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	<title>Spot on Hormuz | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Apr 2020 15:51:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Trump : affondare le navi iraniane che dovessero minacciare la fLotta americana (dopo che l&#8217;Iran ha lanciato il suo primo missile balistico intercontinentale)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 13:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente americano Trump ha dato ordine di colpire ed affondare qualsiasi unità miliare iraniana che dovesse minacciare lA flotta americana. La decisone, forse tardiva, della Casa Bianca giunge dopo alcuni giorni nei quali le unità navali delle Guardie della Rivoluzione hanno minacciato diverse unità americane sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mare Arabico. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/trump-affondare-navi-iraniane/">Trump : affondare le navi iraniane che dovessero minacciare la fLotta americana (dopo che l’Iran ha lanciato il suo primo missile balistico intercontinentale)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente americano Trump ha dato ordine di colpire ed affondare qualsiasi unità miliare iraniana che dovesse minacciare lA flotta americana. La decisone, forse tardiva, della Casa Bianca giunge dopo alcuni giorni nei quali le unità navali delle Guardie della Rivoluzione hanno minacciato diverse unità americane sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mare Arabico. </p>



<p>In realtà la decisione del Presidente americano va letta sotto una luce che va oltre il limitato scenario marittimo descritto nell’annuncio della Casa Bianca. Dobbiamo infatti informarvi in maniera compiuta che l’Iran alle prime ore del 22 aprile ha lanciato con successo in orbita polare un satellite militare, su una traiettoria polare. Il satellite, dalle scarse capacità pratiche, avrebbe sorvolato il Nord America per poi perdere l’orbita, dimostrando comunque a Trump ed al mondo che ora l’Iran dispone di un missile balistico intercontinentale. Sì, avete capito bene, un missile balistico intercontinentale. Il vettore utilizzato oggi dall’Iran ha dimostrato di non necessitare di una torre per il suo lancio, ma è stato lanciato direttamente da un TEL (un veicolo di trasporto e lancio), ed è stato rifornito rapidamente di combustibile. Il vettore è un missile a due stadi, il secondo stadio a combustibile solido, con una aerodinamica completamente rivista; insomma i un missile completamente nuovo, moderno, e come abbiamo visto potente ed affidabile. In una parola: un’arma. 
Un’arma e non un vettore spaziale, un’arma ad alta mobilità e rapidità di impiego non un vettore civile che impiega giorni per essere preparato e lanciato, ma che in poche decine di minuti può decollare e colpire.</p>



<p>Alla luce di quanto osservato oggi si spiega in maniera chiara come mai gli iraniani nei giorni scorsi hanno provocato e minacciato le unità navali americane nel Golfo e nel Mare Arabico, disponevano di un vettore, nuovo e probabilmente già testato dal fornitore, in grado di minacciare gli Stati Uniti Continentali. La minaccia diretta agli Stati Uniti Continentali è una vera e propria Red-Line per il presidente americano, che immediatamente ha reagito ordinando l’aumento del livello di allerta delle forze armane in Medio Oriente e la variazione delle regole di ingaggio nei confronti delle unità militari iraniane. </p>



<p>La dichiarazione di Trump non è un bluff, non è una spacconata, è una variazione concreta e reale della strategia militare americana in Medio Oriente. Monitoreremo quotidianamente la situazione nel Golfo e vi riferiremo con rapidità in caso di necessità sui nostri social e sul sito. </p>



<p>Vi ricordiamo che ci trovate su Facebook, Twitter e su Telegram con due canali dedicati. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/trump-affondare-navi-iraniane/">Trump : affondare le navi iraniane che dovessero minacciare la fLotta americana (dopo che l’Iran ha lanciato il suo primo missile balistico intercontinentale)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;Iran tenta di dirottare una petroliera britannica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 07:14:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Barchini armati veloci delle Guardie della Rivoluzione iraniana hanno tentato di dirottare una petroliera britannica che attraversava lo Stretto di Hormuz. Secondo le notizie fornite dal governo di Londra gli iraniani avrebbero intimato alla petroliera britannica di cambiare rotta ed avvicinarsi alla costa iraniana. La petroliera era scortata da poppa dalla nave da guerra di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Barchini armati veloci delle Guardie della Rivoluzione iraniana hanno tentato di dirottare una petroliera britannica che attraversava lo Stretto di Hormuz. Secondo le notizie fornite dal governo di Londra gli iraniani avrebbero intimato alla petroliera britannica di cambiare rotta ed avvicinarsi alla costa iraniana. La petroliera era scortata da poppa dalla nave da guerra di Sua Maestà Britannica HMS Montrose (F236) che è entrata in azione affiancando la petroliera e puntando le armi di bordo in direzione delle unità iraniane. Allo stesso tempo venivano trasmessi avvisi verbali alle unità iraniane, intimando loro di allontanarsi. Le unità delle Guardie della Rivoluzione iraniana si sono quindi ritirate e la petroliera britannica ha superato lo Stretto di Hormuz. È altamente probabile che Londra fosse a conoscenza delle intenzioni iraniane in quanto la petroliera British Heritage aveva tenuto una rotta anomala nell&#8217;avvicinarsi allo stretto, una rotta che l&#8217;aveva tenuta a sud dell&#8217;isola di Abu Musa (illegalmente occupata dagli iraniani negli anni 80), dove solitamente transita il naviglio pesante in quanto a sud di Abu Musa si trovano alcune secche particolarmente insidiose.<br />
La determinazione britannica ha impedito che l&#8217;Iran mettesse in atto la sua minaccia, che non è rimasta nella sfera teorica ma si è concretizzata nel tentativo dell&#8217;uso della forza militare. Ora ogni nave britannica che transiterà per Hormuz sarà un possibile obiettivo degli iraniani che questa mattina davanti alla determinazione della Royal Navy hanno subito uno smacco per loro inaccettabile.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/liran-tenta-di-dirottare-una-petroliera-britannica/">L’Iran tenta di dirottare una petroliera britannica</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Iran: sfida a Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 13:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due petroliere sono state attaccate all&#8217;imboccatura dello stretto di Hormuz, dopo aver preso a bordo metanolo e nafta in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi. Le due navi sono state colpite a distanza di 30 minuti una dall&#8217;altra. La prima è stata la Front Altair la quale è stata colpita con un ordigno ad alto [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-sfida-a-trump/">Iran: sfida a Trump</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due petroliere sono state attaccate all&#8217;imboccatura dello stretto di Hormuz, dopo aver preso a bordo metanolo e nafta in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi.<br />
