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Cosa è veramente la Shari’a?


Cosa è veramente la Shari’a?


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Per la rubrica “Voce dei Lettori” riceviamo e pubblichiamo con piacere un post di Ahmed al Kalafrisi sul significato teologico e pratico della Shari’a, un po’ di chiarezza su di un tema dibattuto a volte con scarsa conoscenza dello stesso.

A causa dei continui riferimenti a termini inerenti alla religione islamica, mi sembra opportuno, di fronte alle spiacevoli semplificazioni lessicali cui i nostri mezzi di informazione ci hanno abituati (vuoi per legittime necessità di comunicazione, vuoi con deliberato intento denigratorio) chiarire il senso e il significato di una parola che assume troppo spesso un carattere macabro e contraddittorio. Sono molte le parole arabe che vengono gettate nell’arena dello scontro politico, spesso della più bassa e becera politica, senza che nessuno spieghi veramente il loro significato, tra esse vi sono Jihad, Fatwa, “Califfato” e Shari’a. Ognuna di queste parole ha una sua dignità, ma per smontare la visione distorta che si ha oggi dell’Islam (e mi riferisco anche e soprattutto alla visione degli islamisti) occorre prendere il toro per le corna e comprendere il significato della “Shari’a”
La parola Shari’a viene regolarmente resa in italiano come “Legge Islamica” , ma è una traduzione che non rende conto della complessità e delle profondità di questo termine arabo.
Innanzi tutto, ci vuole la traduzione letterale della parola: Sharia significa “percorso che conduce alla fonte”, essendo shar’a il verbo che indica appunto l’abbeverarsi.
L’Islam è la religione del monoteismo assoluto. In questa concezione della vita come percorso verso Dio, tra alti e bassi, ascese e cadute, gioie e momenti di scoramento, non vi è spazio per nulla che non sia sacro. Il motivo per cui l’Islam permea completamente la vita del musulmano non sta in strani elementi della cultura orientale o araba. Elementi di cui molti scribacchini di ogni epoca si sono riempiti la bocca senza conoscere alcunché, sta nella (più o meno profonda) comprensione del fatto che ogni singola azione, ogni singola cosa del Dunya (cioè del mondo inteso come materiale) è transitorio, e non è altro che una – ultima – conseguenza di quella Unica Realtà che è Dio, cui si attribuisce la Creazione, la Reiterazione della Creazione in ogni istante, e la creazione di tutto ciò che l’uomo fa, pensa e produce. Quindi la Shari’a è un allinearsi a questa Realtà, le cinque preghiere quotidiane altro scopo non hanno se non orientare l’animo umano verso questo Mistero.
Fin qui si è abbozzata solo una idea di quello che è la Shari’a dal punto di vista teologico, ma cosa significa applicare la Shari’a?
Per capire cosa questo significhi, innanzi tutto è necessario comprendere quali siano le fonti della Legge: esse sono il Corano e la Sunna(1). Il Profeta dell’Islam è stato il primo ad applicare la Legge scesa con il Corano, ed è senz’altro il riferimento più importante per i giuristi. La Shari’a che il Profeta applicò non era rigido letteralismo, ma si adattava alle circostanze e si informava alla misericordia, e ad uno sguardo attento al senso della proporzione e della gradualità.
Con ciò non si vuol dire che la Shari’a non abbia i suoi elementi di ferreo rigore, ma si vuole porre l’accento sul fatto che appunto essa non è un insieme di regole ferree o morbide che siano, bensì è – oltre che un complesso sistema giuridico che analizza con attenzione delitti e pene – anche un universo di principi interpretativi e di procedure per l’accertamento delle colpe. Procedure che vanno quasi sempre a tutto vantaggio del più accorto garantismo(2), in virtù oltretutto di un Hadith(3) che recita “meglio un colpevole in libertà che un innocente in catene”. Quando si dice che un musulmano è integralista “perché segue la Shari’a”, si dice una grande castroneria. E’ musulmano perché segue la Shari’a e non potrebbe fare altrimenti. Essa, già dal medioevo, è uno strumento per integrarsi pienamente nelle culture dei territori ospitanti le cui popolazioni e leggi fossero di altre religioni, e di contro, per accogliere e gettare ponti, più che per respingere e alzare muri, in un’ottica universalista.
