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Ucraina Mosca la vuole federale e neutrale

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Kiev come Helsinki? La domanda non deve stupire perché oggi a Parigi sarà questa la richiesta che Lavrov farà a Kerry, una richiesta ferma e irrinunciabile da parte di Mosca.
Come abbiamo più volte spiegato la Russia teme fortemente che l’Ucraina entri a far perte della NATO e che sul suolo ucraino possano essere dispiegati sistemi d’arma che possano compromettere le capacità di deterrenza di Mosca, fatto che trasformerebbe realmente la Russia in una potenza regionale.
Secondo il nostro gruppo Lavrov chiederà a Kerry di trasformare l’Ucraina in uno stato federale e che la nuova repubblica guidata da Kiev si dichiari neutrale adottando come modello, nelle relazioni internazionali, quello della Finlandia.
La Finlandia è uno stato che può essere definito oggi un convinto avversario della Russia, e prima dell’Unione Sovietica. Alla fine della seconda guerra mondiale la Finlandia, che era stata invasa dall’armata rossa, non fu incorporata nel sistema comunista e tornò ad essere uno stato indipendente ma ad una precisa condizione, la Finlandia non avrebbe dovuta essere inserita nell’allaeanza atlantica e la Russia avrebbe rispettato la sua neutralità.
Oggi la Russia chiede che il medesimo schema venga applicato all’Ucraina. Ma con una ulteriore richiesta, la richiesta la che le regioni orientali godano di grande autonomia, non solo amministrativa ma anche economica.
Queste richieste russe sono oggi note ed ufficiali, anche se noi le avevamo anticipate nei giorni e nelle scorse settimane. Come sempre GPC però vuole andare oltre le notizie e cercare di offrire un’analisi della situazione.
Cosa può quindi offrire Mosca agli americani ed agli occidentali se essi decidessero di appoggiare le richieste russe.
La risposta è semplice, anche se purtroppo spazza via molte delle visioni ottimistiche di queste ore. La Russia non può offrire di restituire la Crimea all’Ucraina, la Crimea è parte integrante della Russia, cosa chiesta nei giorni scorsi da Obama e oggi fuori questione. La Russia non può offrire di mantenere gli attuali prezzi per il gas e gli aiuti economici promessi a Kiev al tempo di Yanukovic, quei soldi servono per investimenti fondamentali in Crimea (centrali elettriche e infrastrutture prima tra tutte il poste stradale e ferroviario sullo stretto di Kerch).
Mosca può semplicemente offrire a Washington di non invadere l’Ucraina orientale e di ritirate buona parte delle sue truppe ora schierate al confine.
Se questa semplice analisi fosse corretta, in caso di rifiuto americano, la tensione al confine e nelle città a maggioranza russa dell’Ucraina orientale tornerebbe a salire, avvicinandosi ancora una volta pericolosamente al punto di rottura.
Questa è solo un analisi e ora non gode (ancora) di un grado di confidenza così elevato da farla considerare la più probabile, ma avendo valutato le forze in campo, le azioni reali dei due blocchi, nonché gli schemi comportamentali delle rispettive diplomazie negli ultimi tre quattro anni, a noi sembra lo scenario più realistico anche se come dicevamo forse non il più probabile.
Ad ogni modo l’iniziativa, militare o diplomatica che sia, è saldamente nelle mani del Cremlino, questa è l’unica certezza di cui oggi disponiamo.

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