Home War Room Analisi SCENARIO – Il Fiume Psel Nuova frontiera tra Ucraina e Russia – SCENARIO
SCENARIO – Il Fiume Psel Nuova frontiera tra Ucraina e Russia – SCENARIO

SCENARIO – Il Fiume Psel Nuova frontiera tra Ucraina e Russia – SCENARIO

249
19

Questo post vuole delineare uno scenario futuribile sul possibile conflitto tra Russia e Ucraina per il controllo delle regioni a presenza russofona della Repubblica Ucraina. Esso rappresenta un esercizio accademico che svolgiamo spesso, tuttavia questo particolare scenario vuole delineare un obiettivo geopolitico di medio-lungo periodo della Federazione Russa, ed è la prosecuzione di un nostro scenario di alcune settimane fa intitolato “Russia Ucraina la Guerra di Primavera”, che vi riportiamo per facilitare la Vostra lettura.

Nei giorni e nelle settimane successive al 24 febbraio, giorno ufficiale di inizio ritiro delle artiglierie, la situazione nel Donbass è rimasta relativamente tranquilla, l’esodo dei profughi si è arrestato, le strutture sanitarie hanno ricevuto rifornimenti di farmaci e attrezzature, così come i negozi di alimentari che sono tornati ad essere forniti di tutti i beni di prima necessità. Tuttavia appena oltre le città le unità militari delle due parti permanevano in stato di massima allerta e dall’ovest dell’Ucraina sempre nuovi battaglioni giungevano nel Donbass. Stessa cosa avveniva negli Oblast’ russi confinanti con l’Ucraina.
Report non ufficiali, raccolti sui Social Media, raccontavano, ad una platea assopita, dell’arrivo di centinaia di mezzi corazzati russi ad una cinquantina di chilometri dal confine ucraino. Unità d’élite, il meglio delle truppe di Mosca, brigate aeromobili, truppe corazzate con in dotazione i più avanzati MBT della Federazione. Negli aeroporti, in particolare a Belgorod ed in Crimea, si assisteva all’arrivo di Su-34, SU-27, MIG-31 all’ultimo stadio di evoluzione e decine di elicotteri d’attacco, inclusi, i pochi ma temibili KA 50. Pochi in occidente, tra il grande pubblico, si accorgono di questa mobilitazione mentre tra gli addetti ai lavori la tensione rimane palpabile. Intorno alla metà di aprile la mobilitazione russa si estende, in maniera massiccia anche alla penisola di Crimea, dove sono presenti forze non inferiori ai 35000 uomini. Nelle zone di campagna tra Belbek (l’aeroporto militare ad ovest di Simferopoli) e l’istmo di Crimea sono stati dispiegati sistemi antiaerei S-400 ed S-300 PMU2, missili balistici Iskander, e nelle basi aeree, navali e delle forze missilistiche tattiche sono disponibili testate nucleari.
La NATO si riunisce ogni due settimane e il 20 aprile il Consiglio Atlantico dichiara che la Russia pone ormai una minaccia diretta all’Ucraina. Mosca risponde immediatamente alla dichiarazione NATO e rivela che il 23 febbraio 2015 ufficiali ucraini avrebbero concordato al pentagono, con i responsabili americani che si occupano dei rifornimenti di armi all’estero, di cedere all’Ucraina armi avanzate. A questo scopo, sempre il Cremlino, rivela che dal mese di Marzo 2015 addestratori americani si sarebbero recati in Ucraina con simulatori di missili multiuso (anche se prevalentemente anticarro) Javelin, e missili antiaerei Stinger di ultima generazione, mentre ufficiali e tecnici polacchi hanno contribuito a rimettere in linea decine di aerei MIG-29 e SU-27 spesso inefficienti a causa della carenza di ricambi, prontamente consegnati all’Ucraina dai depositi della riserva della Polonia e della Bulgaria.
Mosca ritiene, sebbene non lo dica in questi termini, che questo incremento delle capacità belliche dell’Ucraina sia in grado di compromettere un eventuale intervento delle forze armate della Federazione Russa a supporto delle regioni separatiste e della Crimea, nel caso in cui l’Ucraina riuscisse ad organizzare un esercito in grado di attaccare le aree di Deblachevo, Donetsk e Lugansk. In un simile caso le forze russe che affluissero in supporto dei separatisti dovrebbero essere pronte a subire ingenti perdite, perdite che potrebbero minare il consenso al presidente russo Putin. In caso di non intervento le ricadute politiche sul presidente russo potrebbero essere ancora peggiori e al Cremlino si vuole evitare in ogni modo che sulla fine dell’estate Mosca debba subire l’iniziativa militare di Kiev. Esiste poi presente e pressante la questione della Crimea. La Crimea dipende dall’Ucraina per la gran parte dell’approvvigionamento elettrico. Per quanto riguarda l’approvvigionamento elettrico la Russia sta per posare un cavo sottomarino in grado di alimentare la quasi totalità della penisola, ma per quanto riguarda l’acqua indispensabile all’agricoltura e all’industria dipende al 90% da Kiev e dal canale che pesca l’Acqua del Dniepr per portarla in Crimea. Questa problematica non è in alcun modo risolvibile, se non con l’accordo di Kiev o la conquista del canale nella sua interezza fino al fiume Dniepr.

