Home Attualità Se Al Assad ha varcato una Red Line gli Usa (non Obama) devono agire
Se Al Assad ha varcato una Red Line gli Usa (non Obama) devono agire

Se Al Assad ha varcato una Red Line gli Usa (non Obama) devono agire

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Se Al Assad avesse varcato una Red Line indicata dal Presidente americano Obama, gli Stati Uniti d’America, e ribadiamo gli Stati Uniti non il singolo Presidente, dovranno in qualche maniera intervenire mala questione siriana. Se, e ripetiamo se, Al Assad avesse usato gli agenti nervini e gli Stati Uniti d’America come nazione restassero immobili tutti gli sforzi diplomatici americani nel mondo ne verrebbero influenzati negativamente. In ogni area di crisi, dalle Isole Senkaku al Vietnam, dalla Corea del Nord alle Filippine, dalle dispute sulla regione artica fino ad arrivare all’Iran, la capacità persuasiva americana sarebbe praticamente annullata. Senza analizzare ogni singola disputa nella quale sono impegnati gli Stati Uniti prendiamo come paradigma la questione iraniana, questo per contiguità, sia geopolitica che strategica tra i due paesi, e successivamente la questione delle Senkaku.
Poniamo per ipotesi che Al Assad abbia usato armi chimiche, e ammettiamo che nelle prossime settimane l’America resti passiva. Come reagirebbe Tehran?
Probabilmente l’inazione americana verrebbe interpretata come il segno della debolezza politica e psicologica della leadership Usa. I popoli e i leaders del medio oriente valutano attentamente i segni di debolezza del nemico e tendenzialmente cercano di approfittare rapidamente delle indecisioni e dei timori dell’avversario. Se Obama non farà rispettare la linea rossa da lui tracciata in Siria il programma nucleare dell’Iran avanzerà rapidamente come mai in passato, con la considerazione che se gli Usa non sono intervenuti in alcun modo in uno stato ormai allo stremo, men che meno si sognerebbero di attaccare una nazione militarmente preparata, estremamente vasta, ricca di risorse naturali e in grado di danneggiare l’economia mondiale chiudendo l’accesso al Golfo Persico al suo ingresso, lo Stretto di Hormuz. L’Iran è attento ad ogni mossa degli Stati Uniti e del suo Presidente. Se gli Usa o Obama non agiranno probabilmente entro la fine dell’anno l’Iran sorgerà come nuova potenza nucleare.
Immaginate la reazione del Giappone alla notizia che gli Stati Uniti si sono rimangiati una promessa fatta al mondo intero, immaginate il Giappone vittima in passato di due attacchi nucleari osservare il gigante cinese e le sue centinaia di testate nucleari avvicinarsi pericolosamente ad un confronto armato con Tokyo. Pensate ora, solo per un momento, cosa potesse accadere se a Tokyo si pensasse seriamente che gli Stati Uniti nel momento del bisogno ripiegassero verso l’Australia. Ecco in quel preciso istante il Giappone diventerebbe uno stato armato di armi nucleari, la competenze tecniche non gli mancano e nemmeno il plutonio.
Ecco perché la grande indecisione degli Stati Uniti, nello smentire e poi parzialmente confermare l’uso delle armi chimiche in Siria. Nel caso in cui sia stata superata una Red Line e l’America resti passiva, contrariamente a quanto annunciato sarebbe un colpo mortale per l’influenza americana sul mondo. Per questo motivo il congresso americano, in particolare il Senato ha alzato la voce, e vuole essere parte attiva di questa fase politica. In questi giorni non è in gioco solo la parola di Obama, in questi momenti è in gioco la credibilità internazionale degli Stati Uniti, la loro capacità di governare buona parte del pianeta, in queste ore è in gioco la Pax Americana.

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