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	<title>Breaking News | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Sun, 02 Mar 2025 21:02:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Da Londra a Kiev: la Pace imposta è una Guerra dichiarata?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 20:28:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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<video class="wp-video-shortcode" id="video-48111-1" width="704" height="670" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2025/03/6527548396198492799.mp4?_=1" /><a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2025/03/6527548396198492799.mp4">https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2025/03/6527548396198492799.mp4</a></video></div>
<p>Per coloro che, come noi, ascoltano il *BBC World Service* ogni giorno da quasi quarant’anni, l’idea di Londra sulla “pace” in Ucraina risultava già chiara e cristallina da oltre venti giorni. Mentre il mondo discuteva di piani di pace, cessate il fuoco e truppe di interposizione in Ucraina, ci saremmo aspettati che la voce ufficiale del governo di Sua Maestà Britannica nel mondo parlasse di *peacekeeping*. Con nostra lieve sorpresa, invece, la BBC ha iniziato a utilizzare il termine *peace enforcement*. Ma come può una singola parola rivestire tanta importanza? La scelta lessicale cui abbiamo assistito non è solo significativa: si rivela cruciale per comprendere gli eventi emersi oggi durante il vertice di guerra tenutosi a Londra.</p>
<p>Nella giornata odierna, a Lancaster House, si è riunita una parte dell’Occidente e della NATO, con la presenza dei vertici politici della Commissione Europea. Si è trattato di una coalizione eterogenea, guidata in modo deciso e inequivocabile da Francia e Regno Unito, con la partecipazione determinante della Germania. L’incontro ha ricevuto la benedizione del Sovrano britannico, che ha disposto la presenza delle sue guardie personali, le *King’s Life Guard*, a presidiare l’ingresso di Lancaster House e a rendere gli onori militari ai leader giunti al vertice. Un gesto simbolico che ha accompagnato l’annuncio del Primo Ministro britannico Starmer, il quale ha illustrato al mondo un progetto di garanzia di sicurezza militare per l’Ucraina, definito come un’iniziativa volta a “*enforce peace*”.</p>
<p>Ma perché insistiamo tanto su questa parola? Le missioni di pace, come noto, si distinguono in due categorie principali: *peacekeeping* e *peace enforcement*. La differenza tra le due è sostanziale. Nel caso del *peacekeeping*, le truppe vengono dispiegate sul campo solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco stabile, quando la pace è già stata concordata in modo equo e approfondito tra le parti, riducendo il rischio di conflitto a mere incomprensioni o incidenti isolati. Nel *peace enforcement*, invece, le forze dispiegate non si limitano a mantenere la pace: agiscono attivamente per imporla. Ciò presuppone che le parti in conflitto non abbiano raggiunto un accordo definitivo, equo e condiviso, e che una delle due intenda – o sia costretta – a imporre la pace attraverso la presenza di truppe sostenute da una coalizione che appoggia pienamente le istanze di una sola parte.</p>
<p>Ecco, cari amici e lettori, perché una parola può risultare cruciale. Che nessuno affermi, in futuro, che non ci sia stato spiegato cosa sta accadendo; che nessuno sostenga domani che ignoravamo il fatto che tali truppe potrebbero essere dispiegate senza un accordo ampio ed equo tra Ucraina e Federazione Russa. Portare, come dichiarato da Starmer, soldati sul terreno e aerei nei cieli in un contesto di guerra ancora aperto rappresenta una mossa tanto audace quanto rischiosa. Perché? È possibile obbligare qualcuno alla pace? Certamente, si può imporre la pace, ma per farlo, purtroppo, può rendersi necessario dichiarare guerra. Dobbiamo dunque interrogarci: noi, l’Italia, l’Occidente tutto, siamo pronti a dichiarare guerra alla Russia? Una Russia che rimane la maggiore potenza nucleare del pianeta. È un elemento che tutti dobbiamo tenere ben presente.</p>
<p><strong><em>Addendum</em></strong></p>
<p>Il *peacekeeping* si riferisce a operazioni, spesso condotte sotto l&#8217;egida di organizzazioni internazionali come l&#8217;ONU, volte a mantenere o ristabilire la pace in aree di conflitto, ma solo **dopo che le parti coinvolte hanno accettato una tregua o un accordo di pace**. I peacekeeper, tipicamente caschi blu o forze neutrali, agiscono come una presenza imparziale per:</p>
<p>&#8211; Monitorare il rispetto degli accordi (es. cessate il fuoco).</p>
<p>&#8211; Facilitare il dialogo tra le parti.</p>
<p>&#8211; Proteggere i civili e supportare missioni umanitarie.</p>
<p>Caratteristiche principali:</p>
<p>&#8211; **Consenso**: Le parti in conflitto devono essere d&#8217;accordo con la presenza dei peacekeeper.</p>
<p>&#8211; **Neutralità**: Non prendono parte al conflitto, ma si limitano a osservare e mediare.</p>
<p>&#8211; **Uso limitato della forza**: Solo per autodifesa o per proteggere i civili, non per imporre soluzioni.</p>
<p>Esempio: La missione UNIFIL in Libano per monitorare il confine con Israele.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>### **Peace Enforcement (Imposizione della pace)**</p>
<p>Il *peace enforcement* è un intervento più deciso e coercitivo, autorizzato di solito dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, per **imporre la pace** in situazioni in cui non c’è consenso tra le parti o quando una delle parti viola gravemente gli accordi. Qui l’obiettivo è fermare attivamente il conflitto o le atrocità, anche contro la volontà di uno o più belligeranti.</p>
<p>Caratteristiche principali:</p>
<p>&#8211; **Uso della forza**: Le truppe possono combattere per sedare violenze o far rispettare risoluzioni internazionali.</p>
<p>&#8211; **Mancanza di consenso**: Non richiede l’approvazione di tutte le parti coinvolte.</p>
<p>&#8211; **Obiettivo attivo**: Ripristinare la sicurezza o fermare aggressioni, non solo monitorare.</p>
<p>Esempio: L’intervento NATO in Kosovo nel 1999 per fermare le violenze etniche.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>### Differenza chiave</p>
<p>&#8211; Il *peacekeeping* è una missione di supporto e osservazione, pacifica e consensuale.</p>
<p>&#8211; Il *peace enforcement* è un’azione più aggressiva per imporre la pace, anche con la forza, quando il dialogo fallisce.</p>
<p> </p>
<p> </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/da-londra-a-kiev-la-pace-imposta-e-una-guerra-dichiarata/">Da Londra a Kiev: la Pace imposta è una Guerra dichiarata?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Il Discorso del Vice-Presidente americano a Monaco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 19:49:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un blocco tecnico durato alcuni mesi anche il nostro sito è tornato operativo. Si ricomincia amici La conferenza di monaco è da sempre un crocevia della storia. Lo fu alla vigilia della seconda guerra mondiale, lo è stato nel 2007 con il discorso di Putin che delineava gli obiettivi strategici a lungo termine della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo un blocco tecnico durato alcuni mesi anche il nostro sito è tornato operativo. Si ricomincia amici</em></p>
<p>La conferenza di monaco è da sempre un crocevia della storia. Lo fu alla vigilia della seconda guerra mondiale, lo è stato nel 2007 con il discorso di Putin che delineava gli obiettivi strategici a lungo termine della Russia, lo è oggi con il discorso del vicepresidente americano JD Vance che ha accusato apertamente l&#8217;Unione Europea, non l’Europa badate bene, ma l&#8217;Unione Europea di essere un organismo che nei fatti limita la libertà di opinione e di azione. Vi proponiamo il suo discorso integrale.</p>
<p><iframe title="Vice President JD Vance Delivers Remarks at the Munich Security Conference" width="900" height="506" src="https://www.youtube.com/embed/pCOsgfINdKg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>





<p>JD Vance ha scatenato un putiferio alla Conferenza di Monaco con un discorso che ha messo sotto accusa i leader europei. Ha dichiarato che &#8220;la minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell&#8217;Europa non è la Russia, non è la Cina, non è alcun attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia dall&#8217;interno, il ritiro dell&#8217;Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali&#8221;, sottolineando il declino della libertà di parola.</p>
<p>Vance ha elencato diversi esempi per supportare la sua tesi, criticando le politiche migratorie europee: &#8220;Quanti attentati dovremo ancora vedere prima di cambiare rotta e prendere la nostra civiltà condivisa in una nuova direzione?&#8221; Ha anche citato l&#8217;incremento dell&#8217;immigrazione non controllata: &#8220;Nessun elettore su questo continente è andato al seggio per aprire le porte a milioni di immigrati non verificati&#8221;.</p>
<p>Sul tema della libertà di espressione, ha detto: &#8220;In Gran Bretagna e in tutta Europa, la libertà di parola, temo, è in ritirata.&#8221; Ha attaccato specificamente il Regno Unito per il caso di un uomo arrestato per aver pregato vicino a una clinica abortiva, indicando che &#8220;i diritti di coscienza sono sotto attacco&#8221;.</p>
