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	<title>Atlantico | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Mar 2025 10:19:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La Strategia Francese nel Conflitto Ucraino: Una Sconfitta Militare della Russia è Possibile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 12:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Il presente contributo trae origine dal discorso pronunciato nella serata di ieri dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, il quale ha posto in evidenza l’intenzione di contrastare la Federazione Russa non tanto nell’ambito politico-diplomatico ed economico, quanto piuttosto sul piano militare diretto. Il richiamo ai valori patriottici, l’annuncio di una riunione a Parigi [&#8230;]</p>
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<p>Il presente contributo trae origine dal discorso pronunciato nella serata di ieri dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, il quale ha posto in evidenza l’intenzione di contrastare la Federazione Russa non tanto nell’ambito politico-diplomatico ed economico, quanto piuttosto sul piano militare diretto. Il richiamo ai valori patriottici, l’annuncio di una riunione a Parigi dei capi di stato maggiore di Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Repubbliche Baltiche, nonché l’esplicito riferimento alla disponibilità dell’arma nucleare francese – la cui attivazione è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, in qualità di capo supremo delle forze armate – delineano una posizione inequivocabile: la Francia intende perseguire la sconfitta della Federazione Russa sul campo di battaglia.</p>
<p>Da tale premessa scaturisce l’esigenza di analizzare uno scenario di natura complessa: è realisticamente possibile che la Russia venga sconfitta militarmente?</p>
<p>L’analisi qui proposta prende avvio, inevitabilmente, dal discorso del Presidente Macron, con particolare attenzione a un’infografica illustrata durante l’intervento, che descrive la consistenza delle forze armate russe. Secondo le stime dell’Eliseo, la Federazione Russa dispone attualmente di un esercito composto da circa 1,2 milioni di effettivi, 4000 carri armati e 1200 aerei da caccia. Tali numeri, sempre secondo le proiezioni francesi, sono destinati a crescere entro il 2030, raggiungendo 1,5 milioni di effettivi, 7000 carri armati e 1500 aerei da caccia. Queste cifre suggeriscono che la capacità militare russa non abbia subito un significativo indebolimento a seguito del conflitto in Ucraina, evidenziando, al contrario, un rafforzamento progressivo delle sue forze armate. È altresì plausibile ritenere che l’attuale equilibrio nel conflitto ucraino sia mantenuto grazie al consistente supporto statunitense, sia in termini di forniture di armamenti e sistemi d’arma a Kiev, sia attraverso la trasmissione di informazioni di intelligence, essenziali sia per le operazioni offensive sia per quelle difensive.</p>
<p>L’impegno della Francia sembra orientato a colmare il progressivo disimpegno militare statunitense nel teatro ucraino, ponendo l’accento sulla possibilità di imporre alla Russia condizioni di pace favorevoli a Kiev, all’Unione Europea e al Regno Unito, attraverso l’uso della forza militare. Tuttavia, già dalle stime francesi sulla capacità militare russa emerge con chiarezza che la Federazione Russa non stia subendo una sconfitta sul campo, contrariamente a quanto sembrava emergere, fino a pochi giorni fa, dalle dichiarazioni ufficiali dell’Unione Europea e dell’Ucraina. L’annunciata riunione della prossima settimana tra i capi di stato maggiore dei “paesi impegnati per la pace in Ucraina” lascia intendere che, a livello politico, sia già stata assunta la decisione di dispiegare truppe europee sul territorio ucraino, trasferendo ora ai vertici militari la definizione operativa di tale strategia, sulla base di un chiaro mandato politico. È ragionevole ipotizzare che tale determinazione sia maturata in occasione del vertice straordinario tenutosi a Parigi il 18 febbraio scorso presso l’Eliseo, evidenziando il ruolo di leadership assunto dalla Francia in questa fase del conflitto ucraino.</p>
<p>Le forze europee che potrebbero essere dispiegate in Ucraina potrebbero beneficiare della protezione della Force de Frappe, ossia dell’arsenale strategico e tattico nucleare francese. Due elementi avvalorano tale ipotesi: in primo luogo, il discorso del Presidente Macron, che ha ribadito la sua autorità esclusiva nell’attivazione della Force de Frappe; in secondo luogo, l’esecuzione di pattugliamenti aerei inusuali, condotti da caccia Rafale B decollati dalla base di Mont-de-Marsan, i quali hanno effettuato missioni di oltre dieci ore sul Mar Nero e lungo i confini della Federazione Russa e della Bielorussia, spingendosi fino all’estremo nord della Finlandia. Tali operazioni e i mezzi impiegati risultano compatibili con le funzioni e le prerogative della Force de Frappe.</p>
<p>Si delinea, pertanto, lo scenario strategico immaginato dalla Francia sotto la guida del Presidente Macron: il dispiegamento in Ucraina di una forza militare capace di fronteggiare un’eventuale avanzata russa verso ovest, offrendo al contempo una garanzia di protezione nucleare alle nazioni che aderissero a tale iniziativa.</p>
<p>Tuttavia, ci si interroga sulla reale possibilità che tale strategia possa condurre alla sconfitta della Russia sul campo. Una risposta preliminare appare affermativa: una forza militare ben organizzata potrebbe effettivamente contrastare con efficacia l’esercito russo, spingendo il Presidente Vladimir Putin a mobilitare le sue riserve strategiche. È opportuno sottolineare, tuttavia, che Putin difficilmente metterebbe a rischio le giovani generazioni russe, né comprometterebbe la stabilità demografica del paese, minando così l’indipendenza e l’autonomia di Mosca. Qualora le forze sotto la guida francese riuscissero a infliggere una sconfitta strategica significativa alle truppe russe in Ucraina, è plausibile che il Presidente russo ricorra all’uso di armi nucleari, inizialmente in modo selettivo sul teatro ucraino e, in caso di risposta nucleare francese, contro obiettivi strategici francesi e le basi di partenza dei Rafale, che Macron ha già indicato di voler schierare verso est, a partire dalla Germania.</p>
<p>In tale scenario, qualora il conflitto assumesse una dimensione nucleare, un’eventuale mobilitazione delle forze strategiche francesi trasformerebbe la guerra in un confronto nucleare di ampia portata, sebbene circoscritto al teatro europeo. In questo contesto, le 290 testate nucleari francesi e le 260 britanniche – escludendo dall’equazione l’arsenale statunitense, data la postura americana rispetto al conflitto ucraino – potrebbero parzialmente preservare gli Stati Uniti da un diretto scambio nucleare con Mosca.</p>
<p>Tornando al quesito originario di questa analisi, ci si chiede se la Russia possa effettivamente essere sconfitta militarmente sul campo di battaglia. In realtà, in quanto potenza nucleare, appare improbabile una sua disfatta totale, poiché una simile eventualità porterebbe a un’escalation tale da determinare l’annichilimento reciproco, vanificando qualsiasi vittoria teorica ottenuta sul terreno.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-strategia-francese-nel-conflitto-ucraino-una-sconfitta-militare-della-russia-e-possibile/">La Strategia Francese nel Conflitto Ucraino: Una Sconfitta Militare della Russia è Possibile?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Biden: la rinuncia alla candidatura equivale alle dimissioni da presidente?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 21:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il titolo del nostro editoriale è un punto focale per valutare correttamente le modalità decisionali che possono o meno portare il presidente americano Biden a decidere se rinunciare alla corsa per il prossimo mandato come inquilino della Casa Bianca. Sì, cari amici e lettori, perché nel momento stesso nel quale Biden annunciasse il suo ritiro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: inherit;">Il titolo del nostro editoriale è un punto focale per valutare correttamente le modalità decisionali che possono o meno portare il presidente americano Biden a decidere se rinunciare alla corsa per il prossimo mandato come inquilino della Casa Bianca.</span></p>
<p>Sì, cari amici e lettori, perché nel momento stesso nel quale Biden annunciasse il suo ritiro dalle elezioni il candidato del Partito Repubblicano Donald Trump chiederebbe le dimissioni immediate del presidente Biden in quanto se egli non è stato giudicato, oppure se egli stesso ha ritenuto, di non essere in grado di guidare ancora il Paese dopo le elezioni di novembre, è evidente che anche oggi egli non sia in grado di essere il comandante in capo delle forze armate americane.</p>
<p>Donald Trump potrebbe facilmente argomentare che il Presidente Biden in quanto comandante in capo delle forze armate USA deve essere idoneo al servizio o per meglio dire idoneo al compito, chiedendo quindi che un “Medical Board” giudichi rapidamente ed imparzialmente se il Presidente Biden sia in grado di guidare le forze armate americane, sia in condizione di pace relativa come quella odierna, sia sotto lo stress di un conflitto imminente o in atto. I test per determinare lo stato cognitivo di un soggetto sono complessi e mettono sotto esame il paziente per circa due ore, consentendo di giudicarlo in maniera oggettiva in base a scale e punteggi.</p>
