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Russia e Germania in competizione per l’egemonia nei Balcani

Russia e Germania in competizione per l’egemonia nei Balcani

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Per la nostra rubrica “Voce dei Lettori” ospitiamo, con grande piacere, un post di Matteo Pugliese
corridoio balcanicoIl 2 dicembre uno dei principali quotidiani croati titolava: “Angela Merkel difende la Croazia da Putin e dalla Russia; un documento riservato rivela: Mosca e Berlino in guerra per i Balcani”[1]. Il giornale riportava indiscrezioni di Der Spiegel, per cui il governo tedesco avrebbe un dossier intitolato ‘Influenza russa nei Balcani’, che contiene informazioni dettagliate sulle pressioni di Mosca per convincere la Serbia a interrompere il processo di adesione all’Unione Europea. Il documento tratta di cooperazione militare (si sono tenute le prime esercitazioni congiunte con parà russi su suolo serbo), forniture energetiche, influenza sui serbi di Bosnia e propaganda panslava nella regione. Secondo gli analisti tedeschi, il piano di Putin è convincere la Serbia e altri stati balcanici (Montenegro, Macedonia, Bosnia) a non aderire all’Unione Europea, o in alternativa usarli come cavalli di Troia per rappresentare gli interessi russi a Bruxelles, con poteri di veto. Il giornale croato cita anche il Financial Times, secondo cui la Russia ha iniziato operazioni mediatiche (evidenti), ma anche finanziarie e persino corruttive, in una strategia per aumentare l’influenza sui Balcani occidentali. Il tenore dei commenti su tali rivelazioni in Croazia è stato: “Putin non si fermerà da solo, qualcuno deve farlo”. Ma non è da ora che Zagabria accetta di buon grado la Germania come padrino. Quando la Croazia proclamò l’indipendenza, fatta eccezione per pochi paesi post sovietici, aveva un unico amico in Europa: Berlino. La caduta di Vukovar diede a Helmut Kohl un valido argomento per spingere gli altri paesi occidentali al riconoscimento del paese. I croati non l’hanno dimenticato. Guardando agli ultimi vent’anni, altri paesi europei hanno avuto un atteggiamento più ondivago. La Francia, durante l’offensiva atlantica sul Kosovo, insistette affinché non venissero colpite infrastrutture vitali per l’economia della Serbia e, almeno in due occasioni, avvisò il governo serbo dei piani Nato[2]. Il maggiore francese Pierre Bunel venne scoperto a passare informazioni sui futuri bombardamenti ad un colonnello dell’Armata popolare jugoslava e condannato. Un altro ufficiale francese, Gourmillon, fece una soffiata al leader serbobosniaco Karadzic permettendone la fuga. È noto che l’Italia, nonostante abbia partecipato alla missione Nato, coltivi negli ultimi anni l’amicizia con la Serbia. La recente scoperta di giacimenti petroliferi nell’Adriatico[3] rischia di aumentare la competizione tra Roma e Zagabria, facendo sponda con Belgrado.
Gli elementi scatenanti delle recenti tensioni nei Balcani sono due. In primis la crisi economica globale che ha colpito anche la regione provocando stagnazione. Non si registra crescita dal 2009 e aumenta la ricerca di investimenti stranieri. Inoltre la vittoria alle elezioni presidenziali serbe del conservatore e filorusso Tomislav Nikolić, ex sodale di Vojslav Šešelj, accusato di crimini di guerra all’Aia, ha riaperto vecchie ferite. Le relazioni tra Croazia e Serbia, dopo una fase distensiva con le presidenze di Josipovic e Tadic, sono tornate tese e polemiche.
Le buone relazioni tra Mosca e Belgrado non sono una novità. Durante la crisi del Kosovo, la Russia si sentì esclusa dai giochi e inviò 200 parà dispiegati in Bosnia a prendere il controllo dell’aeroporto di Pristina. Secondo alcune fonti, questo contingente era la testa di ponte per un piano di occupazione di metà del Kosovo da parte di truppe russe, progetto impedito da un blocco dello spazio aereo di Ungheria e Romania. A ottobre Nikolić ha calorosamente accolto Putin nella capitale per una parata militare[4]. La propaganda russa sfrutta il fenomeno del panslavismo per proporre Putin come leader di tutti gli slavi e protettore del popolo serbo. Tuttavia il sostegno russo all’economia serba è un fatto recente. Tra il 2000 e il 2011 l’Unione Europea ha donato alla Serbia 1600 volte quanto donato dalla Russia e dalla Cina. Fino al 2011 l’UE in quanto tale ha donato oltre 4 miliardi di euro, seguita dalla Germania con 700 milioni, dagli Stati Uniti con 500 milioni. Mentre la Russia e la Cina rappresentano in quel periodo meno dell’1% delle donazioni globali. I paesi chiave per l’import e l’export della Serbia si confermano Italia e Germania, seguiti dalla Russia. Nonostante questi dati, sembra che il piano di Putin abbia successo, infatti Belgrado non si è unita all’Occidente nelle sanzioni contro Mosca[5] e dal 2013 partecipa come osservatore all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), l’alleanza militare speculare alla Nato ed erede del Patto di Varsavia. La Serbia, nonostante spalleggi la Russia, è costretta a riconoscere l’integrità territoriale ucraina, Crimea compresa, per evidenti ragioni di coerenza sulla questione kosovara.
