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Elezioni presidenziali 2012 – Hollande vs Sarkozy

 

Le vite parallele di Sarkozy e Hollande, parte prima : Sarko

Editoriale di Matteo Riccò

In ogni caso, con il prossimo ballottaggio presidenziale la Francia volta pagina. La sconfitta al primo turno di Nicolas Sarkozy, il presidente uscente e candidato dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) sancisce, in modo netto ed inequivocabile, la fine di un mandato costruito sulla base di un vero e proprio “berlusconismo” riveduto e corretto per i gusti della destra francese: uno stile lontano dagli eccessi popolani e trimalcioneschi di Berlusconi, e decisamente più glamour, ma non per questo meno personalistico ed accentratore. Per i Francesi, abituati a riversare su Monsieur le Président l’aura sacrale ereditata dagli antichi monarchi, la presidenza Sarkozy è stata uno shock dietro l’altro. Del resto, che Nicolas Paul Stéphane Sarkozÿ de Nagy-Bocsa (questo il suo vero nome, sapientemente corretto all’anagrafe agli albori della sua carriera politica) non fosse un personaggio inquadrabile nei rigidi schemi della politica francese è stato chiaro a tutti, sin dal principio. In un certo senso, sin dalla sua nascita: diversamente dai vari Giscard d’Estaigne, Mitterand e Chirac, usciti da famiglie, borghesi o addirittura nobiliari, di innegabile pedigree francese, Sarkò (Parigi, il 28. Gennaio 1955) è uno dei figli della “nuova Francia” sorta sulle rovine della Seconda Guerra mondiale, quando l’Esagono  viene investito da un movimento migratorio senza precedenti, proveniente dai quattro angoli del mondo e mirato a ricostruire un Paese letteralmente raso al suolo dal conflitto. Il padre, Pal, è un nobile ungherese, emigrato fortunosamente in occidente poco prima che sulla repubblica magiara cadesse la cortina di ferro. La madre, Andrée Jeanne Mallah, è nominalmente greca – ma in realtà appartiene per parte di padre (convertito al cattolicesimo) alla comunità sefardita di Salonicco, praticamente annientata durante la Shoah, e come tale diretta discendente delle comunità ebraiche scacciate dalla Spagna nel 1492. Come tante famiglie della nuova Francia, anche quella di Sarkò si rompe molto presto per il divorzio dei genitori: Nicolas cresce con la famiglia materna, piuttosto agiata ancorché non ricca, nel 8° arrondissement della capitale – una delle aree di maggior rilievo monumentale, nonché sede della crème de la crème della borghesia parigina (per intenderci, è l’area che comprende les Champs Élysées ed il Faubourg Saint-Honoré) . E’ in questa fase precoce della sua vita che iniziano le sue relazioni con la “nobiltà industriale” francese, legami che hanno in fin dei conti determinato la sua fortuna politica. Studente non particolarmente dotato, Sarkozy fatica ad ottenere il diploma di Baccalauréat B (economico e sociale, grossomodo equivalente alla maturità scientifica italiana), che consegue nel 1973 dopo una serie di trasferimenti scolastici. Sulla falsariga dell’esperienza liceale, anche quella universitaria è apparentemente orientata alla mediocrità: laureatosi in diritto privato nel 1978, si abilita alla professione di avvocato nel 1981 con il minimo legale di 10/20. In realtà, Sarkozy ha già scelto una strada lontana dall’avvocatura, come dimostra il DEA (Diplôme d’études approfondies) in scienze politiche, conseguito nel 1979 con una tesi sul Referendum del 27. Aprile 1969, il cui esito negativo aveva segnato la fine della carriera politica del Generale De Gaulle. Di seguito, tenta l’ingresso nel prestigioso Istituto di Scienze Politiche di Parigi, ma è costretto a dimettersi dopo 2 anni a causa dell’insufficiente padronanza della lingua inglese, tallone d’Achille che a distanza di quasi trent’anni continua ad attanagliarlo.

