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L’Iran ad Obama: denuclearizzate Israele e noi ci fermeremo

L’Iran ad Obama: denuclearizzate Israele e noi ci fermeremo

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Il vertice di Baghdad sul nucleare iraniano si avvicina e la propaganda di Tehran continua a ripetere, anche se un pò meno frequentemente negli ultimi giorni, che l’Iran è ottimista e che i colloqui programmati nella capitale irachena avranno successo e riporteranno la disputa sui diritti atomici degli Ayatollah su un piano strettamente diplomatico. All’avvicinasi dell’appuntamento emergono sempre più delineate le richieste dell’Iran. Richieste espresse in modo diretto ma non aggressivo al presidente Obama, e lasciate filtrare con attenzione sui media nazionali. La prima richiesta dell’Iran è ormai nota ai più: sospendere le sanzioni internazionali che stanno danneggiando in maniera significativa l’economia iraniana. Le sanzioni iniziano a rendere più difficile la vita della popolazione civile a causa di una forte inflazione e alle difficoltà da parte del governo centrale di garantire acquisti di materie prime alimentari senza vincoli di quantità. Ma se questa è la precondizione per proseguire il dialogo la richiesta di tipo strategico è un’altra e riguarda il principale nemico dell’attuale regime di Tehran: Israele.

La richiesta strategica sarà quella di offrire uno scambio tra lo smantellamento dei siti di ricerca nucleare sullo stile di Fordow e la completa denuclearizzazione militare di Israele. Israele mantiene un atteggiamento ambiguo sul possesso di armi atomiche, da una parte non smentisce i report che affermano la presenza di alcune decine di testate nucleari nella disponibilità del governo di Tel Aviv, dall’altra non ha mai annunciato al mondo di possedere capacità nucleari militari.

Su di un piano strettamente strategico e di lungo periodo, alla repubblica islamica iraniana il fatto di acquisire capacità nucleari potrebbe rappresentare la definitiva garanzia di diventare una nazione intoccabile alla stregua della Corea del Nord e tutelerebbe gli alleati in Siria Irak e Libano. Questo fatto però non eliminerebbe dall’equazione del medioriente Israele, e scatenerebbe una corsa all’arma atomica nei paesi sunniti del Golfo Persico e successivamente in Egitto e probabilmente in Turchia.

Altro effetto avrebbe la denuclearizzazione di Israele. Senza la capacità di deterrenza dell’arsenale atomico una piccola nazione come quella ebraica si troverebbe minacciata sia sul piano militare che sul piano sociale. Il piano militare è più evidente ma il piano sociale è più pericoloso e molto meno palese di quello militare. Parliamo di piano sociale perchè i cittadini di Israele spesso posseggono una doppia cittadinanza e cosa accadrebbe se essi avessero la percezione di essere in pericolo in Israele? Si corre il rischio che molti di loro emigrino da Israele per tornare nei paesi dei quali posseggono la seconda cittadinanza. In questa ottica anche la sola apparenza di debolezza potrebbe essere letale per Israele e determinarne il declino.

Con la richiesta di denuclearizzare Israele l’ Iran persegue quindi un obiettivo strategico di lungo periodo, ma soddisferebbe anche un altro obiettivo strategico a breve scadenza. Se Israele infatti negasse la propria disponibilità al disarmo nucleare, l’Iran potrebbe addurre questa giustificazione nei confronti degli americani per proseguire il proprio programma nucleare, risposta simmetrica all’atomica israeliana. Ma in questo caso specifico come abbiamo evidenziato in una nostra analisi di qualche mese fa la simmetria non è un parametro. La distruzione mutua assicurata, dottrina della guerra fredda, non è applicabile al confronto tra Israele e l’Iran.

La denuclearizzazione militare di Israele non è però irrealizzabile, ma va osservata in un ambito molto più ampio. In prima istanza simmetricamente alla rinuncia delle armi non convenzionali da parte di Tel Aviv dovremmo assistere ad una demilitarizzazione della regione a partire dalla Siria e dall’Egitto. Al momento i destini della Siria non sono chiari e quindi non possiamo addentrarci in previsioni oggettive, diverso il discorso per l’Egitto che ora in epoca post rivoluzionaria sta riscoprendo il nazionalismo. Chi ha avuto la possibilità di assistere al dibattito tra i due principali candidati alla presidenza egiziana ha sicuramente colto che entrambi hanno parlato di Israele come uno stato avversario, nelle parole del più “moderato” Moussa alla franca definizione di nemico del candidato della fratellanza musulmana. In questa condizione pensare che Israele rinunci al deterrente non convenzionale non è una opzione.

L’atteggiamento dell’amministrazione americana sarà fondamentale ma noi crediamo che in vista del vertice di Baghdad conterà molto di più la presa di posizione del regno saudita e delle intenzioni saudite per risolvere le numerose dispute che in questi mesi hanno infiammato la regione, dal Bahrein alle Isole del Golfo Persico, Abu Musa in testa; dalla libertà nei commerci alla crescente voglia di rivolta delle popolazioni sciite della penisola araba; dallo spettro di un Iran atomico all’incubo dell’intera regione dotata di armi nucleari nel giro di 24 mesi.

In conclusione riteniamo che qualunque accordo intermedio possa essere intrapreso a Baghdad risulterà condizionato dall’obiettivo strategico dell’Iran sul lungo periodo, e cioè denuclearizzare lo stato di Israele.

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