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Erdogan: la fine di un leader.

Erdogan: la fine di un leader.

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In questi giorni si sta consumando la fine politica di un leader mediorientale, un leader della nazione che ha conosciuto una grande crescita economica, una sempre maggior influenza politica e un costante aumento di popolarità nel mondo mussulmano, leader che sta perdendo la propria credibilità a livello mondiale, parliamo della Turchia e del suo primo ministro Erdogan.
Erdogan sta perdendo la propria credibilità e la stima dei vicini non perchè la Turchia non sta intervenendo in prima persona nella crisi siriana, ma perchè nelle scorse settimane ha minacciato, anzi promesso di intervenire duramente contro il regime Alawita nel caso in cui il territorio turco fosse attaccato un’altra volta dopo il grave episodio che ha portato alla morte di cinque cittadini turchi. Dopo quel fatto Erdogan si è fatto concedere dal parlamento la facoltà di ordinare azioni militari al di fuori del territorio turco rendendo concreta, anche sotto il punto di vista del diritto, la sua minaccia. Bene, da quel giorno ogni giorno colpi di mortaio o di artiglieria hanno colpito la Turchia provenendo dalla Siria. Ad ogni colpo di mortaio siriano, seguito dalla blanda ed inutile reazione turca, Erdogan perde la propria forza di dissuasione nei confronti dei nemici della Turchia, interni ed esterni.
Il primo ministro turco nei giorni scorsi ha citato lo storico e filosofo e funzionario romano Vegezio con la frase “Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum” che tradotta con un certo grado di libertà è riportata “se vuoi la pace prepara la guerra”.
Oggi da questo nostro sito vorremmo ricordare ad Erdogan un altro episodio della storia romana:”le forche caudine“. Le spieghiamo ai molti lettori stranieri che leggono GPC e ai quali i traduttori automatici fornirebbero una traduzione errata del termine “Forche Caudine”.
Siamo al tempo delle Guerre Sannitiche, l’esercito Romano venne indotto a cadere in una trappola e per i romani non c’era nessuna speranza di vittoria. Il comandante dei sanniti non sapendo però cosa fare una volta bloccati i romani nell’ampia gola dell’imboscata chiese al padre, re dei Sanniti, cosa fare dei romani. Il Re inviò un messaggero dicendo al figlio di lasciare andare i romani senza torcere loro un capello, ma la risposta non piacque al figlio che rimando il messaggero per chiedere nuovamente il parere del padre. Il messaggero torno e disse che il Re aveva suggerito questa volta di uccidere tutti i romani dal primo all’ultimo. Anche questa risposta non piacque al comandante sul campo dei sanniti e anzi esso temette che il re avesse perso la ragione. Ma non era così il Re era ben conscio della situazione e spiegò le proprie risposte. Egli propose di lasciare andare liberi, sani e salvi i romani garantendosi così la gratitudine di Roma oppure di uccidere tutti i soldati e sperare poi di vincere la guerra sul campo, come scrisse poi Livio :”tertium nullum consilium esse ( Non esiste una terza via )”.
Ma i Sanniti decisero diversamente non lasciarono andare liberi i romani e nemmeno li uccisero tutti, bensi li umiliarono e nel parapiglia alcuni Romani furono uccisi e altri feriti, Roma si indignò di questo fatto proclamo un reclutamento straordinario di militari, elesse un dittatore per gestire temporaneamente la situazione e alla fine sterminò i sanniti.
Per carità, nessuno pensa che i Turchi verranno sterminati se proseguiranno su questa strada, ma questo episodio storico serve a ricordare che nelle relazioni tra stati in conflitto bisogna essere risoluti e decisi. O pace o guerra, o una vera ritorsione o nessuna ritorsione, o si pronunciano minacce che poi verranno mantenute oppure è meglio non minacciare nessuno. Questo deve ricordare al governo di Erdogan l’episodio delle forche caudine: tertium nullum consilium esse……

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