12 Aprile 2015 Pasqua Ortodossa

Il mite inverno 2014/15 nel Donbass è alle spalle ed il caldo torna a farsi sentire dopo mesi di pioggia, neve e fango. Nello scorso mese di Marzo sono affluite ai confini con l’Ucraina circa 40000 uomini delle forze armate della Federazione Russa, mentre nell’ovest dell’Ucraina circa 350 addestratori occidentali (un centinaio di britannici e duecentocinquanta uomini della 173ª aviotrasportata americana) hanno lavorato duramente per preparare, non le forze regolari, bensì prioritariamente i battaglioni della Guardia Nazionale all’utilizzo delle armi avanzate che il Presidente americano ora ha ordinato di consegnare alle forze di Kiev.
La Russia ha più volte avvertito che far giungere armi avanzare a Kiev avrebbe reso “imprevedibile” l’evoluzione della situazione nel Donbass. Ma in realtà l’evoluzione della situazione è largamente prevedibile. Poco dopo la Pasqua, tra Novoazovsk e Mariupol, alcuni colpi di mortaio rompono la tregua. Cinque colpi centrano posizioni tenute dal battaglione Azov, che registra un morto e due feriti.
Come sempre la leadership di Kiev ordina di non rispondere al fuoco. Questa volta l’ordine di Kiev è sensato, ma visto che in passato Kiev aveva in altre occasioni ordinato di non rispondere al fuoco, anche quando ció aveva determinato la disfatta di intere unità di battaglioni composti sia da volontari che da forze regolari; così, a causa dei ripetuti errori di comando del passato, i comandanti dell’Azov decidono di contrattaccare e utilizzano i razzi Grad in loro possesso per colpire le postazioni avanzate dei filorussi. La risposta dell’Azov causa oltre 10 morti colpendo un Check Point dove stazionano alcune vetture di civili, nel tentativo di raggiungere parenti a Mariupol. La provocazione russa e la scomposta reazione del battaglione paramilitare determina a questo punto la ripresa delle ostilità su tutto il fronte.
Le forze ucraine subiscono il colpo dei sistemi di artiglieria filorussi riportati in 72 ore a distanza utile per colpire le postazioni delle forze di Kiev. A questo punto, e dinanzi al profilarsi dell’ennesima sconfitta e con la prospettiva di assistere all’accerchiamento di Mariupol, il presidente ucraino ordina lo stato di guerra e accusa la Russia di essere direttamente in guerra con l’Ucraina. Poco dopo le forze aeree di Kiev ricevono l’ordine di attaccare i mezzi e le postazioni filorusse ad est di Mariupol. Simultaneamente al levarsi in volo dai caccia di Kiev anche tutto il sistema di difesa aereo russo riceve un repentino ordine di cambio di assetto: “pronti al combattimento”. Le batterie antiaeree iniziano a tracciare i caccia di Kiev e gli intercettori a volare paralleli al confine tra Russia e Ucraina, questi si spingono fino sul mare di Azov a poche centinaia di metri dallo spazio aereo ucraino. Nel caos che ne deriva qualcosa di veramente grave accade, la scintilla di detonazione: una coppia di MIG-29 ucraini e di SU-27 russi si ingaggiano e lanciano gli uni contro gli altri, i missili con i quali sono equipaggiati.
Tre dei quattro aerei non rientrano alla base. Gli allarmi risuonano nelle sale controllo della difesa aerea e le batterie S400 e S300 russe inquadrarono con i radar di tiro qualunque oggetto voli sopra il Donbass. Pochi decine di secondi dopo una dozzina di missili antiaerei a lungo raggio si levano in cielo e puntano verso ovest segnando l’inizio formale della guerra tra Russia e Ucraina.
Nelle ore successive le divisioni corazzate e meccanizzate di Mosca entrano con la bandiera russa ben in vista nel Donbass e puntano direttamente su Melitopol, ignorando la cittadina costiera di Mariupol, la cui guarnigione governativa Ucraina resta isolata dal resto dell’esercito. Presa Melitopol, non fortificata e priva di una sostanziale difesa, si apre ora per le truppe di Mosca la via per la Crimea.
A nord invece entrano in azione le truppe aviotrasportate che si assicurano, non senza gravi perdite, l’aeroporto di Kharkov mentre nell’aeroporto di Belgorod continuano ad affluire i voli logistici a supporto dell’operazione militare contro Kharkov. In Europa orientale intanto scoppia il panico. I paesi baltici dichiarano la mobilitazione generale e lo stesso provvedimento viene preso dalla Polonia, mentre tutto il mondo attende con ansia, speranza e paura il discorso alla Nazione annunciato per le ore 20 di Washington dal presidente americano Obama, dal Cremlino Putin pensa più ad agire che a parlare…..