<p>Il discorso di Vance, un mix tra il MAGA e un richiamo ai valori tradizionali, ha lasciato la sala in silenzio, senza applausi, segno di una reazione che spaziava dalla sorpresa alla disapprovazione. Ha chiaramente posto l&#8217;accento su come la politica interna degli Stati Uniti, sotto l&#8217;amministrazione Trump, possa influenzare le relazioni con l&#8217;Europa, spingendo per un cambiamento radicale nei rapporti transatlantici.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-discorso-del-vice-presidente-americano-a-monaco/">Il Discorso del Vice-Presidente americano a Monaco</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cammino dell’Iran verso l’egemonia regionale (in attesa della Bomba)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quale nazione può attaccare simultaneamente Erbil in Irak, Aleppo in Siria, il Belucistan Pakistano, fornire missili balistici e antinave agli Houti yemeniti, droni, missili anticarro, decine di migliaia di razzi e missili di precisione, missili antinave supersonici, sistemi di difesa area ad Hezbollah, droni alla Russia, missili balistici alle milizie sciite irachene, e risorse di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quale nazione può attaccare simultaneamente Erbil in Irak, Aleppo in Siria, il Belucistan Pakistano, fornire missili balistici e antinave agli Houti yemeniti, droni, missili anticarro, decine di migliaia di razzi e missili di precisione, missili antinave supersonici, sistemi di difesa area ad Hezbollah, droni alla Russia, missili balistici alle milizie sciite irachene, e risorse di intelligence a tutti quanti? La risposta è semplice: Iran. <br />Tutto questo sforzo bellico (che alle spalle ha un ideale geostrategico ben definito) origina da Teheran e si alimenta anche dai fondi che l’amministrazione americana attuale ha deciso di sbloccare in favore di Teheran, nella vana speranza di separare l’Iran dalla Russia; un clamoroso errore di valutazione strategica che oggi l’intero mondo, ed in particolare Israele ed Unione Europea pagano e pagheranno. <br />Nelle ultime settimane la postura di per sé aggressiva dell’Iran teocratico si è modificata, e le Guardie della Rivoluzione (quindi emanazione diretta del potere teocratico che controlla l’Iran post-rivoluzionario) hanno deciso di agire in prima persona su più fronti, in maniera palese e sfidando apertamente la sovranità di tre paesi della regione. <br />In particolare va menzionato l’attacco missilistico portato al Pakistan, potenza nucleare regionale, attaccato senza tante remore al pari di Irak e della parte separatista della Siria. L’attacco va letto non solo come una azione mirata e puntuale ma come la smania iraniana di sottolineare il desiderio (e forse la reale valenza) di potenza regionale e forse il sogno (o forse la reale valenza) di potenza nucleare regionale di Teheran. <br />Eh sì, parliamo di nuovo della bomba iraniana, della bomba atomica iraniana, che rappresenta nel progetto di strategia a lungo temine degli Ayatollah, non tanto un’arma di deterrenza ma un’arma funzionale al progetto egemonico iraniano. Perché? <br /><span style="font-size: inherit;">Perché le regole della deterenza in medioriente non sono le medesime che sono state valide durante la guerra fredda, quando si affrontavano due blocchi divisi da visioni politiche e della società diverse. La bomba della repubblica Islamica dell&#8217;Iran non porta con sé una visione strettamente politica razionale, a differenza della guerra fredda, ma fa propria una visione dogmatica, irrazionale di impronta religiosa. L&#8217;obbiettivo della teocrazia non è di stabilire un nuovo equilibrio in medioriente per mettere fine al monopolio nucleare israeliano, ma di distruggere lo stesso stato d&#8217;Israele come ripetuto dai vertici politici e religiosi della repubblica Islamica, oltre a rendere un intervento militare o di &#8220;regime change&#8221; guidato dall&#8217;esterno, se non impossibile, almeno molto difficile. </span><span style="font-size: inherit;">(Di questi concetti avevamo parlato in questo editoriale 11 anni fa: </span><a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/israele-il-giorno-dopo-la-bomba-iraniana-scenario/">https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/israele-il-giorno-dopo-la-bomba-iraniana-scenario/</a>)</p>
<p>Il cambio di passo delle Guardie della Rivoluzione potrebbe anche segnalare che il potere teocratico, cioè la Guida Suprema, senta il bisogno di riaffermare il suo peso sull&#8217;apparato politico del paese che sembra perseguire una strade differente. I recenti accordi siglati con i Sauditi potrebbero essere visti o vissuti come un indebolimento dell&#8217;ideologia in vigore nella repubblica Islamica iraniana, mentre i recenti attacchi diretti o indiretti all&#8217;estero, nel Mar Rosso e contro un altra repubblica Islamica, quella pakistana,<span class="Apple-converted-space">  </span>potrebbero rafforzare e galvanizzare lo spirito rivoluzionario, nazionalista e religioso di una popolazione giovane che si sta interrogando sul proprio futuro.</p>
<p><a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA.jpeg" class="thickbox no_icon" title="IR-6"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26232" src="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA-300x186.jpeg" alt="IR-6" width="300" height="186" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA-300x186.jpeg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA.jpeg 360w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>In questa ottica, la repressione sempre più asfissiante e le esecuzioni capitali sempre più frequenti, potrebbero essere anche un indicatore della divisione interna, che quindi porterebbe il regime iraniano ad accelerare ancora di più la sua corsa verso l&#8217;atomica.</p>
<p>L’unica certezza che oggi abbiamo è che Teheran ha attivato tutte le milizie e gruppi paramilitari che riferiscono a Teheran, ordinando solo al Partito di Dio libanese di mantenere  pressione su Israele ma di non dare il via ad una guerra totale, questo perché nonostante tutto la bomba a Teheran non è ancora pronta ed agli Ayatollah serve tempo. Il punto cruciale è: quanto tempo? Nessuno senza informazioni segrete può rispondere in maniera corretta e quindi certo non possiamo farlo noi, su queste pagine. A tale riguardo possiamo solo formulare ipotesi logiche o verosimili, osservando non tanto le dichiarazioni dei politici, ma quello che nei fatti accade sul campo di battaglia, sia esso in Irak, nel Libano del Sud, nel Mar Rosso o nel Golfo. <br />Abbiamo in noi la profonda certezza che l’obiettivo più immediato e allo stesso tempo prioritario dei vertici della Rivoluzione Iraniana è dotarsi dell’arma atomica, sfruttando ogni possibile supporto all’interno del loro sistemi di alleanze come fatto in passato con i sistemi missilistici molto molto simili, se non identici a quelli della Corea del Nord (argomento trattato dal nostro gruppo nel 2016 prima dei test atomici nord-coreani <a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-corea-del-nord-stessi-missili-stesse-testate">https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-corea-del-nord-stessi-missili-stesse-testate ) </a> ; guadagnando in ogni modo possibile tempo destabilizzando il Golfo, il Mar Rosso, il Kurdistan e naturalmente Israele, per giungere a sconvolgere il mondo con un annuncio che cambierebbe per sempre il Medio Oriente e tutta la regione Euro-Asiatica. L’annuncio di una bomba iraniana non arresterebbe i conflitti ma potrebbe far precipitare il mondo in una spirale di guerra e di violenza oggi non prevedibile e che noi certo non ci auguriamo. Nei prossimi giorni, quando sentirete parlare degli Houti, delle milizie irachene, di Hezbollah, del Jihad Islamico, di Katahab Hezbollah, è all’Iran che dovrete pensare perché ogni azioni di questi gruppi armati deriva da direttive o da indicazioni iraniane così come da direttive ed indicazioni iraniane deriva l’entità degli attacchi da essi portati agli interessi occidentali, fino a quando Teheran non disporrà del suo arsenale atomico e non deciderà di offrirlo come ombrello protettivo per tutte queste formazioni alleate dell’Iran e scendere direttamente in campo nel conflitto regionale mediorientale, con l’obiettivo primario di cancellare Israele della mappa mondiale e subito dopo prendere il controllo dei maggiori luoghi sacri dell’Islam presenti in terra saudita. Gli Houti infatti non solo oggi svolgono il ruolo di milizia incaricata di controllare lo Stretto di Bab El Mandeb ma domani saranno l’esercito che avrà il compito di destabilizzare il regno dei Saud e soddisfare il desiderio millenarista di riportare i seguaci del Figlio di Fatima ad avere il controllo della Santa Città di Mecca e Medina. <br />L’egemonia sciita non ha come obiettivo primario la distruzione di Israele, esso rappresenta solo un mezzo per arrivare all’unico vero obiettivo della Teocrazia di Teheran: il controllo delle città Sante dell’Islam e con esse della vera egemonia sul mondo mussulmano.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/cammino-iran-verso-egemonia-regionale-in-attesa-della-bomba-2/">Il cammino dell’Iran verso l’egemonia regionale (in attesa della Bomba)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Soldati italiani a Gaza con le Nazioni Unite? No, grazie!