E’ dunque la politica la grande passione del giovane Nicolas che, appena diplomato, già s’impegna anima e corpo per l’elezione presidenziale di Jacques Chaban-Delmas (1974), tuttavia senza successo. L’anno seguente, è delegato dei giovani dell’UDR (Union des démocrates pour la République, predecessore dell’UMP) al congresso di Nizza, destinato ad avallare la candidatura di Valery Giscard d’Estaigne alla presidenza della repubblica. Da qui in avanti, la cronaca della sua carriera è quella di un’ascesa segnata da improvvise accelerazioni: consigliere municipale di Neuilly-sur-Seine (una specie di periferia di superlusso di Parigi, compresa fra la città vera e propria e il quartiere della Défence) nel 1977 viene incaricato da Charles Pasqua (suo diretto superiore nel partito, suo mentore politico e, come se non bastasse, suo testimone nel primo matrimonio con Dominique Culioli il 23. Settembre 1982) di organizzarne la candidatura in vista delle elezioni straordinarie, programmate nel 1983 per rimpiazzare il sindaco Achille Peretti, morto all’improvviso. Pasqua, ricoverato in ospedale per accertamenti di routine, scopre alla sua dimissione che Sarkozy ha invece depositato la propria candidatura, scatenando una vera e propria faida all’interno del partito gollista. Faida che Jacques Chirac, presidente del partito e aspirante presidente della Repubblica, sceglie di non risolvere: egli è legato tanto a Pasqua, suo mentore ai primordi della carriera politica, che a Sarkozy, che ne ha capillarmente organizzato le ultime campagne elettorali. A risolvere lo stallo è Pasqua, che decide di fare il “passo indietro” che lascia Sarkozy padrone del campo: il 29. Aprile 1983, Sarkò diventa il più giovane sindaco del più ricco comune di Francia (reddito medio oltre i 43,000 € attuali: a titolo di confronto, il più ricco comune italiano, Galliate Lombardo, non arriva a 32,000 €), nonché diretto “satellite” del grande leader Chirac, che in quel momento è sindaco di Parigi. E’ l’inizio degli stretti rapporti istituzionali fra i due rappresentanti della destra, rapporti che il mai rimarginato “affaire Pasqua” indurrà a ciclici fenomeni di raffreddamento.

Indipendentemente da come la sua esperienza di amministratore locale abbia avuto inizio, Sarkozy si dimostra rapidamente un ottimo amministratore, particolarmente amato dalla popolazione di Neully sur-Seine: non solo viene rieletto sistematicamente per quasi vent’anni (alla scadenza del suo ultimo mandato, nel 2003, è sua la scelta di non ricandidarsi ad un facile, ennesimo nuovo mandato), ma diventa un vero e proprio eroe nazionale quando, nel 1993, affronta a viso aperto un folle che, con la minaccia di una carica di esplosivi installata sul proprio corpo, ha sequestrato un’intera classe dell’asilo di Neully sur-Seine. L’incontro fra il sindaco e il folle non ha successo, ma il coraggio e la fermezza mostrate in diretta nazionale qualificano Sarkozy di fronte all’opinione pubblica come espressione di una terza e moderna via al confronto con i sentiti problemi sociali del Paese, lontana dagli eccessi liberisti della sinistra estrema e da quelli totalitari dell’estrema destra.

Complice la popolarità mediatica, Édouard Balladur, Primo ministro e presidente del partito neo-gollista RPR (oggi confluito nell’UMP, ma all’epoca alternativo al partito di Sarkò e Chirac) lo sceglie per ricoprire il delicatissimo e prestigioso ruolo di Ministro del Budget (più o meno, ministro delle finanze) con la delega alle telecomunicazioni: si tratta di un accordo strategico fra il Primo ministro e Chirac, che sta già puntando alle elezioni presidenziali del 1995 e che vuole in un posto di assoluta rilevanza uno dei suoi uomini più fidati. Sono infatti gli anni delicatissimi del patto di Maastricht e della prima grande crisi finanziaria dell’Europa unitaria. Anni resi ancor più delicati dalla scelta di Balladur e Chirac, che su tale proclama hanno vinto le elezioni politiche del 1993, di eliminare la tassa sulle rendite finanziarie: sotto la direzione di Sarkozy, il deficit francese incrementa ad un ritmo vertiginoso, toccando i 200 miliardi di € nel biennio 1994-1996, con un raggiungimento del rapporto Deficit/PIL prossimo al 6%. Abbastanza per decretare la sostituzione a furor di popolo di Sarkozy, la cui destituzione è tuttavia determinata dall’ennesimo tradimento politico.

