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Le rotte dell’immigrazione (dopo lo stop ungherese)

Le rotte dell’immigrazione (dopo lo stop ungherese)

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le rotte dell’immigrazione dall’Africa, dal Medio Oriente e dell’Asia erano chiare: una rotta marina che passa dalla Libia e vede l’Italia come paese di primo approdo, una che passa dal Nord Africa e dalla Turchia e vede la Grecia come primo approdo e una interamente via terra che attraversa la Turchia e poi tocca i Balcani fondendosi con la rotta marina greca. 

Queste rotte si basavano sull’assunto che nessun paese dell’area Schengen avrebbe posto ostacoli insormontabili al transito o alla permanenza degli immigrati, sulla scia di quanto fatto da oltre tre anni dall’Italia e nell’ultimo anno dalla Grecia. Invece l’Ungheria ha agito in maniera autonoma, bloccando fisicamente l’accesso al paese lungo il confine serbo, con una barriera provvisioria in rete e filo spinato che ha permesso un eccellente controllo della linea di frontiera. A causa di questa novità le rotte dell’immigrazone in Europa sono radicalmente mutate e lo hanno fatto rapidamente. 

Le decine di migliaia di immigrati già nel continente europeo, e le centinaia di migliaia attese nei prossimi mesi ora devono cercare di evitare l’Ungheria, avendo a disposizione due vie, passare dalla Romania, oppure passare dalla Croazia. La via più diretta è quella che passa per la Croazia, quindi per la Slovenia per entrare nell’area Schengen. Dalla Slovenia gli immigrati possono scegliere anche in questo frangente due strade: entrare in Austria e proseguire verso il nord Europa o entrare in Italia. Riteniamo che anche in questo caso gli immigrati sceglieranno la via più breve per raggiungere il nord Europa e quindi cercheranno di entrare direttamente in Austria. Tuttavia questa scelta potrebbe modificarsi nelle prossime settimane per due fattori. Il primo fattore è di tipo “politico”. La Germania potrebbe rifiutarsi di dover registrare tutta la massa di immigrati che arrivano in Europa e potrebbe chiedere all’Austria di occuparsi della registrazione secondo il regolamento di Dublino. A questo punto l’Austria, che riteniamo non voglia farsi carico “sine die” di centinaia di migliaia di persone (ne rischiare di vedere queste persone riaccompagnate in Austria dalla Germania,  più che dalla Svezia, nel caso in cui tali persone vengano dichiarate “non grate” a causa ad esempio di problemi con la polizia o per la violazione di leggi locali nei paesi di nuova residenza in Europa) potrebbe bloccare le sua frontiere con la Slovenia. 

Il secondo fattore riguarda la meteo. Tra poco più di un mese le temperature nelle zone collinari e montagnose dell’Austria, in particolare le temperature minime, precluderanno agli immigrati qualsiasi possibilità di bivacco in aree aperte. In assenza di una adeguata organizzazione per alloggi, anche temporanei, permanere in Austria si rivelerà prima molto complesso e da metà novembre praticamente impossibile.  

Per queste ragioni gli immigrati potrebbero vedere nell’Italia un luogo dove trascorrere l’inverno e ricevere i servizi di accoglienza che la nostra nazione sta valutando di incrementare ulteriormente, raggiungendo i 100000 (centomila) posti letto, a spese dello stato (i famosi 37 euro al giorno a persona) dedicati agli immigrati. 

Il problema è che l’Italia, per poter ridistribuire 24000 profughi in Europa nei prossimi due anni, sta organizzando i sistemi di schedatura persoanle e “sosta temporanea”, nel giorno noti con il nome di “Hot Spots”. Una volta organizzati gli Hot Spots e certificato che l’Italia è il paese di prima accoglienza per centinaia di migliaia di persone, l’Italia dovrà farsi carico di queste persone in maniera integrale e dovra accettarle sul proprio terriorro se esse verranno espulse dai paesi europei nei quali essi cercheranno di trasferirsi se reputeranno l’Italia non il paese ideale dove risiedere. 

Il rischio concreto è rappresentato dal fatto di non beneficiare degli aspetti demografici positivi dell’immigrazione e subire gli effetti negativi di tale fenomeno. È facile pensare che i paesi del nord Europa non espelleranno verso o paesi di primo ingresso chi si integrerà o chi possiede una professionalità ma che rimandi in Italia e in Grecia chi delinque e chi non si integra nelle loro società. Questo è il vero pericolo per l’Italia in relazione a queste politiche di immigrazione.

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Comment(3)

  1. È la controprova che siamo i più sciocchi d’Europa, governati da gente assolutamente incapace e non in grado di difendere i più elementari interessi nazionali. La storia li porrà fra i peggiori degli ultimi secoli ! Giorgio

  2. È un pericolo che abbiamo voluto noi. Ci stiamo preparando per ricevere tali flussi invece di impedirgli l’accesso. Inoltre accettiamo gli accordi di Dublino invece di fare la voce grossa.
    Mi sembra il minimo che ci invadano. Ci meritiamo di peggio… E vedrai che questo peggio arriverà.

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