Le due navi sono state colpite a distanza di 30 minuti una dall&#8217;altra. La prima è stata la Front Altair la quale è stata colpita con un ordigno ad alto potenziale, probabilmente un siluro, la seconda, che si trovava 25 miglia più a est (la Kokuka Corageous) è stata oggetto dell&#8217;esplosione di una mina agganciata allo scafo, una cosiddetta Limpet Mine.<br />
L&#8217;azione ostile giunge dopo settimane di dichiarazioni bellicose degli iraniani, che hanno più volte minacciato di interrompere il flusso di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, e dopo che due settimane fa alcune petroliere furono danneggiate al largo degli Emirati sempre da mine agganciate allo scafo. Un&#8217;altra interessante similitudine tra i due attacchi alle petroliere è il fatto che poche ore prima i ribelli Houti dello Yemen hanno attaccato, utilizzando sistemi d&#8217;arma forniti dalla teocrazia. Prima dell&#8217;attacco al largo degli Emirati un drone Houti ha colpito un oleodotto saudita sul Mar Rosso e ieri prima dell&#8217;attacco alle petroliere tra Oman e Iran un missile da crociera lanciato dai ribelli filo-iraniani ha colpito il terminal dell’aeroporto saudita di Abha, causando 23 feriti.<br />
Stiamo quindi assistendo ad aperti atti di guerra contro gli Stati Uniti, l&#8217;Arabia Saudita e i loro alleati nella regione e nel mondo.<br />
Ma perché parliamo di ordigno ad alto potenziale per l&#8217;attacco alla Front Altair? Perché come si è osservato una mina magnetica di piccole dimensioni non è in grado di perforare il doppio scafo delle moderne petroliere, inoltre un testimone privilegiato, il comandante russo di una nave della Maersk Line, ha parlato durante la segnalazione dell&#8217;incidente di un probabile siluramento avendo egli osservato la vampa dell’esplosione.</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/04C76B23-B790-4D08-AFC9-CE1C868ED359.jpeg" class="thickbox no_icon" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26107" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/04C76B23-B790-4D08-AFC9-CE1C868ED359-300x172.jpeg" alt="" width="300" height="172" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/04C76B23-B790-4D08-AFC9-CE1C868ED359-300x172.jpeg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/04C76B23-B790-4D08-AFC9-CE1C868ED359-768x441.jpeg 768w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/04C76B23-B790-4D08-AFC9-CE1C868ED359-1024x589.jpeg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/04C76B23-B790-4D08-AFC9-CE1C868ED359.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Il tipo di carico della nave colpita, e il fatto che l&#8217;ordigno non sia stato fatto detonare sotto lo scafo, ha impedito che l&#8217;unità affondasse, generando un ben diverso effetto dell&#8217;attacco.</p>
<p>Ben di altra natura i danni a carico della Kokuka Courageous, la quale ha subito solamente la perforazione dello scafo esterno, ma non di quello interno. Interessante anche il fatto che un barchino delle Guardie della Rivoluzione iraniana, dopo l&#8217;esplosione della prima mina, si sia premurato di asportare dallo scafo della nave una seconda mina inesplosa, come potete osservare da queste immagini.</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2.png" class="thickbox no_icon" title=""><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26109" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-300x225.png" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-300x225.png 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-768x576.png 768w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-1024x768.png 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-760x570.png 760w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-380x285.png 380w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-94x72.png 94w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2-253x189.png 253w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/0296409A-6733-44B3-ACE2-AF6A3F490BA2.png 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> <a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/EF5CF6E1-8F5A-4CEE-815C-F798E22F4C03.jpeg" class="thickbox no_icon" title=""><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26110" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/EF5CF6E1-8F5A-4CEE-815C-F798E22F4C03-169x300.jpeg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/EF5CF6E1-8F5A-4CEE-815C-F798E22F4C03-169x300.jpeg 169w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/EF5CF6E1-8F5A-4CEE-815C-F798E22F4C03-577x1024.jpeg 577w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/EF5CF6E1-8F5A-4CEE-815C-F798E22F4C03.jpeg 640w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a> <a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/219710DC-C141-4D3B-ADA3-CD0B28A6DBEB.jpeg" class="thickbox no_icon" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26111" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/219710DC-C141-4D3B-ADA3-CD0B28A6DBEB-169x300.jpeg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/219710DC-C141-4D3B-ADA3-CD0B28A6DBEB-169x300.jpeg 169w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/219710DC-C141-4D3B-ADA3-CD0B28A6DBEB-577x1024.jpeg 577w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/06/219710DC-C141-4D3B-ADA3-CD0B28A6DBEB.jpeg 640w" sizes="auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a><br />
È quantomeno curioso che un natante, senza farsi molti problemi, prenda a bordo un dispositivo esplosivo che potrebbe fare molti danni su un piccolo barchino come quello delle Guardie della Rivoluzione, a meno che quell&#8217;oggetto sia ben noto a chi lo sta maneggiando e che la stessa persona sappia bene come renderlo inoffensivo.<br />
È anche anomalo il comportamento dell&#8217;Unione Europea che non ha condannato l&#8217;azione di guerra cui abbiamo assistito nello specchio di mare tra Iran e Oman, anomala come la poca attenzione che i media hanno riservato alla vicenda definendola &#8220;tensione in Medio Oriente&#8221;. Ma questa non è tensione, questo è un atto di guerra, o se volete un atto terroristico, che sottolinea ancora una volta la vera essenza di chi da anni utilizza l&#8217;inganno per ottenere vantaggi da ogni trattativa e da ogni accordo internazionale cui è chiamato a partecipare.<br />