In vista delle elezioni politiche del 1993 e di quelle presidenziali del 1995, Chirac e Balladur avevano raggiunto un accordo preliminare di questo tipo: Chirac, che già ha ricoperto il ruolo di Primo Ministro sotto Mitterand, e non ha la minima intenzione di ripetere la pessima esperienza, rinuncia a qualsiasi mira propria e del partito (ovverosia dell’UDF) a tale incarico. In caso di vittoria, sarà quindi Balladur il nuovo Primo Ministro: in cambio, egli rinuncerà a qualsiasi mira sulle successive elezioni presidenziali del 1995, garantendo l’appoggio dell’RPR alla candidatura di Chirac. Il crepuscolo di Mitterand (già gravemente malato alla fine del suo ultimo settennato) e la totale mancanza di appeal politico da parte dell’erede designato Lionel Jospin spingono però Balladur a rimangiarsi la parola data, sicuro di una vittoria piuttosto agevole. Sarzoky salta sul cavallo di Balladur di cui diventa portavoce personale – una scelta coraggiosa, ma anche una scelta perdente. Nonostante un teorico vantaggio di quasi venti punti, non soltanto Balladur non arriva al secondo turno (raccoglie infatti un misero 18.5% dei voti, a fronte del 20.8% di Chirac e del 23.2% di Jospin), ma la vittoria finale arride al tradito Chirac. Il quale, in una tipica resa dei conti del V Repubblica francese, estromette il “traditore” Sarkozy da qualsiasi incarico di governo. Nonostante il successore di Balladur alla guida del governo e dell’RPR, Alain Juppé, lo stimi personalmente, questa volta Chirac non ha intenzione di ignorare l’ennesimo voltafaccia di Sarkozy che viene esplicitamente ostracizzato dal nuovo Presidente della Repubblica.

Per Sarkò sembra la parola fine: lui stesso concentra i suoi sforzi nell’avvocatura, circostanza che lo porta a stringere rapporti personali con Silvio Berlusconi. Fra la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90, il gruppo Fininvest ha interessi sempre più rilevanti nella nascente TV commerciale francese, esitati nella genesi di La Cinq, televisione privata che – dopo un iniziale e clamoroso successo, naufraga fra debiti ed ostilità politica nel 1992. Fra 1993 e 1994, è Sarkozy – in virtù della sua delega alle telecomunicazioni, a guidare la transizione di ciò che resta di La Cinq da TV commerciale a TV di stato di fortissima impronta culturale: quasi naturale che, allo scadere degli incarichi politici, Berlusconi lo scelga come proprio rappresentante sul territorio francese. Scelta, possiamo dirlo, più che azzeccata: è probabilmente merito di Sarkozy se la vicenda di La Cinq si chiude – proprio fra 1995 e 1996, senza compromettere eccessivamente la carriera politica di Berlusconi. Ciò che garantisce al francese l’amicizia personale del Primo Ministro italiano.

Nel 1997, tuttavia, la carriera politica di Sarkozy subisce l’ennesima, improvvisa, accelerazione. Alle elezioni politiche i due partiti di destra, RPR e UDP, subiscono la più clamorosa e devastante sconfitta della propria storia. I numeri parlano da soli: all’Assemblea Nazionale, i socialisti di Jospin, trascinati dalla promessa della settimana lavorativa di 35 ore, segnano un clamoroso + 202 seggi, cui fanno da contraltare il -103 dell’RPR di Alain Juppé ed il -95 dell’UDF di François Léotard. Nello tsunami che colpisce i partiti di destra, e che ovviamente indebolisce le scelte imposte da Chirac, il nome di Sarkozy torna alla ribalta: nel 1997 viene quindi eletto nuovo segretario generale dell’RPR, che guida insieme al presidente Philippe Séguin alle elezioni del 1999 nel segno della lotta per l’integrazione europea. Una nuova disfatta (12.82% dei suffragi: il voto più basso di sempre per l’RPR), resa ancor più cocente dal successo elettorale della destra anti-europeista guidata dall’antico mentore Charles Pasqua (13.5%) e del Partito Socialista (21.95%).

