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	<title>Iran | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Fri, 27 Oct 2023 07:28:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Israele Hamas: gli obiettivi di un conflitto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 07:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">7 ottobre 2023 ore 6:30 del mattino, ora di Gerusalemme: circa duemilacinquecento miliziani di Hamas, ben addestrati, ben motivati, ben equipaggiati, attaccano rapidamente in uno spazio multi-dominio le aree di confine con la Striscia di Gaza. L’operazione si svolge via terra con mezzi veloci adatti al deserto, via aria con parapendii a motore e droni di varia natura, via mare con gommoni veloci e nello spazio cyber con interferenze ai network di difesa delle forze armate israeliane (IDF), venendo preceduta da un attacco missilistico diversivo sulla parte centrale di Israele. Da quel momento Israele è in guerra, una guerra che non solo per essere vinta ma anche solo per essere combattuta deve avere degli “endpoint”, degli obiettivi, che i decisori politici devono indicare, anche se sarebbe meglio dire indicare e condividere, con i vertici militari e con la nazione. Per comprendere questi obiettivi, prima di tutto va analizzato lo schieramento militare che Israele ha messo in campo, come si è modificata la postura del suo principale alleato e cioè gli Stati Uniti d’America, comprendere chi sia Hamas, chi ne permette l’operatività economica politica e militare.</p>
<p style="text-align: left;">Dopo avere vinto le elezioni a Gaza nel 2006, Hamas nel 2007 decide di non condividere più il potere con Fatah dando vita ad un colpo di stato. Da quel momento, il non ancora nato stato arabo in Palestina è governato da due fazioni: Fatah nei territori della Cisgiordania e Hamas nella striscia di Gaza. Nonostante ciò, le relazioni con l&#8217;Autorità Palestinese, anche se ondivaghe, non vengono interrotte; per contro il governo di Hamas dà vita a pesanti attacchi contro lo stato ebraico nel 2008, 2009, 2012, 2014 ed infine l&#8217;attacco del 7 ottobre 2023. Per potere sopravvivere in assenza di risorse naturali e agricole, le autorità di Gaza dipendono dalla generosità di vari loro sponsor, dall&#8217;aiuto internazionale e dalla disponibilità delle merci che transitano attraverso i valichi di frontiera israeliani sotto l&#8217;autorità del COGAT. Il Qatar risulta essere in testa nella classifica degli sponsor statali di Hamas con l&#8217;emiro Sheik Hamad Bin Khalifa al-Thani, che è stato il primo capo di stato a visitare Gaza dopo il golpe del 2007. Finora l&#8217;Emirato qatariota ha fornito ad Hamas circa 2 miliardi di dollari sotto varie forme di aiuti, non secondario anche il ruolo della Turchia di Erdogan, sponsor e fornitore di aiuti ad Hamas ricorrendo spesso all’utilizzo di varie ONG. Un esempio clamoroso di questo impegno turco fu l&#8217;episodio della Mavi Marmara (31 maggio 2010), che tentò di rompere il blocco navale di Gaza, tentativo fallito per l&#8217;intervento della marina israeliana in acque internazionali ed il relativo abbordaggio dell’imbarcazione battente bandiera delle Comore e noleggiata da una ONG turca, episodio che deve far riflettere relativamente alle opzioni che anche oggi possiede Erdogan per farsi promotore di un sostegno al governo di Hamas a Gaza.</p>
<p style="text-align: left;">Alla luce degli ultimi eventi, anche se il legame tra la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran e il gruppo terroristico Hamas non sembra diretto, il gruppo politico militare che governa Gaza ha beneficiato e beneficia di un importante back-up politico e logistico. Le relazioni tra Iran e Hamas non sono state lineari in passato e il sostegno indirizzato ad Hamas ha vissuto i suoi minimi durante il periodo della guerra civile siriana. Nel 2017 con la nomina di un nuovo leader della Fratellanza Mussulmana più favorevole al governo iraniano, Teheran ha mediato una riconciliazione tra la Siria di Al-Assad e Al Sinwar, per poi riavvicinarsi ad Hamas, fino ad arrivare a dichiarazioni roboanti da parte del capo delle forze aerospaziali delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (IRGC) che ha dichiarato nel 2021: “Ogni missile di Hamas è stato progettato in Iran”. Questo rinvigorito matrimonio di interesse tra la potenza sciita e il gruppo sunnita, uniti nel progetto della distruzione dello stato ebraico, può essere messo in evidenza dalla tipologia di missili e droni utilizzati recentemente, come il drone Shahab, e l’evidente salto qualitativo della missilistica di Gaza, con l&#8217;aumento impressionante della precisione di alcuni modelli di razzi lanciati contro Israele.</p>