Ieri un sonoro schiaffo è arrivato al volto degli Stati Uniti e del presidente Trump, uno schiaffo che vuole verificare se le linee rosse tracciate dalla Casa Bianca sono reali oppure se rappresentano solo il bluff di un affarista non avvezzo alla politica internazionale.<br />
In questa situazione dove la deterrenza americana, e di tutto l’occidente, viene messa alla prova dagli ayatollah, solo una legittima rappresaglia contro chi ha ordinato gli attacchi e contro le basi dove vengono addestrati e da dove partono gli uomini che li hanno condotti, potrà evitare nel prossimo futuro un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. Tollerare oggi le azioni ostili, terroristiche, di guerra, mosse contro l&#8217;America e i suoi alleati è la via migliore per far sì che domani un nuovo grande conflitto sconvolga non solo il Golfo Persico ma tutta la regione mediorientale.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-sfida-a-trump/">Iran: sfida a Trump</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Gli obiettivi strategici di una possibile opzione militare americana contro l&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2019 15:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di tutto due premesse indispensabili: la prima riguarda il presidente americano Trump, che non è una persona alla quale piace ricorrere allo strumento militare come prima opzione per risolvere le questioni tra stati. Allo stesso tempo l&#8217;attuale inquilino della Casa Bianca utilizza la pressione combinata della potenza economica americana e le capacità militari degli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto due premesse indispensabili: la prima riguarda il presidente americano Trump, che non è una persona alla quale piace ricorrere allo strumento militare come prima opzione per risolvere le questioni tra stati. Allo stesso tempo l&#8217;attuale inquilino della Casa Bianca utilizza la pressione combinata della potenza economica americana e le capacità militari degli Usa al fine di ottenere il massimo vantaggio per Washington in eventuali colloqui che dovessero mettere termine alla fase di confronto economico-militare.<br />
La seconda premessa riguarda l&#8217;attuale interlocutore degli Stati Uniti e cioè l&#8217;Iran. In passato il Presidente Trump si è dovuto confrontare con varie tipologie di avversari, incluso un dittatore assoluto quale Kim Jong Un. Oggi invece gli Stati Uniti hanno a che fare con uno stato, non solo dittatoriale e dove il popolo è privato della libertà (religiosa, sessuale, politica sportiva, ecc), ma dove l&#8217;autorità religiosa e quella politica coincidono. L&#8217;essenza teocratica dell&#8217;Iran degli Ayatollah è un fattore che differenzia integralmente la Corea del Nord dall&#8217;Iran. L&#8217;intrinseca natura millenarista dell&#8217;Iran teocratico lo rende fondamentalmente imprevedibile, sia sul piano politico che sul piano militare. I vertici politici iraniani, così come i vertici delle Guardie della Rivoluzione sono intimamente convinti che lo loro stessa vita, così come la vita dell&#8217;intero popolo iraniano, sia votata alla gloria di D.o e dell&#8217;Imam Alì, e in attesa del 12° Imam che tornerà nella gloria alla fine dei tempi. Questa caratteristica ideologica dei vertici iraniani rende la partita nello Stretto di Hormuz completamente diversa da quella giocata in Estremo Oriente; in caso di conflitto, cosa potrebbe quindi accadere, e come potrebbe iniziare questa guerra?<br />
A nostro avviso è altamente probabile che il conflitto nasca proprio nello Stretto di Hormuz o nella parte meridionale del Golfo Persico. In quest&#8217;area la presenza iraniana è massiccia e gli Ayatollah ritengono la via d&#8217;acqua che connette il Golfo all&#8217;Oceano in loro esclusiva pertinenza. In base a questo assunto strategico Teheran negli anni 80 ha occupato tutti gli isolotti dello Stretto, legalmente appartenenti agli Emirati Arabi Uniti. Attraverso il controllo di questi tre isolotti (Abu Musa, Great Tumb, Lesser Tumb), l&#8217;Iran fa ricadere l&#8217;intero Stretto di Hormuz nelle sue acque territoriali.<br />
Dato questo fatto i falchi iraniani, costretti a limitare in maniera massiccia le vendite di greggio sul mercato internazionale e prospettando un periodo di crisi economica per il paese, che darebbe alle opposizioni un fertile terreno di propaganda, potrebbero ingiungere alle portaerei americane che volessero attraversare lo Stretto di domandare il permesso di transito alle autorità militari iraniane. Questa procedura non è per nulla nuova in quanto fu il presidente Obama, nell&#8217;ottica di ingraziarsi l&#8217;Iran al tempo dei negoziati sul nucleare, ad ordinare alla flotta americana di domandare agli iraniani il permesso di transito ad Hormuz, determinando all&#8217;epoca le dimissioni di ufficiali americani contrari alla sua politica di accondiscendenza verso Teheran.<br />
E&#8217; certo che oggi il Pentagono ha ordinato alle sue unità militari in viaggio per il Golfo Persico di interrompere questa pratica, suscitando ancora più nervosismo tra gli iraniani.<br />
Hormuz è un punto molto particolare dello scacchiere geopolitico internazionale, un braccio di mare dai bassi fondali, dove una grande unità come la portaerei Lincoln ha una via obbligata e che dista poche miglia dalle basi missilistiche iraniane. Un tratto di mare dove Teheran può dispiegare i suoi sottomarini tascabili e dove può far transitare navi civili con a bordo, nascosti, missili antinave di ultima generazione.<br />
Sì, perché è questa la nuova minaccia che arriva da Teheran, non solo i missili antinave lungo le coste dello Stretto e sull&#8217;isola fortezza di Abu Musa, ma navi mercantili che hanno a bordo sistemi antinave occultati in finti container da trasporto.<br />
Nella parte orientale dello Stretto di Hormuz le unità militari americane non distano mai più di venti miglia nautiche dai lanciatori missilistici iraniani basati a terra, una distanza minima per permettere alle difese del Gruppo Attacco Portaerei di reagire con efficacia, una distanza che i missili antinave iraniani sono in grado di coprire in circa 60/80 secondi, troppo pochi per garantire l&#8217;incolumità della Lincoln in caso di un attacco coordinato.<br />
Se l&#8217;Iran dovesse provocare gli Stati Uniti lo farà proprio in quel punto, appena ad ovest dello Stretto di Hormuz, è in quel punto che il conflitto potrebbe esplodere e se ciò avvenisse gli Stati Uniti dovrebbero perseguire alcuni obiettivi strategici irrinunciabili.<br />
