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Guerra Ucraina Russia: le motivazioni di Kiev per un conflitto

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Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un post che cercava di evidenziare le possibili motivazioni che potrebbero spingere Mosca a muovere guerra all’Ucraina nelle zone orientali del Donbass e al confine con la Crimea. Oggi cerchiamo di evidenziare quali potrebbero essere le situazioni, o i calcoli politici e strategici, che potrebbero spingere a Kiev ad agire e militarmente per riprendere possesso dei territori ora nel controllo diretto della Russia o delle milizie ad essa collegate.
Prima di tutto cerchiamo di mettere in evidenza le capacità militari dell’esercito ucraino. Purtroppo non siamo in grado di fornirvi una stima esatta dei contingenti militari oggi schierate e del le unità presenti oggi nel teatro di conflitto. Possiamo però evidenziare che in questi due anni l’Ucraina ha ricostituito una forza combattente credibile ha ripristinato decine di corazzati pezzi di artiglieria e aeromobili della riserva, ricevuto addestramento e equipaggiamento da nazioni straniere, creato una struttura logistica e di comando e controllo che rende non più possibile ai suoi avversari di ingaggiare e vincere una guerra asimmetrica. 

La prima motivazione che potrebbe spingere Kiev ad una azione militare è a nostro avviso legata alle elezioni americane, ed al loro risultato. Nel caso in cui dalle elezioni novembre uscisse come vincitore Donald Trump l’appoggio americano all’Ucraina potrebbe essere solo un ricordo del passato. Il magnate americano ha più volte ricordato che egli è autore di una linea di non ingerenza americana nei conflitti tra Russia e paesi che non appartengono alla Nato, di più il costruttore newyorkese ha addirittura messo in dubbio l’automaticità dell’applicazione dell’Art.5 dell’alleanza atlantica per difendere paese che non abbiano ottemperato alla richiesta di spesa militare stabilite dalla stessa nato. Così in caso di vittoria di Donald Trump la Russia potrebbe avere una maggiore libertà di azione in Ucriana Orientale e Meridionale. Tuttavia se nelle elezioni del 20 gennaio non venisse confermata ancora al governo degli Stati uniti un’amministrazione democratica vicina al governo di Kiev l’Ucraina potrebbe tentare il tutto per tutto sperando in un diretto supporto americano nel periodo di interregno tra Obama e Trump. 
Sempre le elezioni americane rappresentano la seconda motivazione per la quale chi è oggi al governo dell’Ucraina potrebbe cercare di agitare le acque nel Donbass e ai confini con la Crimea. Ed anche in questo caso entra in gioco la variabile Trump. Oggi la candidata democratica Hillary Clinton risulta essere in vantaggio in tutti i sondaggi disponibili, tuttavia come spesso accade nelle elezioni americane dirimenti saranno i confronti diretti tra i due candidati. Nessuno oggi riesce a prevedere come si comporteranno i due sfidanti posti l’uno di fronte all’altro, ma se il miliardario di New York dovesse mettere in difficoltà H. Clinton nei faccia a faccia le chances di vittoria della ex segretario di Stato americano potrebbero ridursi di parecchio. Al fine di mettere in evidenza la vicinanza tra Trump e Putin (figura politica invisa alla grande maggioranza degli americani) alcune frange del governo di Kiev potrebbero essere tentate di innescare scontri armati con le milizie filorusse, scontri di così ampia portata da costringere la federazione russa ad intervenire in maniera più diretta rispetto a quanto accade oggi. In questa situazione la posizione di apertura alla Russia di Trump potrebbe metterlo in cattiva luce davanti all’elettorato americano, che storicamente vede nella federazione russa non un partner, bensì un nemico.

Kiev potrebbe inoltre usare il conflitto per rafforzare il proprio peso negoziale nei rapporti con gli alleati occidentali e le autorità finanziarie internazionali. Tali rapporti non attraversano oggi un buon periodo. Il blocco del programma di assistenza del FMI, che ormai perdura da ottobre 2015, ha fatto mancare alla Banca Nazionale due miliardi di dollari necessari a difendere la valuta e a finanziare l’ agonizzante sistema bancario. Anche i 600 milioni promessi dalla UE sono in forse dopo il fallimento del sistema di certificazione delle proprietà dei funzionari pubblici. Quanto alla grande “promessa europea” della abolizione dei visti, anche questo treno sembra su un binario morto. Nella stampa occidentale le critiche verso la corruzione del sistema Poroshenko si fanno sgradevoli ed insistenti. In conclusione se il governo Ucraino dovesse in autunno trovarsi di fronte alla prospettiva di un ulteriore aggravarsi della crisi economica e di uno sganciamento occidentale, potrebbe risolversi a provocare un intervento russo che potrebbe compattare il fronte interno in ottica bellica e forzare il sostegno degli alleati ad una ucraina direttamente alle prese con la minaccia russa. Minaccia che provocherebbe gravi perdite militari e forse territoriali, ma che comunque lascerebbe al potere il corso attuale, visto che una occupazione completa del paese è ipotesi al di sopra delle possibilità economiche e militari della Russia di oggi..