</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/soldati-italiani-gaza-nazioni-unite-no/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=soldati-italiani-gaza-nazioni-unite-no</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 14:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Raramente commentiamo le scelte politiche del nostro esecutivo, e di fatto anche in questo caso non lo facciamo, ma ci permettiamo di commentare le dichiarazioni del ministro degli esteri italiano Antonio Tajani. Nelle sue dichiarazioni odierne di venerdì 19 gennaio 2024 il ministro degli esteri, nonché leader di Forza Italia (diciamo segretario, è meglio), ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Raramente commentiamo le scelte politiche del nostro esecutivo, e di fatto anche in questo caso non lo facciamo, ma ci permettiamo di commentare le dichiarazioni del ministro degli esteri italiano Antonio Tajani. Nelle sue dichiarazioni odierne di venerdì 19 gennaio 2024 il ministro degli esteri, nonché leader di Forza Italia (diciamo segretario, è meglio), ha affermato che Roma è pronta ad inviare militari italiani per partecipare ad una forza di pace da schierare all’interno della Striscia di Gaza. La proposta pare perlomeno incauta, diremmo un grossolano errore di valutazione come errore fu ed è la missione italiana nel sud Libano, denominata UNIFIL. Perché parliamo di un UNIFIL? La risposta è semplice quanto avvilente: non per demerito dei comandanti militari o dei nostri uomini, ma per le scelte effettuate a livello politico sia in Italia che nella comunità occidentale, UNIFIL ha fallito la propria missione. I nostri militari insieme agli altri caschi blu avevano un compito apparentemente semplice: impedire che la fascia di territorio presente a sud del fiume Litani (in Libano) fosse militarizzata dalle milizie sciite libanesi dell’Hezbollah. Un compito in realtà non facile ma al quale la politica da subito ha abdicato. Il risultato di queste scelte politiche è sotto gli occhi di tutti, il partito guidato dallo sceicco Hassan Nasrallah impera al confine tra Libano ed Israele, ha posizionato negli anni decine se non centinaia di migliaia di razzi e di missili, prosegue quotidianamente gli attacchi con razzi, mortai e missili anticarro contro il territorio israeliano senza che la forza di interposizione delle Nazioni Unite muova un solo dito. Qual è quindi l’utilità di migliaia di soldati occidentali nel sud del Libano? Probabilmente la medesima utilità che avrebbe dispiegare soldati italiani nella Striscia di Gaza. Chi sostiene l’idea di questo nostro impegno militare ha messo in conto la possibilità che si debbano usare le armi per impedire ai terroristi di Hamas di riprendere il potere a Gaza City? Oppure ancora una volta i nostri decisori politici pensano che per lavarsi la coscienza sia sufficiente mandare una brigata del nostro esercito ad osservare inerme il riarmo di un gruppo terroristico? Non serve, non è utile, non è funzionale all’interesse nazionale inviare nostri uomini in quel vespaio, così come non è funzionale lasciare le nostre truppe in Libano, a meno che da oggi stesso non si cambi passo e non si lavori per disarmare tutte le milizie non governative presenti al sud del fiume Litani.</p>
<p>Immaginate cosa vorrà significare avere due-tremila uomini delle forze armate italiane presenti nella striscia, ma inermi sotto il punto di vista delle regole d’ingaggio. Così come accade oggi in Libano, domani a Gaza le forze terroristiche cercheranno di prendere il potere oppure di attaccare nuovamente Israele. I nostri soldati si troverebbero ad operare nuovamente in un ambito urbano, non nei boschi del sud del Libano, uno scenario terribilmente simile ma per assurdo ancora più complesso delle vie di quella Mogadiscio che reclamò un tributo di sangue troppo grande in rapporto ai risultati assenti di quella sciagurata missione. La storia dell’impegno militare delle Nazioni Unite è costellata da questo tipo di episodi, proporre per l’ennesima volta di rischiare la vita dei nostri uomini in assenza di una visione politica non può che essere definito un atteggiamento suicida. <br />Si vuole garantire assistenza umanitaria ai civili di Gaza? Vogliamo inviare Ospedale militari nel Sinai egiziano? Abbiamo il desiderio di impiegare le nostre navi Ospedale per dare sollievo a feriti provenienti dalla striscia? Ebbene lo si faccia, guai ad immaginare l’invio dei nostri uomini in un luogo dove chi detiene anche oggi il potere riconoscere come unica regola quella della violenza, e che vede nella morte l’unica via di riscatto in questo e nell’altro mondo. <br /><br />Hamas deve essere spazzato via, quando ciò accadrà, non sarà utile mandare militari ma ingegneri, tecnici, medici, insegnanti per rigenerare il tessuto sociale della popolazione palestinese e far sì che queste persone, fin dalla più tenera età, non vadano in cerca di una morte gloriosa, ma di una vita prospera e felice.</p>
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<p><a  href="https://www.adnkronos.com/politica/israele-gaza-tajani-missione-onu_6uA7NBpZnAxxlzRUJhwIX3?refresh_ce">Gaza: Tajani: pronti ad inviare i nostri uomini in missione ONU.</a></p>
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		<title>Israele Hamas: gli obiettivi di un conflitto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 07:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>7 ottobre 2023 ore 6:30 del mattino, ora di Gerusalemme: circa duemilacinquecento miliziani di Hamas, ben addestrati, ben motivati, ben equipaggiati, attaccano rapidamente in uno spazio multi-dominio le aree di confine con la Striscia di Gaza. L’operazione si svolge via terra con mezzi veloci adatti al deserto, via aria con parapendii a motore e droni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">7 ottobre 2023 ore 6:30 del mattino, ora di Gerusalemme: circa duemilacinquecento miliziani di Hamas, ben addestrati, ben motivati, ben equipaggiati, attaccano rapidamente in uno spazio multi-dominio le aree di confine con la Striscia di Gaza. L’operazione si svolge via terra con mezzi veloci adatti al deserto, via aria con parapendii a motore e droni di varia natura, via mare con gommoni veloci e nello spazio cyber con interferenze ai network di difesa delle forze armate israeliane (IDF), venendo preceduta da un attacco missilistico diversivo sulla parte centrale di Israele. Da quel momento Israele è in guerra, una guerra che non solo per essere vinta ma anche solo per essere combattuta deve avere degli “endpoint”, degli obiettivi, che i decisori politici devono indicare, anche se sarebbe meglio dire indicare e condividere, con i vertici militari e con la nazione. Per comprendere questi obiettivi, prima di tutto va analizzato lo schieramento militare che Israele ha messo in campo, come si è modificata la postura del suo principale alleato e cioè gli Stati Uniti d’America, comprendere chi sia Hamas, chi ne permette l’operatività economica politica e militare.</p>
<p style="text-align: left;">Dopo avere vinto le elezioni a Gaza nel 2006, Hamas nel 2007 decide di non condividere più il potere con Fatah dando vita ad un colpo di stato. Da quel momento, il non ancora nato stato arabo in Palestina è governato da due fazioni: Fatah nei territori della Cisgiordania e Hamas nella striscia di Gaza. Nonostante ciò, le relazioni con l&#8217;Autorità Palestinese, anche se ondivaghe, non vengono interrotte; per contro il governo di Hamas dà vita a pesanti attacchi contro lo stato ebraico nel 2008, 2009, 2012, 2014 ed infine l&#8217;attacco del 7 ottobre 2023. Per potere sopravvivere in assenza di risorse naturali e agricole, le autorità di Gaza dipendono dalla generosità di vari loro sponsor, dall&#8217;aiuto internazionale e dalla disponibilità delle merci che transitano attraverso i valichi di frontiera israeliani sotto l&#8217;autorità del COGAT. Il Qatar risulta essere in testa nella classifica degli sponsor statali di Hamas con l&#8217;emiro Sheik Hamad Bin Khalifa al-Thani, che è stato il primo capo di stato a visitare Gaza dopo il golpe del 2007. Finora l&#8217;Emirato qatariota ha fornito ad Hamas circa 2 miliardi di dollari sotto varie forme di aiuti, non secondario anche il ruolo della Turchia di Erdogan, sponsor e fornitore di aiuti ad Hamas ricorrendo spesso all’utilizzo di varie ONG. Un esempio clamoroso di questo impegno turco fu l&#8217;episodio della Mavi Marmara (31 maggio 2010), che tentò di rompere il blocco navale di Gaza, tentativo fallito per l&#8217;intervento della marina israeliana in acque internazionali ed il relativo abbordaggio dell’imbarcazione battente bandiera delle Comore e noleggiata da una ONG turca, episodio che deve far riflettere relativamente alle opzioni che anche oggi possiede Erdogan per farsi promotore di un sostegno al governo di Hamas a Gaza.</p>
<p style="text-align: left;">Alla luce degli ultimi eventi, anche se il legame tra la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran e il gruppo terroristico Hamas non sembra diretto, il gruppo politico militare che governa Gaza ha beneficiato e beneficia di un importante back-up politico e logistico. Le relazioni tra Iran e Hamas non sono state lineari in passato e il sostegno indirizzato ad Hamas ha vissuto i suoi minimi durante il periodo della guerra civile siriana. Nel 2017 con la nomina di un nuovo leader della Fratellanza Mussulmana più favorevole al governo iraniano, Teheran ha mediato una riconciliazione tra la Siria di Al-Assad e Al Sinwar, per poi riavvicinarsi ad Hamas, fino ad arrivare a dichiarazioni roboanti da parte del capo delle forze aerospaziali delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (IRGC) che ha dichiarato nel 2021: “Ogni missile di Hamas è stato progettato in Iran”. Questo rinvigorito matrimonio di interesse tra la potenza sciita e il gruppo sunnita, uniti nel progetto della distruzione dello stato ebraico, può essere messo in evidenza dalla tipologia di missili e droni utilizzati recentemente, come il drone Shahab, e l’evidente salto qualitativo della missilistica di Gaza, con l&#8217;aumento impressionante della precisione di alcuni modelli di razzi lanciati contro Israele.</p>