La disfatta sembra decretare nuovamente la parola “fine” per le ambizioni politiche di Sarkò che, nel mentre, rassegna le proprie dimissioni. Mai dare per finito Nicolas Sarkozy: nel 2002, quando tutti i sondaggi danno Lionel Jospin, icona della sinistra europea, come facile vincitore, il sindaco di Neully si esprime pubblicamente a favore … di Jacques Chirac, garantendogli tutto il suo appoggio. Chirac, non troppo sicuro della rielezione e direttamente sostenuto soltanto dal un RPR in costante emorragia di voti (l’UDF gli preferisce infatti François Bayrou) e dal piccolo Partito Radicale, è però sorprendentemente aiutato dalla frammentazione della sinistra e da un astensionismo record (28.2%). Conquistato il ballottaggio con un modesto 19.9% (oltretutto, inferiore al 20.8% del 1995) e sicuro di perdere contro Jospin, è invece lanciato verso un successo “bulgaro” al secondo turno (82.2%) dall’ancor più modesto risultato di Jospin che, superato al fotofinish da Jean Marie Le Pen, leader del Front National (16.8% vs 16.2%), ne viene pertanto estromesso. Il cosiddetto “cordone sanitario”, patto non scritto fra tutti i partiti di governo francese, preclude infatti qualsiasi forma di accordo politico con i partiti dell’estrema destra, vincolando gli stessi a far convergere i propri voti anche su membri di partiti rivali quando il Front National (o suoi omologhi di estrema destra od estrema sinistra) siano l’unica alternativa elettorale.

Chirac, tanto sorpreso quanto riconoscente, riammette Sarkozy nel salotto buono della politica francese, promuovendolo nella squadra di governo: diversamente dalle indiscrezioni post-primo turno, non però come primo ministro (ruolo per il quale gli viene preferito Jean-Pierre Raffarin) ma come ministro dell’interno.

Non si tratta né di una bocciatura né di una misura cautelare (visti i precedenti, si potrebbe anche pensarlo): le elezioni del 2002 ed il successo elettorale di Le Pen hanno evidenziato come l’opinione pubblica francese sia ormai molto, molto attenta ai fatti di politica interna ed al tema della sicurezza sociale. I mai dimenticati eventi del 1993 ed il carattere di Sarkozy – fermo ma non intollerante, rigido ma non inflessibile – ne fanno apparentemente il giusto “antidetonante” per il Front National. Suo compito, nel progetto di Chirac, è di offrire apertamente una via alternativa alla gestione delle banlieue e della crescente criminalità urbana. Da come gestirà questa missione ne andrà del suo futuro politico.

Fra 2002 e 2004, Sarkozy inaugura una gestione del ministero dell’interno rivoluzionaria per gli schemi politici francesi. Da un lato, si impone come inflessibile garante dell’ordine e della legge: per usare le sue stesse parole, l’uno che caccerà la “racaille” (la “feccia”) dalle città francesi, dando sicurezza sociale ai cittadini. Dall’altro, per avvalorare questo suo ruolo, cerca ed ottiene la capillare copertura mediatica, in particolare da parte di TF1. La più ricca e potente televisione privata francese è infatti di proprietà del gruppo facente capo a Francis Bouygues, magnate con il pallino della politica che – a causa della particolare legislazione anti-trust francese,  non ha possibilità di svolgere un ruolo attivo ed è quindi costretto (diversamente ad esempio da Berlusconi) a cercare una controparte politica: all’inizio del nuovo millennio, il prescelto è proprio Sarkozy che, nel giro di pochi mesi, diventa il paladino della legge e dell’ordine per il principale telegiornale francese.

Anche per questo motivo, è difficile realizzare una valutazione esatta dell’attività di Sarkozy come ministro dell’interno fra 2002 e 2004, anno in cui, sull’onda delle crescenti fortune mediatiche, Jean-Pierre Raffarin all’atto del terzo rimpasto di governo aggiunge alle sue deleghe quella sull’economia, le finanze e l’industria. E’, in un certo senso, un ritorno sul luogo del delitto per Sarkozy, il quale non tarda molto a mostrare le proprie idee in tema di politica economica. Idee, neanche a farlo apposta, radicalmente opposte a quelle di Chirac che, nel corso degli anni precedenti, ha imposto al paese la dottrina della cosiddetta “economia patriottica”, caratterizzata da un’intensa partecipazione dello stato alla vita economica del Paese, anche quando ciò vada a cozzare con le sempre più stringenti direttive europee. Le linee guida di Sarzoky sono piuttosto semplici: (1) lotta selvaggia al deficit pubblico, con rigoroso rispetto del patto di stabilità e della soglia del 3%, anche a costo di movimentare parte delle riserve auree; (2) progressivo smaltimento delle partecipazioni statali, in particolare nei “colossi” (anche a livello internazionale) Areva, EDF-GDF, France Télécom; (3) politica protezionistica nei confronti delle imprese francesi, a danno di qualsiasi competitor internazionale: le prime vittime sono Alcoa e Novartis, di cui viene stoppato sul nascere ogni tentativo di espandere la propria attività sul territorio nazionale. Ciò che, ovviamente, mette Sarkozy in pessima luce agli occhi dei partner internazionali, in particolare tedeschi, e rende ancor più difficili i rapporti con Chirac. Il quale, nello stesso anno, di fronte alle dimissioni Juppé dalla presidenza UMP, pone un veto preventivo alle ambizioni di Sarkozy in merito alla direzione del partito: senza fare il nome del super-ministro dell’interno, il 14. Luglio 2004 Chirac, in diretta televisiva, annuncia che non accetterà la presenza di dirigenti di partito nella compagine di governo e, allo stesso tempo, ribadisce la posizione di assoluta subalternità di Sarkozy rispetto al suo ruolo di presidente (“Je dédice, il exécute”, “io decido, lui esegue” dichiara in tale occasione).  Nonostante ciò (o forse: proprio perché così provocato), Sarkozy annuncia la sua candidatura nel settembre 2004, arrivando alla redde rationem con la fronda pro-Chirac il 28. Novembre dello stesso anno. Forte dell’appoggio di Juppé, che lo stima profondamente a differenza del Presidente, e di una crescente popolarità nella base, il risultato è un voto plebiscitario: 85.1% di preferenze contro le 9.1% di Nicolas Dupont-Aignan e le 5.8% di Christine Boutin. Chirac, su tutte le furie, lo pone di fronte all’alternativa: dimissioni o rinuncia al ruolo di presidente del partito.

