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L’Hezbollah ha deciso di combattere per la Siria, rischierà di perdere il Libano

L’Hezbollah ha deciso di combattere per la Siria, rischierà di perdere il Libano

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HezbollahLa dirigenza dell’Hezbollah libanese ha deciso, ha deciso che quella che si sta combattendo in Siria non è una guerra alla quale la milizia libanese può partecipare in maniera parziale, la guerra in Siria, secondo quanto dichiarato alla televisione libanese la scorsa domenica da parte del Leader dell’Hezbollah Hassan Nasrallah, è una guerra che deciderà la sorte del Libano e non solo della Siria. Per questo motivo gli sciiti libanesi, con grandissima probabilità su indicazione dell’Iran, hanno deciso di impegnarsi in Siria al massimo livello, nonostante le pesanti perdite che hanno subito nella battaglia per le zone montuose di Qualamoun ad est di Baalbek, hanno deciso di mobilitare parte della propria riserva ed impiegarla in terra di Siria. 
Per quanto riguarda la battaglia di Qualamoun, l’Hezbollah in parte ha prevalso contro le milizie Sunnite che ormai minacciavano direttamente aree del Libano storicamente roccaforti dell’Hezbollah, ma nella valle della Bekaa e nei villaggi del sud del Libano, così come nella parte meridionale di Beirut, si sono moltiplicati i funerali di giovani miliziani e in alcuni casi solenni commemorazioni hanno evidenziato la morte di comandanti militari di alto rango.

L’Hezbollah ha quindi deciso di combattere in Siria oggi, sperando di non combattere in Libano domani. Alcune settimane fa, su queste pagine avevate letto un nostro editoriale che cercava di inquadrare la situazione attuale del coinvolgimento degli sciiti libanesi in Siria. Nel nostro post si evidenziavano numerosi indicatori che ci facevano pensare ad un sempre maggiore impegno militare dell’Hezbollah in Siria, impegno giustificato sia dalla necessità di tenere al di fuori del Libano la guerra tra sciiti e sunniti, sia dalla necessità strategica di ottenere, in cambio dell’aiuto al Al Assad, la fornitura di armi avanzate da utilizzare in una futura guerra con Israele.

Questo elemento, e cioè le armi avanzate che l’Hezbollah desidera acquisire in Siria, è spesso sottovalutato e potrebbe scatenare una guerra tra Israele e gli sciiti libanesi. 

In questi anni, sporadicamente, l’Hezbollah ha tentato di acquisire armi avanzate siriane (missili superficie superficie, sistemi antiaerei, e droni). Israele in molti casi ha fermato queste spedizioni colpendo i convogli diretti in Libano quando erano ancora in territorio siriano. Israele in passato non ha mai colpito convogli in territorio libanese e, a causa di questa scelta, alcune forniture di armi sono giunte nelle mani dell’Hezbollah.
Il coinvolgimento totale dell’Hezbollah nella guerra di Siria potrebbe cambiare radicalmente l’atteggiamento di Israele. Con le milizie sciite libanesi pesantemente coinvolte nella guerra siriana gli strateghi di Gerusalemme potrebbero assumere come accettabile il rischio connesso ad attaccare convogli dell’Hezbollah, che trasportassero armi avanzate siriane, anche all’interno del territorio del Libano. Questo assunto potrebbe basarsi sul fatto che gli Sciti libanesi impegnati nella guerra di Siria potrebbero non reagire ad un attacco di Israele temendo una guerra aperta nel momento della loro massima debolezza.

Il medesimo assunto, sommato al fatto che Hezbollah non é in grado di combattere una guerra su due fronti, potrebbe spingere i pianificatori Israeliani a colpire senza indugio le spedizioni di armi, anche per cercare di dimostrare ai sunniti del Libano che la milizia sciita non è né invincibile, né preparata ad una guerra su larga scala che dovesse aprirsi non solo nel fronte sud, ma anche ad est del Libano e far prendere nuovamente vita alle rivendicazioni dei sunniti libanesi che da oltre 15 anni vivono nell’ombra del potere assoluto di Hezbollah e dell’ormai ex regime siriano.

