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Italia la non violenza che accende il cambiamento ( La Ahimsa di Ghandi)

Italia la non violenza che accende il cambiamento ( La Ahimsa di Ghandi)

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Scriviamo questo post dopo aver assistito a troppi atti di violenza inutile nella città di Torino e dopo aver osservato la solidarietà tra le forze dell’ordine e molti cittadini che manifestavano pacificamente.
Lunedì 9 dicembre in molte città d’Italia cittadini comuni, studenti, lavoratori, piccoli imprenditori, commercianti, pensionati, autotrasportatori si sono ritrovati nelle piazze e nelle strade per fare sentire la propria voce, una voce soffocata dalla politica ingessata di questo nostro paese e dalle catene imposte da un’europa di burocrati.
La politica non rappresenta più la gran parte dei cittadini italiani, così anche una manifestazione apparentemente disorganizzata come la protesta del 9 dicembre, ha catalizzato l’attenzione e ha determinato la partecipazione di diverse migliaia di persone.
Una partecipazione che nella stragrande maggioranza dei casi è stata non violenta, ma che a Torino si è trasformata in guerriglia urbana, determinando il fallimento della protesta.

"God is truth. The way to truth lies through ahimsa (nonviolence)" Dio è la Verità. La via per la verità risiede della non violenza Ahimsa. Ghandi
“God is truth. The way to truth lies through ahimsa (nonviolence)” Dio è la Verità. La via per la verità risiede della non violenza Ahimsa.
Ghandi
Sì il fallimento, perché lanciare sassi, bombe carta, bottiglie incendiarie e quant’altro contro i poliziotti equivale a lanciare questi oggetti contro un proprio connazionale. I poliziotti sono gente che lavora, duramente e per pochi soldi, i carabinieri, la guardia di finanza, ogni appartenente agli organi dello stato schierato per effettuare servizio d’ordine non è il nemico. Questi ragazzi sono italiani che cercano di impedire che le situazioni di piazza possano degenerare, vanno rispettati, vanno addirittura protetti.
I ragazzi in divisa vanno protetti da tutti quei violenti, di ogni appartenenza politica o ideologica, che vogliono solo la guerriglia urbana, il caos e la distruzione e non pensano realmente al successo delle manifestazioni.
Se, in qualsiasi prossima manifestazione, il popolo italiano che scenderà in piazza per manifestare sarà in grado di difendere i poliziotti dai violenti, se chi grida a gran voce la propria voglia di cambiamento radicale di questo paese, riuscirà ad evitare che cinquanta delinquenti lancino pietre e insulti contro i carabinieri, questo paese potrà vivere un cambiamento epocale.
Sì, perché in queste condizioni, dove è la piazza che difende le forze dell’ordine, i poliziotti e i militari si toglieranno i caschi e marceranno alla testa dei cortei verso quei palazzi che sfruttano la contrapposizione tra la piazza e la polizia.
I poliziotti, i carabinieri sono italiani con ideali molto simili a quelli di chi senza violenza vorrà scendere in piazza e fare sentire a chi occupa i posti chiave nelle istituzioni la propria voce.
Una voce che chiede il ritorno della nostra sovranità nazionale, troppo spesso delegata, anzi abdicata all’Europa dei tecnocrati e dei banchieri, una nuova politica economica basata sull’agricoltura, sulla produzione e sulla ricerca avanzata per creare veri e fruttuosi posti di lavoro, così come serve una politica che dia una nuova prospettiva per il paese, la quale non sia quella di sopravvivere al semestre della presidenza europea ma un progetto di 10/15 anni che possa riportare la prosperità e la crescita.
Ma deve essere la prosperità e la crescita del popolo, degli operai, della borghesia, della gente che lavora e ogni giorno da il massimo per la propria comunità, non la crescita dei numeri della statistica o degli indici di borsa, e nemmeno il calo dello Spread.
Le proteste, le proteste non violente, organizzate, ad oltranza, le proteste che difendano le forze dell’ordine dagli attacchi dei delinquenti che fanno solo il gioco dei potenti di turno, sono queste le proteste che forse potranno determinare una nuova fase di questo nostro paese.
Le proteste senza bandiere di partito, quei partiti che ci hanno fatto perdere ogni identità, quei partiti che si sono ingrassati mentre il paese veniva spolpato dalla speculazione della finanza, i partiti dalle svendite all’estero delle industrie nazionali e i partiti del furto delle risorse naturali, in Italia nel mondo, che erano nelle disponibilità della nostra nazione, a questi partiti bisogna sbattere la porta in faccia.
Le proteste e le manifestazioni di un popolo al quale non ne deve importare nulla di quello che trasmettono le televisioni la domenica pomeriggio, un popolo che deve ignorare per tre mesi il calcio, le ballerine, i giullari di corte e tutte quelle notizie che ci distraggono dai veri problemi, dai problemi che viviamo ogni giorno: la carenza e la precarietà del lavoro, ma ancor di più la carenza delle garanzie fondamentali per ogni lavoratore e cioè non rischiare di essere licenziati se ci si ammala o se una ragazza aspetta un figlio. Sì, perché oggi nella giungla dei contratti atipici, parziali, temporanei, delle false partite IVA il rischio è quello. Il problema non è tanto quello di perdere il lavoro a causa dello scarso rendimento, ma di essere licenziati legalmente solo perché sei stato sfortunato e ti sei ammalato, oppure perché hai scelto di diventare madre.
Poi c’è la previdenza, che oggi per molti ex ragazzi ha solamente il nome della propria madre o del proprio padre, per chi ha la fortuna di averli ancora con se; perché per molti di noi che non arriviamo ai quarant’anni la previdenza è un miraggio così come la speranza di avere nei prossimi anni servizi adeguati ed efficienti.
Tutto nasce dalla dismissione delle nostre attività produttive, dalla mancanza di coraggio che non ci fa più fare investimenti in infrastrutture e ricerca avanzata, elementi fondamentali per competere nel mondo, far sviluppare le produzioni nazionali e generare lavoro.
Per ottenere tutto questo forse questo paese dovrà vivere una stagione di proteste, ma dovranno essere proteste non violente, perché al primo sasso, alla prima esplosione di violenza tutto crollerà, a meno che contro i violenti non sia la piazza stessa a mettersi in testa i caschi della polizia, e a cacciare a calci nel sedere tutti i delinquenti. Se questo accadrà nelle piazze non serviranno più sassi, manganelli, molotov, lacrimogeni o caschi perché ci sarà un solo popolo unito che vorrà cambiare questo paese.

Questo post non rappresenta un Endorsement del nostro sito alle proteste di piazza, ma è solamente un invito a tutti i cittadini italiani che volessero manifestare a procedere esclusivamente con modalità non violente

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Comment(4)

  1. “dovranno essere proteste non violente, perché al primo sasso, alla prima esplosione di violenza tutto crollerà, a meno che contro i violenti non sia la piazza stessa a mettersi in testa i caschi della polizia, e a cacciare a calci nel sedere tutti i delinquenti”

    sarebbe scontato in un paese normale…eppoi ci sono popoli che le guerre le combattono allo stadio e sui campi di battaglia giocano a pallone

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