Importante precisazione, che deve essere presa molto seriamente e senza ambiguità alcuna, nel mondo attuale la “Legge Islamica” non è istituzionalmente applicata in alcuna parte del mondo. Sarò più esplicito: Dalle filippine alle coste atlantiche, dal Caucaso all’Africa sub-sahariana non vi è un solo metro quadrato in cui vi sia applicata una qualsivoglia autorità politica che poggi le sue fondamenta sull’Islam. Vi sono dei contesti in cui la religione è semplicemente usata come copertura politica, in altri casi invece vi è davvero un sincero tentativo di ispirarsi a quei principi che si evincono dal Corano e dalla Sunna(4), vi sono paesi in cui la “qualità” dell’Islam e dei suoi Sapienti è nettamente migliore di altri(5), o in generale paesi in cui i governanti – o parte consistente della popolazione – sono di fatto guidati da Shuyukh(6) autentici(7) e paesi che emarginano le migliori figure religiose in nome del fanatismo islamista o modernista(8). Questo grande spettro di realtà esiste, ma non vi è alcuna autorità politica islamica, attualmente, su questo pianeta.
Ciò detto occorre fare un passo indietro per comprendere cosa fosse applicare la Shari’a nei 14 secoli che hanno preceduto il definitivo tracollo dell’autorità califfale nel 1919.
Non si può parlare di Shari’a senza parlare della lunga tradizione del Diritto islamico.
I dibattiti aperti tra i giuristi hanno dato origine alla divisione in quattro mahaddab(9), che propongono quattro diversi modi di vivere l’Islam e di applicarne i principi, che tuttavia non hanno mai tentato di delegittimarsi a vicenda, al contrario, un giurista di una scuola può, per esempio, trovare la soluzione di un dato problema tra le “soluzioni” proposte in un’altra scuola e consigliare ad un credente di comportarsi in una data maniera in base ad una fatwa(10) emessa da un’altra scuola.
Le scuole giuridiche sono: Hanafita, Malikita, Asharita e – ultima – Hanbalita. E’ il caso di soffermarsi un istante sull’ultima. E’ l’ultima in ordine cronologico, ed è anche quella più “letteralista”. Con ciò non significa assolutamente che la figura del suo fondatore, Ibn Hanbal, sia in qualche modo riconducibile a una qualsiasi delle degenerazioni che seguiranno, anzi, saranno proprio i giuristi Hanbaliti ad esprimersi per primi – proprio in ragione della loro “prossimità” – nei confronti di quello che dal loro seno nascerà, come un tumore.
Uno degli hanbaliti più famosi, Ibn Taymyya, aprì la porta, con le sue interpretazioni –suo malgrado – ai peggiori guasti. Il suo pensiero segna il punto di non ritorno nel percorso dell’Islam fondamentalista. Questo personaggio è l’ispiratore diretto della Salafiyya, ossia quel movimento che vorrebbe recuperare la saggezza e la purezza dei Salaf, dei Compagni del Profeta.
Non voglio dilungarmi troppo, ma con Ibn Wahab, prima e Al-Albani, poi, furono minate le basi stesse del diritto islamico, le loro fondamenta, in nome di una rivolta contro l’autorità che ha origini lontanissime sia nel tempo (influssi di movimenti politici sorti insieme al primo islam) che nello spazio (vediamo il ruolo degli occidentali nell’affermazione della famiglia Saud).
In questo contesto politico-culturale la Shari’a diviene appunto solo una lista di regole con un gran tagliare di teste e mozzare di mani, volgari slogan sostituiscono i principi della sapienza e l’Islam diviene ideologia, diviene islamismo.
Ma il fenomeno ISIS arriva dove non si era spinto nessuno prima, esso abbandona qualsiasi rispetto anche solo formale delle più semplici regole dell’Islam e non ha niente a che fare con i musulmani che abbiamo incontrato in altre aree del mondo, nemmeno coi più “cattivi”. Pur deprecando personalmente elementi sostanziali della scuola Deobandi – quella dei Talebani(11,) per intenderci – trovo che non vi siano assolutamente paragoni tra i due movimenti, da nessun punto di vista.
Questo testo nasce, ad esempio, dalla notizia che i corpi di alcune vittime degli scontri sarebbero stati riempiti d’esplosivo, cosa semplicemente impensabile, in una prospettiva islamica, essendo il corpo (anche del nemico) assolutamente inviolabile. Ma è inutile dire che di esempi del genere possono esserne fatti a centinaia: questione del rispetto verso le donne e i bambini, i prigionieri, le chiese, i resti archeologici, l’ambiente, le orrende esecuzioni col fuoco, atteggiamento nei confronti di alcol e droghe.. praticamente tutto quello che fanno o dicono è l’applicazione esclusiva delle proprie distorsioni e perversioni.
Concludo, e in modo non lineare, dopo aver accennato a questa terribile attualità, ritorno alle parole del Profeta Muhammad (su di lui la Pace e le Benedizioni Divine), parole che oggi più che mai dovrebbero far riflettere sulla situazione dei nostri vicini arabi e su noi stessi:
“Una volta Muhammad riferendosi ai conflitti tra le religioni, disse <questo accadrà al tempo in cui la conoscenza abbandonerà il mondo>. Said disse <<O Messaggero di Allah, come sarà possibile che la conoscenza sparisca dal mondo, se noi leggiamo il Corano e lo insegniamo ai nostri figli e i nostri figli ai loro e così fino all’ultimo giorno?>> Muhammad rispose <O Said, ti credevo l’uomo più istruito di Medina, forse che gli Ebrei e i Cristiani che leggono la Bibbia e il Vangelo, si conformano ad essi?>”