Il primo sarebbe la completa distruzione delle capacità di difesa aerea dell&#8217;Iran, inclusi gli aeroporti militari, la distruzione dei centri di comando e controllo lungo la costa ed a Teheran e il disturbo delle comunicazioni tra i vari settori della difesa iraniana.<br />
Il secondo obiettivo sarebbe la conquista delle isole dello Stretto ora controllate da Teheran, le quali rappresentano oggi una vera spina nel fianco di ogni unità militare o civile che attraversi lo Stretto.<br />
Il terzo obiettivo è quello di eliminare i vertici della teocrazia iraniana, che in questi anni sono stati responsabili della diffusione del terrorismo in Medio Oriente e la cui dipartita aprirebbe la possibilità di un cambio di regime a Teheran.<br />
Il quarto obiettivo è prevenire un attacco iraniano contro gli alleati americani della regione, in particolare le monarchie sunnite del Golfo ed Israele. La ritorsione iraniana potrebbe aver luogo sia mediante l&#8217;impiego di missili balistici lanciati contro le basi militari americane nel Golfo, contro le principali raffinerie e terminal petroliferi sauditi, contro la capitale dell&#8217;Arabia Saudita Riad, e contro la totalità dello stato di Israele anche coinvolgendo nella lotta l&#8217;Hezbollah libanese e il suo possente arsenale missilistico.<br />
Ma l&#8217;Iran potrebbe andare oltre: i suoi 2000 carri e i suoi 350000 effettivi potrebbero tentare di occupare militarmente la parte meridionale dell&#8217;Irak e lo stesso Kuwait, minacciando direttamente il territorio saudita e quindi sfidando ad una guerra di terra nel deserto gli Stati Uniti e i suoi alleati arabi. Uno scenario che confligge profondamente con tutta la recente dottrina militare americana che non prevede più l&#8217;utilizzo di massicce forze militari di terra nella regione mediorientale. Una simile mossa potrebbe mettere in seria difficoltà il presidente americano che dovrebbe indossare la divisa militare e prepararsi ad una sanguinosa guerra a poco più di un anno dal voto presidenziale americano. L&#8217;Iran possiede la capacità per un simile intervento di terra, ed è proprio su quel fronte che Teheran potrebbe confrontarsi in maniera meno impari con gli americani che indubbiamente controllano in maniera netta il cielo ed il mare della regione.<br />
La macchina bellica americana sarà pronta al transito della portaerei Lincoln a partire dal 17 maggio prossimo, ed è a quella data che noi da oggi iniziamo a guardare.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gli-obiettivi-strategici-di-una-possibile-opzione-militare-americana-contro-liran/">Gli obiettivi strategici di una possibile opzione militare americana contro l’Iran</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I Pasdaran iraniani simuleranno la chiusura dello Stretto di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 13:13:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle prime ore di sabato mattina le forze delle Guardie della Rivoluzione iraniana simuleranno la chiusura dello stretto di Hormuz ai vascelli non battenti bandiera iraniana. La notizia è stata diffusa da fonti di intelligence israeliane e dal CENTCOM americano. Gli americani in particolare hanno reso noto che il Pentagono è cosciente dell&#8217;imminenza dell&#8217;azione militare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle prime ore di sabato mattina le forze delle Guardie della Rivoluzione iraniana simuleranno la chiusura dello stretto di Hormuz ai vascelli non battenti bandiera iraniana.<br />
La notizia è stata diffusa da fonti di intelligence israeliane e dal CENTCOM americano. Gli americani in particolare hanno reso noto che il Pentagono è cosciente dell&#8217;imminenza dell&#8217;azione militare iraniana e che la Marina Americana è pronta a mettere in atto ogni misura necessaria a garantire la libertà di navigazione attraverso la via d’acqua che Teheran ritiene di sua esclusiva e totale competenza.<br />
È probabile che nella giornata odierna e in quella di domani vengano dispiegati lungo la costa di Hormuz numerosi sistemi antinave e antiaerei, sistemi radar e droni da osservazione ed attacco.<br />
Nella giornata di sabato tutta la forza navale delle Guardie della Rivoluzione, circa 100 piccole imbarcazioni veloci, 20 pattugliatori costieri lanciamissili e una quindicina di sottomarini tascabili prenderanno posizione poco fuori la base navale di Bandr Abbas per poi dirigersi verso le vie d’acqua dove transitano i navigli commerciali.<br />
Per la particolare conformazione dello stretto, e dei suoi fondali, il transito delle grandi unità commerciali è limitato ad una piccola porzione di mare, con a Nord le navi dirette verso il Golfo Persico e a Sud le unità dirette nell&#8217;oceano indiano.<br />
È altamente probabile che le unità dei Pasdaran obblighino qualunque unità volesse attraversare lo stretto a chiedere “l&#8217;autorizzazione&#8221; al transito alla base iraniana di Bandr Abbas, è altresì altamente probabile che nessuna unità saudita, emiratina, o americana attraversi lo Stretto durante le esercitazioni. Ma cosa avverrà se una unità militare americana, ad esempio la USS The Sullivans (DDG-68), sarà incaricata di dimostrare al mondo che gli iraniani non possono impedire a chicchessia di transitare attraverso Hormuz?<br />
Il secondo problema è verificare per quanto tempo proseguirà questa esercitazione iraniana. Le navi commerciali possono attendere senza grandi problemi, se non un relativo danno economico, circa 24/36 ore, dopodiché attendere senza un valido motivo significherebbe rendere caotici gli approdi ai terminal petroliferi o ai porti commerciali.<br />
Ma gli iraniani hanno la capacità di chiudere Hormuz? A questa domanda risponderemo con un nostro post nelle prossime ore.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/pasdaran-chiusura-stretto-hormuz/">I Pasdaran iraniani simuleranno la chiusura dello Stretto di Hormuz</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;aeronautica saudita pronta ad evitare la chiusura di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 10:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>52 Tornado, 61 F-15E, 40 Eurofighter Thypoon queste le tre componenti dell’aeronautica militare saudita che saranno direttamente impegnate nell&#8217;opporsi ad un possibile blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell&#8217;Iran. Sarà affidato a questi mezzi il compito di colpire le basi e le unità di superficie della Repubblica Islamica iraniana, con assoluta priorità per unità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>52 Tornado, 61 F-15E, 40 Eurofighter Thypoon queste le tre componenti dell’aeronautica militare saudita che saranno direttamente impegnate nell&#8217;opporsi ad un possibile blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell&#8217;Iran. Sarà affidato a questi mezzi il compito di colpire le basi e le unità di superficie della Repubblica Islamica iraniana, con assoluta priorità per unità e infrastrutture delle Guardie della Rivoluzione.<br />
