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Countdown a Semnan

Countdown a Semnan

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Da Baghdad il 23 maggio non sarà possibile vedere il missile Shahab 3 alzarsi in volo dalla base missilistica di Semnan nell’Iran nord orientale, e neppure si potrà sentire il rombo del suo motore a combustibile liquido, ma non è possibile pensare che questo atto non sia un messaggio per coloro i quali dopo pochi minuti inizieranno i colloqui per evitare una guerra nella regione.

Il test missilistico, anche se si prefigge formalmente di mettere in orbita un piccolo satellite del peso di circa cinquanta chilogrammi, è teoricamente proibito da una risoluzione delle Nazioni Unite del 2007 che diffida la repubblica iraniana dal compiere lanci missilistici. Ma di quella risoluzione l’Iran non si è mai curato e ha proceduto spedito insieme agli alleati nord coreani allo sviluppo della tecnologia missilistica. Questo test appare comunque una mossa con una pessima tempistica, un così chiaro gesto di sfida e di dimostrazione di capacità militare non potrà che ostacolare i negoziati. Come può presentarsi il dott. Jalili ad un tavolo negoziale dove dovrà fare delle promesse a media e lunga scadenza mentre il suo paese sfida l’autorità delle Nazioni Unite con un lancio di un vettore balistico? Certo è che questo è un modo per evidenziare il fallimento delle Nazioni Unite nel trattare le crisi internazionali, ed è anche un modo per ribadire che l’Iran ha la volontà e la capacità di raggiungere traguardi scientifici e militari di livello strategico.

A differenza del tentato lancio del vettore Uhna 3 da parte dei nord corani nello scorso mese di aprile il lancio del missile iraniano, che comunque deriva dal vettore No-Dong1 nord-coreano, ha ottime possibilità di successo, essendo tale tipo di vettore già sperimentato in passato con esito positivo. Questo vettore ha dimostrato di essere in grado di trasportare una testata nucleare chimica o convenzionale di 800 Kg a più di 2500 Km di distanza, forse oltre 3000. Con un raggio simile non solo l’Iran può colpire la penisola araba ed Israele ma può colpire bersagli in Turchia, e capitali europee come Roma, Mosca e Berlino. Il problema quindi non è un problema solo degli arabi o di Israele è un problema che inizia a toccare anche le nazioni del famoso gruppo del 5+1 e anche se per ora questi governi fanno finta di non vedere il pericolo, il nuovo satellite di Tehran ricorderà a tutti che tra poco una nuova potenza regionale cercherà di farsi largo nel mondo a scapito dei paesi occidentali.

Chiudiamo l’articolo con una piccola provocazione: chissà se dalle parti dell’Afghanistan il 23 maggio, a distanza utile da Semnan, ci sarà in volo questo strano 747…….

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