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Enterprise: una Portaerei in Rotta per Hormuz

Enterprise: una Portaerei in Rotta per Hormuz

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La “Big E”, la portaerei Enterprise, ora in navigazione ed addestramento nell’oceano Atlantico, nei primi giorni di Aprile attraverserà lo Stretto di Hormuz diretta nel Golfo Persico. Dall’oceano Atlantico la rotta standard prevede l’attraversamento dello stretto di Gibilterra e dello stretto di Suez per poi giungere nel mare arabico, quindi nel Golfo Persico. Il transito per lo stretto di Hormuz è previsto per i primi giorni di Aprile 2012.

Questa è una notizia ufficiale non è una deduzione dello Staff di Geopoliticalcenter. La dichiarazione è del segretario alla difesa americano Leon E. Panetta, che oggi era a bordo della CVN-65 Enterprise.

Con l’arrivo della portaerei Enterprise saranno tre le portaerei nell’area di responsabilità della 5th fleet. Nonostante le recenti linee di pensiero in ambito strategico tendano a sottovalutare il posizionamento delle portaerei questo particolare schieramento non può lasciarci indifferenti.

Perché schierare tre portaerei? Perché scegliere proprio l’Enterprise per attraversare lo Stretto di Hormuz?

La risposta può essere  sconvolgente. Gli Stati Uniti temono che una portaerei nucleare possa subire un attacco in grado, nella migliore delle ipotesi di renderla inoperativa, nella peggiore delle ipotesi di affondarla. Questo è uno dei pochi motivi validi per avere tre portaerei nella zona. Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto.

La portaerei Enterprise è prossima al ritiro dal servizio attivo. In gergo della marina americana si chiama “decommission”, ed è di fatto il pensionamento della nave, che precede lo smantellamento. Il ritiro della “Big E” è previsto per l’inizio del 2013, e di fatto rende l’Enterprise l’unità più sacrificabile dell’intera flotta di portaerei. Da qualche settimana i nostri analisti militari stanno lavorando a scenari che fino ad un anno fa sarebbero stati definiti fantascientifici, come il possibile affondamento da parte dell’Iran di una portaerei americana. Oggi questo scenario è valutato possibile, se non probabile, dai vertici della marina americana.

La politica della pace ad ogni costo, del continuo “restraint”, del dialogo costante con chi non vuole discutere, non ha portato nessun beneficio all’America o ai suoi alleati, anzi ha determinato una condizione nella quale gli Stati Uniti si vedono costretti a dimostrare la propria risolutezza nello scacchiere mediorientale. Se ciò non sarà, assisteremo ad una rapida proliferazione nucleare in Iran, Arabia Saudita, Egitto e Turchia. Inoltre al danno potrebbe sommarsi la beffa che ad aiutare gli Arabi alla corsa atomica possa essere la Cina, affamata di energia e del petrolio.

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