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Mercati finanziari inquieti

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La settimana che si sta per aprire non sarà per niente facile. Mentre a più riprese alcuni leader mondiali si affrettano a dire che la ripresa è dietro l’angolo, dobbiamo purtroppo registrare il continuo rallentamento di numerosi indicatori economici. L’ultimo in ordine di tempo è l’indice che registra le vendite di abitazioni negli USA, un indicatore molto importante per capire in quale direzione si muovano gli investimenti privati delle famiglie. Ma venerdì scorso è stato anhe il giorno delle prime trimestrali e, lasciatecelo dire, non è stata una passeggiata. Colossi come Microsoft, General Electric e McDonald’s hanno deluso le aspettative degli operatori ma, temiamo, non saranno le uniche società a non raggiungere gli obiettivi attesi. Tutto questo, senza però tralasciare il pantano europeo e la indebolita Cina, ha contribuito a far precipitare il prezzo del petrolio (attualmente il WTI quota intorno ai 90$ al barile). Medesimo discorso per quanto riguarda i metalli: oro, palladio, rame e platino tutti in caduta libera.

Le attuali (forti) tensioni che si registrano in Medio Oriente, qui su GPC ne trovate ampia eco, costituiscono un ulteriore elemento di disturbo sui mercati finanziari. Se da un lato la domanda continua a calare, contribuendo a raffreddare i prezzi delle materie prime, dall’altro lato eventuali inasprimenti del conflitto in Siria potrebbero portare a rinnovate fiammate sui prezzi del petrolio. Fiammate che avrebbero una connotazione del tutto speculativa, ma che ormai siamo “abituati a subire”.

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Econ1 Analista economico, si occupa principalmente di temi macroeconomici, Europa, Cina, Cinafrica. Economia dello sviluppo e temi di economia ambientale. Contattabile via mail (in calce).