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L’importanza strategica del viaggio spaziale di una scimmia (iraniana)

L’importanza strategica del viaggio spaziale di una scimmia (iraniana)

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29 Gennaio 2013
Cosa c’entra il volo oltre il limite dello spazio di una piccola scimietta (iraniana) con la Geopolitica? Forse questa che state leggendo è invece una delle notizie più importanti di questo mese di gennaio 2013, più importante delle voci sulle operazioni russe in Siria, più importante del dispiegamento del sistema antimissile ( e antiaereo ) Patriot sul suolo della Turchia.
Tra il silenzio dei media tradizionali e l’imbarazzo delle diplomazie occidentali nella mattinata del 28 gennaio 2013, e non inaspettatamente per chi segue attentamente le vicende del medio oriente, l’Iran ha annuncaito di aver lanciato con un proprio vettore, probabilmente una versione del missile Kavoshgar, versione modificata del nerbo delle forze missilistiche iraniane lo Shahab 3, un essere vivente oltre il limite convenzionale dei 100 km che rappresenta per convenzione il limite dello spazio. Le agenzie di stampa governative hanno annunciato che il piccolo essere vivente a bordo del missile è soppravvissuto e si trova in buone condizioni.
Dobbiamo premettere che al momento non sono stati rilasciati documenti visivi che comprovino la riuscita del test, ma se esso fosse realmente stato coronato da successo, questo lancio avrebbe permesso all’Iran di essere uno dei pochi paesi al mondo che sia riuscito nel tentativo di inviare un essere vivente nello spazio e averlo portato a casa sano e salvo. Ma non è solo per la gloria che si effettua un test simile. Un essere vivente, come una piccola scimmia, è un organismo estremamente delicato e per sopravvivere ad un lancio spaziale il vettore non deve mai perdere la giusta traiettoria di volo, il passeggero non deve subire accellerazioni troppo violente e deve essere protetto dall’ambiente estremo che lo spazio rappresenta. Vedere il piccolo mammifero vivo alla fine di un test simile significa che l’Iran ha raggiunto un livello di tecnologia tale che carichi “delicati” possono essere affidati ai suoi vettori missilistici senza il timore che vengano sottoposti a sollecitazioni troppo violente che ne possano compromettere la vita, come nel caso di un organismo vivente, oppure che ne possano compromettere la funzionalità, come nel caso di una testata esplosiva.
Tuttavia questo test, vista la quota raggiunta di 130 km, non ha ancora dimostrato che la tecnologia missilistica iraniana sia in grado di proteggere i carichi “delicati” in un volo intercontinentale, dove ad una velocità di rientro estremamente maggiore corrisponde un calore generato dall’attrito dell’atmosfera molto più intenso, e la capacità di resistere alla fortissime sollecitazioni termiche di un volo intercontinentale non è ancora stata dimostrata.
Se il test verrà confermato sarà comunque una dimostrazione che i missili balistici a corto e medio raggio della Repubblica Islamica Iraniana posseggono le capacità necessarie a trasportare qualsiasi testata bellica in un raggio di 2500/3500 km senza avere il timore che essa subisca sollecitazioni tali da comprometterne il funzionamento.
Un passo decisivo verso l’acquisizione di capacità strategiche per ora riservate a un esiguo numero di nazioni.

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