<p>È molto chiaro quindi per quale motivo lo staff della Casa Bianca e lo stesso Biden mantengano questa ambiguità strategica durante l’attuale fase decisionale. Dinnanzi all’opinione pubblica mondiale Biden ha evidentemente dimostrato i limiti che l’età gli impone, ma all’interno della base democratica il suo carisma, la sua storia, le sue rimonte impossibili fanno ancora presa. Ben altro discorso va riservato relativamente ai grandi finanziatori e alle élite del Partito Democratico che vorrebbe al più presto modificare il profilo del candidato che dovrà sfidare The Donald. <br />Le dimissioni del presidente aprirebbero le porte dello Studio Ovale a Kamala Harris che diverrebbe la prima Presidente degli Stati Uniti, non per elezione ma per dimissione del predecessore. Sarebbero per Kamala Harris 100 giorni di presidenza prima delle elezioni di novembre, 100 giorni nei quali sarebbe obbligata a seguire senza variazioni la politica di Joe Biden e senza poter dimostrare la bontà delle sue idee. </p>
<p>Quando sentirete parlare del possibile ritiro di Joe Biden dalla corsa per la Presidenza non dovreste quindi solo pensare a cosa accadrà nell’election day di novembre, ma anche alle conseguenze che si manifesteranno qui ed ora in base alla rinuncia di Biden. Si aprirà una questione, non di illegittimità, ma di responsabilità, oppure se preferite di irresponsabilità. L’irresponsabilità del Partito Democratico che permette ad una persona, forse non idonea al gravoso compito di essere il Presidente Americano, di mantenere il posto di potere più importante del mondo, mentre in Europa ed in Medio Oriente infuriano conflitti potenzialmente devastanti a livello sovra-regionale, per non dire globale, e mentre in estremo oriente la Cina si prepara a mostrare al mondo di essere ormai non solo una potenza economica ma una giovane talassocrazia pronta a mettere in discussione il potere marittimo americano pietra angolare della capacità di intervento e di deterrenza di Washington: ecco a cosa dovrete pensare se Joe Biden si ritirerà dalla corsa per la presidenza degli Stati Uniti d’America</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/biden-rinuncia-candidatura-dimissioni-presidente/">Biden: la rinuncia alla candidatura equivale alle dimissioni da presidente?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tabù Nucleare (come ignorare la bomba)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 18:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono ancora i Tabù? Esistono ancora nella nostra società e nel nostro mondo contemporaneo elementi della vita (o della morte) che sono preclusi alla discussione pubblica e il cui impiego risulta impensabile, impossibile, irreale, quasi blasfemo? Tutto è stato ormai sdoganato, tutto lecito, nulla proibito. Ma di un elemento ancora non si riesce a parlare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono ancora i Tabù? Esistono ancora nella nostra società e nel nostro mondo contemporaneo elementi della vita (o della morte) che sono preclusi alla discussione pubblica e il cui impiego risulta impensabile, impossibile, irreale, quasi blasfemo?</p>
<p>Tutto è stato ormai sdoganato, tutto lecito, nulla proibito. Ma di un elemento ancora non si riesce a parlare con il giusto peso: l’arma atomica.</p>
<p>L’arma atomica è un Tabù del nostro tempo, un sistema d’arma ritenuto da molti dei nostri decisori politici e di gran parte dell’opinione pubblica un retaggio del passato, un dispositivo di morte che nessuno avrebbe più impiegato dopo Hiroshima e Nagasaki e che rimane negli arsenali dei potenti come uno status symbol da mostrare velatamente nel caso in cui qualcuno volesse alterare lo status quo.</p>
<p>Ma oggi, cari amici e lettori, anche se molti non lo hanno compreso, le armi atomiche non sono più un Tabù. Non lo sono più per molteplici fattori. L’assenza prolungata di guerre in Occidente, la scomparsa dei decisori politici e militari che hanno vissuto le guerre mondiali e che hanno osservato gli effetti delle prime (piccole e deboli) armi nucleari, la fine di quel sottile timore dell’apocalisse atomica che ha contraddistinto l’infanzia di molti di coloro che sono nati negli anni ‘60 e negli anni ‘70.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Oggi l’arma atomica non è più solo protagonista delle esercitazioni computerizzate, non è relegata ad uno strumento di vendetta nel caso in cui “il nemico” lanci per primo le sue atomiche contro un’altra potenza nucleare. Oggi le armi atomiche sono fulcro della dottrina militare di molti paesi ed in particolare, per la singolare situazione che stiamo vivendo, sono al centro dei piani di emergenza della Federazione Russa.</p>
<p>Dal 21 settembre, dalla chiamata alle armi di Mosca nei confronti dei suoi riservisti, termina l’operazione militare speciale in Ucraina ed inizia la guerra. Stiamo parlando di retorica, stiamo parlando di propaganda del Cremlino? No, perché la propaganda non è anticipata da passi formali e sostanziali determinati, decisivi ed irrevocabili come quelli compiuti da Mosca.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Cremlino ha nei fatti predisposto tutto ciò che risulta essere necessario per annettere alla Federazione Russia gli Oblast di Donetsk, Lugansk, Kherson, Zaporizhzhia, oggi parzialmente occupati dalle forze armate delle repubbliche indipendentiste e della stessa Federazione Russa. In seguito all’annessione di tali aree alla Federazione e al riconoscimento dello status di cittadini russi ai combattenti delle repubbliche indipendentiste e degli abitanti (volenti o nolenti) di tali aree, il Cremlino potrà adottare la propria dottrina militare riguardante la minaccia diretta al territorio della Federazione Russa alle aree dell’Ucraina oggi oggetto di conflitto.</p>
<p>Riteniamo possibile che contestualmente alla dichiarazione di annessione il Cremlino comunichi alla controparte ucraina un ultimatum che preveda il totale ritiro delle truppe di Kiev dalle aree che Mosca riconosce ora come proprie. Nulla cambieranno le dichiarazioni di Kiev o dell’Occidente che definiranno i referendum delle repubbliche separatiste una farsa (e probabilmente sarà così), ed il conseguente riconoscimento “illegale”, ma a Putin ed al Cremlino questo non importa e non importerà. Putin sta solo tracciando le linee di diritto interno alla Federazione Russa che giustifichino e consentano l’utilizzo di tutta la capacità bellica della Federazione Russa, incluse le armi nucleari.</p>
<p>E qui ora torniamo, alle armi nucleari e al loro utilizzo in questo conflitto. Lo stesso Vladimir Putin, in più occasioni e anche recentemente, ha ricordato che l’Occidente in generale e la NATO in particolare posseggono una capacità convenzionale superiore in numero e qualità a quella della Federazione Russa, ribadendo allo stesso tempo che Mosca è superiore nella capacità nucleare sia tattica che strategica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo assunto e l’analisi della dottrina militare russa lasciano facilmente immaginare che per il Cremlino il Tabù Atomico non esiste più e forse non è mai esistito.</p>
<p>Questo nostro assunto, se corretto, apre scenari inquietanti anche alla luce di alcune considerazioni che qui enunciamo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Presidente russo Putin ritiene che l’Occidente a guida americana voglia mettere in atto contro la Federazione Russa un piano di smembramento molto simile a quanto accaduto negli anni 90 con la Yugoslavia. Parallelamente a questa convinzione il Cremlino ritiene possibile un totale tracollo della cultura e della tradizione russa nel caso in cui Mosca divenisse completamente dipendente dall’Occidente. Oltre a questi due punti il Presidente russo evidenzia come sia di fatto in atto uno scontro di civiltà e, seppur con toni diversi, un attacco all’ortodossia cristiana russa.</p>
<p>Dobbiamo inoltre considerare il carattere, la formazione, la mentalità e gli esempi che hanno formato colui che oggi risulta essere il comandante in capo delle forze militari russe. Una persona che ha vissuto drammi familiari e personali, che ha trovato nella stato, nell’Unione Sovietica, la sua ragione di vita, di riscatto e di potere. Una persona che ha visto crollare il suo mondo in pochi mesi e che ritiene, a torto o a ragione, di essere il nuovo artefice della rinascita della Russia. Davanti alla prospettiva di un crollo completo della Russia, in senso culturale ed economico, alla presunta minaccia di uno smembramento della Federazione, dopo una rivoluzione ucraina vista da Putin come un atto ostile dell’Occidente verso Mosca e alla luce del supporto politico, economico e militare senza precedenti che l’Occidente tutto, e la NATO in particolare, fornisce all’Ucraina, l’opzione relativa all’utilizzo dell’arma atomica sul teatro ucraino non risulta essere un mero esercizio accademico, e men che meno un Tabù.</p>
<p>La possibilità che Putin ordini di difendere i suoi valori irrinunciabili con l’utilizzo dell’arma atomica è una condizione concreta, reale e presente: tutti noi dobbiamo averne coscienza. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/tabu-nucleare/">Tabù Nucleare (come ignorare la bomba)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Difesa Aerea Americana per l’Ucraina: l’equivalenza dell’adesione alla NATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2022 19:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla tantissimo della possibile adesione dell’Ucraina alla NATO e del fatto che il Presidente russo Putin ha paventato, durante la conferenza stampa con il Presidente francese Macron, la concreta possibilità di una guerra devastante tra Russia e NATO che “non avrebbe vincitori”, alludendo nei fatti ad un olocausto nucleare su scala globale. Esiste tuttavia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla tantissimo della possibile adesione dell’Ucraina alla NATO e del fatto che il Presidente russo Putin ha paventato, durante la conferenza stampa con il Presidente francese Macron, la concreta possibilità di una guerra devastante tra Russia e NATO che “non avrebbe vincitori”, alludendo nei fatti ad un olocausto nucleare su scala globale.</p>