Il Fiume Psel

Guerra in UcrainaDopo che le truppe speciali aviotrasportate russe hanno preso il controllo integrale dell’aeroporto di Kharkov, la battaglia si trasforma, come a Donetsk mesi prima, in una battaglia urbana. Tuttavia in questo caso l’impiego delle unità delle forze armate della Federazione Russa è diretto e decine di migliaia di uomini (che noi stimiamo in circa 28/30000) isolano le linee di comunicazione che riforniscono le truppe ucraine che combattono nella città. Private dei rifornimenti di armi e munizioni, senza possibilità di evacuazione medica dei feriti, impossibilitate a ricevere nuovi rimpiazzi che sostituiscono i caduti, ed osservando la ritirata disordinata delle truppe governative in poco più di due settimane la città è nel controllo delle truppe della Federazione.

Ora si cerca di capire quali siano le intenzioni del Cremlino riguardo la gestione della guerra in atto. I Paesi Baltici osservano un forte incremento dell’attività aerea russa nei pressi dei loro confini, così come si registra l’afflusso di una intera divisione corazzata che prende posizione a 60 Km dal confine lettone, affiancata dal dispiegamento di tutto il sistema di difesa aerea russo, dagli S-400, ai BUK M-1, fino ad arrivare al sistema Pantstir.
A Kaliningrad ogni unità russa si trova in stato di “Pronti al Combattimento” parte dello spazio aereo e marittimo dell’enclave russa è chiuso al traffico civile e nella città sono distribuiti volantini in cui si piega cosa fare in caso di attacco aereo e dove sono ubicati i rifugi pubblici che nelle settimane precedenti sono stati preparati ad ospitare migliaia di persone.
In questo clima di tensione si sfiorano collisioni tra aerei russi e nato, fatti che vedono protagonisti anche i caccia italiani schierati nel baltico. (Dedicheremo uno scenario anche alla compattezza della NATO in tali evenienze)
Ora l’Ucraina passa in secondo piano, sembra ad un primo sguardo che la Russia abbia ottenuto nell’est del paese i risultati desiderati, e che ora minacci apertamente i paesi baltici.
Questo però era solo un diversivo del Cremlino, nessuna azione è pianificata nel baltico, e mente la NATO, pensa a difendere gli Stati Baltici e la Polonia le truppe di Mosca affondano nuovamente il colpo in Ucraina e di dirigono verso ovest seguendo il confine tra Russia e Ucraina.
Emerge ora chiaro il vero obiettivo del Cremlino, un obiettivo di pura geopolitica, un obiettivo che mira a prendere il possesso di tutto il territorio dell’Ucraina che si trova ad est del fiume Psel, prendendo il controllo della città di Sumy.
Le operazioni avvengono in campo aperto nelle ampie pianure ucraine, l’aviazione di Mosca apre la strada alle truppe corazzate che nel giro di venti giorni ottengono gli obiettivi desiderati senza che la NATO, o alcuni suoi membri come la Polonia, agiscano in supporto dell’Ucraina, in quanto temono un allargamento del conflitto all’area del Baltico.
