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Netanyahu a Mosca per incontrare Putin

Netanyahu a Mosca per incontrare Putin

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Cremlino Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. L’incontro tra i due leader di Russia e Israele è stato programmato, contestualmente al primo giorno del vertice di Ginevra tra il gruppo del 5+1 e la Repubblica Islamica dell’Iran.
Mosca è da sempre un partner dell’Iran nella regione del Golfo Persico, abbiamo usato la parola partner e non alleato perché a nostre avviso sul lungo periodo Iran e Federazione Russa non condividono i medesimi obiettivi strategici.
Cosa si diranno realmente Putin e Netanyahu probabilmente non lo sapremo mai ma possiamo analizzare gli interessi nazionali di Russia ed Israele e cercare di capire se c’è spazio per una collaborazione tra queste due nazioni oppure se si andrà incontro ad un confronto sia sul piano diplomatico che su quello strategico.
Il nostro punto di vista è che Israele e Federazione Russa possono condividere sul piano geopolitico, più elementi di quanti tendano a porre in contrapposizione le politiche di questi due stati.
Oggi il dialogo di Putin e Netanyahu, con grande probabilità, sarà incentrato sull’Iran, ma non solo. La Russia ha scelto il Medio Oriente, il bacino del Mediterraneo, il Caucaso e la regione artica come zone di interesse strategico primario.
I vecchi schemi riconducibili ai blocchi delle alleanze in atto durante la guerra fredda, o agli ultimi anni del novecento sono oggi completamente superati.
Gli Stati Uniti hanno scelto di diventare produttori primari di greggio, questo fatto ha rivoluzionato tutti gli equilibri della regione mediorientale.
Nazioni storicamente legate agli Stati Uniti, come le monarchie sunnite del Golfo, vedono oggi profilarsi all’orizzonte due eventi potenzialmente devastanti per la stabilità delle loro nazioni.
Il primo è la ritirata americana dalla regione. Il secondo il sorgere di un Iran sciita e teocratico che presto potrebbe diventare una potenza regionale nucleare. In questo stesso contesto nazioni che avevano fatto della laicità e del legame all’Occidente un cardine del loro esistere, come ad esempio la Turchia, tendono sempre più a cercare un alleato strategico nella regione e spesso tale alleato viene identificato nell’Iran, e la stessa via era stata intrapresa dall’Egitto dei fratelli musulmani.
L’Arabia Saudita vedendo espandersi l’influenza sciita ben oltre la classica mezza luna geografica identificabile da Iran Iraq Siria e Libano, ha sostenuto economicamente, diplomaticamente, e militarmente il colpo di Stato che ha deposto il presidente egiziano Morsi. La stessa Arabia Saudita ha favorito il riavvicinamento della federazione russa all’Egitto, garantendo probabilmente con capitali sauditi, il finanziamento per l’acquisto di armi russe per l’esercito del Cairo.
Per quanto riguarda l’Egitto, anche lo stato di Israele si è mosso in maniera parallela e simmetrica rispetto alla strategia saudita. Gli israeliani hanno consentito all’Egitto di prendere maggior controllo militare sulla penisola del Sinai, cuscinetto naturale demilitarizzato creato dopo l’ultima guerra tra Egitto ed Israele, una penisola che era diventata un santuario per gli islamisti e che consentiva imponenti traffici di armi verso la striscia di Gaza. Israele vede inoltre con favore la presenza in Mediterraneo della Flotta Russa, numerosi indicatori fanno pensare che una società controllata del colosso russo GAZPROM possa essere chiamata a gestire la commercializzazione del più grande campo di gas mai scoperto il Mediterraneo e che ricade nell’area economica esclusiva israeliana e probabilmente si estende alla parte di mare sotto la giurisdizione della Cipro greca. L’alleanza tra Israele e Russia per la commercializzazione del metano nel Mediterraneo orientale garantirebbe anche che la flotta russa si faccia carico, almeno in parte, della sicurezza degli impianti metaniferi che sorgeranno offshore allargo di Israele, e che potrebbero essere oggetto di attacchi convenzionali e asimmetrici da parte di milizie sciite operanti nell’area.
Per questo oggi a Mosca si parlerà sì dell’Iran e del suo programma nucleare in grado di minacciare la stessa Federazione Russa, ma si parlerà più probabilmente dell’assetto futuro di tutta la regione, della possibile futura influenza russa sul Mediterraneo orientale, del business del metano in mano agli israeliani, e del vuoto lasciato dagli americani in Europa.
Oggi a Mosca l’incontro tra Putin e Netanyahu non può essere definito certo un incontro tra alleati, ma men che meno può essere definito un incontro da avversari. Diciamo che oggi a Mosca si incontrano due potenziali soci in affari, in grado di riscrivere la geopolitica del Medio Oriente, del Mediterraneo e di buona parte dell’Europa stessa.

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