Il Montenegro ha sempre oscillato tra simpatie europee e nostalgie filorusse. L’Alleanza atlantica ha deciso di rinviare al 2015 l’adesione del paese balcanico, per il sospetto di infiltrazioni russe nell’Agenzia di Sicurezza Nazionale montenegrina. Secondo fonti Nato, vi sono tra i 25 e i 50 agenti dei servizi di Podgorica legati a Mosca[6]. Nel 2013, il governo montenegrino rifiutò la proposta di aprire una base navale della flotta russa nel porto di Bar (Antìvari), sarebbe stata la seconda nel Mediterraneo, dopo quella di Tartus. La Slovenia, in misura minore della Croazia, fa riferimento a Berlino, come dimostra la recente visita a Lubiana del presidente federale Gauck[7]. Il caso più complesso è quello della Bosnia Erzegovina. La sua natura tricefala la condanna a subire influenze diverse e conflittuali. La Republika Srpska, che agisce come entità statuale autonoma, fa riferimento a Belgrado e ricade dunque nell’area di influenza russa. La componente croata della Federazione di BiH, stanziata prevalentemente nell’Erzegovina occidentale, fa riferimento a Zagabria e perciò all’influenza tedesca. I bosgnacchi (musulmani), circa 1 milione e 800mila ovvero il 48% della popolazione, guardano soprattutto alla Turchia. Dal ’92 Ankara esercita un’importante influenza sulle vicende bosniache. Secondo quanto affermato dal presidente Erdogan, quando visitò il presidente bosniaco Alija Izetbegović malato in ospedale, questi gli disse “la Bosnia è un retaggio degli Ottomani, vi lascio la Bosnia in eredità”[8]. A conferma del legame tra i due paesi, nel 2012 il Gran Mufti di Bosnia Mustafa Cerić dichiarò: “la Turchia è la nostra madre, lo è sempre stata e lo resterà”. La comunità sciita è numericamente irrilevante, le stime più attendibili parlano di 15-23mila persone, circa il 5% dei musulmani. Tuttavia è noto che l’élite musulmana di Bosnia annoveri molti sciiti, ad esempio all’Università di Sarajevo, definita da alcuni un punto di riferimento per questa corrente islamica. L’attenzione diplomatica dell’Iran è senza dubbio in crescita. A Sarajevo, nella centrale via maresciallo Tito, fa bella mostra il centro culturale dell’ambasciata iraniana. In occasione dell’elezione di Bakir Izetbegovic, figlio di Alija, alla presidenza tripartita di Bosnia, l’agenzia di Stato iraniana Tasnim ha battuto una notizia rilevante. Il ministro degli Esteri iraniano Zarif ha telefonato a Izetbegovic per congratularsi e chiedere di rinforzare i legami tra i due paesi, invito raccolto dal bosgnacco con la promessa di future visite ufficiali. Iran e Bosnia hanno già firmato un memorandum sul turismo[9]. Quanto all’estremismo islamico, già nel 2012 la commissione esteri del Parlamento europeo aveva presentato una risoluzione in cui si segnalava il pericolo di derive estremiste nella comunità wahabita. Infatti nell’autunno 2011, Mevlid Jasarevic, un fanatico originario della regione serba del Sangiaccato, storicamente a maggioranza musulmana e molto vicina alla Bosnia, aveva attaccato l’ambasciata Usa di Sarajevo armato di kalashnikov, ferendo un poliziotto. Non era un cane sciolto in quanto aiutato da due complici, uno dei quali poi morto combattendo in Iraq[10].
Nel contesto allargato dei Balcani, un altro esempio di questo attrito può venire dalla Bulgaria. Il generale Brigo Asparyhov, dominus dei servizi segreti di Sofia dal ’91 al ’97, nel 2003 venne nominato capo dell’intelligence della Difesa, alla vigilia dell’ingresso bulgaro nell’Alleanza atlantica (2004). La Nato non gradì che un ex direttore della Dăržavna Sigurnost avesse accesso ai segreti militari occidentali e fu sostituito[11].
In conclusione, sembra che ancora una volta i Balcani siano terreno di scontro, questa volta per procura e fortunatamente solo politico, tra le potenze regionali che vogliono assicurarsi una sfera d’influenza. La Russia persegue una strategia chiara, tentanto di creare un ‘ponte’ che dalla Crimea arrivi sino al Mediterraneo passando per Transnistria, Gagauzia[12], Serbia e Montenegro. Impedire l’integrazione europea dei Balcani occidentali oppure sfruttarla. La Germania è uno dei pochi paesi europei con la credibilità storica e politica per offrire un’alternativa ai paesi ex jugoslavi, opponendosi all’egemonia russa sulla regione. La Turchia, ed in parte minore altri stati islamici, vogliono mantenere influenza sulle comunità musulmane di Bosnia, Serbia, Albania e Kosovo. La polveriera d’Europa è sempre pronta a scoppiare.