<p>Esiste tuttavia una seconda condizione per la quale la Russia potrebbe decidere di entrare direttamente in conflitto, se non con la NATO, con gli Stati Uniti: la presenza di sistemi di difesa aerea americani in Ucraina.</p>
<p>In queste ore si sono susseguite voci, non confermate, relative alla possibile richiesta di Kiev relativa alla fornitura di sistemi di difesa aerea a Washington. La fornitura di sistemi antiaerei sarebbe l’unico vero mezzo nelle mani di Kiev utile ad evitare la totale supremazia aerea russa in caso di confitto. Oggi infatti i vetusti sistemi antiaerei in possesso degli ucraini (SA-10 meglio noti come S-300 e SA-17 meglio noti come Buk-M1) non sono in grado di arrestare gli attacchi aerei di Mosca e sono completamente inservibili contro i missili balistici a corto raggio Iskander (SS-26 Stone), i quali sarebbero i protagonisti delle prime ore di guerra e che verrebbero impiegati proprio contro i sistemi di difesa area e contro i centri di comando e controllo ucraini.</p>
<p>La presenza di sistemi di difesa aerea avanzati di produzione americana ridurrebbe in maniera significativa la capacità della Federazione di proteggere l’avanzata russa verso gli obiettivi previsti dallo Stato Maggiore, aumentando forse in maniera intollerabile le perdite dell’esercito di Mosca. </p>
<p>Non sappiamo dirvi se le voci che parlano dell’arrivo di sistemi di difesa area avanzati americani in Europa siano corrette oppure no, è per noi impossibile oggi anticipare il dispiegamento del sistema THAAD in Polonia, ma siamo certi che alcune batterie del sistema Patriot sono giunti in Europa negli ultimi giorni dalla regione mediorientale e dagli Stati Uniti. Se questi sistemi saranno posizionati in ambito NATO non dovremmo assistere a nessun tipo di azione da parte di Mosca, ma se al contrario una sola di queste batterie dovesse essere trasportata in Ucraina, è altamente probabile che possa essere fatta oggetto di un attacco immediato da parte delle forze di Mosca.</p>
<p>Quindi non solo dobbiamo osservare e prestare attenzione alla possibilità, oggi remota, di vedere l’Ucraina nella NATO, ma cercare attentamente di seguire l’eventuale disponibilità americana a posizionare sistemi di difesa aerea all’interno dei confini ucraini….</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/difesa-aerea-americana-ucraina-desione-nato/">La Difesa Aerea Americana per l’Ucraina: l’equivalenza dell’adesione alla NATO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 21:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo nostro scenario vuole configurare un possibile andamento di un conflitto militare in Ucraina. Non ci occuperemo di come il conflitto potrebbe iniziare o di chi sarà il responsabile dell’inizio delle ostilità, tutto questo infatti è trascurabile ai fini del delineare l’evoluzione del conflitto.  Poche ore dopo il Casus Belli, gli scontri divampano nell’Ucraina Orientale [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-militare-di-un-possibile-conflitto-in-ucraina/">Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo nostro scenario vuole configurare un possibile andamento di un conflitto militare in Ucraina. Non ci occuperemo di come il conflitto potrebbe iniziare o di chi sarà il responsabile dell’inizio delle ostilità, tutto questo infatti è trascurabile ai fini del delineare l’evoluzione del conflitto. <br /><br /></p>
<p>Poche ore dopo il Casus Belli, gli scontri divampano nell’Ucraina Orientale dove decine di pezzi di artiglieria, mortai, lanciarazzi multipli tipo Grad e Uragan, si scambiano violentissime bordate, coinvolgendo i centri abitati di Donetsk e Lugansk. La Federazione Russa riceve l’appello urgente delle repubbliche separatiste che chiedono immediata assistenza militare e riconoscimento politico. <br />Mosca “al fine di difendere i cittadini russi del Donbass” annuncia che alla mezzanotte “truppe di pace” della Federazione Russa entreranno in forza nel Donbass al fine di impedire il “massacro dei cittadini russi ivi residenti”. Mosca annuncia che a partire dalla mezzanotte sarà in vigore una No-Fly Zone sul Donbass, che si estenderà per 40 miglia ad est dell’attuale linea di contatto. Il ministero della difesa di Mosca notifica alla controparte ucraina che nessun attacco contro unità russe verrà tollerato e che nel caso in cui le colonne della Federazione Russa fossero fatte oggetto di “deliberati attacchi” la risposta delle forze armate al comando del Cremlino sarà radicale e decisa. <br /><br /></p>
<p>Poco dopo la mezzanotte 10 battaglioni tattici russi entrano nel Donbass, mentre a New York è in corso una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il rappresentante ucraino, invitato ai lavori, ne da comunicazione alla stampa. Annuncia che le truppe russe non sono “forze di pace” ma “forze di occupazione” e così verranno trattate. <br />Mentre il dibattito è in corso droni ucraini tentano di raggiungere le colonne russe in marcia nel Donbass ma vengono abbattuti dalla difesa aerei russa che scorta le forze di terra. <br />Le forze russe arrivano nei pressi dell’abitato di Donetsk in una atmosfera di terrore, nessuno per le strade, tutta la popolazione civile nei rifugi, i miliziani continuano la mobilitazione, gli ospedali sono già oberati dal numero di feriti che rientrano dalla prima linea. Poco prima dell’abitato di Donetsk una salva di razzi non guidati Bm-30 Smerch <span style="font-size: inherit;">lanciati dagli ucraini colpisce i sobborghi della città e fa strage della prima compagnia della 34º divisone di fanteria meccanizzata russa e colpisce numerose abitazioni del sobborgo cittadino. <br /><br />Mosca aveva messo in conto una reazione simile da parte di Kiev e il presidente Putin ordina l’esecutivo del piano “Odissea” (dall’antico nome greco di Odessa <em><i>Odessos</i></em>). Il piano operativo prevede l’attivazione generalizzata delle forze missilistiche russe lungo tutto il confine russo-ucraino, incluso il confine tra Crimea e Ucraina, il lancio di una trentina di missili balistici a corto raggio di precisione Iskander indirizzati a neutralizzare i comandi della difesa aerea, dell’esercito, e alcuni caposaldi delle linee arretrate di Kiev, un missile colpisce e distrugge il comando del fronte orientale ucraino poco a est del fiume Dniepr. </span></p>
<p>Poche ore dopo una No-Fly Zone viene imposta da Mosca su tutta l’Ucraina, una nuova guerra, devastante, inizia in Europa, mentre il Presidente Putin parla alla nazione, annuncia la creazione di una nuova entità statale con quella che un tempo era la Bielorussia, chiede alla Duma di riunirsi in seduta di emergenza per ratificare il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, mentre proclama l’inizio della “lotta per la sopravvivenza” dei popoli slavi “minacciati dall’espansionismo americano, e dall’oppressione della NATO”. Putin invita le popolazioni slave dell’Ucraina ad appoggiare le forze russe che “presto occuperanno numerose città”, la parola Ucraina non viene mai nominata. Il Presidente russo annuncia il richiamo di “una parte marginale” della riserva delle Forze Armate della Federazione Russa, non viene fornita l’entità di tale richiamo alle armi.</p>
<p>Il discorso del Presidente Russo termina con un messaggio inquietante per i russi e per l’intero pianeta: la Russia non è in guerra con la NATO o con gli Stati Uniti, la Russia non ha attaccato la NATO o gli Stati Uniti. Tuttavia qualunque presenza militare attiva degli americani o di qualsiasi paese estero sarà considerata un atto di guerra alla Federazione Russa che impiegherà ogni mezzo a sua disposizione per difendere l’indipendenza della Patria. La Russia non sarà mai assoggettata ad un potere straniero, le nostre forze armate, la nostra determinazione, e l’intero arsenale CONVENZIONALE e NON, saranno utilizzati secondo l’imperativo della difesa dell’indipendenza della Federazione Russa.</p>
<p>Un brivido percorre la schiena dei russi che ascoltano in diretta il discorso di Putin, l’incubo di una guerra totale si diffonde in Occidente, mentre infuriano i combattimenti in Ucraina, ovunque in Occidente la popolazione civile corre ai supermercati e ai distributori di carburante, nel timore diffuso di una guerra che potrebbe estendersi senza il controllo dei politici e dei militari.</p>
