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Turchia la rivolta dietro l’angolo

Turchia la rivolta dietro l’angolo

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La Turchia vive ancora una volta una situazione di potenziale rivolta interna, una rivolta che trova la propria linfa non dalla crisi economica, che la Turchia ha superato in maniera abbastanza agevole, ma dalle azioni del partito al governo ad Ankara, il partito per la Giustizia e lo Sviluppo del premier Erdogan.
In Turchia la rivolta esplode ogni qual volta esista un pretesto che consenta alle opposizioni di richiamare in piazza le folle.
In passato sono state le leggi contro il consumo di alcool, oppure la proposta di edificare uno storico parco di Istanbul come “Gezi Park”, oggi la motivazione delle proteste che già domani potrebbero scuotere profondamente il paese risiede in una strage avvenuta sul lavoro, una strage che ha visto la morte di oltre 200 minatori che lavoravano in una miniera di carbone. Una miniera dove gli incidenti, anche gravi, erano all’ordine del giorno. Una miniera per la quale le organizzazioni sindacali e i partiti di opposizione, svariate volte nei mesi scorsi, avevano chiesto più sicurezza e maggiore tutela per i lavoratori che ogni giorno scendevano nelle viscere della terra ad estrarre il carbone, vitale per l’economia turca in costante deficit di energia.
La miniera in oggetto si trova a Soma, regione dove il partito di Erdogan è maggioranza, e dove già nel pomeriggio odierno, 14 maggio 2014, una folla inferocita ha cercato di marciare contro la sede dell’AKP (il partito di Erdogan) ma è stata fermata dalla dura reazione delle forze di polizia.
Per la giornata di domani, giudicando dalle notizie che arrivano dalla Turchia, anche attraverso quei social network così mal visti dal governo turco in carica, pensiamo che potremmo assistere già nella mattinata ad una esplosione della violenza, non solo a Soma, ma anche a Ankara e a Istanbul. Questa volta però la partecipazione alle proteste di piazza potrebbe essere maggiore se confrontata alle manifestazioni in difesa di Gezi Park, in quanto una larga fetta di operai ed appartenenti alle organizzazioni sindacali potrebbero scendere in piazza in maniera organizzata e unirsi alle proteste dei partiti di opposizione.

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