Ma per permettere agli aerei da attacco di colpire i loro obiettivi sarà indispensabile la mobilitazione degli AWACS sauditi, e degli aerei deputati alla superiorità aerea, in gran parte F-15C (circa 50) e di una parte degli Eurofighter menzionati in precedenza.<br />
I caccia di Riad sono in grado di confrontarsi egregiamente con la datata aeronautica iraniana, ma potrebbero trovare grosse difficoltà con i sistemi antiaerei a medio raggio che sono dispiegati massicciamente nella zona di Hormuz.<br />
Al fianco dei sauditi sarà sicuramente presente l&#8217;alleato americano che, se il conflitto dovesse rimanere confinato nella regione delle Stretto, potrebbe partecipare solo fornendo informazioni di intelligence e coordinando le forze saudite.<br />
Al contrario se il conflitto dovesse precipitare in una escalation che vedesse impiegati missili balistici e da crociera iraniani, che dovessero essere lanciati contro il territorio saudita, oppure se unità o basi americane fossero attaccate dagli iraniani ci attendiamo una violenta reazione americana con l’impiego di centinaia di missili da crociera ed una campagna di bombardamento strategico convenzionale di una portata mai vista dai tempi del Vietnam.<br />
Uno scontro tra Iran ed Arabia Saudita non è una ipotesi remota, in particolare se Teheran vedrà vacillare il potere assoluto della sua teocrazia.<br />
Se le rivolte diverranno diffuse, se il malcontento per la crisi economica dovesse peggiorare per la limitazione alla vendita del greggio iraniano, se la popolazione non avrà più paura della polizia religiosa e delle Guardie della Rivoluzione, l&#8217;unica risorsa del regime sarà cercare lo scontro con il nemico esterno e tentare in questo modo di cementare il paese e il suo spirito nazionalista attorno al governo.<br />
Presto scriveremo uno scenario riguardante una possibile battaglia ad Hormuz. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/laeronautica-saudita-pronta-ad-evitare-la-chiusura-di-hormuz/">L’aeronautica saudita pronta ad evitare la chiusura di Hormuz</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Iran: i Pasdaran prendono le redini del paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2018 16:37:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno preso le redini della politica estera (e probabilmente anche interna) del paese. Il comandante generale Soleimani accusa apertamente il governo in carica del Presidente Rohani di non essere adatto a gestire la situazione di conflitto che si prospetta tra Iran e Stati Uniti. Apparentemente il comandante in capo delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno preso le redini della politica estera (e probabilmente anche interna) del paese. Il comandante generale Soleimani accusa apertamente il governo in carica del Presidente Rohani di non essere adatto a gestire la situazione di conflitto che si prospetta tra Iran e Stati Uniti.<br />
Apparentemente il comandante in capo delle Guardie della Rivoluzione è stato autorizzato dalla Guida Suprema iraniana, Ayatollah Alì Khamenei, a prendere il controllo diretto della gestione di quella che potrebbe essere una minaccia diretta alla sopravvivenza del regime teocratico di Teheran.<br />
Così il comandante dei Pasdaran ha agito su due fronti, il primo prettamente militare ed il secondo squisitamente politico.<br />
Sotto il punto di vista militare Soleimani avrebbe ordinato una escalation da mettere in atto nel Mar Rosso, nello Stretto di Bab El Mandeb e contro obiettivi sauditi, partendo sempre dalle basi ancora attive nello Yemen controllato dai ribelli sciiti filo-iraniani. Questa offensiva, culminata con l&#8217;attacco missilistico, non pienamente riuscito, contro una petroliera saudita nel Mar Rosos, ha determinato la sospensione delle spedizioni di greggio di Riad attraverso lo stretto che divide la penisola araba dall&#8217;Africa. Nei giorni scorsi sempre dallo Yemen abbiamo assistito all&#8217;utilizzo di un drone &#8220;suicida&#8221; che ha tentato di colpire una raffineria saudita cruciale per l&#8217;economia dal paese arabo.<br />
Sotto il punto di vista politico registriamo una vera e propria offensiva mediatica, non solo ad uso interno, che ha avuto il suo acme durante un comizio tenuto poche ore fa a Teheran. Soleimani ha definito il Mar Rosso &#8220;non più sicuro&#8221; a causa della presenza americana, ha ricordato agli Usa di essere stato lui stesso artefice di una tregua in Iraq tra le milizie filo-iraniane e il comando americano dell&#8217;era Obama.<br />
Il passaggio più interessante tuttavia riguarda le ferrea volontà delle Guardie della Rivoluzione di combattere le forze americane anche se i Pasdaran dovessero essere lasciati soli nella lotta per la scarsa volontà di combattere dell’esercito regolare.<br />
Possiamo affermare che si sia aperta una frattura all&#8217;interno del regime iraniano, e che le Guardie della Rivoluzione accusino non solo il governo ma anche una parte delle forze armate iraniane di codardia.<br />
L’autonomia decisionale delle Guardie della Rivoluzione va tenuta in assoluta considerazione relativamente alla luce delle minacce espresse nei giorni scorsi da parte della Guida Suprema iraniana, il quale ha affermato che l’Iran è pronto a chiudere il passaggio strategico dello Stretto di Hormuz se gli Stati Uniti opereranno concretamente per far sì che tutti i paesi del mondo siano obbligati a ridurre drasticamente le importazioni di petrolio iraniano.<br />
Con il nulla osta di Khamenei, anche senza coordinarsi con il governo Rohani, le unità rivoluzionarie che presidiano lo Stretto di Hormuz dalla base di Bandr&#8217;Abbas potrebbero minacciare unità civli saudite oppure cercare di ostacolare il transito di navi militari americane. In questo contesto la razionalità, ed il calcolo politico o militare classico, vanno considerate in maniera relativa. Le Guardie della Rivoluzione hanno come compito assoluto la preservazione della teocrazia, non della vita, propria o altrui. I Pasdaran hanno come obiettivo finale il martirio e la gloria eterna associata al fatto di immolarsi potrebbe rendere le loro azioni più che imprevedibili. I Pasdaran, i veri Guardiani della Teocrazia, aspirano ad una morte per il loro Dio, se gli sarà data una occasione non se la lasceranno scappare, ad Hormuz, in Siria o in Yemen, questo non ha importanza.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-i-pasdaran-prendono-le-redini-del-paese/">Iran: i Pasdaran prendono le redini del paese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Scenario per una Guerra Regionale in Medio Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2017 08:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post vuole rappresentare solamente uno scenario teorico e non rappresenta una previsione dei fatti che potrebbero avvenire in futuro. Lo proponiamo come esercizio teorico, come possibile soluzione estrema del conflitto in atto in Medio Oriente. Beirut 1 dicembre 2017: la situazione politica a Beirut è ad un punto di svolta. Il presidente libanese Michel [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-guerra-medio-oriente/">Scenario per una Guerra Regionale in Medio Oriente</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post vuole rappresentare solamente uno scenario teorico e non rappresenta una previsione dei fatti che potrebbero avvenire in futuro. Lo proponiamo come esercizio teorico, come possibile soluzione estrema del conflitto in atto in Medio Oriente. </em></p>
