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Il prossimo grande problema europeo

Il prossimo grande problema europeo

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Pochi giorni orsono la nota rivista economica “The Economist” è andata in stampa con una copertina tutta dedicata alla Francia. Troviamo rappresentate delle baguette (tipiche francesi) legate insieme come dei candelotti di dinamite, con una miccia accesa. Insomma, l’immagine e il messaggio sono chiari ed inequivocabili. Nemmeno a dirlo, i francesi, media e politici si sono immediatamente indignati per la copertina e il relativo articolo.

L’Economist non è per nulla generoso nei confronti della Francia, l’articolo è sicuramente molto severo e molto pessimista. Ci chiediamo, quindi, se le ipotesi prospettate in tale articolo siano verosimili o se siano pervase da una vena eccessiva di pessimismo. La tesi sostenuta nell’editoriale è che la crisi dell’Euro si sia momentaneamente placata. Su GPC parliamo più raramente di questioni europee e ancora meno di vicende interne italiane, tuttavia in passato abbiamo sostenuto che il sacrificio chiesto a Grecia, Spagna e Italia (ma anche Portogallo e Irlanda) era volto a placare i mercati internazionali sul breve periodo. Per quanto concerne infatti il riequilibrio dei conti ci vorranno anni e anni, dunque da questo punto di vista l’ottica è sicuramente di lungo periodo. Ma sul breve periodo era necessario dare segnali forti ai mercati internazionali, e così è stato fatto con la tristemente nota politica di austerity.

Fin da subito, però, abbiamo messo in luce il fatto che tale calma fosse del tutto apparente e transitoria, infatti l’economia reale naviga tutt’ora in cattivissime acque: uno su tutti il dato sulla disoccupazione in ciascuno dei paesi periferici europei.

In tutto questo Germania e Francia hanno osservato con un certo distacco quanto stesse accadendo nei paesi periferici: scioperi, proteste e anche violenze di vario tipo. Ma la musica sembra cambiata da qualche settimana a questa parte ed è giunta anche la certificazione da parte di voci importanti.

Dapprima l’economia del colosso europeo ha cominciato a dare segnali di rallentamento, segnali preoccupanti di certo, ma che non stupiscono vista la situazione in cui versa il principale mercato di sbocco tedesco, ovvero l’Europa. E poi arriva la Francia, caso molto più delicato rispetto alla Germania che, dall’alto della propria solidità può comunque dormire sonni molto tranquilli.

La Francia è sempre al centro di numerose discussioni tra economisti: chi la vuole vicina al motore produttivo europeo, chi invece la colloca molto più vicina ai cosiddetti PIIGS. Attualmente, in effetti, ci sembra più vicina a questi ultimi e i motivi stanno tutti nei numeri. Il colosso transalpino ha avuto moltissimi benefici dall’Euro, sia in termini politici (ha evitato una marginalizzazione tutta ad opera dei tedeschi), ma anche in termini economici. Il governo francese può infatti finanziarsi sui mercati a buon prezzo (lo spread è saldamente in zona favorevole e lontanissimo rispetto a Italia e Spagna).

Gli aspetti negativi però non mancano e da questo momento in poi potrebbero acquistare un peso specifico superiore ai benefici strutturali tipici della Francia. Un dato sicuramente preoccupante è la disoccupazione: quella complessiva viaggia intorno al 10%, mentre quella giovanile raggiunge il 25% e questi ben sappiamo essere numeri “importanti”.

Un altro argomento di riflessione è il rapporto deficit – PIL passato dal 22% al 90%, alimentato da una spesa pubblica intorno al 60% del PIL. Queste cifre sono consistenti ma vale la pena ricordarlo che non sono da “allarme rosso”. Di certo, come si suole dire, non c’è da “dormire sugli allori”.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, abbiamo già detto della disoccupazione. Per gli occupati bisogna ricordare come il mercato francese sia tra i più rigidi e costosi d’Europa. Dal lato delle aziende il panorama non è più roseo: anche qui le rigidità sono notevoli al punto che dal lontano 1987 nessuna nuova azienda è stata quotata al CAC-40. I costi elevati del lavoro fanno sì, inoltre, che la Francia abbia un numero complessivamente inferiore di piccole e medie aziende, rispetto a Germania e Italia. E ben sappiamo, ormai, che il vero motore dell’economia sono proprio le aziende medie e piccole.

La situazione insomma è sicuramente fonte di allarme. Negli ultimi 12 mesi i mercati finanziari hanno letteralmente martellato i paesi europei periferici, dando vita a una serie di avvicendamenti a livello governativo (Italia inclusa). La Francia fino ad oggi è stata lasciata ai margini dei movimenti speculativi dando tutto il tempo al premier Hollande di imprimere la svolta riformista rispetto al precedente indirizzo di Sarkozy. Tuttavia questo indirizzo riformatore non sta arrivando e la situazione francese assomiglia più ad una “palude” decisionale. Per loro stessa natura, tuttavia, i mercati finanziari non aspettano e probabilmente il tempo a disposizione di Hollande sta per terminare. Alla fine di questo periodo di immunità, la Francia potrebbe risentire direttamente degli influssi negativi, a partire dal proprio spread. Nei prossimi mesi vedremo se dopo Grecia, Spagna, Italia anche la Francia dovrà fronteggiare i malumori dei mercati finanziari.

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Econ1 Analista economico, si occupa principalmente di temi macroeconomici, Europa, Cina, Cinafrica. Economia dello sviluppo e temi di economia ambientale. Contattabile via mail (in calce).