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Navi umanitarie o Taxi del mare?

Navi umanitarie o Taxi del mare?

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Navi umanitarie? No, sono taxi del mare, che continuano a fare la spola tra il limite delle acque libiche e l’Europa, anzi no l’Italia, perché è l’Italia da sola che riceve la totalità degli immigrati attirati verso il nostro paese da politiche miopi, dalla malavita in cerca di schiavi per le attività di agricoltura (gestite dal caporalato e dalle mafie), per la prostituzione, per lo spaccio di droga, per il business dell’accoglienza.
Abbiamo coscienza che molti dei volontari che operano sulle unità “umanitarie” lavorano per un ideale, ma abbiamo altrettanto coscienza che la attività di queste ONG, tedesche, olandesi, maltesi, ecc., causano un vertiginoso aumento del flusso di immigrati dalla Libia e generano indirettamente ingenti proventi per le organizzazioni malavitose e terroristiche che pianificano e gestiscono i viaggi (rigorosamente a pagamento) degli immigrati.
Ricordiamo un secondo fondamentale elemento. Le persone che hanno realmente diritto allo status di rifugiato sono la grande minoranza di chi arriva, sì, avete letto bene, la minoranza. Gran parte delle persone che giungono in Italia sono immigrati economici, che non hanno alcun diritto a permanere in Italia, pardon in Europa.
Sì perché il dualismo Italia-Europa è ormai un classico. Quando dobbiamo ubbidire ai diktat di Bruxelles siamo in Europa, quando bisogna organizzarsi per bloccare un flusso incontrollato che mina alla base la nostra società.
E adesso che l’Italia ha deciso di difendere i confini dell’Europa, da Bruxelles sentiamo solo vaghi echi di disapprovazione, nessuna solidarietà, nessun supporto politico o tecnico per fermare il traffico di esseri umani, anzi sembra che da parte della UE ci sia una certa irritazione a cospetto delle azioni, moderate e misurate, del governo Conte.
Cosa fare quindi oggi con l’Aquarius e con il suo carico di 600 persone? Il caso non è di semplice risoluzione, soprattutto perché la nave battente bandiera di Gibilterra è intenzionata ad attraccare in Italia. Secondariamente perché appare evidente che si voglia creare un caso internazionale atto a far identificare il governo italiano come non rispettoso della vita umana e insensibile alla sofferenza di chi ora è a bordo di quella imbarcazione.
La scelta politica migliore sarebbe accompagnare la Aquarius in un porto italiano, sbarcare gli immigrati e bloccare la nave dell’ONG in questione per un tempo indefinito.
Una scelta più “rigida” potrebbe prevedere il divieto di attracco della Aquarius e la fornitura di assistenza medica e cibo a bordo dell’unità ora in acque internazionali. Ma questa idea necessita di una “exit strategy”. Cosa fare se la situazione a bordo degenerasse? Cosa fare in caso in cui una persona a bordo avesse un grave problema fisico? Cosa fare se la Aquarius diventasse un simbolo di propaganda utilizzato contro il nostro paese?
La decisione sul da farsi va presa in tempi rapidi, assicurandosi dell’unità del governo e spiegando alla nazione le motivazioni di ogni azione.
La Aquarius non è soltanto una nave ora in attesa nel Mediterraneo centrale, la Aquarius è il paradigma della gestione dei confini dell’Italia e dell’Europa, il simbolo dell’autonomia ancora a disposizione del nostro governo, la metafora di una situazione politica europea dove i governi nazionali sembrano ormai in balia delle decisioni assunte in grigie stanze di Bruxelles.
Una cosa è certa, la volontà delle ONG e di coloro i quali organizzano il traffico non può prevaricare la decisione di un governo nazionale, legittimato a difendere i propri confini da un fenomeno migratorio che in queste condizioni rappresenta solo una minaccia per la nostra società.

Addendum

Aquarius ha la possibilità di fare rotta per Gibilterra, batte bandiera di quel luogo, nessuno le rifiuterà l’approdo (forse)….

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