<p><strong>Beirut 1 dicembre 2017:</strong> la situazione politica a Beirut è ad un punto di svolta. Il presidente libanese Michel Aoun si trova da un mese ad affrontare una impasse politica che è iniziata con le dimissioni del Primo Ministro Sahad Hariri. Secondo gli accordi in vigore per la stabilità del Libano il premier libanese dovrebbe essere un sunnita, ma lo scontro diplomatico-economico tra Arabia Saudita ed Iran ha spinto gli sciiti libanesi a pretendere che il primo ministro non sia un esponente sunnita. Così cedendo alle pressioni il presidente libanese accetta come Primo Ministro un membro del partito sciita Amal.<br />
Le forze armate libanesi rischiano ora di essere strumento degli sciiti e non più contrappeso interno alla presenza di Hezbollah.</p>
<p><strong>Riyadh 3 dicembre 2017:</strong> un aereo da trasporto delle forze armate americane ha lasciato da poco l&#8217;aeroporto militare della capitale saudita. A bordo un altissimo esponente dell&#8217;esecutivo americano  che ha avuto un colloquio non annunciato con il Sovrano saudita Re Salman e con il Principe ereditario Mohamed Bin Salman Al Saud. Nessuna comunicazione alla stampa della visita, solo la scomparsa da Washington per 36 ore dell&#8217;importante membro del governo americano. L&#8217;incontro pare essere stato una riunione finale prima di una importante operazione nella regione, talmente importante che necessita di comunicazioni dirette senza l&#8217;intermediazione degli strumenti informatici. </p>
<p><strong>Beirut notte tra il giorno 8 e 9 dicembre 2017:</strong> è una notte come tante altre a Beirut, il tramonto arriva presto in Libano così come le ultime invocazioni dai minareti della città. Il governo filo-sciita si è insediato due giorni fa, il ministero della difesa è stato affidato ad un sunnita ma noto per i suoi legami politici con l&#8217;Hezbollah libanese. Il Partito di Dio tiene a tarda ora una riunione tra i suoi massimi vertici e i ministri del governo che si sono impegnati a seguire le indicazioni degli sciiti. Poco dopo le 23 l&#8217;ufficiale responsabile della sicurezza del leader libanese Hassan Nasrallah irrompe nella sala ipogea dove si tiene il consesso. I radar collegati ai sistemi antiaerei a corto raggio 9K33 Osa (Codice Nato SA-8 Gecko) in possesso dell&#8217;Hezbollah hanno rilevato una possibile minaccia aerea che dal mare si avvicina a circa 280 nodi, a 500 piedi di quota. Impossibile identificare il bersaglio distante al momento dell&#8217;allarme circa 24 miglia, il fatto avveniva quasi tre minuti prima dell&#8217;ingresso dell&#8217;ufficiale della sicurezza all&#8217;interno della sala riunioni. Se i calcoli dei militari sono corretti, tra circa un minuto gli aerei potenzialmente ostili saranno su Beirut. Nella sala è il panico, le guardie del corpo dei vertici di Hezbollah non usano mezze misure e fanno uscire immediatamente le persone sotto la loro protezione. Il piano di emergenza prevede di far rifugiare il leader in un bunker ipogeo collegato con una abitazione poco distante per evitare di esporre i vertici del partito sciita al rischio correlato con la permanenza all&#8217;esterno.<br />
Quaranta secondi dopo l&#8217;inizio dell&#8217;evacuazione un&#8217;esplosione devasta l&#8217;edificio di Beirut Sud. Poco dopo altre due detonazioni determinano il collasso dell&#8217;intero fabbricato e un incendio di vaste proporzioni. La sorte dei vertici dell&#8217;Hezbollah libanese è incerta, ma forse il n.1 del Partito di Dio si è salvato.<br />
I quattro caccia F-15 SA tornano sul mare e puntano verso sud. I velivoli erano decollati novanta minuti prima dalla base aerea saudita di King Faisal, eseguito il rifornimento in volo e proseguito verso il golfo di Aqaba identificandosi come velivoli in volo di trasferimento per manutenzione ai controllori egiziani poco prima di impegnare lo spazio aereo del Cairo sopra la penisola del Sinai. Il controllore di volo egiziano aveva negato l&#8217;autorizzazione al sorvolo, ma il Sinai è un&#8217;area che non viene controllata efficacemente dalle forze aeree egiziane, che per gli accordi di Camp David non possono mantenere una presenza militare costante nell&#8217;area. Secondariamente il minimo preavviso fornito dai sauditi non aveva permesso alcuna reazione da parte del Cairo (che forse non era nemmeno intenzionato a reagire). Ora i caccia sauditi stanno rientrando ad alta quota, prossimi alla velocità del suono, anche in questo caso l&#8217;Egitto non ha la possibilità (e probabilmente la volontà) di fermare gli aerei sauditi.</p>
<p><strong>Tel Aviv notte tra l&#8217;8 e il 9 dicembre:</strong> c&#8217;è grande fermento nel comando generale delle forze armate israeliane. I radar di scoperta hanno tracciato, fin dal loro decollo, una formazione di quattro F-15 SA diretti verso il Mediterraneo. Le basi aeree israeliane sono state poste in stato di massima allerta, la difesa aerea dispiegata, i riservisti dedicati alle batterie Iron Dome svegliati nel cuore della notte con l&#8217;ordine di recarsi ai propri battaglioni entro 120 minuti.<br />
La voce si diffonde velocemente, la radio militare israeliana conferma le esplosioni a Beirut, e che sono stati richiamati duemila uomini della riserva israeliana.<br />
Poche ore dopo la situazione peggiora, sembra che il numero uno dell&#8217;Hezbollah sia ferito, ma non in pericolo di vita e che abbia ordinato una rappresaglia missilistica, non contro l&#8217;Arabia Saudita, ma contro Israele, come era stato promesso a inizio novembre, durante i primi giorni della crisi nella regione.<br />
I servizi informativi israeliani rilevano una mobilitazione generale dell&#8217;Hezbollah libanese, con alcuni battaglioni che si preparano a lasciare rapidamente la Siria per tornare in Libano. La forza multinazionale delle Nazioni Unite in Libano, visto il precipitare della situazione e non avendo agito in passato per evitare il riarmo di Hezbollah a sud del fiume Litani, evacuano le basi all&#8217;interno del Libano e si rifugiano sulla costa avvisando Hezbollah e Israele della loro posizione e delle loro intenzioni.<br />