<p>Il conflitto evolverà per diverse settimane, ed in assenza di un intervento occidentale la Russia prenderà il controllo del Donbass, di Chernikov, Mariupol, Cherson, Odessa, lasciando al governo di Kiev una nazione priva di accesso al mare. Questo l’obiettivo dell’operazione “Odissea”, privare l’Ucraina di un accesso al mare, circondarne il restante territorio su tre lati, impedire alla talassocrazia americana di utilizzare un porto differente da Costanza in Romania, </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-militare-di-un-possibile-conflitto-in-ucraina/">Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Nebbia (prima) della Guerra Analisi della Situazione di Crisi tra Usa e Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 17:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Tensione Usa Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo globalizzato, schiavo della Rete, dove tutti sono osservati, dove tutti sono spiati, dove nessun luogo non è in vista da parte dei satelliti spia, in un pianeta dove ogni comunicazione viene in qualche modo monitorata, può ancora esistere la “nebbia della guerra”? Può ancora esistere una incertezza rispetto alle operazioni militari prossime [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo globalizzato, schiavo della Rete, dove tutti sono osservati, dove tutti sono spiati, dove nessun luogo non è in vista da parte dei satelliti spia, in un pianeta dove ogni comunicazione viene in qualche modo monitorata, può ancora esistere la “nebbia della guerra”? Può ancora esistere una incertezza rispetto alle operazioni militari prossime venture nel nostro sistema contemporaneo basato sulle informazioni e sull’assenza sostanziale di privacy?</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100.jpeg" class="thickbox no_icon" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47707" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-300x170.jpeg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-300x170.jpeg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-1024x581.jpeg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-768x435.jpeg 768w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-1536x871.jpeg 1536w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-2048x1161.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>La risposta è no, la nebbia della guerra non può più esistere durante un conflitto ormai innescato. La nebbia della guerra però rimane un elemento cruciale “prima” di un conflitto, ed in questa fase può essere più densa che in passato. <br />Nelle settimane e ancora di più nei giorni che dovessero precedere una guerra le azioni della nazione pronta ad attaccare cercherebbero in ogni modo di disorientare l’avversario, assuefare la comunità degli analisti geostrategici e l’opinione pubblica del nemico. Questo avverrebbe mediante il continuo spostamento delle truppe, con manovre militari sempre più frequenti e allerte senza preavviso di raggruppamenti sempre più ampi di uomini e mezzi. Il continuo movimento di truppe verrebbe sempre e comunque definito dalla nazione attaccante come una normale routine militare svolta all’interno dei propri confini; tali attività militari, se iniziate in un ampio arco temporale prima dell’inizio delle ostilità, verrebbero interpretate a lungo andare, da una parte non minoritaria degli analisti geostrategici, come un bluff della nazione considerata come potenziale attaccante, mentre coloro i quali valutano la guerra una opzione concreta e reale, anche se non ancora presente, vedrebbero sul lungo termine la loro posizione indebolirsi costantemente. Nel caso di attualità stiamo osservando spostamenti strategici russi ed esercitazioni massicce di prontezza al combattimento dallo scorso mese di aprile con una nuova fase di mobilitazione iniziata a novembre e ripetuta con intensità ancora maggiore in queste ultime due settimane.</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/FullSizeRender.mov">Qui uno dei tanti video disponibili sulla rete relativi ai movimenti militari russi</a></p>
<p>Questa particolare “nebbia della guerra” si intensificherebbe ancora nei 10-15 giorni antecedenti l’inizio delle ostilità, con azioni di “distrazione” attuate su fronti ritenuti secondari e che non saranno oggetto del conflitto (perlomeno nelle intenzioni iniziali della nazione attaccante), atte a far apparire il conflitto imminente essere potenzialmente in grado di coinvolgere un’ampia area geografica, più ampia rispetto a quella che in realtà sarà l’iniziale area di operazioni. Questa tecnica di guerra psicologica tende a far considerare come accettabile un conflitto di minori proporzioni rispetto a quello che potrebbe deflagrare se la guerra si manifestasse nella sua configurazione più ampia. Nel nostro caso specifico lo spauracchio di una azione di guerra da parte di Mosca contro nazioni scandinave (in particolare la Svezia).</p>
<p>Nello stesso momento, mentre le strutture e le istituzioni militari vanno continuamente affermando che non esiste nessuna preparazione per una azione militare contro uno specifico obiettivo (ed in questo caso per la nostra situazione contingente sarebbe l’Ucraina), la diplomazia cercherebbe di rendere chiare le proprie intenzioni alla controparte, con la pubblicazione di nette ed evidenti “linee rosse” che, se superate, sarebbero in grado di determinare il “casus belli” che innescherebbe il conflitto. I diplomatici, che storicamente hanno sempre avuto il compito di evitare l’utilizzo dello strumento militare, una volta raggiunta la determinazione dell’inevitabilità del conflitto, diventerebbero strumenti di propaganda ed essi stessi mezzi per infittire la nebbia che precede il conflitto. Ai giorni nostri osserviamo, nelle ultime ore, dichiarazioni sempre più enigmatiche da parte di figure di primissimo piano di vertici della Federazione Russa, come ad esempio il ministro degli esteri Lavrov:</p>
<blockquote>
<p><strong><em>S. Lavrov 15/01/2022</em></strong><br /><br /><em>Abbiamo atteso per molto tempo una risposta alle nostre richieste di sicurezza, ora la nostra pazienza è finita </em></p>
</blockquote>
<p>Oppure da parte del portavoce del Presidente Putin Pskov: </p>
<blockquote>
<p><strong><em>A. Peskov 16/01/2022 </em></strong></p>
<p><em>Le truppe russe si trovano sul territorio della Federazione Russa vicino al confine ucraino, e riteniamo necessario lasciarle lì di fronte a una situazione molto tesa, un&#8217;atmosfera ostile creata da varie esercitazioni NATO, combattenti NATO e aerei spia, l&#8217;avanzamento delle infrastrutture della NATO fino ai confini.</em></p>
</blockquote>
<p>La Nebbia della Guerra svanirà al primo lancio missilistico contro obiettivi strategici della nazione oggetto di una eventuale guerra, ma le ombre continueranno a muoversi fino a quel giorno nell’opacità e nel caos che vengono a sommarsi durante la preparazione di un conflitto che speriamo di non vedere emergere mai dalle brume di questa operazione asimmetrica di confusione e ordine, solo apparentemente in antitesi tra loro. <br /><br /></p>
<p><strong><em>Virgilio</em></strong></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/nebbia-prima-della-guerra-analisi-situazione-crisi-usa-russia/">La Nebbia (prima) della Guerra Analisi della Situazione di Crisi tra Usa e Russia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
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		<item>
		<title>Gli Usa vogliono costituire una filiera tecnologica (e non solo) “China-free”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 07:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapevamo già da alcune settimane che l’amministrazione Biden si stava preparando ad una dettagliata analisi e revisione delle filiere e catene logistiche riguardanti prodotti strategici per l’industria e la sicurezza americana.Il momento di presentare il piano è arrivato: il Presidente Biden ha appena firmato un ordine esecutivo volto ad accelerare gli sforzi necessari a costruire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><br />Sapevamo già da alcune settimane che l’amministrazione Biden si stava preparando ad una dettagliata analisi e revisione delle filiere e catene logistiche riguardanti prodotti strategici per l’industria e la sicurezza americana.<br />Il momento di presentare il piano è arrivato: il Presidente Biden ha appena firmato un ordine esecutivo volto ad accelerare gli sforzi necessari a costruire delle catene logistiche meno dipendenti dalla Repubblica Popolare Cinese, in accordo e collaborazione con alleati e partner quali Taiwan, Giappone, Corea del Sud ed Australia.<br />Con questo atto viene ordinato lo sviluppo di una strategia nazionale di logistica ed approvvigionamento, e sono richieste raccomandazioni per imbastire delle reti logistiche meno vulnerabili ad eventi quali disastri naturali (ricordiamo le problematiche che le industrie occidentali stanno vivendo a causa delle limitazioni dovute alla pandemia) e sanzioni di paesi avversari (a questo riguardo vi invitiamo a leggere l’articolo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, “la Cina ed il possibile embargo sull’esportazione di terre rare”).<br />L’ordine esecutivo si concentra soprattutto su semi-conduttori, batterie per veicoli elettrici, terre rare e prodotti medicali (sia Usa che Europa dipendono quasi esclusivamente dalla Cina per la fornitura dei principi attivi necessari alla produzione di medicinali).<br />Il piano, per avere successo, deve essere basato sulla collaborazione con gli alleati: condivisione delle informazioni, procedure per la condivisione rapida dei materiali necessari nell’eventualità di emergenze ed eventi eccezionali, creazione di riserve ed aumento della capacità manifatturiera. Agli alleati e partner di questo progetto potrebbe essere chiesto di ridurre gli scambi commerciali con la Cina continentale.<br />Quanto dicemmo relativamente alle terre rare è valido anche per i semi-conduttori: la capacità manifatturiera americana è crollata negli ultimi decenni, portandola da una percentuale globale del 37% nel 1990 al 12% attuale.<br />Si stima che le industrie cinesi guideranno la produzione globale di semi-conduttori con una percentuale del 24% nel 2030, anche grazie a sussidi statali che si pensa raggiungano i 100 miliardi di dollari.<br />In quest’ottica Taiwan, la Repubblica di Cina, ha un ruolo fondamentale nella strategia statunitense considerando che è al momento il massimo produttore mondiale con una quota del 22%.<br />L’amministrazione Biden, sebbene agli antipodi rispetto a quella Trump in molti ambiti, sta invece proseguendo sulla linea della precedente amministrazione su questo tema, riconoscendone l’attualità e l’urgenza.<br />Nella primavera dell’anno scorso la Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., il più grande produttore di chip al mondo, ha accettato di costruire una nuova fabbrica in Arizona che produrrà chip per le forze armate Usa: sarà l’oggetto di investimenti per 12 miliardi e dovrebbe cominciare la produzione nel 2024.<br />Anche il governo giapponese ha cercato di attrarre investimenti della società taiwanese tramite la concessione di sussidi e la facilitazione di nuove collaborazioni con società nipponiche; tali sforzi sembrano aver avuto successo, la TSMC prevede di costruire un centro di ricerca e sviluppo in Giappone.<br />A novembre ufficiali americani e taiwanesi avevano firmato un memorandum dedito alla promozione della cooperazione tecnologica in diverse aree, compresi i semi-conduttori e lo sviluppo di filiere sicure ed affidabili.<br />É evidente il tentativo di stabilire una forte relazione trilaterale (Usa-Taiwan-Giappone) per ridurre la dipendenza dalla Cina relativamente ai semi-conduttori.</p>