Sarkozy dimissiona e, inconsapevolmente, questo rappresenta la sua più grande fortuna politica. Il 29. Maggio 2005, la Francia boccia il referendum sulla Costituzione europea – uno smacco senza precedenti per il governo Raffarin, che è quindi costretto alle dimissioni. Chirac, a sua volta preso in contropiede dalla piega degli eventi, è costretto a rimangiarsi le precedenti decisioni: il nuovo Primo Ministro, Dominique de Villepin nomina Sarkozy Ministro dell’Interno, Ministro di Stato e della gestione del Territorio. In altre parole: la sommatoria di incarichi ne fa letteralmente il secondo  uomo più potente di Francia dopo Chirac, più influente dello stesso Primo Ministro. Sarkozy riprende la gestione del ministero là dove l’aveva interrotta: interventi rapidi, incisivi, talora durissimi; promozione di leggi draconiane contro la criminalità a qualsiasi livello, da quella di strada al terrorismo, che trova il suo apice nel corso delle rivolte delle banlieue del 2005. Cogliendo l’occasione, impone la cosiddetta “tolleranza zero” come ricetta per venire a capo delle violenze diffuse in tutto il territorio francese: arresti facili, espulsioni ancor più facili per qualsiasi straniero coinvolto nei moti urbani, e quindi per qualsiasi immigrato irregolare – anche se apparentemente non coinvolto negli stessi (in numeri: quasi tremila fermi, 600 arrestati ed espulsi). Alla fine dei 21 giorni di disordini urbani, costati qualcosa come 200 milioni di euro in danni, la sinistra parlamentare pretende la testa del Ministro dell’Interno – che, nel frattempo, è diventato il più amato e rispettato dei ministri francesi, con il 68% di approvazione del proprio operato.

Sostegno popolare che Sarkò cavalca in modo esemplare nel corso dell’anno seguente: nel corso del 2006, Chirac e de Villepin propongono un disegno di legge sui contratti di lavoro, il cui esito finale dovrebbe essere l’introduzione di figure contrattuali simili ai CO.CO.CO/PRO italiani. Ipotesi che scatena una durissima protesta di piazza: Sarkò, dopo aver garantito a porte chiuse il proprio appoggio al disegno di legge, si schiera pubblicamente contro di esso. La popolarità del super-ministro è ai vertici, ed è ulteriormente rafforzata dalla presentazione pubblica dell’Observatoire nationale de la délinquance relativa alla gestione Sarkozy nel giugno 2006:  -35% di morti per incidenti stradali, -2.57% di permessi di soggiorno, raddoppiamento delle espulsioni (20,000 contro le 10,000 del 2002) per immigrazione clandestina. Apparentemente, risultati trionfali, sufficienti a motivare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2007. Elezioni cui Chirac non potrà ricandidarsi sia per l’età piuttosto avanzata (75 anni all’inizio del quinquennato), sia per il crollo verticale della sua popolarità a seguito della vicenda dei contratti di lavoro che, soprattutto, per il cosiddetto “affaire Clairstream”, una vicenda assai poco chiara (o per meglio dire, molto losca) di tangenti internazionali che a tutt’oggi non ha ancora avuto una conclusione giudiziaria.

