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Stati Uniti e Iran prove di dialogo

Stati Uniti e Iran prove di dialogo

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Ritratto di RohaniIeri Hassan Rohani ha giurato davanti al parlamento di Tehran e da quel momento è diventato ufficialmente presidente della Repubblica Islamica dell’Iran.
Dopo il giuramento ha tenuto il suo primo discorso ufficiale nel quale egli ha sottolineato la volontà di un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, e ha ribadito che all’Iran bisogna parlare con il linguaggio del rispetto e non con il linguaggio delle sanzioni, in quello che è apparso un appello diretto agli Stati Uniti ad iniziare un processo che porti rapidamente alla revoca delle sanzioni
Rohani, parlando poi dei possibili futuri negoziati diretti con gli Stati Uniti, ha utilizzato le medesime parole con le quali l’America di Obama si era rivolta all’Iran alcuni anni fa :”se l’Iran è disposto a dialogare sinceramente e con buona volontà noi siamo disponibili”. Praticamente le stessa parole dette oggi agli americani da Rohani.

Il Presidente Americano Barack Obama
La risposta della Casa Bianca è stata quasi istantanea.
Il portavoce del Presidente Jim Carney ha annunciato, poche ore dopo il discorso di Rohani, che gli Stati Uniti sono pronti a negoziati rapidi e diretti con la controparte iraniana, se l’Iran rispetterà gli obblighi internazionali e vorrà ricercare una soluzione pacifica, egli trovera negli Stati Uniti una controparte affidabile e di buona volontà.

Ma come arrivare a questa soluzione politica?

L’Iran sembra porre tre condizioni fondamentali alla ripresa reale dei negoziati con gli Stati Uniti (il 5+1 conta ormai poco)

  1. La revoca graduale ma rapida delle sanzioni inflitte alla Repubblica Islamica
  2. Un accordo che vada oltre l’Iran e includa una “soluzione” del conflitto in Siria
  3. La denuclearizzazione dello stato di Israele.

Se queste fossero ancora realmente le condizioni dell’Iran al dialogo, il negoziato non porterebbe a nulla di concreto. Le sanzioni potrebbero essere sì ridotte dal presidente americano, in un ultimo disperato tentativo di mediazione, ma è altamente improbabile che l’accordo sull’Iran possa includere un qualsivoglia compromesso sulla guerra in Siria e men che meno potrà includere, viste le attuali condizioni geopolitiche della regione mediorientale, la denuclearizzazione dello stato di Israele, il quale non ha mai firmato il trattato di non proliferazione e mantiene una politica strategicamente ambigua sul possesso di armi atomiche.
La verifica di un possibile negoziato sarà comunque rapida, sia perché l’Iran non può sopportare senza conseguenze più dure sanzioni, come quelle proposte in questi giorni dalla camera dei rappresentanti americana, sia perché nel giro di pochi mesi l’Iran potrebbe raggiungere capacità nucleari che cambierebbero per sempre i rapporti di forza nel Golfo Persico e in tutta la regione mediorientale.

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