Il nuovo confine tra Russia Ucriana ora è quindi rappresentato del fiume Psel nella parte settentrionale e dal fiume Dniepr, dalla confluenza tra lo stesso Diepr e il fiume Psel, fino alla sua foce nel Mar Nero.

Ecco, questo è a nostro avviso, l’obiettivo geopolitico e strategico del Cremlino in una eventuale guerra in Ucraina, prendere il controllo di un ponte di terra per la Crimea, controllare l’Oblast di Kharkov ma soprattuto eliminare quell’enorme “saliente” geografico rappresentato dalle terre ucraine che si incuneano, pericolosamente per Mosca, all’interno del cuore stesso della Federazione Russa.
Da sempre la Geografia è potere, anche oggi nell’era della virtualità, della guerra cibernetica, dell’informatica che domina la nostra vita, l’elemento fisico della geografia è ancora in grado di determinare una guerra, in particolar modo se immaginate la presenza della stessa NATO, e delle sue truppe, nelle terre ad est del fiume Psel e della minaccia mortale che esse rappresenterebbero per Mosca, nell’era dello scudo antimissile e del Promt Global Strike.

249

Comment(19)

  1. E io ripeto il mio punto di vista.

    Questo articolo è terribilmente credibile e condivisibile.

    Vuole dire che la russia vuole la guerra.

    Domanda molto seria e che vi fa capire il mio punto di vista.

    Domani che la NATO avrà un sistema antimissile con prestazioni migliori che fà la russia? Si allarga ancora un poco?

    Alessandro.

  2. ” in particolar modo se immaginate la presenza della stessa NATO nelle terre ad est del fiume Psel e della minaccia mortale che esse rappresenterebbero per Mosca, nell’era dello scudo antimissile e del Promt Global Strike.”

    Ecco, vedo che anche quelli di GPC sono degli indottrinati dai russi sullo scudo missilistico.

    (ironico, ovviamente siete veramente professionali, complimenti per il lavoro svolto).

  3. “Vuole dire che la russia vuole la guerra.”: ma la guerra qui è di DIFESA contro lo scudo antimissile e il PGS!

    come non capirlo, c’è scritto chiaro e tondo che la Russia vuole evitare di essere ingabbiata!

    1. La Russia vuole evitare di essere sconfitta. Se gli altri sono capaci di sviluppare un sistema tale da annullare l’eventuale azione nucleare russa è colpa non di chi crea lo strumento di difesa ma di chi nel frattempo si è grattato la pancia ingozzandosi sulla vendità del Gas. Invece di lamentarsi sempre della falsa convinzione di un allargamento NATO che cominciassero a recuperare il gap sul convenzionale che hanno. Sono indietro di 2 generazioni di aerei, carri, navi e sistemi d’armi rispetto alle controparti occidentali.