<p style="text-align: left;">Sul fronte prettamente militare Israele non combatte una guerra di ampia portata da cinquanta anni, da quel 1973, quando la guerra di Kippur scosse alle fondamenta le certezze di superiorità militare di Israele, le stesse certezze che sono state infrante il 7 ottobre dall’attacco di Hamas. In tempo di pace la forza attiva dell’esercito israeliano conta circa 150 mila uomini (e donne) in gran parte appartenenti alla leva militare obbligatoria. Oggi in stato di guerra la forza attiva dell’IDF è salita a circa 520 mila unità, con il richiamo di quasi 350 mila riservisti, sia residenti in Israele che all’estero. Quasi tutte le capacità di riserva delle forze corazzate sono state mobilitate ma non ancora dispiegate nei teatri operativi, mentre le capacità della marina e della difesa aerea sono state portate alla massima prontezza operativa e alla massima possibilità numerica di dispiegamento, con la simultanea richiesta agli Stati Uniti di fornire dalle loro riserve i missili Tamir, che vengono impiegati dal sistema antimissile Iron Dome, il quale è stato messo sotto forte pressione dai continui lanci che sono originati da Gaza, riducendo in maniera significativa le riserve a disposizione delle IDF. Tali riserve non sono cruciali per far fronte ad ulteriori lanci da parte di Hamas, ma saranno indispensabili nella prospettiva di un possibile ingresso nel conflitto delle milizie sciite libanesi, siriane, irachene, tutte in attesa del comando, o anche solo di un cenno, da parte della repubblica islamica dell’Iran, che in questo scenario di guerra svolge la funzione di guida sia per la parte sunnita che per la parte sciita dell’asse che ha come obiettivo l’eliminazione di Israele dalla mappa del Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: left;">Tale progetto, che ha come bersaglio Israele, dopo anni di vuoto politico e militare in quell’arco di territori che viene definito la “mezzaluna sciita” (che comprende Iran, Irak, Siria, e Libano, l’Iran), è divenuto il crocevia delle decisioni strategiche delle fazioni paramilitari e statuali di questi paesi, distrutti dalle guerre e che non sono oggi in grado di esercitare una piena sovranità sull’interezza dei loro territori. La causa di questa limitata sovranità di Irak, Siria e Libano va ricercata nelle milizie sciite, che rispondono in tutto e per tutto alla Guida Suprema Iraniana, esercitano potere di veto su numerose scelte politiche e sono in grado di trascinare le nazioni dove operano in un eventuale conflitto regionale contro Israele. Le milizie in oggetto sono formate da uomini che hanno combattuto per anni nelle guerre della regione ed hanno a disposizione un arsenale di armi offensive in grado di infliggere danni consistenti alle infrastrutture civili e militari di Israele.</p>
<p style="text-align: left;">Hezbollah in Libano, Kata’ib Hezbollah in Irak, le cui milizie si dichiarano pronte ad affluire in forze in Siria, e le stesse Guardie della Rivoluzione che si trovano già a Damasco, hanno operato in questi anni per rafforzare i loro arsenali e le loro posizioni nella capitale siriana, a nord del Golan e nelle retrovie di Aleppo in attesa che la loro patria spirituale (ed economica) iraniana fosse in grado di assicurare loro un ombrello strategico protettivo acquisendo capacità nucleari militari, un obiettivo che l’Iran persegue caparbiamente, segretamente e prioritariamente da ormai venti anni. La bomba atomica iraniana sarebbe per queste formazioni, e ultimamente per l’Iran, la garanzia di poter condurre una vasta guerra per procura contro Israele mantenendo la capacità di replicare ad eventuali utilizzi di emergenza di armi di distruzione di massa da parte di Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: left;">Anche dopo la descrizione relativa alla moltitudine di fronti che Israele potrebbe essere chiamata ad affrontare, si potrebbe valutare come eccessiva la risposta militare israeliana alla situazione in essere, ma così non è. Possiamo infatti evidenziare quale sia stata la scelta americana dopo il massacro del 7 ottobre, non tanto a livello di dichiarazioni dei decisori politici ma valutando le scelte relative al dispiegamento delle forze armate degli Stati Uniti d’America nell’area di responsabilità del Central Command che si occupa delle operazioni belliche nella ragione mediorientale e che ha responsabilità anche riguardo all’area asiatica orientale che giunge fino al Pakistan e al Kazakistan ed includendo per il continente africano il solo Egitto.</p>
<p style="text-align: left;">Il comando centrale ha ricevuto dal 7 ottobre 2023 rinforzi significativi sia nella componente navale sia in quella aerea, rinforzi che si possono sintetizzare in questo breve elenco: una porterei nucleare con il suo gruppo di scorta ed attacco (si tratta della portaerei Eisenhower CVN-69) si va ad affiancare alla portaerei Ford (CVN-78) e squadroni di F-15, F-35, A-10 e B-1B che sono stati ricollocati in varie basi della penisola araba. Una terza portaerei è salpata lo stesso giorno della Eisenhower (il 14 ottobre scorso) dalla base navale di North Island a San Diego (California), si tratta della Carl Vinson (CVN-70). La destinazione finale della Vinson non è oggi nota ma teoricamente potrebbe anch’essa andare a rinforzare il dispositivo militare del Central Command entro la metà del mese di novembre 2023. Tale impiego di forze non trova una giustificazione reale se valutiamo unicamente la guerra in atto tra Hamas ed Israele.</p>
<p style="text-align: left;">Gli obiettivi di Israele andrebbero quindi analizzati in un quadro più ampio, andando a sovrapporli almeno in parte a quelli americani non solo a livello regionale, ma anche a livello globale, in quanto la regione di pertinenza del Central Command può influenzare gli eventi bellici e geopolitici non solo in Medio Oriente ma anche in Europa centrale e nel Pacifico Occidentale. Preferiamo iniziare analizzando gli endpoint a livello locale nell’area meridionale di Israele, dove la sempre maggior forza militare di Hamas, unita ad una imponente crescita demografica della popolazione di Gaza, ha messo sotto pressione le comunità di confine e lo stesso stato israeliano in questi anni. Gaza non è autonoma per l’acqua potabile, per l’energia, per l’approvvigionamento alimentare, per la sanità di alto livello, tutti servizi per i quali i cittadini di Gaza, ed Hamas stesso, ricorrono, o per meglio dire ricorrevano, all’aiuto di Israele che forniva alla Striscia acqua, elettricità, cibo, medicine e le cure avanzate per casi particolari. Nonostante questa politica accomodante, testimoniata dallo sviluppo edilizio e demografico della Striscia, il 7 ottobre almeno duemilacinquecento uomini di Hamas, più precisamente delle brigate Izz din al Qassam (che rappresentano la forza combattente primaria di Hamas) hanno ucciso a sangue freddo non solo i soldati israeliani, trovati senza armi in un giorno di festa nelle loro basi, ma anche ogni civile gli sia capitato a tiro, donne vecchi e bambini inclusi. La scelta di Hamas di fare più vittime che ostaggi, la decisone della formazione terroristica di uccidere anche chi è appena venuto al mondo, non affidandosi alla macabra casualità di un missile lanciato su un centro abitato, come sempre fatto in passato, ma sparando a distanza ravvicinata anche a bambini di pochi mesi nei loro letti, ha innescato in Israele il primo obiettivo di questa azione: la rappresaglia, iniziata non appena tutto il territorio israeliano non vedeva più la presenza di soldati di Hamas. Una rappresaglia durissima, immediata, diretta, dando priorità assoluta all’eliminazione degli operativi di Hamas, avvisando comunque i civili delle operazioni imminenti, ma con preavvisi più scarsi e in queste occasioni assolutamente perentori e non negoziabili. Una rappresaglia che giorno dopo giorno lascia il posto alla pianificazione relativa al totale smantellamento di Hamas, l’obiettivo più evidente della prima fase della guerra.</p>
<p style="text-align: left;">È tuttavia impossibile eradicare Hamas dalla Striscia di Gaza con una singola seppur complessa operazione aerea. Per far sì che Hamas non governi più Gaza la struttura piramidale dell’organizzazione va minata alle fondamenta, non solo eliminando il vertice politico e militare, ma rendendo manifesto il fatto che le brigate Al Qassam non sono in grado di difendere la Striscia e che essersi affidati al governo di Hamas stia portando l’intera Gaza verso l’abisso, sottolineando il fatto che Hamas utilizza civili e ostaggi come scudi umani. Per raggiungere gli endpoint nella campagna di Gaza è necessario un intervento dalla terra e dal mare, un intervento che reclamerà molte vite da ambedue le parti, che sarà più complesso più alto sarà il numero di civili presenti nelle aree di operazioni. Per questo motivo è stata interrotta la fornitura dei servizi provenienti da Israele e al sesto giorno di guerra l’IDF ha richiesto l’evacuazione totale dei civili che vivono a nord dello Wadi Gaza, un torrente asciutto per la maggior parte dell’anno che attraversa Gaza City e che viene individuato come confine meridionale di un&#8217;area militare attiva, all’interno della quale la presenza dei civili deve essere evitata per la loro stessa incolumità. Impossibile pensare alla completa o parziale evacuazione dei civili verso l’Egitto che non permetterà alla popolazione di Gaza di superare il confine al valico di Rafah.</p>
<p style="text-align: left;">Gaza è abitata da circa 2 milioni di persone e la gran parte di esse potrebbe nelle prossime settimane ritrovarsi all’interno di un’area militare attiva e quindi doverla abbandonare. L’Egitto non ha alcun interesse ad accogliere due milioni di profughi, la nazione egiziana non si è mai del tutto stabilizzata dopo il colpo di stato di El Sisi che ha abbattuto la Fratellanza Musulmana al potere; quei due milioni di palestinesi potrebbero rappresentare per la Fratellanza un bacino ideale per reclutare nuovi membri attivi. Stessa scelta è stata esplicitata dalla Giordania, che ha categoricamente escluso la possibilità di aprire i propri confini ad eventuali profughi palestinesi. Alla luce di tali situazione Israele non ha alcuna intenzione di mettere in difficoltà il governo del Cairo, un governo certo non affidabile in maniera assoluta ma che si è accreditato con i fatti come un partner ragionevole in molti settori strategici, dall’energia al ruolo di mediatore per gli accordi di Abramo, ed attivo nel combattere il terrorismo che originava nel Sinai. Sarà quindi individuata un’area meridionale della Striscia che sarà identificata come un’area umanitaria esclusa dal conflitto.</p>