<p>Per quanto riguarda le terre rare, la società di estrazione australiana Lynas sta già costruendo delle nuove raffinerie in Texas, anche grazie al supporto economico del Dipartimento della Difesa americano.<br />La costituzione di nuove catene logistiche non dipendenti dalla produzione cinese richiede volontà, tempo e molte risorse economiche.<br />Gli Usa ed altre democrazie asiatiche hanno capito perfettamente che non ci sono alternative, è necessario ridurre l’influenza che il regime cinese ha, attraverso le sue industrie in questo caso, sul mondo occidentale.<br />Qualche giorno fa anche il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha suonato il campanello d’allarme relativamente all’eccessiva dipendenza delle industrie francesi nei confronti della Cina ed ha dichiarato che la Francia deve ricostruire una sua indipendenza economica e strategica.<br />Anche noi quindi, come italiani ed europei, ci troviamo nella stessa posizione degli Usa di cui abbiamo appena discusso.<br />Auspichiamo che l’Italia, e l’Unione Europea nel suo insieme, agiscano rapidamente in maniera simile a quanto gli Usa stanno facendo, analizzando e rivedendo le filiere da cui la nostra produzione industriale e militare dipende.<br />Il Presidente Biden ha detto chiaramente al meeting del G7 che l’unico modo per competere con la crescente potenza cinese è lavorando insieme.<br />Ci appelliamo quindi alle autorità italiane ed europee affinché si uniscano agli Usa e agli altri paesi di buona volontà in questo sforzo colossale ma esistenziale che ci troviamo a fronteggiare.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gli-usa-vogliono-costituire-una-filiera-tecnologica-e-non-solo-china-free/">Gli Usa vogliono costituire una filiera tecnologica (e non solo) “China-free”</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una Guerra di Informazione contro gli Stati Uniti</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/una-guerra-di-informazione-contro-gli-stati-uniti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=una-guerra-di-informazione-contro-gli-stati-uniti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 16:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fantasma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stiamo analizzando i rapporti prodotti dalla Commissione Intelligence del Senato Americano relativi alle “actives measures” ed alle interferenze messe in atto dalla Russia in occasione delle elezioni presidenziali del 2016.  Si tratta di 5 rapporti per un totale di circa 1.300 pagine che analizzano i diversi aspetti della questione (l’ultimo è stato pubblicato solo qualche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo analizzando i rapporti prodotti dalla Commissione Intelligence del Senato Americano relativi alle “actives measures” ed alle interferenze messe in atto dalla Russia in occasione delle elezioni presidenziali del 2016.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Si tratta di 5 rapporti per un totale di circa 1.300 pagine che analizzano i diversi aspetti della questione (l’ultimo è stato pubblicato solo qualche giorno fa).</p>
<p>Con questo post vorremmo portare alla vostra attenzione le informazioni più importanti che possono essere trovate nel rapporto n.2 dedicato alla campagna di manipolazione e disinformazione che sarebbe stata condotta sui social media.</p>
<p>È doveroso sottolineare, prima di iniziare, che tali rapporti sono il risultato di uno sforzo bipartisan che ha unito sia democratici che repubblicani, secondo lo spirito che anima<span class="Apple-converted-space">  </span>tale Commissione, in quanto l’intelligence non dovrebbe mai essere condizionata da interessi di parte.</p>
<p>La Commissione, dopo anni di indagini approfondite, è arrivata alla conclusione che nel 2016 il governo russo, soprattutto attraverso<span class="Apple-converted-space">  </span>un’organizzazione chiamata “Internet Research Agency” (IRA), basata a San Pietroburgo, ha condotto una guerra d’informazione allo scopo di diffondere disinformazione ed aggravare le divisioni e le tensioni presenti in seno alla società americana.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Perché scegliere di condurre una guerra d’informazione? Ci sono molti validi motivi: è innanzitutto molto più economica di un conflitto militare convenzionale, rende spesso difficile risalire con certezza agli autori (limitando quindi le capacità di rappresaglia) ed infine l’attacco stesso spesso viene scoperto in ritardo rispetto a quando è stato portato, vanificando la possibilità di mitigazione del danno.</p>
<p>Si trattava anche di uno dei pochi modi di attaccare l’Occidente, vista la grande disparità in termini di potenza economica e militare tra USA e Russia.</p>
<p>Ma torniamo ai dettagli di questa possibile campagna ostile.</p>
<p>L’IRA è una società fondata e diretta da Yevgeniy Prigozhin, un oligarca russo che conduce operazioni di intelligence e militari per conto del Cremlino. Prigozhin è stato anche collegato al finanziamento ed alla direzione del gruppo Wagner, noto gruppo paramilitare russo che recentemente ha combattuto in Ucraina, Siria e si trova attualmente sul campo in Libia.</p>
<p>Prigozhin è stato soprannominato “lo Chef di Putin”, a causa dei numerosi contratti di catering che ha concluso con il governo russo, compreso quello del ricevimento tenuto in occasione della vittoria di Putin alle elezioni del 2012.</p>
<p>L’IRA è una cosiddetta “fabbrica di troll”(definizione riduttiva), un’organizzazione con un budget mensile di più di un milione di dollari e circa 400 impiegati, che si occupava di creare migliaia di pagine e profili personali su praticamente ogni social media esistente allo scopo di farli passare come pagine e persone reali gestiti da cittadini americani. Accumulavano<span class="Apple-converted-space">  </span>pazientemente followers col passare dei mesi prima di passare all’attacco, diffondendo determinate informazioni al momento opportuno.</p>
<p>Sebbene la guerra d’informazione russa abbia sfruttato il contesto delle elezioni presidenziali del 2016, l’operazione era focalizzata su questioni altamente divisive quali razza, immigrazione, secondo emendamento (cioè il diritto garantito dalla Costituzione di possedere e portare armi) nel tentativo di mettere gli americani gli uni contro gli altri e contro il loro governo, tutto questo ben al di là delle elezioni stesse.</p>
<p>Come viene sottolineato nel rapporto il target di queste operazioni non era soltanto una specifica tornata elettorale, ma il tessuto stesso della democrazia americana.</p>
<p>I contenuti pubblicati erano appositamente studiati per provocare rabbia ed indignazione, divisioni e sfiducia nelle istituzioni.</p>
<p>Le già di per sé divisive elezioni presidenziali del 2016 sono state solo una componente aggiuntiva che ha reso più dirompenti le azioni messe in atto.</p>
<p>La prova che tali operazioni non mirassero esclusivamente ad influenzare le elezioni del 2016 sta nel fatto che l’attività dell’IRA sui social non è cessata ma anzi aumentata dopo l’Election Day: +238% su Instagram, +59% su Facebook, +52% su Twitter.</p>
<p>Relativamente alle elezioni stesse la Commissione ha concluso che il governo russo avrebbe agito in modo da discreditare e denigrare tutti i candidati, repubblicani e democratici, che avessero una linea ostile nei confronti della Russia.</p>
<p>Durante le primarie sono stati condotti attacchi contro Hillary Clinton ed a favore di Bernie Sanders, contro i repubblicani Ted Cruz, Marco Rubio e Jeb Bush, e spesso a favore di Donald Trump.</p>
<p>Una volta che i candidati dei due campi erano ormai decisi, la campagna russa si è concentrata il più possibile sul danneggiare Hillary Clinton: sono note a tutti le migliaia di mail riservate della Clinton il cui furto il rapporto attribuisce alla GRU o G.U. (l’agenzia di intelligence militare russa) che le ha poi passate a Wikileaks perché le pubblicasse; notizia immediatamente diffusa e ricondivisa ovunque dai troll dell’IRA,<span class="Apple-converted-space">  </span>poi ripresa e seguita implacabilmente da media russi largamente seguiti quali Russia Today e Sputnik.</p>
<p>Vediamo quindi che in parallelo alle attività dell’IRA, il GRU portava avanti operazioni di furto di informazioni, che venivano poi inviate ad organismi o giornalisti che erano in grado di pubblicarle. A questo scopo anche il GRU ha impiegato identità fittizie sui social come “DCLeaks” o “Guccifer 2.0”.</p>
