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Iran: Israele attaccherà, l’America sarà al suo fianco

Iran: Israele attaccherà, l’America sarà al suo fianco

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Il titolo non è sufficiente per spiegare il nostro pensiero riguardante il possibile, se non probabile, attacco israeliano della prossima estate alle installazioni nucleari iraniane.
Per prima cosa dobbiamo ricordare ai nostri lettori che lo stato ebraico possiede le capacità necessarie a rallentare in modo decisivo il programma nucleare di Tehran, anche se non possiede nel proprio arsenale le armi convenzionali necessarie per danneggiare in maniera significativa il cuore pulsante della fase finale dell’arricchimento del minerale di Uranio, e cioè il sito fortificato di Fordow. Ma Fordow è solo l’ultimo anello dalle catena della produzione di uranio arricchito. Per rallentare il programma nucleare degli iraniani i siti da colpire possono anche essere altri. Parliamo ad esempio del sito di Natanz, del sito di Parchin, e del sito di Arak.
Quale che sia l’obiettivo dei raid dell’Aeronautica Militare Israeliana (IAF) i siti bersaglio saranno unicamente siti militari, ogni azione su aree popolate da civili è da escludere, sia per motivi strategici (l’obiettivo non deve essere in alcun modo il popolo iraniano) sia per motivi tattici (l’eventuale risposta proporzionata degli iraniani dovrebbe essere unicamente contro installazioni militari). Altro elemento da considerare è il fatto che verranno impiegate esclusivamente armi convenzionali, immaginare anche in maniera accademica l’utilizzo di piccole bombe atomiche tattiche è assolutamente da escludere, sia per motivi politici sia perché esporrebbe Israele ad una risposta non convenzionale da parte degli iraniani (ad es. con agenti nervini come il Sarin ed il Vx, il cui possesso da parte degli iraniani non è stato mai smentito ne confermato, come allo stesso modo Israele non ha mai smentito ne confermato il possesso di armi atomiche).
Quindi poniamo per assodato il fatto che l’attacco israeliano all’Iran avverrà mediante l’utilizzo di armi convenzionali e contro siti militari. Come risponderà la Repubblica Islamica dell’Iran? In questo caso non dobbiamo fare congetture, la Guida Suprema della Repubblica Islamica ha dichiarato ad una assemblea, in occasione del capodanno iraniano, che l’Iran raderà al suolo le città di Haifa e Tel Aviv nel caso in cui Israele attaccasse il suolo iraniano. Consideriamo le dichiarazioni della Guida Suprema iraniana affidabili e quindi nella nostra analisi proviamo ad ipotizzare cosa accadrebbe nel momento in cui decine di missili iraniani si abbattessero su aree densamente abitate dello stato di Israele. Ricordiamo che con grande probabilità ancor prima dei missili iraniani Israele si troverà sotto il fuoco dei missili della milizia sciita Hezbollah.
In questa situazione si aprirebbero diversi scenari.
Analizziamoli insieme
1) Israele risponde direttamente: in questo scenario lo stato ebraico potrebbe rispondere direttamente agli iraniani, modificando la prorpie regole di ingaggio ma mantenendo la popolazione iraniana al di fuori del conflitto, ma includendo tra i bersagli legittimi i vertici della repubblica islamica. In questo caso la possibilità di vittime civili salirebbe in modo considerevole, tuttavia la possibile eliminazione dei vertici iraniani potrebbe aprire la strada ad una rivolta da parte dell’opposizione. Rivolta che, nelle condizioni di guerra che vivrebbe l’Iran, non avrebbe grandi possibilità di successo, anche perché verrebbe identificata come contigua al nemico esterno della Repubblica Islamica. La rivolta potrebbe determinare un vero e proprio bagno di sangue che comprometterebbe l’organizzazione dell’opposizione nel lungo termine.
2) Israele non risponde contro l’Iran e si concentra nella battaglia con Hezbollah, mentre gli Stati Uniti d’America si assumono la responsabilità di eliminare i vettori missilistici che minacciano le città di Israele e le basi americane nella regione. I vertici della Repubblica Islamica non vengono considerati bersagli legittimi e lo sforzo militare americano si concentra sulla installazioni militari, compreso il sito di Fordow, non toccato dai raid israeliani. A questo punto l’Iran potrebbe in risposta al raid americano chiudere lo Stretto di Hormuz e causare gravi danni all’economia occidentale, e pregiudicare l’affidabilità del petrolio sunnita. In un tale scenario le forze armate di Arabia Sudita ed Emirati Arabi, si affiancherebbero agli americani in un confronto che non avrà breve durata e che si trasformerà rapidamente in una guerra asimmetrica, tra le unità non convenzionali iraniane e il tradizionale apparato militare delle monarchie sunnite e degli Stati Uniti.
3) Ne gli Stati Uniti ne Israle rispondono all’attacco da parte iraniana dei centri urbani israeliani, e si attende la fine della rappresaglia iraniana.
Questo scenario è il meno probabile, l’Iran ha le capacità per paralizzare la vita in Israele per settimane. Non parliamo di settimane di intensi bombardamenti, ma di una tattica simile a quella utilizzata da Hamas nell’ultima battaglia di Gaza. L’Iran infatti potrebbe impiegare la suo potenza missilistica per un barrage iniziale distruttivo e mantenere adeguate riserve di missili balistici per attaccare quotidianamente Tel Aviv ed Haifa per settimane lanciando 3/4 missili simultaneamente per cercare di superare con almeno con uno di essi il sistema antimissile congiunto di Stati Uniti ed Israele. Sistema che potrà godere del fondamentale supporto di un radar in banda X presente nel sud della Turchia, e che secondo i nostri analisti dovrebbe essere un bersaglio prioritario nella strategia di rappresaglia iraniana ad Israele. Attaccare il suolo turco oggi non è più un pensiero proibito, in particolare dopo il totale appoggio della Turchia alle formazioni che combattono Al Assad, e dopo che sta per essere ripristinata la collaborazione militare tra Turchia ed Israele.
La crisi in Corea e la minaccia di un conflitto su larga scala in estremo oriente nel quale venisse coinvolta direttamente anche la Cina ha fatto passare in secondo piano sui media tradizionali la questione iraniana. GPC ha continuato a seguire l’evolversi della vicenda e presto un nostro editoriale farà il punto sullo stato dei colloqui del gruppo del 5+1 con l’Iran e vi illustreremo i prossimi passaggi diplomatici per cercare di risolvere pacificamene la questione, anche se la finestra per una soluzione diplomatica probabilmente si chiuderà poche settimane dopo le elezioni presidenziali iraniane del prossimo mese di giugno.

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Comment(1)

  1. congetture interessati

    come considerereste la reazione Cinese/ Russa?

    Dedicheremo un editoriale alla possibile risposta di Russia e Cina. È un fattore tanto complesso quanto determinante. L’editoriale è in fase di preparazione che non sarà breve…

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