<p style="text-align: left;">È in questo contesto caotico che emerge quale possa essere l’obiettivo di respiro strategico di Israele (e in parte degli americani) che vada oltre la geografia di Gaza. L’obiettivo comune di ridurre, non solo di contenere, l’influenza iraniana nella regione sia a livello militare che nella sfera politica, limitando la capacità di penetrare gli apparati decisionali e gli animi delle opinioni pubbliche degli stati facenti parte della “Mezzaluna Sciita”. Se Teheran deciderà di non agire davanti alla probabile sconfitta miliare di Hamas a Gaza, dinnanzi all’evidenza che l’esercito di Hamas non sia in grado di mantenere il controllo sulla metà settentrionale della Striscia, agli occhi dei suoi alleati il prestigio e la capacità di persuasione degli Ayatollah nell’intera regione subirà un grave colpo. Gli avversari sunniti in tutta la regione di influenza iraniana, costretti, dopo la caduta di Saddam e dopo la devastante parentesi sanguinaria dello Stato Islamico, alla sottomissione nei confronti degli sciiti, potranno riorganizzarsi sotto la spinta dei denari arabi, così come le fazioni palestinesi torneranno nell’orbita esclusiva delle monarchie sunnite del Golfo togliendo a Teheran quei proxy cruciali per spingere la stessa Arabia Saudita ad accordi che andrebbero oltre la pacifica tolleranza reciproca tra Teheran e Riad.</p>
<p style="text-align: left;">Al contrario, se l’Iran ordinasse ai propri proxy di aprire un secondo o un terzo fronte nella guerra contro Israele, si materializzerebbe quella guerra esistenziale alla quale ha fatto riferimento il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu nei suoi discorsi successivi alla dichiarazione dello stato di guerra. Una battaglia su tre fronti metterebbe alla stremo le difese antimissile di Israele comportando inevitabilmente danni significativi alle infrastrutture strategiche israeliane e ai centri abitati maggiori, determinando, secondo le dichiarazioni della Casa Bianca, l’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti d’America ben consci della capacità di rappresaglia finale di Israele. Gli Usa allo stesso tempo intravedrebbero la possibilità di assestare un colpo devastante all’asse russo-cino-iraniano, che vede nell’Iran mezzo e strumento fondamentale dello scontro geopolitico di lungo termine con il blocco Occidentale, con una Cina che ha abbandonato la sua tradizionale terzietà nel conflitto arabo-israeliano. Il terzo componente dell’asse russo-cino-iraniano, il più debole in questa fase storica, e cioè l’Iran, ha dato vita nella Mezzaluna Sciita ad una struttura di controllo politico-militare ed economica nella quale Teheran rappresenta la testa, Hezbollah in Libano il corpo e le milizie di Gaza la coda. Eliminare unicamente la coda della struttura di potere iraniana in Medio Oriente non cambierebbe significativamente gli equilibri nella regione, per cui, in caso di conflitto regionale, la potenza militare americana potrebbe concentrarsi su obiettivi strategici in Siria e direttamente in Iran, lasciando ad Israele il compito di combattere fisicamente la propria guerra contro l’esercito di Hamas e contro l’Hezbollah libanese.</p>
<p style="text-align: left;">Non è certo interesse di Israele vedere le proprie strutture strategiche devastate dalle decine di migliaia di missili in possesso dei proxy iraniani, così come non è interesse di Israele indebolire l’autorità palestinese (ANP), infatti sarebbe una ulteriore minaccia esistenziale per Israele essere testimoni del crollo della ANP e della possibile rivolta della popolazione araba in Cisgiordania, fatto che potrebbe catalizzare la ribellione di parte degli arabi con cittadinanza israeliana, dando vita ad un guerra civile che minerebbe alle fondamenta lo stato ebraico.</p>
<p style="text-align: left;">Esiste inoltre una terza minaccia esistenziale, più volte citata da Netanyahu e che Israele potrebbe essere tentato di eliminare radicalmente: si tratta del programma nucleare iraniano, un progetto militare che, nel caso fosse portato a termine, sarebbe in grado di mettere in dubbio l’esistenza stessa dello stato ebraico. <br />Israele si fonda sulla capacità di attrarre ebrei da tutto il mondo, uomini e donne che desiderano vivere nella biblica terra promessa, e che soprattuto desiderano abitare in un luogo sicuro, dove non sia presente l’antisemitismo. Gli immigrati in Israele cercano un luogo scandito dai ritmi della religione ebraica, che sia per loro e per i loro figli un paese dove la Shoah non possa accadere mai più. Ma Israele è un paese di piccole dimensioni, con poche concentrazioni urbane estremamente dense. La presenza nella regione di uno stato millenarista che persegue la distruzione di Israele, che sostiene organizzazioni terroristiche che hanno nella loro carta fondativa l’obiettivo della distruzione dello stato ebraico, fa già percepire a molti il territorio di Israele come non più sicuro. Un Iran dotato dell’arma atomica sarebbe in grado di aumentare questa percezione di insicurezza e rallentare fortemente l’immigrazione degli ebrei in Israele giungendo, in potenza, ad innescare un flusso di emigrazione, fatto che segnerebbe la fine dei progetti di sviluppo e prosperità immaginati dei fondatori della nazione israeliana.</p>
<p style="text-align: left;">In sintesi, alla luce di quando analizzato, un endpoint maggiore di Israele risulta essere probabilmente quello di eradicare Hamas, facendo comprendere ai decisori di Gaza che la via dei finanziamenti, del sostegno politico e degli armamenti che origina a Teheran non è più percorribile, ed allo stesso tempo assicurarsi la stabilità della Cisgiordania e dell’ANP, limitando in prospettiva la potenza militare dell’Hezbollah ed essere certi che le Guardie della Rivoluzione non siano decisive in Siria, neutralizzando infine il programma nucleare dell’Iran.</p>
<p style="text-align: left;">Per gli Stati Uniti gli obiettivi primari che potrebbero essere condivisi da Israele sono essere rappresentati dal contenimento attivo dell’influenza iraniana in tutta la Mezzaluna Sciita, limitando i rischi di una destabilizzazione della Giordania, oggi l’unico paese filo-americano (ed ancor più filo-britannico) ancora solido nell’area prossima alla “Mezzaluna Sciita”.</p>
<p style="text-align: left;">La struttura organizzata dello stato iraniano non potrà facilmente essere messa in discussione con una campagna militare aerea, ma sarà possibile limitare in maniera significativa, anche se temporanea, la possibilità di supporto energetico iraniano al competitor cinese e il supporto militare di Teheran a Mosca nella guerra in Ucraina. Le variabili che determineranno la scelta delle exit strategy quindi non andranno ricercate ed individuate solo su scala locale o regionale, ma con uno sguardo che si volga anche a livello globale, essendo questo conflitto combattuto non in tempo di pace ma durante un conflitto militare-economico e politico che coinvolge le principali potenze mondiali in tutti i domini del confronto bellico.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/israele-hamas-gli-obiettivi-di-un-conflitto/">Israele Hamas: gli obiettivi di un conflitto.</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le armi nucleari tattiche in Europa (dopo l’annuncio di Putin)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Mar 2023 15:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intenzione di questo breve post non è quella di delineare uno scenario futuribile, ma di rappresentare in maniera chiara e quanto più possibile al di sopra delle varie tifoserie la situazione relativa alla presenza di armi atomiche tattica in Europa e le motivazioni alla base della loro presenza.  Tanto si è parlato nelle ultime ventiquattro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’intenzione di questo breve post non è quella di delineare uno scenario futuribile, ma di rappresentare in maniera chiara e quanto più possibile al di sopra delle varie tifoserie la situazione relativa alla presenza di armi atomiche tattica in Europa e le motivazioni alla base della loro presenza. </em></p>
<p>Tanto si è parlato nelle ultime ventiquattro ore riguardo alla dispiegamento di armi nucleari tattiche della Federazione Russa in Bielorussia. Si é parlato di ricatto nucleare, di nuova minaccia, oltre ad aver fatto molta confusione sul concetto di arma nucleare tattica. Ma cosa veramente è cambiato e cosa sono le armi nucleari tattiche? Per prima cosa facciamo il punto sulla presenza delle armi nucleari tattiche in Europa. Durante la guerra fredda, le armi atomiche tattiche, definite anche armi atomiche di teatro, erano diffuse in ambedue gli schieramenti che si confrontavano nel nostro continente. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica tutte le armi atomiche di teatro sovietiche sono state ritirate dai paesi che appartenevano al patto di Varsavia, e riportate in Russia. Questo non è accaduto invece per le armi atomiche tattiche americane che ancora oggi sono dispiegate in Turchia, Belgio, Olanda, Germania e in Italia, il numero esatto di questi dispositivi nucleari è coperto da segreto, sistema tuttavia che possono essere in un numero compreso tra le 140 e le 165 unità. Le armi atomiche americane presenti in Europa sono esclusivamente bombe caduta libera modello B-61, aggiornate ripetutamente e portate pochi mesi fa alla loro ultima versione, la quale ha digitalizzato i sistemi di armamento e di sicurezza. Questo tipo di ordigno può essere utilizzato sia dalle forze dell’aviazione militare americana, sia dalle areonautiche dei paesi che ospitano questi sistemi d’arma, per quanto riguarda l’Italia i velivoli deputati al bombardamento atomico sono Tornado del 6º Stormo con base a Ghedi, presto tale compito verrà assegnato agli F-35, sempre del 6º stormo dell’Aeronautica Militare. I dispositivi destinati agli aerei italiani dispongono di una cosiddetta doppia chiave di attivazione, cioè serve l’autorizzazione sia della comandante in capo delle forze militari americane sia l’autorizzazione della presidenza del consiglio dei ministri della Repubblica Italiana affinché tali armi possono essere impiegate. <br />la bomba atomica B-61 non ha una potenza ”fissa” ma la sua capacità distruttiva è imposta abile prima del lancio, secondo le istruzioni del comando supremo. La forza distruttiva di tale ordigno può essere impostata a 0.3, 1.5, 10, o 50<span class="nowrap"> </span>kt questo in base al tipo di bersaglio da colpire, la situazione sul campo e alla necessità di impedire contami azioni o danni diretti a forze amiche presenti a breve distanza dall’obiettivo. <br />la bomba 61 teoricamente possiede la capacità di arrivare ad una potenza teorica di 400 kt, potenza che fa sì non venga più classificata come bomba tattica, gli ordini a disposizione delle forze armate alleate in Europa non posseggono questa caratteristica e la loro potenza distruttriva è limitata a 50 kt.