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Egitto: Morsi non si dimette l’esercito pronto ad intervenire

Egitto: Morsi non si dimette l’esercito pronto ad intervenire

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Colpo di stato in EgittoIl tramonto sarà il momento decisivo per l’Egitto dei Fratelli Mussulmani, le forze armate non possono attendere oltre, ogni minuto che trascorre le fila dei militanti della Fratellanza pronti a combattere, e in parte pronti al martirio, si ingrossano sempre di più, si addestrano e si preparano a resistere con le armi alla volontà dell’esercito di resettare le istituzioni egiziane.
In tutte le occasioni in cui l’esercito ha preso temporaneamente il potere in Egitto, l’azione delle forze armate è scattata dopo il tramonto, quando lavoratori e studenti non interessati a rischiare la loro vita per le prorpie idee solitamente sono a casa, in modo da minimizzare i possibili problemi di ordine pubblico e le conseguenti perdite di vite umane.
In questa occasione però lo scenario è diverso. Il presidente al potere invita alla resistenza, si proclama pronto al martirio anche se allo stesso tempo invoca l’unità del paese. In questa occasione milioni di egiziani sono per le strade con idee opposte su come debbano essere risolti i problemi della nazione.
Milioni, non migliaia di persone, che la notte non tornano a casa, milioni di disoccupati e studenti senza futuro sono pronti a darsi battaglia quando le forze armate scioglieranno il parlamento e vorranno occupare il palazzo presidenziale.
In questo clima, e non a caso sempre dopo il tramonto, per due volte Morsi ha parlato alla nazione dai microfoni della televisione di stato, sono stati due dei peggiori discorsi di sempre del Leader dei fratelli mussulmani, che ha sì parlato a braccio ma che spesso si ripeteva, non sapeva come convincere i militari a non intervenire e a rientrare nelle caserme, è apparso impaurito e isolato, si è giustificato ammettendo i propri errori nella gestione dell’Egitto.
Morsi ha anche detto che l’esercito è sacro, difende la nazione e va rispettato, poi subito dopo però ha ricordato che solo lui è legittimato a governare, solo lui è stato eletto dal popolo e rimarrà alla presidenza fino alla fine del mandato nel 2017 e che egli è pronto a versare il proprio sangue per difendere la sua legittimazione. Non gli interessa se questa decisione porterà ad un bagno di sangue, non gli interessa andare allo scontro frontale con un’opposizione ora maggioranza nel paese.
Così oggi i miliari, gli oppositori, i membri della fratellanza si prepareranno alla prossima notte, una notte di combattimenti, sangue e morti.
L’Egitto che domani sorgerà dopo lo scontro di questa notte potrebbe risvegliarsi nel caos, con le forze armate ormai costrette a reprimere con la violenza il desiderio di martirio che ogni discorso di Morsi accresce nei suoi seguaci.
Il tempismo sarà determinante nell’esito della crisi democratica in Egitto, il tempismo dell’intervento dei militari farà la differenza tra un futuro Egitto democratico e una sanguinosa guerra civile.
I primi carri armati hanno atto la loro comparsa nel centro del Cairo in particolare davanti al ministero della difesa.

photo by: Jonathan Rashad