<p style="text-align: left;">Sul fronte prettamente militare Israele non combatte una guerra di ampia portata da cinquanta anni, da quel 1973, quando la guerra di Kippur scosse alle fondamenta le certezze di superiorità militare di Israele, le stesse certezze che sono state infrante il 7 ottobre dall’attacco di Hamas. In tempo di pace la forza attiva dell’esercito israeliano conta circa 150 mila uomini (e donne) in gran parte appartenenti alla leva militare obbligatoria. Oggi in stato di guerra la forza attiva dell’IDF è salita a circa 520 mila unità, con il richiamo di quasi 350 mila riservisti, sia residenti in Israele che all’estero. Quasi tutte le capacità di riserva delle forze corazzate sono state mobilitate ma non ancora dispiegate nei teatri operativi, mentre le capacità della marina e della difesa aerea sono state portate alla massima prontezza operativa e alla massima possibilità numerica di dispiegamento, con la simultanea richiesta agli Stati Uniti di fornire dalle loro riserve i missili Tamir, che vengono impiegati dal sistema antimissile Iron Dome, il quale è stato messo sotto forte pressione dai continui lanci che sono originati da Gaza, riducendo in maniera significativa le riserve a disposizione delle IDF. Tali riserve non sono cruciali per far fronte ad ulteriori lanci da parte di Hamas, ma saranno indispensabili nella prospettiva di un possibile ingresso nel conflitto delle milizie sciite libanesi, siriane, irachene, tutte in attesa del comando, o anche solo di un cenno, da parte della repubblica islamica dell’Iran, che in questo scenario di guerra svolge la funzione di guida sia per la parte sunnita che per la parte sciita dell’asse che ha come obiettivo l’eliminazione di Israele dalla mappa del Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: left;">Tale progetto, che ha come bersaglio Israele, dopo anni di vuoto politico e militare in quell’arco di territori che viene definito la “mezzaluna sciita” (che comprende Iran, Irak, Siria, e Libano, l’Iran), è divenuto il crocevia delle decisioni strategiche delle fazioni paramilitari e statuali di questi paesi, distrutti dalle guerre e che non sono oggi in grado di esercitare una piena sovranità sull’interezza dei loro territori. La causa di questa limitata sovranità di Irak, Siria e Libano va ricercata nelle milizie sciite, che rispondono in tutto e per tutto alla Guida Suprema Iraniana, esercitano potere di veto su numerose scelte politiche e sono in grado di trascinare le nazioni dove operano in un eventuale conflitto regionale contro Israele. Le milizie in oggetto sono formate da uomini che hanno combattuto per anni nelle guerre della regione ed hanno a disposizione un arsenale di armi offensive in grado di infliggere danni consistenti alle infrastrutture civili e militari di Israele.</p>
<p style="text-align: left;">Hezbollah in Libano, Kata’ib Hezbollah in Irak, le cui milizie si dichiarano pronte ad affluire in forze in Siria, e le stesse Guardie della Rivoluzione che si trovano già a Damasco, hanno operato in questi anni per rafforzare i loro arsenali e le loro posizioni nella capitale siriana, a nord del Golan e nelle retrovie di Aleppo in attesa che la loro patria spirituale (ed economica) iraniana fosse in grado di assicurare loro un ombrello strategico protettivo acquisendo capacità nucleari militari, un obiettivo che l’Iran persegue caparbiamente, segretamente e prioritariamente da ormai venti anni. La bomba atomica iraniana sarebbe per queste formazioni, e ultimamente per l’Iran, la garanzia di poter condurre una vasta guerra per procura contro Israele mantenendo la capacità di replicare ad eventuali utilizzi di emergenza di armi di distruzione di massa da parte di Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: left;">Anche dopo la descrizione relativa alla moltitudine di fronti che Israele potrebbe essere chiamata ad affrontare, si potrebbe valutare come eccessiva la risposta militare israeliana alla situazione in essere, ma così non è. Possiamo infatti evidenziare quale sia stata la scelta americana dopo il massacro del 7 ottobre, non tanto a livello di dichiarazioni dei decisori politici ma valutando le scelte relative al dispiegamento delle forze armate degli Stati Uniti d’America nell’area di responsabilità del Central Command che si occupa delle operazioni belliche nella ragione mediorientale e che ha responsabilità anche riguardo all’area asiatica orientale che giunge fino al Pakistan e al Kazakistan ed includendo per il continente africano il solo Egitto.</p>
<p style="text-align: left;">Il comando centrale ha ricevuto dal 7 ottobre 2023 rinforzi significativi sia nella componente navale sia in quella aerea, rinforzi che si possono sintetizzare in questo breve elenco: una porterei nucleare con il suo gruppo di scorta ed attacco (si tratta della portaerei Eisenhower CVN-69) si va ad affiancare alla portaerei Ford (CVN-78) e squadroni di F-15, F-35, A-10 e B-1B che sono stati ricollocati in varie basi della penisola araba. Una terza portaerei è salpata lo stesso giorno della Eisenhower (il 14 ottobre scorso) dalla base navale di North Island a San Diego (California), si tratta della Carl Vinson (CVN-70). La destinazione finale della Vinson non è oggi nota ma teoricamente potrebbe anch’essa andare a rinforzare il dispositivo militare del Central Command entro la metà del mese di novembre 2023. Tale impiego di forze non trova una giustificazione reale se valutiamo unicamente la guerra in atto tra Hamas ed Israele.</p>
