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La Francia delle Primarie

La Francia delle Primarie

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Occorrerà aspettare la primavera del 2017 per scegliere l’ottavo Presidente della V Repubblica Francese, ma oggi, domenica 20 novembre, si terrà il primo turno -delle due tornate elettorali- delle primarie del centrodestra per scegliere il candidato all’Eliseo. Indette nella prima metà del 2016, i moderati de ‘Les Répubblicains’, nuovo nome del Partito neogollista UMP, si cimenteranno per la prima volta nella loro storia con il rito delle primarie: la partecipazione è aperta anche ai simpatizzanti, coloro cioè che accettino di firmare la “carta dei valori” e contribuiscano con 2 euro. Le ingenti difficoltà incontrate e l’impopolarità del Partito Socialista del Presidente Hollande, congiuntamente all’impossibilità dell’estrema destra del FN di convogliare voti sufficienti all’elezione tra i due turni previsti dalla legge elettorale, rendono di estrema importanza le primarie di questa settimana: il vincitore ha, in effetti, concrete possibilità di insediarsi alla Presidenza della Repubblica il prossimo maggio. Nicolas Sarkozy, Alain Juppé, François Fillon, Bruno Le Maire, Jean-François Copé, Jean-Frédéric Poisson e Nathalie Kosciusko-Morizet; 7 candidati ammessi, una sola donna. Sindaci, deputati, ministri, Premiers ed un Presidente della Repubblica. Gli elettori saranno chiamati a scegliere tra politici di lungo corso e propriamente di professione; in controtendenza con gli underdogs antisistema internazionali, la ventata populista sembra aver trascurato il polo della destra moderata -subente la spietata e destabilizzante competizione del Front National. Se è pur vero che tendenze dell’elettorato e sondaggi ci abbiano ultimamente abituato a clamorose smentite -non di ultima la vittoria di Donald Trump- saranno in tre a giocarsi la leadership del centrodestra: Nicolas Sarkozy, Alain Juppé e François Fillon. Le differenze programmatiche, seppur minime dato che tutti promettono tagli alla spesa pubblica, calo della pressione fiscale e riforma delle pensioni, ci sono. Sesto presidente della Repubblica, dal 2007 al 2012, Sarkozy, che aveva abbandonato la vita pubblica per un breve periodo salvo poi riproporsi quale presidente del Partito LR, mostra il volto aggressivo del “restauro dell’autorità”; lotta al terrorismo di matrice islamica e sicurezza -temi sensibili per un popolo vessato da plurimi attentati- riaffermazione identitaria e nazionale -cardini dell’ideologia gollista- sono i suoi cavalli di battaglia. Presunzione di legittima difesa per forze dell’ordine, internamento preventivo per islamici sospettati, nuove carceri, nuova procura anti-terrorismo, sono alcune delle ricette propagandate. Ma Nicolas Sarkozy, personaggio controverso per l’opinione pubblica francese, sembra essere un candidato compromesso per via dei suoi scandali e guai giudiziari; inoltre, fattore da non sottovalutare date le contingenze storiche (guerra di Libia), sarebbe ostile agli interessi nazionali italiani e perseguirebbe una ancor più risoluta politica estera neoconservatrice da competitor con Roma nel Mediterraneo allargato -ad esempio, aumentando l’influenza transalpina in Egitto. Alain Juppé, primo ministro dal 1995 al 1997, sindaco di Bordeaux, è il favorito nei sondaggi. Centrista, liberale in economia seppur con un ruolo definito dello Stato -fattore che lo rende apprezzabile anche dalla sinistra-, vorrebbe rafforzare i poteri e le prerogative delle forze di polizia senza modificare lo Stato di diritto, descrivendosi come un uomo “fermo, ma conciliante”. Un vecchio saggio moderato che punta ai Répubblicains meno intransigenti, ai voti centristi e magari a quelli dei socialisti delusi. In forte rimonta, vi è François Fillon: primo ministro della Presidenza Sarkozy, cattolico liberale, “democristiano”, filorusso in politica estera e con ricette economiche previdenti riforme ed ingenti tagli che lo rendono poco popolare. Ambizioso, discreto e rappresentante un punto di equilibro tra i programmi dei candidati sopra delineati -che in Francia vengono definiti troppo poco conservatore sul piano sociale ed eccessivamente europeistico quello di Juppé e troppo poco ambizioso sul piano economico e troppo identitario quello di Sarkozy- François Fillon può rivendicare a pieno titolo l’azione di governo della destra tra il 2007 ed il 2012 senza esser considerato responsabile per la sconfitta e le derive dell’amministrazione di allora, che gravano sulle spalle di Sarkozy. Le incognite, tuttavia, restano. La fine del tradizionale bipartitismo ha aperto ad una concorrenza tripolare tra sinistra-destra-FN, con quest’ultimo che rappresenta più di una semplice terza forza e che, forte della Brexit e dell’elezione di Trump, ha realistiche chance di andare al secondo turno delle elezioni presidenziali con Marine Le Pen.

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