In risposta a questa situazione Israele ordina la mobilitazione generale delle forze di difesa, il governo si riunisce alla presenza dei leader dell&#8217;opposizione, i servizi segreti militari parlano di attacco missilistico imminente da parte dell&#8217;Hezbollah. </p>
<p><strong>Confine Libano-Israele ore 0745:</strong> è l&#8217;alba al confine tra il Libano ed Israele e le sirene risuonano nei paesi nel nord dello stato Ebraico, ad Haifa, ad Afula e in tanti centri della Galilea. Pochi minuti dopo decollano i primi intercettori israeliani, la televisione trasmette messaggi di allarme alla popolazione, tute le TV del mondo trasmettono da Tel Aviv, arrivano i primi report di impatti missilistici su centri urbani, militari ed industriali di Israele.<br />
Quello che ancora non si sa è che i primi colpire sono stati i caccia con la Stella di Davide. Avendo osservato la mobilitazione e la preparazione al lancio dei razzi, Gerusalemme non ha rinunciato al vantaggio tattico di colpire per prima e ha ordinato un lancio di missili cruise e bombe guidate contro note postazioni di comando e controllo, nonché contro le postazioni interrate dei razzi dell&#8217;Hezbollah non trascurando quelle batterie nascoste nei centri urbani. </p>
<p><strong>Ryad ore 0900:</strong> nella capitale saudita risuonano le sirene dell&#8217;allarme aereo. Missili balistici iraniani sono in volo contro le principali infrastrutture militari ed industriali del paese e della capitale. Solo nelle Città Sante di Mecca e Medina non risuonano gli allarmi della difesa aerea. I sistemi antimissile sauditi reagiscono alla minaccia e circa il 60% dei vettori iraniani vengono intercettati. Si è trattato in realtà di un attacco limitato, portato con una trentina di vettori su otto diversi obiettivi, una dura rappresaglia, comunque un&#8217;azione che ha utilizzato solo una minima percentuale dell&#8217;arsenale missilistico di Teheran. </p>
<p><strong>Stretto di Hormuz ore 0900:</strong> simultaneamente all&#8217;attacco missilistico contro gli obiettivi sauditi la marina iraniana mette in atto &#8220;stretti controlli&#8221; sull&#8217;accesso al Golfo Persico ed intima ad una superpetroliera saudita di dirottare verso Bandar Abbas, per &#8220;verifiche doganali&#8221;, una dichiarazione che equivale al blocco della libera circolazione delle merci. I barchini delle IRCG, vista la mancata risposta della petroliera saudita, iniziano a sparare raffiche di avvertimento. L&#8217;azione è monitorata in tempo reale da parte di due droni americani presenti sullo Stretto. I militari americani chiedono l&#8217;autorizzazione all&#8217;uso della forza al presidente americano, che non sorpreso dalla vicenda ordina di eliminare la minaccia nel modo più rapido possibile. Elicotteri d&#8217;attacco dei Marines si alzano in volo da una nave da sbarco 50 miglia a sud dello Stretto e in 20 minuti sono pronti a lanciare i loro missili guidati contro le unità iraniane che vengono distrutte senza poter reagire.<br />
Lo Stretto di Hormuz viene chiuso, tutte le unità in transito avvisate di attività belliche nell&#8217;area e invitare a non impegnare le acque dello Stretto. </p>
<p><strong>Golfo Persico settentrionale, gruppo attacco della portaerei Theodore Roosevelt (CVN-71) ore 1010:</strong> è massima allerta a bordo dell&#8217;ammiraglia americana nel Golfo Persico, si teme che gli iraniani possano tentare di colpire un&#8217;unità americana. Da Hormuz giungono notizie di continua attività della marina iraniana nel Golfo e di scontri continui con unità americane.<br />
Sulla Roosevelt suonano gli allarmi, missili balistici antinave sono in volo verso la Nimitz, allo stesso tempo missili antinave Ra&#8217;ad (NATO: Silkworm), di vecchia concezione ma ancora temibili, volano verso il gruppo attacco porterei. Il sistema AEGIS reagisce alla minaccia ma un incrociatore viene colpito a dieci metri dalla poppa e perde il sistema propulsivo principale. La nave non affonda ma ora è vulnerabile a nuovi attacchi. La Casa Bianca aveva già deciso un intervento ad ampio raggio contro l&#8217;Iran ma questo fatto determina la decisione di una azione decisiva, mediante l&#8217;utilizzo del potenziale combinato di Aeronautica e Marina. Circa 70 minuti dopo questo attacco 400 missili da crociera americani si abbattono sull&#8217;Iran riducendo la capacità operativa delle forze di difesa aerea, delle forze missilistiche strategiche, cercando l&#8217;eliminazione dell&#8217;alto comando di Teheran.<br />
Contemporaneamente le forze di trasporto strategico americane iniziano un ponte aereo di emergenza verso l&#8217;Arabia Saudita, rifornendo di munizioni, specialisti e nuovi sistemi antimissile le basi locali, mentre viene mobilitata la Guardia Nazionale in caso di una ulteriore escalation nella regione.<br />
Si teme infatti una offensiva di terra dell&#8217;Iran attraverso l&#8217;area irachena di Bassora. Al momento, in caso di attacco solo la componente aerea sarebbe in grado di fermare l&#8217;avanzata iraniana, non essendo presenti forze di terra adeguate per confrontarsi con le divisioni iraniane, le quali comunque dovrebbero fare i conti con le difficoltà logistiche di operare a centinaia di chilometri dalle loro basi. Per questo motivo una azione di terra iraniana seppure possibile, sarebbe da considerarsi una opzione suicida.</p>
<p>Ecco come potrebbe iniziare un confronto militare nella regione. Molto più complesso invece è delineare in poche righe e senza formulare almeno una trentina di scenari come potrebbe concludersi una tale operazione di guerra, soprattuto per quanto riguarda il Golfo Persico.<br />
In Libano invece la guerra dovrebbe terminare con un alto costo umano sia dalla parte israeliana che da quella libanese, ma riteniamo che in questa occasione Gerusalemme cercherà in ogni modo di eliminare integralmente il potenziale bellico, infrastrutturale e strategico dell&#8217;Hezbollah libanese.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-guerra-medio-oriente/">Scenario per una Guerra Regionale in Medio Oriente</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Golfo Persico nave americana spara colpi di avvertimento contro unità iraniana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 14:49:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Golfo Persico, un pattugliatore pesante americano (USS Thunderbolt) ha sparato colpi di avvertimento in acqua contro un motoscafo veloce militare iraniano che si era avvicinato a meno di 150 metri dal vascello da guerra americano. La piccola unità iraniana ha ignorato gli avvisi via radio, sonori, ed acustici dell&#8217;unità americana e ha continuato ad avvicinarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Golfo Persico, un pattugliatore pesante americano (USS Thunderbolt) ha sparato colpi di avvertimento in acqua contro un motoscafo veloce militare iraniano che si era avvicinato a meno di 150 metri dal vascello da guerra americano.<br />