<p>Anche dopo le elezioni, quando Trump stava considerando Mitt Romney (storicamente molto critico della Russia) per ricoprire la carica di Segretario di Stato, gli account gestiti dall’IRA hanno cominciato una pesante campagna di denigrazione nei suoi confronti, chiamandolo “serpente a due teste” e “pupazzo dei globalisti”.</p>
<p>Ma attenzione, il Cremlino ha favorito Trump non per una qualche simpatia personale o perché “amico dei russi”, ma perché considerato il meno pericoloso per la Russia e forse il più divisivo al livello societario, il tutto nell’ambito di una guerra che va oltre una singola elezione, come dicevamo prima.</p>
<p>A conferma di questo il rapporto afferma che l’atteggiamento positivo dell’IRA nei confronti di Trump si è esaurito con le elezioni. Una volta Trump eletto, l’IRA ha cambiato completamente attitudine cominciando ad enfatizzare e provocare sentimenti anti-Trump in un’audience di sinistra, promuovendo addirittura hashtag quali “Impeach45”, “Resist”, “GunReformNow”.</p>
<p>Tornando all’attività sui social, bisogna notare che la stragrande maggioranza dei contenuti diffusi dall’IRA non esprimeva un chiaro supporto per l’uno o l’altro candidato. Invece i contenuti si concentravano spesso su una narrativa discreta centrata su disunità, malcontento ed assenza di speranza.</p>
<p>In questo contesto nessun singolo gruppo è stato preso di mira dall’IRA più degli Afro-Americani: le questioni razziali sono state il loro obiettivo preferito: di tutti i contenuti IRA sponsorizzati su Facebook il 66% menzionava una parola collegata alla razza; il targeting basato su geolocalizzazione (strumento offerto da Facebook per mostrare certi contenuti in certe aree geografiche) era principalmente indirizzato verso aree metropolitane ad alta presenza afro-americana; il 96% dei contenuti YouTube era basato su questioni razziali e violenza poliziesca.</p>
<p>Nel caso degli Afro-Americani venivano anche condotti attacchi che li spingessero a non votare (caratterizzati da hashtag come “non votare per niente”, “perché dovresti votare”, “il nostro voto non conta”) oppure a non votare Clinton, e magari votare un candidato indipendente (“un voto per Jill Stein non è un voto sprecato”) che non aveva alcuna speranza di vittoria.</p>
<p>Per evitare incomprensioni bisogna chiarire che lo scopo di questa campagna non è quello di creare problemi che non esistono, ma di sfruttare divisioni e fratture già esistenti nella società presa di mira: le questioni razziali, per esempio, non sono “un complotto russo”, ma sono state sfruttate e grandemente amplificate dai troll russi.</p>
<p>Più una società è polarizzata, più è vulnerabile a questo tipo di attacchi.</p>
<p>Tutte le istituzioni e le norme che definiscono le democrazie liberali occidentali (elezioni aperte e competitive, informazione libera, libertà di parola, società differenziata) sono perfetti conduttori della propaganda anti-occidentale.</p>
<p>I bot, cioè account automatizzati, hanno giocato un ruolo molto importante nella diffusione di informazioni false: dei ricercatori che hanno analizzato circa 20 milioni di tweet relativi alle elezioni 2016 hanno scoperto che circa 1/5 erano il risultato di bot.</p>
<p>L’uso di enormi quantità di bot, oltre che di migliaia di account gestiti da persone in carne ed ossa, mostra il modus operandi di questa campagna: ampi volumi di interazioni ad un ritmo rapido, continuo e ripetitivo.</p>
<p>Basandosi sul principio secondo cui le prime impressioni che una persona ha sono quelle più difficili da cancellare, l’IRA letteralmente “inondava” in tempi record i social con la propria “versione dei fatti” di qualunque evento accadesse nel mondo reale, lasciando l’audience presa di mira completamente sopraffatta dalla mera mole di informazioni.</p>
<p>Sono stati attribuiti agli account NON automatizzati creati e gestiti dall’IRA almeno 61.500 post su Facebook, 116.000 su Instagram e 10,4 milioni di tweet, tutti sotto le mentite spoglie di autentici cittadini americani: un esercito di troll che sopraffà i social con un diluvio di contenuti falsi o fuorvianti, semina il dubbio e la paranoia e distrugge ogni possibilità di usare Internet come uno spazio democratico.</p>
<p>Facebook ha stimato che almeno 11.4 milioni di persone negli USA hanno visto almeno uno dei contenuti sponsorizzati (quindi a pagamento) dell’IRA, e si tratta solamente di 3.393 post.</p>
<p>Se parliamo di contenuti non sponsorizzati invece, Facebook stima che 126 milioni di americani siano entrati in contatto con tali contenuti nel periodo 2015-2017.</p>
<p>Gli account e le pagine utilizzate in questa enorme campagna manipolativa erano oggetto di grande cura ed attenzione: per ottenere seguito e credibilità, la maggior parte dei contenuti condivisi erano innocui (canzoni preferite e ricette, per esempio, nel caso di profili personali), il tutto per non destare sospetti ed attirare l’attenzione di persone dagli interessi simili.</p>
<p>Un esempio molto chiaro è quello di una pagina Facebook chiamata “Army of Jesus”, una pagina apparentemente cristiana che nella maggior parte dei casi condivideva semplici incoraggiamenti e passaggi biblici.</p>
<p>In mezzo a molti post innocui e coerenti con il tema della pagina, necessari per aumentare il numero dei followers (216.000 al momento della chiusura) venivano poi inseriti contenuti sensibili. Nel caso della pagina in questione, tra i vari post di incoraggiamento condivisi negli ultimi giorni prima dell’Election Day 2016, spicca ad un certo punto un post che veicola la notizia falsa che la Clinton volesse rimuovere la parola Dio dal giuramento.</p>
<p>Come dicevamo prima, elementi divisivi, spesso falsi, pensati per provocare rabbia ed indignazione.</p>
<p>Un altro elemento fondamentale da capire per comprendere la strategia russa in questa guerra d’informazione è la cosiddetta “ideologia fluida”; al contrario di quanto accadeva durante la guerra fredda, quando i sovietici supportavano quasi esclusivamente gruppi di sinistra e diffondevano una propaganda conforme alla loro ideologia, la disinformazione russa messa in atto nel 2016 non ha alcun limite ideologico.</p>
<p>Una stessa persona, operante da uno stesso pc, diffondeva una versione dei fatti con account di “destra” ed il suo esatto contrario con account di “sinistra”, il tutto allo scopo di creare confusione e competizione tra i vari campi.</p>
<p>Alcuni esempi pratici:</p>
<p>1.Ecco alcune delle pagine Facebook più attive gestite dall’IRA: “Stop All Invaders” (contro l’immigrazione); “Brown Power (a favore dei diritti degli immigrati); “Being Patriotic” (temi di destra, secondo emendamento); “Blacktivist” (questioni razziali e brutalità poliziesca); “United Muslims of America” (diritti dei rifugiati e libertà religiosa); “LGBT United (identità di genere e sessuale); “Army of Jesus” (temi cristiani). Lo stesso avveniva su Instagram, dove l’IRA gestiva account che promuovevano tutto ed il contrario di tutto, con i 10 (su oltre 130) account più seguiti che contavano complessivamente più di 1 milione e mezzo di followers, generando decine di milioni di interazioni.</p>
<p>2.Nel maggio 2016 la pagina “Heart of Texas” (250.000 followers) promuove una protesta davanti al centro islamico di Houston. Contemporaneamente, la pagina “United Muslims of America” (325.000 followers) promuove un secondo evento alla stessa ora nello stesso posto. Nessuna delle due pagine aveva avvertito della presenza dei followers dell’altra. Lo scopo era chiaramente quello di provocare degli scontri.</p>
<p>3.A metà novembre 2016 agenti operativi dell’IRA hanno organizzato a New York, praticamente nello stesso momento, sia una manifestazione a sostegno di Trump che un’altra caratterizzata dallo slogan “Trump non è il mio presidente”.</p>
<p>Per sottolineare la rilevanza che alcuni di questi account sono riusciti a raggiungere, vogliamo citare il caso dell’account Twitter “TEN GOP”, fantomatico account del Partito Repubblicano del Tennessee.</p>
<p>Questo account falso non solamente è riuscito ad ottenere più di 150.000 followers (mentre il vero profilo Twitter del Partito Repubblicano del Tennessee ne aveva solo 13.000), ma addirittura alcuni contenuti pubblicati su di esso sono stati diverse volte citati in articoli di giornale e dai media professionali, ignari della sua vera natura, e ricondivisi da celebrità e politici, come per esempio Donald Trump Jr. ed il Generale Michael Flynn.</p>
<p>La stessa cosa è avvenuta con altri account Twitter di presunte persone “di sinistra”, i cui contenuti sono stati condivisi molte volte da un ampio ventaglio di ignari media tradizionali.</p>
<p>Questa è solo una<span class="Apple-converted-space">  </span>parte delle informazioni contenute nel rapporto in oggetto, ma riteniamo sia esemplificativa di come funziona una campagna di disinformazione in epoca moderna.</p>
<p>Abbiamo deciso di condividere con voi questi fatti perché possiate tenerne conto quando sentite parlare di quello che in questi mesi sta accadendo e accadrà negli USA in questa tesissima stagione elettorale.</p>
<p>L’Intelligence americana ha avvertito già diversi mesi fa che gli USA sono nuovamente oggetto di queste guerre d’informazione.</p>
<p>A marzo e maggio sono stati scoperti e chiusi moltissimi account Twitter riferibili (ma non ancora con assoluta certezza) al governo russo che utilizzavano le stesse tecniche che abbiamo descritto sopra, impersonando cittadini americani appartenenti a tutte le categorie ideologiche.</p>
<p>Lo stesso è avvenuto recentemente per un’intera rete di account falsi gestiti da attori ostili cinesi che prendevano di mira il presidente Trump, soprattutto riguardo alla gestione della pandemia (ma non trascurando i soliti temi razziali).</p>
