hanno iniziato a parlarne in tv, ovviamente senza mancare di far passare l’esercito irakeno per un branco di incapaci buoni a nulla! (grazie tante, dopo 25 anni di guerre e destabilizziazioni è già tanto che esista ancora un esercito)

  3. Sono pienamente d’accordo a metà con il mister! Dai stanno cominciando i mondiali che ci importa di questi?

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