      1. Andrea,
        scusa ma hai urinato fuori dal vaso.

        Il sistema antimissile americano funziona solo ed esclusivamente se si installa tale sistema nei pressi dei confini russi.
        Quindi se la Russia volesse installare un sistema simile dovrebbe poterlo installare in Canada, Cuba e Messico.
        Ti sembra una cosa plausibile? Qua non è un problema di gap tecnologico ma di confini.

        Gli USA saranno anche estremamente avanzati tecnologicamente ma non sono convinto che tutta quella costosissima tecnologia sia così superiore.
        Sicuramente in quantitativo di mezzi e strumenti non li batte nessuno (ehm… la Cina ha appena superato in numero di sommergibili gli americani) però vorrei vedere questa “estrema tecnologia” confrontarsi con un nemico serio invece che con Paesi come Iraq e Libia che erano indietro davvero di 50 anni.

        La Russia nei sommergibili è all’avanguardia. Nelle navi invece no. I siluri a supercavitazione? Nei mezzi corazzati direi che se la gioca mentre nell’aviazione hanno preferito spendere soldi in aerei inarrivabili in manovrabilità piuttosto che gonfiarli di elettronica stealth.
        E sull’invisibilità avrei molti dubbi da chiarire.
        Com’è che siamo arrivati quasi al contatto tra jet russi e jet NATO nell’area del baltico? Non mi vengano a dire che non li hanno visti per via dei transponder spenti (come se in guerra li tenessero accesi).
        Ed il giallo della USS Donald Cook?

        Gli USA avranno le armi laser ma ho paura che qualcun’altro abbia dei segreti che nemmeno immaginiamo.
        Anche la Cina sembra che si orienti su sistemi missilistici balistici convenzionali in grado di colpire bersagli mobili piuttosto che gettarsi nella costruzione di mega portaerei.

        Insomma solo un confronto potrà dire se veramente tutta questa tecnologia in mano agli USA li può rendere superiori veramente.
        Speriamo di non doverlo mai scoprire.

        1. Per chiarire risulta utile qualche esempio.
          Il ritardo tecnologico non riguarda l’applicazione, ma la qualità degli armamenti. Il sottomarino SSBN classe Borei, mezzo nuovissimo è stato affetto da problematiche tecniche che ne hanno minato fortemente la riuscita. Inoltre, costo enorme che le casse russe non possono permettersi. E questa classe arriva in fortissimo ritardo rispetto alla controparte USA.
          Paradossalmente da questo punto di vista la Cina ha superato la Russia.
          L’aviazione russa, ultima generazione, si basa su SU-35. Quanti ce ne sono in giro, rispetto ad esempio a F-18 SuperHornet e cosa più importante oggi sfornano un mezzo già nato vecchio perchè nel frattempo ci sono stati F-22. e tra poco F-35
          http://www.webcitation.org/6J7sNhbyE
          Purtoppo per loro, per quanto si impegnino, non è facile recuperare 20 anni di fermo tecnologico totale, post crollo URSS perchè nel frattempo gli altri non è che sono rimasti ad aspettare. Loro lo sanno ed è per questo che per ogni niente minacciano l’uso dell’atomica, perchè hanno solo quella.
          Poi che tutte le parole debbano essere confutate da fatti mi pare ovvio. L’ultimo vero scontro è stato in IRAQ 1° guerra del golfo e non mi sembra che i mezzi russi di allora ne siano usciti bene

  4. lo strumento di difesa :”minaccia mortale che esse rappresenterebbero per Mosca, nell’era dello scudo antimissile e del Promt Global Strike.”

    sempre di difesa vero?