A supporto di questa tesi abbiamo osservato nelle ultime settimane un aumento delle dichiarazioni di alti ufficiali israeliani che descrivono, con dovizia di particolari, le capacità offensive dell’Hezbollah nel sud del Libano, incluse cifre sul numero dei lanciatori di razzi e missili, la loro dislocazione e l’inevitabilità di vittime civili nei raid delle forze di difesa israeliane in caso di conflitto. Secondo le dichiarazioni israeliane in molti villaggi del sud del Libano razzi e missili dell’Hezbollah sono installati, non solo nei pressi dei centri urbani, ma all’interno stesso di numerose abitazioni dove sarebbero presenti vere e proprie stanze trasformate in aree di stoccaggio e lancio. Dichiarazioni simili sono funzionali ad un duplice scopo, il primo avvisare l’Hezbollah che Israele conosce la posizione di molti lanciatori a sud del Litani, il secondo preannunciare alla comunità internazionale che, in caso di conflitto, Israele non si fermerà davanti a notizie di numerose vittime civili nelle operazioni belliche, in quanto lo stato ebraico pone in carico al Partito di Dio libanese la responsabilità di tali vittime.
La guerra, oppure una grande battaglia, tra Israele e l’Hezbollah potrebbe però essere anche vista dagli sciiti libanesi come una scelta di “emergenza” nel caso in cui nel paese di Cedri si manifestasse concreta la possibilità di una nuova guerra civile tra sciiti e sunniti. Nel caso in cui nel nord del paese, nella città di Tripoli ad esempio, scoccasse nuovamente la scintilla dell’odio settario, avere un nemico comune da offrire al paese, ed in questo caso il nemico comune sarebbe Israele, potrebbe essere un mezzo per ricompattare le varie anime della popolazione libanese.
In ambedue questi scenari la guerra tra Israele e l’Hezbollah è una tentazione per molti, e su entrambe i fronti. Una guerra, che se dovesse assumere proporzioni maggiori rispetto a quella del 2006 e vedesse l’impiego di truppe di terra israeliane all’interno dei confini libanesi, potrebbe segnare l’inizio della fine del dominio dell’Hezbollah in Libano e far si che l’esercito libanese, sostenuto dalle monarchie sunnite del Golfo e dalla Francia, possa riprendere il controllo di Beirut e del Libano del Sud che da venticinque anni sono uno stato nello stato, un’area dove più che le leggi del Libano valgono le leggi dell’Hezbollah.

Va comunque considerato che la presenza un Hezbollah egemone è un fattore di “stabilità” per il Libano e che una débâcle militare della milizia sciita, prima in Siria e poi sul terreno libanese, potrebbe aprire la strada ad una nuova stagione di sangue in medio oriente in grado di far ripiombare Beirut negli orrori della guerra civile, che in quella regione non ha nè regole nè arbitri.

Risulta oggi a nostro avviso risulta purtroppo non praticabile la strada della condivisione e della diplomazia in Libano. Le formazioni che hanno prevalso nella guerra civile degli anni 80 non hanno intenzione di cedere parte del proprio potere e le fazioni sconfitte temono di vedere proseguire una stagione che li ha visti emarginati ed esclusi dai posti chiave della vita politica economica e militare del paese. La fiducia, distrutta dalla guerra civile, e poi diventata un concetto alieno nelle stagioni degli attentati settari spesso ordinati da paesi stranieri al Libano, non risorgerà in tempo per evitare nuovi scontri, visto il rapido passo che gli eventi stanno assumendo, non solo in Libano, ma in tutta la regione che va dalla Libia alla Turchia, dal Libano all’Arabia Saudita e dallo Stretto di Bab El Madeb all’Iran.

Una rete di eventi connette tutti questi paesi, una rete molto rigida, ed in grado di trasmette un evento occorso in un punto fino all’altra estremità della regione, quasi senza smorzarne l’intensità. È questa rete di relazioni, guerre e alleanze che va osservata per capire cosa potrà accadere in medio oriente. Un colpo di fucile in Yemen potrebbe far scoppiare una bomba a Damasco, e una decisione presa a Riad o a Teheran determinare migliaia di morti in Siria oppure nello stesso Libano; questo è il medio oriente oggi, una regione interconnessa, e con alleanze ed interessi variabili, ben oltre quanto possa apparire ad un primo sguardo.
Non esistono alleati o nemici eterni in quella regione, ma solo pedine da muovere per l’interesse della propria nazione, qualunque essa sia.

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Comment(2)

  1. Avevo già scritto nel post che trattava dei riservisti della Finlandia che hezbollah è entrato in Siria, meno male che avete pubblicato questo articolo andando più a fondo nella questione.

    Fazioni che prima erano nemiche ora si spalleggiano e viceversa.

    Sta cambiando tutto, solo Dio sa cosa succederà, forse nemmeno lui perché la CIA e il Sig. Obama non penso l’abbiano avvisato dei loro progetti.

    Un persona che sta nelle milizie Cristiane Libanesi ha detto a un mio caro amico che la è il caos, combatte su tutti i fronti, contro hezbollah e contro i sunniti dell’ Isis e intanto si combattono anche tra i 2 gruppi terroristici. Non oso immaginare cosa deve vedere ogni giorno e dice che il peggio deve arrivare, ma non solo la, anche qua da noi.

    Staremo a vedere.

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