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Segni di ripresa? Non in Cina

Segni di ripresa? Non in Cina

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Sono passati pochi giorni dall’ormai famoso annuncio di Mario Draghi sulla volontà di difendere l’Euro con ogni mezzo. A tale annuncio sono seguite numerose grida di vittoria e i mercati finanziari sembrano essersi rilassati. Ma è davvero così? Abbiamo finalmente trovato la chiave di lettura per uscire da questa crisi?

Probabilmente no. Se da un lato una certa tensione sui mercati finanziari si è effettivamente allentata (leggasi principalmente gli spread di alcuni paesi europei), l’economia reale continua a inviarci segnali per niente tranquillizzanti.

Nella giornata di lunedì, ad esempio, nemmeno l’annuncio di un nuovo possibile stimolo da parte della FED, volto a dare ossigeno all’economia statunitense, è riuscito ad evitare lo sconforto provocato dai dati macro provenienti dalla Cina.

L’indice PMI cinese è scivolato sotto la soglia tecnica dei 50 punti, attestandosi nel mese di agosto ad un livello pari a 49,2. Ricordiamo che valori sotto i 50 punti sono sintomo di una economia in recessione. L’indice flash HSBC ha restituito un valore pari a 47,8, sempre per il mese di agosto. A ben vedere, dunque, anche il terzo trimestre sta vivendo una fase di rallentamento marcata e non è arrivato il tanto atteso bottoming dell’economia cinese. Forse il fondo è di là da venire.

In Cina da mesi ormai si sta raffreddando il mercato immobiliare che, a cascata, ha raffreddato l’importazione di materie prime per l’edilizia. Adesso sappiamo che anche il mercato automobilistico ha subito una brusca frenata nel corso di agosto. Anche in questo caso abbiamo un dato ufficiale governativo che indica il rallentamento pari al 3,7%. Sul fatto che le esportazioni cinesi siano diminuite, già ne abbiamo parlato, ma il dato che più ha stupito gli analisti è relativo alle importazioni. Non sono diminuite solo quelle relative all’edilizia, come detto sopra, ma stanno calando in generale.

La situazione è talmente delicata, che lo stesso presidente cinese Hu Jintao si è sentito in dovere di avvertire il mondo che la propria economia sta rallentando in modo preoccupante. Esportazioni asfittiche, disuguaglianze sociali interne, domanda interna in rapido calo: sono elementi che potrebbero far accadere l’impensabile, fino a pochi anni fa: l’implosione della seconda economia mondiale.

Probabilmente non accadrà, tuttavia gli analisti di GPC hanno elementi sufficienti per poter sostenere che la situazione in Cina sia peggiore rispetto a quella restituita dai dati ufficiali, diramati dagli organi governativi competenti. Osservando l’indice HSBC non possiamo non notare che si sia attestato al di sotto dei 50 punti per ben 10 mesi di fila e attualmente non mostra alcun segno di ripresa. La banca centrale cinese sicuramente interverrà ancora e ancora, tuttavia bisognerà capire fino a dove si spingerà per stimolare la traballante economia di Pechino. Seguiranno nuovi aggiornamenti.

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Econ1 Analista economico, si occupa principalmente di temi macroeconomici, Europa, Cina, Cinafrica. Economia dello sviluppo e temi di economia ambientale. Contattabile via mail (in calce).