  5. Non so’ sugli aerei , sulle navi ma credemi Andrea sugli MBT ( carri armati ) forse ti è sfuggito qualcosa.

  6. Andrea perché non commenti nell’altro post, quello sul PGS…

    ah giusto, lui è ad un livello di dialettica superiore, infatti manco l’italiano sa…

  7. Discorsi sterili come il Mar Morto….e i carri armati e le navi e missili….quelli sono meglio gli altri fanno schifo….la Russia è un attore politico di primo piano nel panorama internazionale. Come tutti gli attori di primo piano tutela i suoi interessi…e lo fa con ogni mezzo, incluso l’uso della forza militare. Quelli che paragonano la Russia di Putin alla Germania di HItler sono, nel migliore dei casi, in completa malafede.
    Detto questo, lo scenario che propone GPC mi sembra al solito molto realistico, anche se spero di non doverlo vedere. Di sicuro se lo scenario descritto prendesse corpo il governo di Kiev imploderebbe.

  8. Non capisco come si faccia a criticare la Russia, quando invece gli usa son andati a rompere le scatole a mezzo mondo; se non è difesa questa non lo è nulla.
    Inoltre non è che la Russia stia agendo in maniera diretta, ma per “procura sussidiata”, che se criticabile, è criticabile al più come le altre guerre per procura dei ben più animosi antagonisti.

  9. Porca miseria,
    commento perso per via del solito link che non viene accettato da AnalisiDifesa.

    Riassumo brevemente quanto intendevo scrivere:

    sul sito AnalisiDifesa è riportata la notizia che gli USA avrebbero congelato per il momento l’addestramento delle truppe ucraine.

    Quello che volevo dire è che lo scenario che avete elaborato è anche plausibile ma io lo reputo poco probabile in quanto sarebbe uno scenario sul filo del rasoio e forse nessuno vuole rischiare troppo.

    I presupposti della vostra analisi che mi fanno pensare ciò sono questi due:
    1) si suppone che la provocazione parta dai filo-russi e che la Russia sia disposta a partecipare attivamente con forze di invasione.
    2) si suppone che la NATO e gli USA stiano a guardare. Muovono le pedine ma solo per fare scena.

    Non so come spiegarlo, lo reputo uno scenario valido e realistico ma ritengo che sia poco probabile.

  10. Sono d’accordo con Lux:la Russia ha modernizzato enormemente la propria capacità bellica, tuttavia conta di usare il proprio arsenale nucleare se la sconfitta dovesse sopraggiungere, sia in caso di attacco convenzione che non.

    Per quanto riguarda la Cina, attenti a non sottovalutarla: a parte il numero e la qualità dei sommergibili (riuscirono ad arrivare in California indisturbati), hanno sviluppato missili in grado di bucare lo scudo sul lato orientale.

    Persino la nord corea a quanto pare sarebbe in grado di colpire gli usa da sud, passando per il sud America, almeno secondo l’intelligence usa.

    Per non parlare delle portaerei:
    http://theaviationist.com/2015/03/05/us-aircraft-carrier-sunk-by-subs/

    Pensate che cosa sarebbe successo se li avessero attaccati nemici veri…

    1. Meno male che esiste la Cina, l’unica che ha oggi capacità di contrastare gli USA. E’ quel piatto di bilancia che manca da tanto tempo. La minaccia Russa sull’utilizzo di arma nucleare in caso di esplosione convenzionale riguarda anche la Cina secondo me.

  11. Andrea,
    Quale sarebbe la controparte americana del Borei? A me non risulta che ad occidente vi sia sommergibile così avanzato.

    L’f18 è un buon velivolo ma non credo renderebbe il confronto col su35. Comunque a parte l’f22 (che casualmente non esportano) l’f35 dubito che sia un buon aereo nell’utilizzo pratico. Tanto.costo e tanta elettronica. Funzionerà decentemente?
    Solo il confronto può decidere chi ha la tecnologia migliore a livello pratico. La prima guerra del golfo.conta poco come paragone in quanto l’arsenale era quello dell’iraq, reduce da una lunga e logorante guerra contro l’Iran.

Comments are closed.