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I giorni delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki

I giorni delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki

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Wikipedia commonGPC con questo breve pezzo vuole ricordare le vittime dei due bombardamenti nucleari che causarono nel 1945 la morte di migliaia di persone, nella maggior parte civili e che determinarono la resa incondizionata del Giappone. Il 6 agosto del 1945 su Hiroshima e il 9 su Nagasaki l’aviazione americana sganciò due ordigni atomici, entrambi furono fatti detonare non al suolo ma al di sopra delle città al fine di ottenere il massimo danno possibile. In un breve momento la tremenda energia dei due ordigni distrusse in modo totale due città del Giappone, fino a quel momento relativamente risparmiate dai bombardamenti convenzionali. Due città costruite con le tipiche case giapponesi in legno, che furono spazzate via dagli effetti dell’esplosione nucleare. La grande sfera di fuoco e la devastante onda d’urto cancellarono vite, sogni e speranze di gran parte degli abitanti, senza aver cura di discriminare tra civili e militari, adulti o bambini, uomini o donne. E chi non venne vaporizzato dall’esplosione ebbe a volte sorte peggiore: per le ustioni in primo luogo, che sfigurarono migliaia di giapponesi, per le dosi massicce di radiazioni che uccisero nei giorni successivi centinaia di abitanti. La bomba, anzi le bombe, abbreviarono la guerra, evitarono la morte di migliaia di soldati americani, ma furono senza dubbio un crimine contro l’umanità, uno dei tanti della seconda guerra mondiale compiuti da tutte le parti in conflitto, come dimenticare i soprusi dei giapponesi in Cina, o nelle Filippine o in Corea? Come dimenticare il bombardamento incendiario di Dresda, che causò più morti della bomba di Nagasaki? Come dimenticare le violenze e l’uccisione di milioni di ebrei da parte dei nazisti? E tanti altri fatti più o meno noti che videro protagonisti inglesi, italiani, francesi, truppe coloniali. Ma il fatto di Hiroshima e Nagasaki rappresenta un unicum.
In un attimo, con un solo ordigno, con la decisione di un solo uomo, si possono cancellare decine di migliaia di vite. Oggi questo aspetto terribile delle armi atomiche va ricordato al mondo intero, in un momento nel quale stiamo assistendo ad una corsa alle armi atomiche, in medio oriente ma non solo, e stiamo assistendo ad un ammodernamento degli arsenali atomici delle grandi potenze e cosa ancora più preoccupante ad un cambio di dottrina nell’uso delle armi atomiche, viste sempre più come un mezzo ammissibile nella guerra moderna.
In questi mesi nei quali il mondo cercherà nuovi equilibri geopolitici e militari tutti, ad ogni livello della società, devono ricordare le capacità delle armi atomiche, oggi molto ma molto più potenti di quelle sganciate sul Giappone, fare ogni sforzo per evitare la proliferazione di nuovi stati armati di armi atomiche e fare ogni sforzo per ridurre gli arsenali esistenti.
La cosa non è semplice è neppure priva di rischi ma il ricordo della storia, il ricordo delle immani sofferenze che due piccole armi atomiche hanno causato nel Giappone del 1945, il ricordo dei civili vittime predefinite di una guerra nucleare, devono spingere ognuno di noi a fare quanto in suo potere per ridurre gli arsenali nucleari in modo razionale ed equilibrato.

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Comment(2)

  1. Questa volta non sono del tutto d’accordo con la analisi che avete riportato e specificatamente nella frase dove riportate: “La bomba, anzi le bombe, abbreviarono la guerra…”

    http://www.massimolizzi.it/2012/08/la-bomba-atomica-su-hiroshima-e-nagasaky.html

    Qui uno stralcio di un articolo che reputo molto interessante su questo tema:
    “Il Giappone era disponibile alla resa anche prima di Hiroshima e non è stata la bomba atomica a determinare la fine della guerra. Prima della Conferenza di Potsdam (luglio del 1945), i giapponesi chiesero la mediazione dei sovietici e poi degli svedesi per trattare le condizioni di una resa onorevole. Gli Usa vollero imporre una resa incondizionata. Cosa che fece la stessa Conferenza di Potsdam il 26 luglio: il Giappone doveva rinunciare a tutto il suo impero d’oltre mare, essere occupato e veder puniti i suoi criminali di guerra. A fronte di questo ultimatum non fece seguito nessuna dichiarazione negativa da parte giapponese. L’unica dichiarazione pubblica in proposito fu quella del primo ministro Suzuki (facente parte del partito della trattativa), che in una conferenza stampa del 30 luglio, a precisa domanda, prese tempo e disse di non voler commentare”.
    Fonte: http://www.massimolizzi.it/2012/08/la-bomba-atomica-su-hiroshima-e-nagasaky.html

    Sulla buona fede dei sovietici nei confronti del Giappone abbiamo forti dubbi. Ricordiamo che dal 8 al 31 agosto Unione Sovietica e Giappone furono in guerra, nonostante fosse ancora in vigore il patto di non aggressione tra Mosca e Tokio, denunciato da Stalin

  2. Attaccarono per non perdere decine e decine di migliaia di soldati, prima di issare la bandiera americana al centro di Tokio, con la scusa inaccettabile del massacro subito a Pearl Harbor. Senza considerare l’ecatombe di civili inermi, è stato il peggiore evento della storia, che riguardi l’onore militare. Nei primi minuti dell’undici settembre sentii dire “i giapponesi”, ci credetti subito.

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