<p>Forse contrariamente a quanto avvenne nel 2016, oggi ci sono almeno 3 attori che stanno facendo tutto il possibile per manipolare l’opinione pubblica americana (e globale) ed esacerbare gli animi:</p>
<p>1.la Cina, che conduce una campagna contro il presidente uscente Trump (considerato pericoloso in quanto imprevedibile) ed a favore di Biden (da molto tempo sostenitore della “non-confrontational policy” nei confronti della Cina, evitare qualunque conflitto e sperare che prima o poi la Cina si “occidentalizzi”).</p>
<p>2.La Russia, che conduce una campagna a favore di Trump (considerato inoffensivo) e contro Biden (considerato ostile alla Russia).</p>
<p>3.L’Iran, che conduce una campagna contro Trump (a causa del suo solido sostegno ad Israele e agli altri alleati del Golfo) ed a favore di Biden (che, se eletto, farebbe rientrare gli USA nell’accordo sul nucleare iraniano).</p>
<p>Come vi avevamo accennato nel precedente post sulle “actives measures”, una guerra asimmetrica e non convenzionale è in corso.</p>
<p>È fondamentale rendersene conto e capirne i meccanismi per non cadere vittima della manipolazione e riuscire nonostante tutto a distinguere il vero dal falso, cosa che è e diventerà sempre più difficile con il passare del tempo, anche a causa di tecnologie sempre più avanzate (deep fake) e di una realtà sempre più interconnessa, nella quale i fatti diventano opinioni, e la realtà punto di vista.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/una-guerra-di-informazione-contro-gli-stati-uniti/">Una Guerra di Informazione contro gli Stati Uniti</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un Nuovo Assetto Globale &#8211; Teoria per un Nuovo Equilibrio di Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 18:56:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo è cambiato, la politica dei blocchi è fallita, il tentativo di rendere la Russia una “potenza regionale” (di Obamiano concetto) è naufragato, l’idea che la Cina sarebbe stata un docile partner dell’Occidente violentemente abortita, il sogno di una Europa dei Popoli federale e equa interrotto dal patto di Aquisgrana.  Nel mondo, nel nostro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo è cambiato, la politica dei blocchi è fallita, il tentativo di rendere la Russia una “potenza regionale” (di Obamiano concetto) è naufragato, l’idea che la Cina sarebbe stata un docile partner dell’Occidente violentemente abortita, il sogno di una Europa dei Popoli federale e equa interrotto dal patto di Aquisgrana. </p>
<p>Nel mondo, nel nostro mondo, oggi la Russia ha ripreso (anche se solo in parte) il suo ruolo di attore globale, sebbene sia lontana dalla superpotenza di sovietica memoria. La Cina ha assaporato il gusto del Potere e ora nulla può indurre la sua leadership a mitigare il desiderio di una Grande Cina egemone fisicamente in Asia ed economicamente e politicamente nel mondo. L’Europa è  divenuta una diarchia franco-tedesca sebbene fortemente instabile per il desiderio tedesco di relegare i francesi ad una loro appendice militare. In questo scenario gli Stati Uniti (e non per colpa di Trump) cercano di recuperare i danni di otto anni di presidenza Obama. <br /><br /></p>
<p>A latere di questi attori principali decine di paesi cercano di diventare protagonisti nella loro regione, e punti di riferimento per le potenze mondiali che operano vicino a loro.</p>
<p>Egitto, Turchia, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, India lottano con ogni energia per diventare indipendenti sotto ogni punto di vista, non dover dipendere dall’estero per approvvigionamenti alimentari, forniture industriali, produzione meccanica, sviluppo di capacità militari. Nello scenario attuale abbiamo assistito ad un fortissimo e diffuso interventismo cinese (economico e politico al momento) che ha portato Pechino ad avere in ogni paese del mondo lobbisti (prezzolati e non) pronti a difendere gli interessi cinesi, spesso a scapito degli interessi nazionali delle nazioni terze. Sebbene, come abbiamo detto, i cinesi abbiano cercato di creare una rete globale di analisti, politici e dirigenti di azienda a loro vicini, si sono sviluppate anche “alleanze” politiche a livello di stato con alcuni di questi paesi: Iran, Corea del Nord, Italia e soprattutto con la Russia. </p>
<p>Parliamo in particolare della Russia perché potrebbe essere Mosca il vero ago della bilancia del nuovo assetto globale. Se Pechino riuscirà a neutralizzare Mosca, e a farla diventare un “socio” (sempre però minoritario nello schema di pensiero cinese), allora Pechino avrà aperte le porte che la condurranno al controllo globale. La Cina infatti, al fine di focalizzare la sua forza militare (oltre che come già detto politica) oltre il mar della Cina, ha dovuto garantirsi la sicurezza dei suoi confini terrestri e con essa la certezza che nessuna forza ostile potrà mai invadere la madrepatria cinese. Questa condizione ha rappresentato la forza stessa degli Stati Uniti che, isolati dal resto delle terre emerse e confinante con due paesi alleati e non minacciosi (Messico e Canada) non hanno dovuto badare alla difesa dei confini ma hanno potuto proiettare la sua potenza in tutto il globo. Questa nostra affermazione è sostenuta dal fatto che nell’unica occasione nella quale la madrepatria americana è stata minacciata da breve distanza (ci riferiamo alla crisi di <span style="font-size: inherit;">Cuba) gli Usa non esitarono ad arrivare ad un passo dalla guerra mondiale per mantenere la loro sicurezza dei confini.</span> </p>
<p>Ecco oggi l’unico paese in grado di minacciare i confini cinesi è proprio la Russia e su di essa ora ci concentreremo. Russia e Cina sono geograficamente nemici naturali, a differenza di Russia e Stati Uniti.  La storica ambizione russa di un posto al sole nel Pacifico a sud di Vladivostok è stata mitigata dopo il crollo dell’Unione Sovietica ed il conseguente focus della politica russa rivolto alla parte occidentale della Federazione. Negli ultimi anni della presidenza Putin la Russia ha esteso il suo interesse nuovamente alla regione artica ed in parte anche alla regione del Pacifico. La carenza di una moderna flotta navale e gli anni di oblio in cui è versata la regione siberiana rallentano le ambizioni russe nell’estremo oriente, che però rimane dai tempi di Port Arthur ad oggi una delle direttrici di espansione politica, commerciale e militare naturale della Russia. <br />La Cina, ben conscia di questa situazione, cerca costantemente di garantirsi una Russia non ostile, allettandola con due elementi non secondari per il Cremlino. Il primo elemento è la possibilità per la Russia di esportare in Cina ingenti quantità di gas naturale, la seconda è dichiararsi disponibile a fare fronte comune per abbattere l’egemonia americana. Putin però è ben cosciente che nel momento in cui la Cina dovesse prevalere definitivamente contro gli Stati Uniti, inevitabilmente e conseguentemente la Russia sarebbe la “vittima” successiva dell’espansionismo cinese. <br /><br /></p>
<p>La Russia è oggi senza opzioni, obbligata dallo status quo a fornire energia a basso costo alla Cina, a lottare per mantenere una distanza fisica tra i confini della nazione russa e confrontarsi con potenziali armi offensive che potrebbero minacciare l’integrità e l’indipendenza della Federazione Russa. La Cina invece agisce in maniera più spregiudicata e tenta di inserirsi anche nelle possibili aeree di influenza russe, Europa e Mediterraneo in primis. Interessante sarà osservare la postura cinese verso la Turchia, che potrebbe essere utilizzata da Pechino in una duplice maniera. La Turchia odierna reclama il suo spazio vitale, sia con il concetto terreste del neo ottomanesimo (la rinascita della sfera di influenza turca da Baghdad a Gibilterra), sia con la teoria marittima della “patria blu” (l’annessione alla Turchia di tutte le isole dell’Egeo prossime alla terraferma turca, da sempre terre greche). Ecco questa Turchia è l’ideale candidato cinese per un ruolo chiave nel mediterraneo.</p>
<p>Guidata da uomo, Erdogan, che si crede predestinato a riportare, nel nome di Allah, la Turchia, anzi l’Impero Ottomano, alla “grandezza che merita”. Pechino potrebbe essere molto interessata ad aiutare Erdogan nella sua missione e non solo in chiave anti-occidentale in senso lato ma anche e soprattuto per far sorgere una nazione in grado di contendere alla Russia il dominio nel Mar Nero, mettere condizioni alle esportazioni russe verso l’Europa e rendere quindi più “conveniente” per Putin rifornire di gas Pechino, e non ultimo far sì che una nazione musulmana minacci e metta in difficoltà la più importante comunità ortodossa “non moscovita”, quale è la Grecia. <br /><span style="font-size: inherit;"><br />La Turchia in questa ottica rimane comunque uno strumento delle azioni cinesi mentre l’obiettivo principale della geopolitica globale cinese, al di fuori del mar Cinese Meridionale, è a nostro avviso rendere la Russia non in grado di nuocere ai progetti espansionistici di Pechino. <br />Ecco perché una forma di collaborazione tra Occidente e Russia non solo è auspicabile ma risulta invece indispensabile in ottica di contenimento dell’espansionismo cinese. Putin stesso ha ben chiaro questo concetto, ed infatti non ha atteso un minuto per fornire all’India, storico avversario cinese, tutto l’hardware militare che New Delhi ha richiesto viste le continue provocazioni cinesi al confine tra i due Stati. Allo stesso tempo il Cremlino ha ordinato lo stop alle forniture dei sistemi di difesa aerea S-400 al governo di Pechino, ben cosciente delle capacità degli ingegneri cinesi di assimilare rapidamente le conoscenze tecnologiche applicate al sistema S-400 il quale potrebbe essere impiegato, in una forma evoluta Made in Cina, contro la stessa Russia. <br /><br />Ma come mettere in atto questa strategia di coinvolgimento della Russia, dopo i tanti fallimenti del passato e dopo gli scontri che hanno visto contrapposti Mosca e gli Stati Uniti, nonché Mosca e l’Unione Europea. Dopo la speranza di Pratica di Mare, il collasso del trattato ABM, il crollo del trattato INF, la fine del trattato Open Sky, il Maidan di Kiev, le primavere arabe (che avevano come ultimo obiettivo quello di relegare la Russia ad una potenza terrestre senza accesso al Mediterraneo), i vari interventi in Siria, ed ora i tentativi di rivolta in Bielorussia, Mosca vede ormai parte dell’Europa (e segnatamente la Germania, seguita dalla Polonia, dai Baltici e dagli Scandinavi) non come un avversario ma ormai come un nemico. <br /></span></p>