La piccola unità iraniana ha ignorato gli avvisi via radio, sonori, ed acustici dell&#8217;unità americana e ha continuato ad avvicinarsi alla nave Usa.<br />
Il comandante americano ha quindi ordinato di sparare in acqua raffiche di mitragliatore pesante.<br />
Dopo questo &#8220;ultimo avviso&#8221;, l&#8217;unità militare iraniana ha interrotto il suo avvicinamento ma non è rientrata alla base per altri 40/60 minuti.<br />
Vi terremo costantemente informati sull&#8217;evolversi della vicenda, le notizie che vi abbiamo riportato sono confermate.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/golfo-persico-nave-americana-spara-colpi-di-avvertiremmo-contro-unita-iraniana/">Golfo Persico nave americana spara colpi di avvertimento contro unità iraniana</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La possibile scintilla del conflitto Arabia Saudita &#8211; Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 18:51:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste una possibile scintilla per un conflitto aperto, classico, &#8220;Clausewitziano&#8221;, tra Iran ed Arabia Saudita? Secondo la nostra analisi di questi inneschi ne esistono in effetti due: il primo, ed il più probabile, legato alla guerra in Yemen; il secondo, oggi il meno probabile ma quello foriero di uno scontro più vasto, correlato alla crisi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-possibile-scintilla-del-conflitto-arabia-saudita-iran/">La possibile scintilla del conflitto Arabia Saudita – Iran</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una possibile scintilla per un conflitto aperto, classico, &#8220;Clausewitziano&#8221;, tra Iran ed Arabia Saudita? Secondo la nostra analisi di questi inneschi ne esistono in effetti due: il primo, ed il più probabile, legato alla guerra in Yemen; il secondo, oggi il meno probabile ma quello foriero di uno scontro più vasto, correlato alla crisi con il Qatar.<br />
Oggi Iran ed Arabia Saudita combattono molteplici guerre per procura, che hanno visto costantemente gli iraniani e i loro alleati sciiti espandere la loro sfera di influenza e raggiungere obiettivi geostrategici sempre più importanti.<br />
L&#8217;Iraq, storico paese di interposizione tra l&#8217;Arabia Saudita e la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran ora è una nazione a guida sciita, dove la minoranza sunnita non ha ormai più nessun incarico di alta responsabilità, fatte salve alcune cariche svuotate del vero potere, e dove le milizie sciite rivestono ogni giorno un ruolo più centrale.<br />
La Siria, che era uno stato che faceva della laicità un vero e proprio pilastro della nazione, vede oggi un presidente (Al Assad) la cui reale capacità di controllo sugli apparati militari, politici e giuridici appare compromessa dalla massiccia presenza fondamentalista sciita ad ogni livello degli organi da noi elencati, in particolare quelli legati alla sicurezza e al braccio militare dello stato siriano.<br />
Il Bahrein vive una strisciante rivolta sciita, soffocata con il pugno di ferro dal Consiglio di Cooperazione del Golfo.<br />
L&#8217;Oman guarda sempre più alla sponda Orientale del Golfo Persico per tessere future alleanze e rapporti commerciali.<br />
In questo quadro, dove i sunniti vedono sorgere la cosiddetta mezzaluna sciita che è in grado di collegare Teheran a Beirut, passando per Damasco e Baghdad, l&#8217;impegno militare saudita nella penisola araba si è fatto più concreto e si è manifestato per la prima volta, dopo la fine della guerra contro Saddam, nell&#8217;invio di forze militari sunnite in Yemen, dove gli Houti (legati a doppio filo a Teheran), stavano per prendere il pieno controllo del paese, povero in termini di risorse minerarie ed economiche, ma cruciale per il controllo dello stretto di Bab El Mandeb, via d&#8217;acqua cruciale per i commerci mondiali di petrolio e non solo.<br />
Le forze sunnite hanno fermato l&#8217;avanzata degli Houti e hanno riconquistato importanti aree di territorio, ricacciando gli Houti nelle loro aree di residenza storica nel nord-ovest del Paese. La campagna militare sunnita non ha però ridotto in maniera assoluta la capacità combattente degli Houti che nonostante tutto ricevono ancora oggi supporto diretto da parte dell&#8217;Iran. Bloccare il supporto iraniano agli Houti è l&#8217;unica via che i sauditi posseggono per vincere la guerra senza sacrificare molti dei loro uomini, ma mettere in atto un blocco completo dei rifornimenti iraniani potrebbe determinare la risposta militare di Teheran, ed è questa la prima possibile scintilla del conflitto aperto tra Iran e Arabia Saudita.<br />
L&#8217;altra regione di possibile innesco di un conflitto è il Qatar, che ad ora non ha ceduto alle richieste dei Sauditi relative all&#8217;interruzione dei rapporti tra Iran e Qatar, la chiusura della rete all news Al Jazeera, ed altre richieste che impatterebbero in maniera diretta sul posizionamento del Qatar nella regione.<br />
Ora il Qatar continua a ricevere forniture indispensabili alla sua stessa sopravvivenza grazie a navi che giungono nel regno sia mediante aerei, che arrivano anche dall&#8217;Iran, e che spesso trasportano beni di primissima necessità, che il Qatar non è in grado di produrre. Nel caso in cui i sauditi dovessero mettere in atto una &#8220;quarantena&#8221; neo confronti dell&#8217;Iran e proibire non solo l&#8217;attracco delle navi, ma anche l&#8217;atterraggio degli aerei &#8220;indesiderati&#8221;, la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran potrebbe decidere di inviare comunque i propri velivoli scortati dai caccia di Teheran. Ad oggi questa opzione, sebbene sia la più pericolosa, è la meno probabile, alla luce della mediazione americana che non desidera un conflitto aperto tra i paesi della penisola araba.<br />
La situazione in Yemen e la situazione in Qatar rivestono quindi un aspetto che va oltre il mero conflitto locale.<br />
Tale condizione potrebbe innescare una crisi di vaste proporzioni, per questo motivo le due aree di tensione vanno tenute in costante osservazione. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-possibile-scintilla-del-conflitto-arabia-saudita-iran/">La possibile scintilla del conflitto Arabia Saudita – Iran</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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