1 La tradizione profetica, i detti e i fatti, così come i silenzi e le inazioni del Profeta Muhammad.

2 Se da un lato vi è la pena capitale per l’adulterio, dall’altro le condizioni per cui questo adulterio possa essere provato sono a dir poco proibitive.
3 Detto del Profeta
4 Da questo punto di vista ho sentito parlare molto bene della Mauritania
5 Il Senegal, ad esempio, sembra essere rimasto immune dall’infezione fondamentalista.
6 È il plurale si Shaykh, che potremmo tradurre con “maestro spirituale”.
7 Un esempio è la Cecenia.
8 Che sono poi la stessa cosa, a ben guardare.
9 Scuole giuridiche
10 Responso giuridico
11 Vi sarebbe da fare anche la differenza tra talebani Afghani e Pakistani, e da considerare che ai primi vengono attribuite colpe terribili che sono il risultato di attacchi terroristici di altri gruppi.

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Comment(7)

  1. Si ok, tutti bravi tutti buoni, voglio vedere quando comincieranno a comandare se i cosiddetti “moderati” diranno: “ma no ma ci mancherebbe, lasciatelo pure il crocifisso nelle scuole dove vanno anche i nostri figli, ma no continuate pure a fare il presepe che a noi non turba, ma assolutamente non ci danno fastidio le donne in costume, le nostre hanno fuori solo gli occhi perché si vergognano”..

    Sarebbe cosa buona e giusta se se ne stessero tutti quanti a casa loro, che sotto sotto a noi cristiani, noi occidentali ci odiano.

    Ognuno può dire la propria, ma io su di loro non cambio idea, ho a che fare ogni giorno con queste persone e di “moderati” ne devo ancora conoscere..

  2. Io di moderati ne conosco uno , e mi fatto comprendere che l’Islam ama la vita . Per contro conosco tanti cristiani che darebbero fuoco al proprio fratello perché tifa una squadra diversa dalla sua.

  3. Verissimo, ma non ho mai incontrato cristiani che hanno assaltato una redazione di un giornale con kalashnikov per degli insulti al proprio Dio.

    E si che di insulti, chiese distrutte e statue devastate se ne sono viste ultimamente!

    Fino ad ora mi sembra che qua da noi abbiamo solo preteso, ma dato ben poco.

    Spero di conoscere anche io una persona come quella che ha conosciuto lei.

  4. il cristianesimo ha rivoluzionato il mondo perchè il Dio cristiano parla di amore e perdono, di uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio. Ordina di amare i propri nemici e pregare per loro..se un cristiano non osserva questo non è un buon cristiano e non si può addebitare al cristianesimo il suo comportamento.

    L’articolo dimentica due caratteristiche importanti..
    1) i precetti coranici più recenti annullano quelli più antichi (i precetti meno moderati sono proprio quelli più recenti)
    2) per un musulmano è permesso mentire per far si che l’Islam trionfi.

    Va ricordato inoltre che la carta dei diritti dell’Uomo è basata sui principi cristiani di eguaglianza..e i paesi musulmani non hanno MAI firmato quel documento. Questo perchè non solo la donna è inferiore all’uomo per l’islam , ma sopratutto l’infedele è inferiore al musulmano.

    E’ vero , ci sono tanti musulmani da buona volonta, pacifici. Però il Corano invita a lottare perchè l’Islam domini il mondo. Solo allora ci sarà pace.
    Islam significa sottomissione. Ed un musulmano che non lotta per questo fine non è un buon musulmano..

    http://pontilex.org/2011/08/cosa-dice-il-corano-davvero-degli-infedeli/comment-page-1/

    http://www.thereligionofpeace.com/

    ..ecco perchè i cosidetti musulmani moderati non esistono.

  5. ovviamente il primo link mostra come i difensori a tutti i costi dell’Islam cerchino di mistificare la verità (in questo caso arrivando ad ammorbidire le parole stesse del corano..lavoro simile a quello svolto dal presente articolo ) per giustificare le terribili violenze e persecuzioni perpetrate in nome dell’Islam non solo ai nostri tempi ma anche nel corso di tutta la storia dell’islam..

    http://filoapiombo.blogspot.it/2008/10/il-mito-della-tollerante-andalusia.html
    http://www.ioamolitalia.it/blogs/la-verita-vi-rendera-liberi/gli-800-martiri-di-otranto-vittime-dell-islam-proclamati-santi.html
    http://diavolineri.net/islam/jihad-contro-i-cristiani/

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