<br />Non esistono attualmente in Europa armi nucleari tattiche dagli Stati Uniti installate come testate di missili da crociera oppure balistici. <br />Negli anni da Russia ha ripetutamente condannato la presenza di armi atomiche tattiche americane in Europa, chiedendo contestualmente il loro ritiro, e denunciando tale presenza come una minaccia diretta alla Federazione Russa. <br />cambiando radicalmente la propria postura riguardo le armi nucleari, ieri il presidente russo Putin ha annunciato il trasferimento e contestuale dispiegamento di armi nucleari tattiche in Bielorussia. Tali armi, a differenza di quelle americane, non saranno unicamente bombe atomiche a caduta libera, ma molto probabilmente si tratterà di un mix composto da armi atomiche caduta libera, simili alla B-61, ma anche ordigni che possono essere installati sui messi da crociera e sui missili balistici Iskander. La Russia aveva fino ad oggi evitato di trasferire armi atomiche in Bielorussia, anche per il timore che successivamente a fase di instabilità politica tali armi potessero non essere più sotto il controllo diretto di Mosca, osservare oggi questa decisione del Cremlino indica a tutti noi che il rischio che queste armi possono essere la preda di un&#8217;eventuale rivoluzione e comunque ritenuto accettabile nell’attuale situazione geostrategica. Non è chiaro se le armi che verranno trasferite in Bielorussia rimarranno sotto l’esclusivo controllo del Cremlino, oppure se saranno anche esse dotate di un dispositivo di attivazione a doppia chiave, fatto che riteniamo poco plausibile. In Bielorussia verrà realizzato un singolo deposito di armi atomiche che probabilmente sarà alle dipendenze del 12º direttorato, il quale ha la responsabilità delle armi atomiche di teatro anche in patria. Anche i sistemi d’arma nucleari russi a caduta libera  hanno capacità di regolare alla potenza esplosiva da 0,5 a circa 50-80 kt, mentre le testate dei missili da crociera e balistici hanno una potenza prefissata che stimiamo  in 70-80 kt. Non esiste una dichiarazione russa riguardo la potenza delle testate tattiche dei missili balistici, la nostra stima si basa sulla dottrina storica russa riguardo a questo tipo di armamento. <br />La Russia tuttavia dispone di una seconda postazione europea dove sono dispiegate armi atomiche tattiche, e si tratta del territorio di Kaliningrad, exclave russa sul Mar Baltico. Kaliningrad possiede un deposito per le armi nucleari e diversi sistemi di lancio, sia balistici che da crociera, sia aviolanciati, sia basati a terra o sulle unità della flotta. Ma perché quindi posizionare armi atomiche in Bielorussia? Per gli stessi motivi per i quali sono presenti armi atomiche americane in Europa e cioè per avere a disposizione opzioni di utilizzo dell’arma atomica senza che possa essere coinvolta direttamente la madrepatria, nell’ottica di parte di quella dottrina militare che prende il nome di Limited Nuclear War, una dottrina che teorizza l’impiego limitato delle armi atomiche in un conflitto, senza che tale conflitto diventi globale e veda l’impiego degli arsenali nucleari strategici nel loro utilizzo “counter-force” (e cioè contro obiettivi militari strategici del nemico) o “counter-value” (e cioè contro i centri abitati e industriali del nemico).</p>
<p>Nel mai auspicato utilizzo di armi atomiche, il loro impiego partendo da un paese terzo potrebbe teoricamente limitare la rappresaglia nemica contro il paese terzo in oggetto, risparmiando, sempre in teoria, alla madrepatria una ritorsione atomica. Il limite intrinseco e strategia risiede nel fatto che ambedue i protagonisti sono perfettamente a conoscenza che se è pur vero che l’ordigno è partito da un territorio terzo, l’ordine è comunque stato impartito dal vertice politico del nemico. <br />Sicuramente il moltiplicarsi di aree di possibile lancio di testate nucleari in Europa rappresenta per il nostro continente un concreto e significativo aumento del rischio di guerra limitata nucleare su suolo europeo. Il conflitto nucleare potrebbe deflagrare per molteplici motivi: in prima istanza nel caso in cui il massiccio supporto militare fornito dall’Occidente all’Ucraina determinasse una rapida e significativa avanzata delle forze di Kiev verso un territorio definito irrinunciabile dalla Russia quale la Crimea. <br />Allo stesso modo, se l’offensiva delle forze ucraine dovesse fallire e l’Occidente si ritrovasse in drammatica carenza di armamento convenzionale, dinanzi al dilagare delle forze russe verso Kiev e verso Leopoli la deterrenza nucleare occidentale potrebbe essere impiegata come scudo per l’invio di forze di terra occidentali a difesa della parte ovest dell’Ucraina</p>
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<p>Photo Credit Ru Air Force / FAS</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/le-armi-nucleari-tattiche-in-europa-dopo-lannuncio-di-putin/">Le armi nucleari tattiche in Europa (dopo l’annuncio di Putin)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ufficiali Usa a Taiwan: la linea rossa del Partito Comunista Cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 21:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo una stagione nella quale i rapporti tra le grandi potenze mondiali non sono più regolati da trattati o relazioni di mutuo interesse. In questa fase della politica internazionale sono le linee rosse le “Red Lines” che vengono utilizzate per demarcare in maniera assertiva e non negoziabile i limiti della trattativa tra gli Stati. Abbiamo chiaramente [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/ufficiali-usa-taiwan-linea-rossa-partito-comunista-cinese/">Ufficiali Usa a Taiwan: la linea rossa del Partito Comunista Cinese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo una stagione nella quale i rapporti tra le grandi potenze mondiali non sono più regolati da trattati o relazioni di mutuo interesse. In questa fase della politica internazionale sono le linee rosse le “Red Lines” che vengono utilizzate per demarcare in maniera assertiva e non negoziabile i limiti della trattativa tra gli Stati. <br />Abbiamo chiaramente assistito alla politica della Linea Rossa riguardo alla guerra in Ucraina quando il presidente Putin ha indicato chiaramente l’intenzione di adesione di Kiev alla NATO come un detonatore del conflitto armato. Abbiamo osservato che la Linea Rossa prima venne comunicata alla controparte tramite canali diplomatici classici, successivamente resa pubblica tramite i media tradizionali ed i social media di stato per poi essere comunicata direttamente dal presidente russo a quello americano.</p>
<p>In queste settimane anche la Cina ha tracciato una Linea Rossa, che era già in parte presente nel recente passato ma che ora è stata pesantemente sottolineata: nessun rappresentate ufficiale della democrazia americana deve mettere piede a Taiwan men che meno la Speaker della Camera Nancy Pelosi.</p>
<p>Anche in questa occasione, come già accaduto per la desiderata adesione dell’Ucraina alla NATO, la Linea Rossa è stata tracciata per via diplomatica, resa nota tramite i media tradizionali ed i social media di stato ed infine comunicata il giorno 28 luglio 2022 dal leader del Partito Comunista Cinese XI Jinping al presidente americano Biden. L’apparato del Partito Comunista Cinese ha inoltre fatto trapelare una frase proferita da XI durante il summit virtuale con Biden :” chi gioca con il fuoco alla fine finisce per bruciarsi”</p>
<p>Come ben capite cari amici e lettori stiamo vivendo, seppur nel relativo disinteresse dai media tradizionali, una nuova crisi internazionale tra Stati Uniti e Cina che si gioca sul filo di una Linea Rossa che Pechino ritiene invalicabile.</p>
<p>Ad aggravare la situazione , già complessa di suo, account &#8220;grigi&#8221; ma riconducibili al pensiero guida di Pechino,affermano che le forze aeree cinesi sarebbero pronte ad abbattere eventuali caccia statunitensi in scorta all&#8217;aereo con a bordo la Speaker della Camera Nancy Pelosi qualora dovesse approcciare il territorio taiwanese</p>
<p>Parallelamente a queste “veline” il Global Times, media tradizionale sta lanciando in questi minuti diversi tweet dove si ripotano le dichiarazioni di analisti strategici che affermano quanto segue :” l’esercito popolare cinese non resterà inattivo se Nancy Pelosi visiterà Taiwan”</p>
<p>Ricordiamo che il Global Times è un organo di stampa affilato allo stato cinese, e che le sue “opinioni” non sono mai pubblicate per un caso del destino. </p>
<p>Parallelamente alle dichiarazioni dei media e dei politici di Pechino assistiamo ad irrituali esercitazioni delle forze armate cinesi non lontano dallo Stretto di Formosa che vedono impiegata principalmente la componente areae e navale. Poche ore fa un drone cinese sarebbe stato oggetto di fuoco di avvertimento da parte della difesa aerea di Taiwan per aver violato lo spazio aereo della Repubblica di Cina nei pressi di un isolotto controllato da Taiwan non lontano dal Fujian.</p>
<p>Negli stessi minuti nei quali stiamo redigendo questo post la Speaker della Camera Nancy Pelosi è decollata con una delegazioni ufficiale da Washington diretta in Asia. Non si ha nessuna conferma riguardante l’itinerario definitivo del viaggio e nessuna informazione è disponibile riguardo una possibile sosta a nella Repubblica di Cina.</p>
<p>Viviamo una stagione in cui le crisi sono sempre meno di tipo diplomatico e sempre più di tipo economico e militare, anzi di tipo economico-militare, veri strumenti utilizzati in sinergia per piegare antichi avversari che oggi sono diventati nuovi nemici.</p>
