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Corridoi umanitari marini per la Siria

Corridoi umanitari marini per la Siria

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Roma 17 febbraio 2012

La Turchia sta studiando la creazione di “corridoi umanitari” via mare per rifornire la popolazione che si oppone al regime di Assad. Questa soluzione sarebbe preferita da Ankara, mentre i francesi premono per aprire corridoi terresti dal confine turco.

Una Fregata turca Classe Perry

La soluzione proposta dal governo di Ankara cerca di raggiungere il risultato voluto evitando i rischi correlati ad un intervento terreste. Ricordiamo che Damasco ha minacciato una guerra su larga scala nei confronti della Turchia “quando il primo piede di un soldato turco avesse oltrepassato il confine”. In questo modo nessun soldato turco dovrebbe mettere piede in Siria, inoltre la responsabilità di tale gesto sarebbe divisa tra le varie nazioni che con i propri mezzi navali effettuerebbero i rifornimenti, e la Turchia non sarebbe individuata come l’unico nemico da combattere da parte dei lealisti.

Questo scenario lascia il nostro team di analisi quantomeno perplesso. La Siria lealista, possiede armi antinave di ultima generazione e la costa è per Assad la parte più fedele del paese. Un intervento su corridoi marini richiede inoltre l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cosa tutt’altro che scontata. Altro aspetto da non sottovalutare è la presenza di una potente flotta inviata dalla Russia all’inizio di Gennaio e ad oggi tuttora operante in zona. La Russia ha una alleanza militare in essere con la Siria e la presenza della flotta rappresenta un forte deterrente ad operazioni aeronavali occidentali contro Assad.

In assenza di una risoluzione del consiglio di sicurezza che autorizzasse l’operazione pensata da Erdogan e ancor di più dal suo ministro degli esteri, potrebbe essere nei fatti molto più pericolosa e destabilizzante per gli equilibri mondiali di quanto non sarebbe il tanto annunciato attacco contro le installazioni nucleari dell’Iran.

Intanto la Siria continua ad essere meta di missioni diplomatiche ad alto livello. Dopo la visita del ministro degli esteri russo e del capo dei servizi di informazione di Mosca, ieri è arrivato a Damasco il viceministro degli esteri cinese, che ha incontrato Assad e i vertici del regime, Cina che insieme alla Russia ha utilizzato il proprio potere di veto per bloccare la risoluzione Arabo-Occidentale, che chiedeva le dimissioni di Assad.

In conclusione riteniamo l’ipotesi di corridoi umanitari marini sicuramente più sicura per i turchi ma molto più pericolosa per tutto l’occidente, visto il confronto diretto con la flotta di Mosca. Non abbiamo sufficienti informazioni per esprimere un giudizio sulla posizione americana, ma riteniamo vista l’assenza di movimenti significativi di navi americane in mediterraneo che Washington non abbia dato luce verde.

Se Ankara vorrà procedere su questa strada la percorrerà da sola, ma la Siria non è Gaza e la flotta Russa non è la marina di Israele.

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