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Il Ministero degli Esteri della Siria: armi chimiche impiegate se attaccati

Il Ministero degli Esteri della Siria: armi chimiche impiegate se attaccati

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Il portavoce del ministro degli esteri siriano, Maqdisi, ha rilasciato diverse dichiarazioni alla stampa estera nella giornata di oggi. Per prima cosa ha risposto alla proposta della Lega Araba che proponeva una “via di uscita sicura” per il presidente siriano Assad nel caso egli volesse lasciare il potere nel giro di pochi giorni. Il ministro degli esteri ha ribadito che Assad non è interessato a nessuna proposta che preveda il suo allontanamento dalla Siria. Successivamente Maqdisi ha parlato delle armi chimiche in possesso delle forze armate siriane. Il ministro ha commentato le parole del portavoce della Casa Bianca, il quale ha detto che la comunità internazionale ritiene responsabile il governo siriano della custodia delle armi chimiche in suo possesso. Una frase nel classico stile dell’amministrazione Obama che significa:” se usate le armi chimiche o lascerete che vengano acquisite da un soggetto terzo interverremo “. A questa frase, ormai ricorrente negli ultimi giorni del portavoce della Casa Bianca, il ministro ha replicato che l’arsenale chimico è nel pieno controllo del governo, che le armi chimiche non verranno usate contro i ribelli, ma che in caso di attacco proveniente dall’esterno la Siria utilizzerà tutto il proprio potenziale bellico, comprese le armi chimiche. Questa dichiarazione, detta senza enfasi ma con estrema fermezza dal rappresentante la politica estera di Assad significa che:

  1. La Siria ha cambiato la propria dottrina sulle armi chimiche, dichiarandone il possesso
  2. Assad e i vertici militari comprendono che un attacco esterno determinerebbe il collasso del regime
  3. Le armi chimiche della Siria, a differenza di quelle libiche, sono dispiegabili ed utilizzabili
  4. Un attaco esterno, qualunque ne sia la motivazione coinvolgerebbe nel conflitto i paesi bersaglio di un eventuale attacco chimico, e in questo caso parliamo, potenzialmente, di Turchia e Israele.

 
Le armi chimiche saranno determinanti per l’evoluzione della crisi siriana, così come sarà un punto centrale il loro possibile parziale spostamento verso il Libano degli Hezbollah, argomento al quale domani GPC dedicherà un pezzo.

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