<p>Ricordiamo inoltre che la questione di Taiwan non è la classica situazione di una regione che vuole l&#8217;indipendenza da uno stato centrale. Taiwan è figlia della guerra civile e della sconfitta del Kuo min tang sulla Cina continentale nel 1949. Taiwan rappresenta l&#8217;altra Cina, in contrasto con quella di Pechino. Non a caso Taiwan rivendica i territori che una volta erano dell&#8217;impero celeste, come Tuva e la Mongolia. Sia Taipeh che Pechino, rivendicano di essere l&#8217;unico potere legittimo cinese.</p>
<p>Foto: Il Palazzo presidenziale di Taipei </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/ufficiali-usa-taiwan-linea-rossa-partito-comunista-cinese/">Ufficiali Usa a Taiwan: la linea rossa del Partito Comunista Cinese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Scenario &#8211; La Guerra d’Inverno -Scenario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 08:26:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo scenario di conflitto pubblicato su Geopoliticalcenter all’inizio del mese di luglio del 2022, ad oggi le forze russe occupano stabilmente tutta la parte centro-orientale della costa ucraina sul Mar Nero, hanno preso il controllo quasi integrale dell’oblast di Lugansk, di metà dell’oblast di Donetsk, e mantengono una presenza estremamente limitata a nord est di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Q</strong>uesto scenario di conflitto pubblicato su Geopoliticalcenter all’inizio del mese di luglio del 2022, ad oggi le forze russe occupano stabilmente tutta la parte centro-orientale della costa ucraina sul Mar Nero, hanno preso il controllo quasi integrale dell’oblast di Lugansk, di metà dell’oblast di Donetsk, e mantengono una presenza estremamente limitata a nord est di Kharkiv. <br />La guerra proseguirà con le modalità finora viste fino alla fine dell’estate, poi…<br /><br /><em>La pausa di ottobre </em></p>
<p><strong>L</strong>a guerra in Ucraina prosegue da ormai otto mesi, si tratta di una guerra di logoramento, un conflitto dove si avanza villaggio dopo villaggio, impiegando le artiglierie per farsi largo nel territorio nemico e dall’altra parte per distruggere il centro di comando e i depositi di munizioni messi  in opera dai russi. <br />L’estate ha visto operare i contendenti nelle polverose pianure dell’Ucraina orientale, asciutte, monotone, luoghi dove una piccola collina sembra essere  una vetta alpina. Piccole colline che rivestono un’importanza di valenza strategica, spesso prossima a centri abitati di una certa rilevanza, per i quali si sono combattute aspre battaglie. La conformazione delle pianure dell’Ucraina e il loro clima rivestono un ruolo di primo piano nell’evoluzione di questa guerra. Ottobre e ancor di più novembre sono i mesi nei quali la pioggia torna a essere protagonista in questa terra, con la pioggia torna il fango, torna l’impossibilità di spostarsi agevolmente su terreni aperti, torna il rischio di rimanere bloccati affondando per decine di centimetri in una melma densa che blocca ogni spostamento. Questa situazione attesa da chi combatte sul campo determina un sostanziale stallo dei combattimenti di terra, sono ancora i missili da crociera e i bombardamenti aerei che mantengono attivo questo conflitto in attesa dell’arrivo dell’inverno e delle sue temperature polari. <br /><br /></p>
<p>Nel mentre nuove truppe russe si sono formate ed addestrate a partire dallo scorso marzo circa 30.000 uomini pronti ad entrare in campo anche se con poca esperienza al fianco di chi combatte da otto mesi questa guerra. Le difficoltà incontrate dai russi, le sconfitte subite in varie parti del paese invece che indebolire la macchina militare di Mosca l’hanno rinforzata. Le sconfitte, le vittime, le difficoltà militari hanno forgiato la classe dei veterani che ha letteralmente imparato a combattere. Anche sul fronte di Kiev i soldati hanno imparato a loro spese l’arte della guerra, tutta via con una differenza fondamentale: Mosca non ha messo in atto nessuna mobilitazione delle forze della riserva mentre chi si trova sempre più corto di uomini ed è costretta a ricorrere ad una mobilitazione generale è l’Ucraina. La relativa pausa nei combattimenti fa sperare in un accordo diplomatico, ma non vi è alcuna intenzione da parte degli Stati Uniti di accettare qualsiasi rivendicazione territoriale venga palesata Mosca, anzi viene messa in dubbio la possibilità che Mosca riesca a mantenere il controllo della penisola di Crimea. Innanzi a questi fatti l’unica certezza che abbiamo è che la guerra continuerà e continuerà durante l’inverno, momento nel quale potremmo assistere ad una vera e propria resa dei conti.</p>
<p><em>La Guerra di Dicembre </em></p>
<p><strong>G</strong>uerra, una parola oggi proibita in Russia, ma una parola che dai primi giorni di dicembre potrebbe diventare non solo consentita ma quasi obbligatoria. Guerra perché davanti alla oggettiva impossibilità di raggiungere un accordo diplomatico con gli Stati Uniti, e con l’Ucraina guidata da Zelensky, la Russia potrebbe entrare formalmente in guerra con Kiev. Non servono più pretesti, sono troppi ormai morti dalle due parti. Guerra significa mettere in atto ogni misura possibile per far capitolare l’avversario, guerra significa mobilitare le forze della riserva in maniera proporzionata alle necessità dell’esercito, guerra significa utilizzare ogni mezzo a disposizione con l’unico obiettivo di vincere.</p>
<p><strong>I</strong>n questo contesto la prima mossa del Cremlino dopo la dichiarazione dello stato di guerra sarà la completa interruzione del flusso di gas verso l’Ucraina e verso l’Europa, l’Europa considerata di fatto una entità sovranazionale ostile e che quindi va trattata alla stregua di un nemico. Ma questa scelta sulle forniture di gas non è da vedere esclusivamente come una mossa dettata dall’istinto. Interrompere le forniture di gas dirette all’Ucraina ed Europa fa sì che l’Ucraina debba vivere un inverno con il concreto rischio di una paralisi energetica che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per tutta la nazione. Parliamo di catastrofe energetica in quanto dobbiamo ricordare a voi tutti che l’Ucraina basa la sua strategia energetica su due pilastri: uno è il gas ed il secondo è l’energia nucleare. Privata delle forniture di gas della Russia e con la più grande centrale nucleare del paese sotto il controllo di Mosca (e che potrebbe essere disconnessa dalla rete elettrica ucraina in brevissimo tempo) l’Ucraina non dispone di energia sufficiente per mantenere normalmente funzionante il suo apparato statale durante l’inverno che è appena iniziato. In questa situazione l’Europa è quindi chiamata ad una scelta: invertire il flusso di gas nelle tubazioni che un tempo portavano il gas dall’Ucraina all’Europa oppure ignorare i bisogni di Kiev. <br /><strong>K</strong>iev congelerà se non verranno ripristinate le forniture di energia, e Mosca visto lo stato di guerra non lo farà se non nell’ambito di un trattato di pace di ampie prospettive. L’Europa potrebbe fornire gas naturale ed elettricità (anche se quest’ultima in quantità decisamente limitate) all’Ucraina, ma se lo facesse metterebbe in pericolo la sua stessa capacità nel superare l’inverno senza ricorrere a razionamenti anche nell’ambito civile. <br /><br /></p>
<p><strong>I</strong>n questo ipotetico scenario, e avendo osservato attentamente il comportamento occidentale in queste ultime settimane, riteniamo probabile che l’Europa decida di intervenire in soccorso dell’Ucraina attingendo quindi alle proprie scorte per garantire che le altre città ucraine non debbano subire una catastrofe, sia industriale che soprattutto civile, dovuta all’interruzione dei flussi di gas da parte della Russia. Tuttavia questa scelta implica il fatto che le popolazioni occidentali dovranno essere pronte a concreti sacrifici, sacrifici che forse non erano accettati dalla popolazione senza importanti proteste e senza che alcuni partiti politici possano mettersi in evidenza per opporsi alle scelte dei governi in carica che appoggiano Kiev. <br /><br /><strong>N</strong>el mentre in Russia ed Ucraina le temperature precipitano, arriva la prima neve nel nord dell’Ucraina al confine con la Russia e poi sempre più a sud. I terreni fangosi iniziano piano piano a congelare, e nuovamente diventano percorribili dai mezzi militari di qualsiasi tipo. Ora la guerra si muove su binari del tutto diversi, vengono colpiti e distrutti i centri simbolo del potere di Kiev incluso il palazzo presidenziale, Piazza Maidan, la Rada, le stazioni ferroviarie, i nodi della distribuzione dell’energia elettrica. La guerra in questo nostro prossimo inverno farà vedere il lato peggiore di sé.<br /><br /></p>
<p><strong>F</strong>ino ad oggi, cari amici e lettori, non abbiamo ancora osservato la guerra totale, si è trattato di un conflitto combattuto a metà, con una mano legata se ci permettete il paragone. Già questo conflitto a metà ha dimostrato al mondo quanto possa essere terribile una battaglia dentro una città o un bombardamento su obiettivi circondati da abitazioni civili. La guerra che si aprirà a dicembre con il blocco delle forniture energetiche all’Ucraina e all’Europa e alla messa in campo della massima capacità bellica delle parti in conflitto farà ripiombare l’Europa negli anni più bui delle guerre totali. </p>