Arriva così il fatidico 2007: sostenuto dall’UMP, forte dei successi accumulati negli ultimi anni, la macchina da guerra di Sarkozy sembra inarrestabile. Sembra: quasi all’improvviso, due tegole vanno ad incrinare quella che sembrava una vittoria più che sicura.

Il primo intoppo viene dai rivali della sinistra: alla fine di un complesso percorso di selezione, le primarie della Gauche hanno premiato lo storico “delfino” di Mitterand, Ségolène Royal, 54 anni, all’epoca compagna (guarda un po’) dell’odierno rivale di Sarkozy, ovverosia François Hollande. La novità di una donna candidato “forte” alle elezioni presidenziali conquista alla sinistra molti voti fra gli indecisi, critico ago della bilancia in elezioni tutt’altro che polarizzate (come abbiamo visto citando i casi del 1995 e del 2002), e mette in crisi la posizione di Sarkozy. Ulteriormente compromessa da una fosca vicenda famigliare: la seconda moglie, Cécilia (testimone di nozze del primo matrimonio e all’epoca moglie del futuro marito dell’ex-moglie di Sarkozy…), viene sempre più spesso avvistata dai paparazzi francesi in compagnia dell’uomo d’affari franco-marocchino Richard Attias, seminando crescente sospetto di un suo tradimento ai anni del marito. Lasciando da parte lo specifico delle vicende private di Sarkozy, quest’evento si tramuta in un’emorragia di voti per l’aspirante Primo Ministro che, in un colpo solo, vede minata la figura di “uomo forte” e in qualche modo irresistibile che ha coltivato nel corso degli anni. La lunga marcia di avvicinamento alle elezioni è dunque la storia di una lotta a tutto campo, sia in ambito politico che a livello domestico.

Il confronto Sarkozy – Royal è appassionante (a confronto, il duello Rajoy-Zapatero del 2008 è poco più di un brodino insipido), segnato da continui botta e risposta fra i due giovani candidati. Il primo turno (22. Aprile 2007) vede la vittoria di Sarkozy che, con il 31.2% dei voti affronta il secondo turno in netto vantaggio sulla Royale, ferma al 25.9%. Un risultato che, tuttavia, non garantisce alcuna sicurezza a Sarkozy: Bayrou, il candidato dell’UDF (Union pour la Démocratie Française) è la vera sorpresa delle elezioni con un consistente 18.6%, voti il cui spostamento sull’uno o sull’altro candidato potrebbe capovolgere l’esito finale del confronto. Relativamente al risultate elettorale, vale la pena di sottolineare lo scarso risultato di Le Pen che, con il 10.4%, paga sia la maggiore partecipazione dei votanti che l’apprezzamento per la politica “marziale” di Sarkozy da parte di quello stesso elettorato che, nel 2002, aveva sostenuto il suo FN.

Decisivo sarà  quindi il confronto televisivo del 2. Maggio,. Confronti emozionanti, in cui Sarkozy mette in mostra tutta la sua raffinata e al contempo trascinante oratoria, può ribadire i risultati della sua ventennale esperienza politica (a confronto, la Royal così come Hollande oggi ha pochissimo da ribattere), e soprattutto la famigliarità con l’alta politica nazionale ed internazionale, elementi su cui la Royal lentamente si incastra, avanzando ipotesi di intervento sicuramente immaginifiche (come l’introduzione di un servizio di polizia che accompagni le donne a casa nei quartieri a rischio… a dir poco irrealizzabili), arrivando – nel corso del secondo dibattito elettorale, ad una vera e propria crisi di nervi in diretta televisiva.

La Royal non lo sa ancora – Bayrou in teoria ha garantito il suo appoggio, ma è la fine delle sue aspirazioni politiche. Quattro giorni dopo, il 53% dei francesi sceglie Sarkozy come nuovo Presidente della Repubblica: non appena le prime proiezioni gli garantiscono il successo finale, Sarkozy ed il suo più stretto entourage si esibiscono in una parata improvvisata per il centro di Parigi, preambolo per celebrazioni assai poco in linea con lo stile quasi sacrale della politica francese.

Del resto, con il 6. Maggio 2007 inizia una nuova fase storica – ciò piaccia o meno. Inizia il Sarkozismo (segue).

 


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(Nicolas Sarkozy) Guillaume Paumier, Image released under Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Generico
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