<p><br /><span style="font-size: inherit;">Per prima cosa è necessario garantire una via di esportazione sicura del gas russo verso il sud Europa. Per fare ciò è indispensabile che la Turchia non riesca ad instaurare una Zona Economica Esclusiva in grado di condizionare la posa e la gestione di ogni gasdotto che volesse attraversare il mediterraneo da est verso ovest. Per fare questo l’unica possibilità è appoggiare politicamente, economicamente, diplomaticamente e militarmente Grecia ed Egitto nella loro battaglia di sopravvivenza contro i turchi. La Germania non ha invece alcun vantaggio da una vittoria occidentale nel Mar Mediterraneo in quanto, come la Cina, necessita e già ottiene forniture energetiche dalla Russia, che troverebbe  nel sud Europa un mercato alternativo.</span></p>
<p>Il secondo passaggio riguarda la Libia che dovrebbe essere accompagnata nella sua rinascita da Italia ed Egitto estromettendo la Turchia ed allo stesso tempo ottenere dai Russi l’assicurazione di un loro disimpegno dal Nord Africa al fine di impedire che missili a raggio intermedio russi possano minacciare direttamente il comando sud della NATO. Come contropartita a questa concessione russa, Mosca dovrebbe avere garantita la non influenza occidentale in Bielorussia (per le stesse ragioni a parti invertite riguardanti la presenza di missili a raggio intermedio, sistemi antimissile ecc), e la neutralità dell’Ucraina sulla falsariga del trattato di stato austriaco, ridisegnando in parte i confini tra Russia e Ucraina stessa. <br /><br />Terzo punto (il più importante e che a livello globale potrebbe essere anche il solo veramente in grado di modificare l’attuale situazione di conflitto): la stipula di un nuovo trattato-quadro che deve comprendere gli elementi classici della deterrenza e del bilanciamento delle forze (ABM, INF, Open Sky), con un importante paragrafo che metta al bando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) in campo militare (elemento al quale dedicheremo un ampio spazio nelle prossime settimane). Tale trattato-quadro dovrà impegnare Stati Uniti, Europa, Russia, Giappone e Cina. La Cina potrebbe essere l’unica nazione a rifiutare tale trattato, evidenziando ancora una volta la sua attitudine espansionistica. Questo trattato potrebbe essere definito come la garanzia di una pace globale, in quanto potrebbe eliminare gli elementi di conflitto e di sospetto che stanno generando una corsa agli armamenti di proporzioni potenzialmente in grado di alterare l’intero assetto produttivo mondiale.</p>
<p>Il quarto punto è economico ed è rappresentato dalla creazione di una commissione per la rimozione graduale e calendarizzata delle sanzioni economiche e dei dazi reciproci che dovrà avanzare simultaneamente con i passi del trattato-quadro riguardante gli elementi base del nuovo equilibrio globale <br /><span style="font-size: inherit;"><br />In assenza di questi passaggi, e ancor di più in caso di vittoria democratica alle prossime elezioni americane, la Russia identificherà noi, noi europei, noi occidentali, come una minaccia diretta alla sovranità e all’indipendenza della Federazione e di conseguenza torneremo ad essere un obiettivo strategico primario per gli analisti, e per le armi russe. Da un punto di vista economico le sanzioni e le contro-sanzioni tra Europa e Russia ci priveranno di un mercato dalle grandi potenzialità, mentre l’Africa è ormai già sotto il tallone economico di Pechino e nel momento in cui gli Stati Uniti hanno riscoperto i vantaggi che ha per gli Usa un protezionismo ben ponderato. </span></p>
<p>Molto, se non tutto, si giocherà nella notte elettorale americana, se Trump dovesse prevalere (fatto oggi molto difficile, come già 4 anni fa) e l’Europa scegliesse la via tedesca di conflitto con Mosca, R<span style="font-size: inherit;">oma non dovrebbe ripetere gli errori sciagurati del 1938. Se i Democratici Usa prevarranno dovremo lasciare la Germania al suo destino, lavorando in ogni modo per cercare di procedere verso lo scenario da noi descritto. </span></p>
<p>In caso contrario diverremo inevitabilmente, e senza che i nostri stessi decisori se ne rendano conto, strumento e vittima dell’espansionismo globale  cinese. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/nuovo-assetto-globale-teoria-equilibrio-pace/">Un Nuovo Assetto Globale – Teoria per un Nuovo Equilibrio di Pace</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I Gilet Gialli tornano protagonisti nelle strade. Macron vacilla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2019 12:27:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet Gialli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presidenza Macron vacilla sotto i colpi dei manifestanti che vestono il gilet giallo. Vacilla davanti alla totale mancanza di carisma di un presidente che si è nascosto nel momento della crisi della Repubblica. Vacilla per l&#8217;imprevedibilità di comportamento di un uomo che ha fondato un movimento per il cambiamento e che invece è diventato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La presidenza Macron vacilla sotto i colpi dei manifestanti che vestono il gilet giallo. Vacilla davanti alla totale mancanza di carisma di un presidente che si è nascosto nel momento della crisi della Repubblica. Vacilla per l&#8217;imprevedibilità di comportamento di un uomo che ha fondato un movimento per il cambiamento e che invece è diventato il simbolo personificato della repressione.<br />
Vacilla la Repubblica di Macron, la Repubblica dei Benalla, delle feste sfrenate all&#8217;Eliseo a ritmo di rap, del totale disprezzo per la Francia rurale e lavoratrice.<br />
Sono due mesi che migliaia di francesi si riversano nelle strade ogni sabato, incuranti dei lacrimogeni, dei manganelli, dei proiettili di gomma, dei dieci morti tra i manifestanti uccisi da automobili presso i blocchi stradali. Se la rivolta due settimane fa sembrava spegnersi, il 5 gennaio una folla di 35000 persone, estremamente motivate, è scesa in piazza diffondendosi oltre i Campi Elisi e mettendo in crisi la polizia che non era preparata ad un simile scenario.<br />
Il governo francese è debolissimo, il &#8220;cerchio magico&#8221; del presidente è compromesso dalle dimissioni di uomini chiave che hanno garantito l&#8217;ascesa di Macron, le promesse di aiuti fiscali formulate da Macron sono cadute nel vuoto.<br />
Ma chi sono i Gilet Gialli? Difficile rispondere in maniera univoca. Il movimento non si rifà ad alcun partito, non necessita di finanziamenti massicci, non ha un leader riconosciuto ufficialmente o una gerarchia riconosciuta; tuttavia come un esercito ha una &#8220;divisa&#8221;, si riunisce cantando la Marsigliese, e il suo unico vessillo è la bandiera francese. E&#8217; fuor di dubbio che i media tradizionali di tutta Europa non concedono platea al movimento, non intervistano i suoi componenti, non pubblicizzano le vittime o i feriti, difficilmente trasmettono le dirette delle manifestazioni, e le immagini degli scontri più duri, in particolare nella provincia francese, giungono solo dalla rete. La copertura mediatica è invece massima da parte delle reti informative che fanno capo a Mosca, in particolare RT e Sputnik, che seguono &#8220;sul campo&#8221; le manifestazioni di Parigi minuto per minuto.<br />
Venerdì 5 è apparso chiaro che la polizia non sarà in grado di controllare le strade della Francia se il numero dei manifestanti dovesse tornare a crescere. Le proteste, che all&#8217;inizio erano prevalentemente pacifiche ora si stanno trasformando in rivolte semi-organizzate con divisione degli obiettivi e coordinamento delle azioni. La violenza messa in campo dal ministro degli interni, in particolare quando la protesta sembrava sull&#8217;orlo del collasso, ha fatto sì che chi oggi scende in piazza lo faccia con una preparazione mentale allo scontro e con la consapevolezza che non si va a Parigi, a Caen o a Bordeaux solo per sfilare per le strade ma che probabilmente si va direttamente allo scontro con i reparti di polizia e che ogni mezzo ora sia lecito (incluse un carrello elevatore utilizzato per sfondare i portoni dei ministeri) per raggiungere il primo vero scopo di queste proteste: le dimissioni di Macron.<br />
Non sappiamo se Macron si dimetterà oppure no, ma prima del crollo di un capo di stato, di un sovrano, di un dittatore, esiste un passaggio obbligato prima del tracollo. Questo passaggio obbligato è la solitudine, e senza dubbio alcuno oggi Macron è solo, senza un partito alle sue spalle, senza l&#8217;opinione pubblica a sostenerlo e presto forse senza più l&#8217;appoggio delle forze di sicurezza di Francia&#8230;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gilet-gialli-protagonisti-macron-vacilla/">I Gilet Gialli tornano protagonisti nelle strade. Macron vacilla</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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