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Come verranno distrutte le armi chimiche della Siria

Come verranno distrutte le armi chimiche della Siria

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Questo post è uscito su GPC a dicembre 2013, lo riproponiamo ora nel momento in cui sta per iniziare la distruzione delle armi chimiche di Al Assad dopo il prossimo imbarco di tali sostanze sulla nave americana Cape Ray nel porto di Gioia Tauro nel prossimo fine settimana
Si chiama Field Hydrolisys System, è il sistema integrato portatile che gli Stati Uniti impiegheranno per distruggere le armi chimiche del regime di Al Assad, le quali a metà gennaio arriveranno in un porto italiano in attesa di essere trattate.
Questo sistema utilizza un reattore pressurizzato ad alta temperatura, acqua, e agenti chimici per modificare la struttura degli agenti nervini e renderli meno tossici.
Gli Stati Uniti stanno allestendo una nave della riserva della marina, usualmente utilizzata per impieghi civili in tempo di pace, per ospitare a bordo due di questi sistemi.
Si tratterà della nave RO-RO Cape Ray la quale ha subito i necessari lavori di conversione presso un cantiere navale della costa est degli Stati Uniti.
La nave opererà in acque internazionali ma si manterrà al largo del porto che fungerà da deposito degli agenti nervini da trattare con i Field Hydrolisys Systems. La nave non imbarcherà tutte le armi chimiche in una sola volta ma eseguirà questa operazione in più viaggi.
Armi chimiche Siria ItaliaIl Field Hydrolisys System tuttavia non è in grado di eliminare fisicamente l’interezza delle armi chimiche che verranno inviate sulla Cape Ray. Una percentuale tra il 15% e il 20% del peso iniziale delle armi chimiche da trattare sarà immagazzinato a bordo come rifiuto, non lavorabile dal Field Hydrolisys System. La Cape Ray, al momento della sua sosta in porto, non solo prenderà a bordo le nuove armi chimiche da trattare, ma scaricherà i rifiuti residui anch’essi tossici, e da trattare a cura del paese ove sorge il porto di transito delle armi chimiche.
Ed è questa una delle parti che ci preoccupa di più. Sì, perché se è vero che esiterebbe una tabella di marcia molto ben definita per la distruzione delle armi chimiche con il Field Hydrolisys System, non si hanno ancora informazioni su come il nostro paese si sia organizzato per smaltire in modo sicuro e corretto i rifiuti residui.
Armi chimiche Siria ItaliaCome vedete, le armi chimiche di Al Assad non verranno versate in mare come a volte si legge sulla rete, ma saranno processate da tecnici militari americani. Tuttavia la sicurezza degli agenti nervini prima della distruzione, la presenza di rifiuti altamente tossici come residui delle operazioni e la sempre presente possibilità di errori umani, difetti degli apparati o negligenze degli operatori ci fanno chiedere ancora una volta perché il nostro paese si sia messo a disposizione della comunità internazionale per gestire operazioni pericolose, mai tentate prima, che mettono realmente a rischio il nostro ecosistema e la vita dei cittadini.
Il nostro governo dovrebbe poi fare un pò di chiarezza su quali siano i porti candidati a questo ingrato compito, e quali misure si voglio prendere per garantire la sicurezza di coloro che si troveranno a meno di 5/10 Km dal sito di stoccaggio. La presenza di armi chimiche in un deposito temporaneo sarà anche un forte richiamo per gruppi terroristici, che ambiscono da sempre al possesso di armi di distruzione di massa.
Insomma di questo fardello riguardante la distruzione della armi chimiche della Siria di Al Assad avremmo fatto volentieri a meno e invece lo subire senza avere nessun ritorno concreto, se non poterci vantare di aver fatto la nostra parte per la pace in medio oriente, con il ruolo di spazzini del mediterraneo.

Aggiornamento del 19 dicembre 2013

Secondo le dichiarazioni del ministro Bonino la nave americana Cape Ray dovrebbe imbarcare tutte le armi chimiche di Al Assad e i precursori binari in un’unica sosta in porto, questo limiterebbe la presenza di queste sostanze sul suolo italiano a pochi giorni.
Non risulta ancora chiaro dove verranno stoccati e processati i residui del processo di idrolisi che secondo i protocolli americani dello STRATCOM vanno gestiti dal paese ospitante il porto logistico.

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