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Obama abbandona Israele

Obama abbandona Israele

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Il presidente americano Barack Obama ha deciso, Israele non potrà contare sull’appoggio della sua amministrazione in caso di una operazione militare contro l’Iran. Il messaggio è limpido, se gli iraniani non toccheranno gli interessi americani, se gli iraniani non minacceranno direttamente il suolo americano Obama non li fermerà nemmeno se, come faceva Hitler quando minacciava i paesi confinanti prima dello scoppio delle seconda guerra mondiale, minacciano di sradicare un paese e sterminare un popolo. L’America di Obama penserà unicamente agli interessi ( per forza di cose di breve termine aggiungiamo noi ) degli americani, così come ha dichiarato il presidente in carica alla trasmissione della ABC “60 minutes”. Una frase con molto appeal in campagna elettorale se confrontata con le accuse rivolte al suo avversario di voler iniziare una nuova guerra, e il ricordo delle imprese militari di G.W.Bush riaffiora dalle menti assopite degli americani. In un mondo globalizzato, interconnesso, interdipendente, Obama si ritira nella madrepatria, torna all’autarchia, tradisce gli alleati in ogni angolo del globo, non solo in medioriente. Tradisce i coreani del sud quando il Nord uccide militari e civili a colpi di artiglieria o con i siluri, abbandona i giapponesi nelle dispute con i cinesi, lascia al loro destino gli afghani dopo sacrifici e sangue, permette che i polacchi vengano minacciati dalla Federazione Russa rinunciando a costruire le previste infrastrutture difensive sul suolo polacco, fa vergognare i turchi davanti al mondo quando due piloti vengono abbattuti e uccisi dalla contraerea di Al Assad, ignora le richieste italiane di intercedere con le autorità indiane nel caos dei marò detenuti contro il diritto internazionale in India, e sulle sponde orientali del mediterraneo permette che un intero popolo viva la concreta minaccia di un nuovo e definitivo olocausto.
In questo contesto, con l’elezione di Obama sempre più vicina, ad Israele e al suo primo ministro non restano più opzioni. Israele e Netanyahu devono agire anche se questo costerà allo stato ebraico tanto, forse troppo ed al suo primo ministro, l’aver agito contro l’Iran, costerà la rielezione. Netanyahu ed il governo di Israele sono coscienti di questo fatto, ma il destino di un popolo conta molto di più della poltrona di primo ministro; ed egli, statene certi agirà. Agirà, anche se ieri dal podio delle Nazioni Unite il Presidente Obama ha detto che l’America non si ritira dal mondo all’interno dei propri confini, anche se il Presidente Obama ha dichiarato che farà quello che dovrà per impedire all’Iran di acquisire armi atomiche, perchè non è l’eloquenza, la retorica, o le promessa di una azione futura quello che serve oggi ad Israele. Ad Israele serve un alleato, un alleato forte che non abbia dubbi su chi siano gli amici e chi i nemici.

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