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La sfida di Iran e Corea del Nord agli Stati Uniti d’America

La sfida di Iran e Corea del Nord agli Stati Uniti d’America

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Iran e Corea del Nord, due paesi che sono intimamente legati sotto il profilo diplomatico e militare, un’alleanza strategica (di cui vi parliamo da anni) che permette a Teheran e Pyongyang di coordinarsi per cercare un ruolo da protagonisti nelle rispettive aree geografiche di appartenenza.
Corea del Nord ed Iran condividono il medesimo avversario, lo stesso nemico, che negli anni della presidenza Obama ha permesso lo sviluppo della loro partnership e il sorgere della capacità militare nucleare facente capo a Kim Jing Un; questo nemico sono gli Stati Uniti d’America e conseguentemente i paesi che sono i più stretti alleati degli States.
L’ultimo capitolo della sfida tra Iran-Corea del Nord e Stati Uniti è stato il lancio missilistico (dalle caratteristiche del tutto peculiari) ordinato dal vertice nord-coreano.
Abbiamo assistito a decine di test missilistici della Corea del Nord, ma quello del 29 agosto è stata una prima assoluta e vi spieghiamo il perché.
Non è la prima volta che un vettore nord-coreano sorvola il Giappone, ma nelle scorse occasioni si era trattato di un missile balistico “civile” destinato formalmente alla ricerca aerospaziale e quindi non dotato di un veicolo di rientro. Il missile lanciato ieri era un Hwsong-12, un missile concepito per esclusivo utilizzo militare. Il vettore quindi dispone di un veicolo di rientro specificamente studiato per trasportare sul bersaglio la testata bellica, senza che il carico utile subisca danni durante il rientro in atmosfera, fase caratterizzata da stress meccanici e termici estremi.
Il missile è stato lanciato senza prevviso e con una traiettoria studiata, al contrario di quanto accaduto negli ultimi mesi, con una traiettoria di massima efficienza che massimizza la gittata e riduce al minimo tempo di volo e stress termico al rientro in atmosfera della testata.
Le caratteristiche della traiettoria e le peculiarità del sistema di allerta dei civili giapponesi, in caso di reale attacco al Giappone, avrebbe concesso alla popolazione dell’isola di Hokkaido solo tre minuti per trovare rifugio, mentre se il missile fosse stato diretto contro Tokyo i minuti tra allerta e arrivo del missile sarebbero stati solamente due.
Il Giappone ha coscienza di essere estremamente esposto alla minaccia nord-coreana e non possiede oggi strumenti militari adeguati per neutralizzare in maniera indipendente i missili prima del loro lancio.
Tokyo deve fare affidamento sugli Stati Uniti per questo compito e di conseguenza il Giappone non è in grado di pianificare autonomamente piani di autodifesa. Il Giappone deve confrontarsi con gli Stati Uniti e con la loro politica contingente, la quale deriva anche dalla situazione su altri scacchieri, come ad esempio il Medio Oriente.
Ed è proprio in Medio Oriente che, parallelamente alla Corea del Nord, l’Iran prosegue la sua sfida all’America, una sfida scandita dagli slogan che caratterizzano il regime teocratico iraniano come “Morte all’America”. La sfida iraniana per concretizzarsi non ha bisogno del sacrificio religioso dei Pasdaran ma dello sviluppo di tecnologia militare in grado di fornire agli Ayatollah una capacità di deterrenza che nella regione possiede solo lo stato di Israele. Parliamo anche in questo caso della capacità atomica di tipo militare che l’Iran comunque persegue come principale obbiettivo strategico.
Mentre Kim lanciava i suoi missili oltre il Giappone, l’Iran negava la possibilità di ispezioni delle Nazioni Unite all’interno delle sue basi militari, dove teoricamente gli scienziati di Teheran potrebbero lavorare allo sviluppo dell’arma atomica o di missili balistici avanzati, le uniche armi che utilizzate in maniera combinata, proprio come accade per la Corea del Nord, hanno dimostrato essere in grado di impedire qualsiasi azione coercitiva contro Pyongyang.
L’America dovrà presto scegliere se agire oggi confrontandosi con uno stato dotato di dispositivi nucleari oppure attendere domani e doversela vedere con due stati, suoi acerrimi nemici, ambedue armati con missili balistici dotati di testata nucleare. Il secondo di questi paesi, l’Iran, convinto di essere destinato ad una missione di tipo messianica che ha come obiettivo la “purificazione” del Medio Oriente dall’apostasia e dallo stato di Israele, ben più imprevedibile e motivato all’utilizzo dell’arma atomica rispetto al già erratico comportamento della Corea del Nord e del suo leader Kim Jong Un.

Photo Credit: KCNA