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Usa e Iran: road map per la diplomazia?

Usa e Iran: road map per la diplomazia?

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Milad Tower Tehran Iran
Non è più il gruppo del 5+1, guidato dalla baronessa Ashton, a portare avanti le trattative con l’Iran sulla questione del programma nucleare e due fatti lo testimoniano. Il primo é eclatante, ed è rappresentato dalle dichiarazioni del presidente americano Obama. Il secondo è la stretta di mano che Obama e Rohani, non si sa ancora se in pubblico o in privato, si scambieranno al palazzo di vetro delle Nazioni Unite e fine mese.
Il presidente Obama ha scambiato una serie di missive con il presidente iraniano, per mezzo della famiglia regnate omanita, una corrispondenza che ha avuto come punto focale certamente la questione del programma nucleare, ma che ha certamente avuto come argomento collaterale la crisi siriana. Da sempre l’Iran vuole legare l’inizio dei negoziati con gli americani con una soluzione favorevole a Tehran della guerra in Siria. Mentre gli iraniani hanno “Boots on the Ground” in Siria, e combattono attivamente nella guerra al fianco di Al Assad, il presidente iraniano e la Guida Suprema, il Grande Ayatollah Alì Khamenei, pretendono che gli Stati Uniti sospendano gli aiuti ai ribelli e lascino campo libero ad Al Assad. Visti gli sviluppi degli ultimi giorni gli iraniani hanno convinto il presidente Obama, il quale ha annullato il piano di bombardamento delle strutture strategiche del regime siriano anche per ottenere l’avvio di negoziati diretti con l’Iran. Quei negoziati diretti che Obama invoca dal suo discorso di insediamento, ma non quello del 13 gennaio 2013, bensì da quello del 12 gennaio 2009. In quel discorso Obama offrì pubblicamente per la prima volta il dialogo all’Iran, ne nacquero i recenti negoziati del 5+1 che si sono svolti fino all’Agosto scorso. Nel frattempo, in questi quattro anni, l’Iran ha completato ed avviato il sito di arricchimento di Fordow, una struttura titanica per l’arricchimento dell’uranio, scavata all’interno di una montagna e immune alle normali bombe bunker buster, ha fabbricato centrifughe di nuova generazione, ha quadruplicato le capacità di arricchimento dell’uranio, ha completato il reattore ad acqua pesante di Arak, capace di produrre plutonio, e ha migliorato le proprie forze missilistiche e di difesa aerea.
Ma questo non basta ancora all’Iran per essere una potenza atomica. I vettori balistici sono ancora in numero troppo scarso, molti ancora a combustibile liquido, quindi lenti nei tempi di reazione, e la difesa aerea ancora troppo vulnerabile e priva di un sistema moderno di allerta rapida.
All’Iran serve tempo, servono ancora 12/18 mesi per avanzare in questi campi tanto da rendere inefficace un eventuale raid israeliano. Nel frattempo gli Stati Uniti non verranno minacciati, nessun vettore balistico intercontinentale verrà sviluppato ed inizieranno i negoziati diretti.
Quale sarà l’obiettivo primario degli iraniani durante i negoziati? Sicuramente prendere tempo, sicuramente allentare le sanzioni economiche, sicuramente far passare il messaggio che l’Iran non cerca l’arma atomica e che, se venisse attaccato da una nazione straniera, la Repubblica Islamica sarebbe stata attaccata senza motivo alcuno, isolando l’assalitore sul piano internazionale.
Gli Stati Uniti hanno invece un obiettivo differente: evitare la guerra ad ogni costo, non importa se questo metterà in difficoltà gli alleati nella regione, non importa se il medio oriente diventerà il luogo della più imponente proliferazione nucleare dell’epoca post bellica; l’America si ritira, si chiude nel proprio continente, rinuncia a gran parte delle proprie forze armate e lascia il campo libero in medio oriente ed in Europa alla Federazione Russa, alla Cina e all’Iran stesso. Israele, l’Arabia Saudita e la NATO non potranno più contare sugli Stati Uniti ne ora, a causa dell’ideologia del loro presidente, ne tra quattro anni, quando un’altro uomo sarà l’inquilino della Casa Bianca, perché Obama sta demolendo passo dopo passo, tutta la struttura militare americana che già oggi non sarebbe in grado, con i fondi attuali, di gestire uno scenario di conflitto su scala regionale.
L’America e l’Iran tratteranno, e ognuno dei due paesi otterrà ciò che vuole. Dopodiché saranno la polveriera mediorientale, e le sue dinamiche per nulla lineari, a definire l’assetto della regione e di gran parte del pianeta.
Un pianeta dove gli Stati Uniti esporteranno petrolio e dove il golfo Persico non sarà più pattugliato dalla flotta americana, ma questa è un’altra storia…

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