<p><strong>L’</strong>Italia non sarà solo uno spettatore di questa guerra, l’Italia sarà coinvolta direttamente dalla crisi energetica, sarà coinvolta direttamente dal rafforzamento militare americano in Europa, sarà coinvolta direttamente per le conseguenze inflattive e per la necessità di fornire alla Nato una importante quota di uomini dadedicare alla forza di reazione rapida di 300.000 uomini che si organizzerà da qui alla fine dell’anno. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-la-guerra-dinverno-scenario/">Scenario – La Guerra d’Inverno -Scenario</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Difesa Aerea Americana per l’Ucraina: l’equivalenza dell’adesione alla NATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2022 19:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla tantissimo della possibile adesione dell’Ucraina alla NATO e del fatto che il Presidente russo Putin ha paventato, durante la conferenza stampa con il Presidente francese Macron, la concreta possibilità di una guerra devastante tra Russia e NATO che “non avrebbe vincitori”, alludendo nei fatti ad un olocausto nucleare su scala globale. Esiste tuttavia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla tantissimo della possibile adesione dell’Ucraina alla NATO e del fatto che il Presidente russo Putin ha paventato, durante la conferenza stampa con il Presidente francese Macron, la concreta possibilità di una guerra devastante tra Russia e NATO che “non avrebbe vincitori”, alludendo nei fatti ad un olocausto nucleare su scala globale.</p>
<p>Esiste tuttavia una seconda condizione per la quale la Russia potrebbe decidere di entrare direttamente in conflitto, se non con la NATO, con gli Stati Uniti: la presenza di sistemi di difesa aerea americani in Ucraina.</p>
<p>In queste ore si sono susseguite voci, non confermate, relative alla possibile richiesta di Kiev relativa alla fornitura di sistemi di difesa aerea a Washington. La fornitura di sistemi antiaerei sarebbe l’unico vero mezzo nelle mani di Kiev utile ad evitare la totale supremazia aerea russa in caso di confitto. Oggi infatti i vetusti sistemi antiaerei in possesso degli ucraini (SA-10 meglio noti come S-300 e SA-17 meglio noti come Buk-M1) non sono in grado di arrestare gli attacchi aerei di Mosca e sono completamente inservibili contro i missili balistici a corto raggio Iskander (SS-26 Stone), i quali sarebbero i protagonisti delle prime ore di guerra e che verrebbero impiegati proprio contro i sistemi di difesa area e contro i centri di comando e controllo ucraini.</p>
<p>La presenza di sistemi di difesa aerea avanzati di produzione americana ridurrebbe in maniera significativa la capacità della Federazione di proteggere l’avanzata russa verso gli obiettivi previsti dallo Stato Maggiore, aumentando forse in maniera intollerabile le perdite dell’esercito di Mosca. </p>
<p>Non sappiamo dirvi se le voci che parlano dell’arrivo di sistemi di difesa area avanzati americani in Europa siano corrette oppure no, è per noi impossibile oggi anticipare il dispiegamento del sistema THAAD in Polonia, ma siamo certi che alcune batterie del sistema Patriot sono giunti in Europa negli ultimi giorni dalla regione mediorientale e dagli Stati Uniti. Se questi sistemi saranno posizionati in ambito NATO non dovremmo assistere a nessun tipo di azione da parte di Mosca, ma se al contrario una sola di queste batterie dovesse essere trasportata in Ucraina, è altamente probabile che possa essere fatta oggetto di un attacco immediato da parte delle forze di Mosca.</p>
<p>Quindi non solo dobbiamo osservare e prestare attenzione alla possibilità, oggi remota, di vedere l’Ucraina nella NATO, ma cercare attentamente di seguire l’eventuale disponibilità americana a posizionare sistemi di difesa aerea all’interno dei confini ucraini….</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/difesa-aerea-americana-ucraina-desione-nato/">La Difesa Aerea Americana per l’Ucraina: l’equivalenza dell’adesione alla NATO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 21:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo nostro scenario vuole configurare un possibile andamento di un conflitto militare in Ucraina. Non ci occuperemo di come il conflitto potrebbe iniziare o di chi sarà il responsabile dell’inizio delle ostilità, tutto questo infatti è trascurabile ai fini del delineare l’evoluzione del conflitto.  Poche ore dopo il Casus Belli, gli scontri divampano nell’Ucraina Orientale [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-militare-di-un-possibile-conflitto-in-ucraina/">Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo nostro scenario vuole configurare un possibile andamento di un conflitto militare in Ucraina. Non ci occuperemo di come il conflitto potrebbe iniziare o di chi sarà il responsabile dell’inizio delle ostilità, tutto questo infatti è trascurabile ai fini del delineare l’evoluzione del conflitto. <br /><br /></p>
<p>Poche ore dopo il Casus Belli, gli scontri divampano nell’Ucraina Orientale dove decine di pezzi di artiglieria, mortai, lanciarazzi multipli tipo Grad e Uragan, si scambiano violentissime bordate, coinvolgendo i centri abitati di Donetsk e Lugansk. La Federazione Russa riceve l’appello urgente delle repubbliche separatiste che chiedono immediata assistenza militare e riconoscimento politico. <br />Mosca “al fine di difendere i cittadini russi del Donbass” annuncia che alla mezzanotte “truppe di pace” della Federazione Russa entreranno in forza nel Donbass al fine di impedire il “massacro dei cittadini russi ivi residenti”. Mosca annuncia che a partire dalla mezzanotte sarà in vigore una No-Fly Zone sul Donbass, che si estenderà per 40 miglia ad est dell’attuale linea di contatto. Il ministero della difesa di Mosca notifica alla controparte ucraina che nessun attacco contro unità russe verrà tollerato e che nel caso in cui le colonne della Federazione Russa fossero fatte oggetto di “deliberati attacchi” la risposta delle forze armate al comando del Cremlino sarà radicale e decisa. <br /><br /></p>
<p>Poco dopo la mezzanotte 10 battaglioni tattici russi entrano nel Donbass, mentre a New York è in corso una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il rappresentante ucraino, invitato ai lavori, ne da comunicazione alla stampa. Annuncia che le truppe russe non sono “forze di pace” ma “forze di occupazione” e così verranno trattate. <br />Mentre il dibattito è in corso droni ucraini tentano di raggiungere le colonne russe in marcia nel Donbass ma vengono abbattuti dalla difesa aerei russa che scorta le forze di terra. <br />Le forze russe arrivano nei pressi dell’abitato di Donetsk in una atmosfera di terrore, nessuno per le strade, tutta la popolazione civile nei rifugi, i miliziani continuano la mobilitazione, gli ospedali sono già oberati dal numero di feriti che rientrano dalla prima linea. Poco prima dell’abitato di Donetsk una salva di razzi non guidati Bm-30 Smerch <span style="font-size: inherit;">lanciati dagli ucraini colpisce i sobborghi della città e fa strage della prima compagnia della 34º divisone di fanteria meccanizzata russa e colpisce numerose abitazioni del sobborgo cittadino. <br /><br />Mosca aveva messo in conto una reazione simile da parte di Kiev e il presidente Putin ordina l’esecutivo del piano “Odissea” (dall’antico nome greco di Odessa <em><i>Odessos</i></em>). Il piano operativo prevede l’attivazione generalizzata delle forze missilistiche russe lungo tutto il confine russo-ucraino, incluso il confine tra Crimea e Ucraina, il lancio di una trentina di missili balistici a corto raggio di precisione Iskander indirizzati a neutralizzare i comandi della difesa aerea, dell’esercito, e alcuni caposaldi delle linee arretrate di Kiev, un missile colpisce e distrugge il comando del fronte orientale ucraino poco a est del fiume Dniepr. </span></p>
<p>Poche ore dopo una No-Fly Zone viene imposta da Mosca su tutta l’Ucraina, una nuova guerra, devastante, inizia in Europa, mentre il Presidente Putin parla alla nazione, annuncia la creazione di una nuova entità statale con quella che un tempo era la Bielorussia, chiede alla Duma di riunirsi in seduta di emergenza per ratificare il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, mentre proclama l’inizio della “lotta per la sopravvivenza” dei popoli slavi “minacciati dall’espansionismo americano, e dall’oppressione della NATO”. Putin invita le popolazioni slave dell’Ucraina ad appoggiare le forze russe che “presto occuperanno numerose città”, la parola Ucraina non viene mai nominata. Il Presidente russo annuncia il richiamo di “una parte marginale” della riserva delle Forze Armate della Federazione Russa, non viene fornita l’entità di tale richiamo alle armi.</p>
<p>Il discorso del Presidente Russo termina con un messaggio inquietante per i russi e per l’intero pianeta: la Russia non è in guerra con la NATO o con gli Stati Uniti, la Russia non ha attaccato la NATO o gli Stati Uniti. Tuttavia qualunque presenza militare attiva degli americani o di qualsiasi paese estero sarà considerata un atto di guerra alla Federazione Russa che impiegherà ogni mezzo a sua disposizione per difendere l’indipendenza della Patria. La Russia non sarà mai assoggettata ad un potere straniero, le nostre forze armate, la nostra determinazione, e l’intero arsenale CONVENZIONALE e NON, saranno utilizzati secondo l’imperativo della difesa dell’indipendenza della Federazione Russa.</p>
<p>Un brivido percorre la schiena dei russi che ascoltano in diretta il discorso di Putin, l’incubo di una guerra totale si diffonde in Occidente, mentre infuriano i combattimenti in Ucraina, ovunque in Occidente la popolazione civile corre ai supermercati e ai distributori di carburante, nel timore diffuso di una guerra che potrebbe estendersi senza il controllo dei politici e dei militari.</p>
<p>Il conflitto evolverà per diverse settimane, ed in assenza di un intervento occidentale la Russia prenderà il controllo del Donbass, di Chernikov, Mariupol, Cherson, Odessa, lasciando al governo di Kiev una nazione priva di accesso al mare. Questo l’obiettivo dell’operazione “Odissea”, privare l’Ucraina di un accesso al mare, circondarne il restante territorio su tre lati, impedire alla talassocrazia americana di utilizzare un porto differente da Costanza in Romania, </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-militare-di-un-possibile-conflitto-in-ucraina/">Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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