1) Jutarnji List, 2 dicembre 2014, pagg. 1, 8 e 9
2) http://archiviostorico.corriere.it/1999/agosto/28/Quando_ufficiale_francese_permise_Karadzic_co_0_9908281233.shtml
3) http://www.huffingtonpost.it/2014/05/19/petrolio-croazia-sfida-italia-giacimento-adriatico_n_5349763.html
4) http://www.lastampa.it/2014/10/16/blogs/caffe-mondo/posso-affacciarmi-a-vedere-putin-io-lo-amo-belgrado-accoglie-lo-zar-in-grande-stile- 4g3tqc51SIs2bilDiSSQnGN/pagina.html
5) http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Ucraina-Dacic-Serbia-sanzioni-Russia/30-04-2014/1-A_001434826.shtml
6) http://bigstory.ap.org/article/nato-signals-no-new-members-present
7) http://www.demotix.com/news/6342245/german-president-joachim-gauck-visits-slovenia#media-6342101
8) http://bljesak.info/rubrika/vijesti/clanak/tayyip-erdogan-alija-mi-je-ostavio-bosnu-u-amanet/37637/ispis
9) http://www.tasnimnews.com/English/Home/Single/564573
10) http://www.huffingtonpost.com/2011/10/28/bosnia-us-sarajevo-embassy-gunfight_n_1063745.html
11) http://www.novinite.com/articles/26150/Who+Is+Who%3A+Gen.+Brigo+Asparuhov
12) http://www.balcanicaucaso.org/aree/Moldavia/Moldavia-la-Gagauzia-ci-riprova-

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Comment(1)

  1. Beh, mi sarei stupito del contrario.
    E’ una guerra di influenze. Lo è sempre stato e nessuno ne è innocente.

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