<p style="text-align: left;">Gli obiettivi di Israele andrebbero quindi analizzati in un quadro più ampio, andando a sovrapporli almeno in parte a quelli americani non solo a livello regionale, ma anche a livello globale, in quanto la regione di pertinenza del Central Command può influenzare gli eventi bellici e geopolitici non solo in Medio Oriente ma anche in Europa centrale e nel Pacifico Occidentale. Preferiamo iniziare analizzando gli endpoint a livello locale nell’area meridionale di Israele, dove la sempre maggior forza militare di Hamas, unita ad una imponente crescita demografica della popolazione di Gaza, ha messo sotto pressione le comunità di confine e lo stesso stato israeliano in questi anni. Gaza non è autonoma per l’acqua potabile, per l’energia, per l’approvvigionamento alimentare, per la sanità di alto livello, tutti servizi per i quali i cittadini di Gaza, ed Hamas stesso, ricorrono, o per meglio dire ricorrevano, all’aiuto di Israele che forniva alla Striscia acqua, elettricità, cibo, medicine e le cure avanzate per casi particolari. Nonostante questa politica accomodante, testimoniata dallo sviluppo edilizio e demografico della Striscia, il 7 ottobre almeno duemilacinquecento uomini di Hamas, più precisamente delle brigate Izz din al Qassam (che rappresentano la forza combattente primaria di Hamas) hanno ucciso a sangue freddo non solo i soldati israeliani, trovati senza armi in un giorno di festa nelle loro basi, ma anche ogni civile gli sia capitato a tiro, donne vecchi e bambini inclusi. La scelta di Hamas di fare più vittime che ostaggi, la decisone della formazione terroristica di uccidere anche chi è appena venuto al mondo, non affidandosi alla macabra casualità di un missile lanciato su un centro abitato, come sempre fatto in passato, ma sparando a distanza ravvicinata anche a bambini di pochi mesi nei loro letti, ha innescato in Israele il primo obiettivo di questa azione: la rappresaglia, iniziata non appena tutto il territorio israeliano non vedeva più la presenza di soldati di Hamas. Una rappresaglia durissima, immediata, diretta, dando priorità assoluta all’eliminazione degli operativi di Hamas, avvisando comunque i civili delle operazioni imminenti, ma con preavvisi più scarsi e in queste occasioni assolutamente perentori e non negoziabili. Una rappresaglia che giorno dopo giorno lascia il posto alla pianificazione relativa al totale smantellamento di Hamas, l’obiettivo più evidente della prima fase della guerra.</p>
<p style="text-align: left;">È tuttavia impossibile eradicare Hamas dalla Striscia di Gaza con una singola seppur complessa operazione aerea. Per far sì che Hamas non governi più Gaza la struttura piramidale dell’organizzazione va minata alle fondamenta, non solo eliminando il vertice politico e militare, ma rendendo manifesto il fatto che le brigate Al Qassam non sono in grado di difendere la Striscia e che essersi affidati al governo di Hamas stia portando l’intera Gaza verso l’abisso, sottolineando il fatto che Hamas utilizza civili e ostaggi come scudi umani. Per raggiungere gli endpoint nella campagna di Gaza è necessario un intervento dalla terra e dal mare, un intervento che reclamerà molte vite da ambedue le parti, che sarà più complesso più alto sarà il numero di civili presenti nelle aree di operazioni. Per questo motivo è stata interrotta la fornitura dei servizi provenienti da Israele e al sesto giorno di guerra l’IDF ha richiesto l’evacuazione totale dei civili che vivono a nord dello Wadi Gaza, un torrente asciutto per la maggior parte dell’anno che attraversa Gaza City e che viene individuato come confine meridionale di un&#8217;area militare attiva, all’interno della quale la presenza dei civili deve essere evitata per la loro stessa incolumità. Impossibile pensare alla completa o parziale evacuazione dei civili verso l’Egitto che non permetterà alla popolazione di Gaza di superare il confine al valico di Rafah.</p>
<p style="text-align: left;">Gaza è abitata da circa 2 milioni di persone e la gran parte di esse potrebbe nelle prossime settimane ritrovarsi all’interno di un’area militare attiva e quindi doverla abbandonare. L’Egitto non ha alcun interesse ad accogliere due milioni di profughi, la nazione egiziana non si è mai del tutto stabilizzata dopo il colpo di stato di El Sisi che ha abbattuto la Fratellanza Musulmana al potere; quei due milioni di palestinesi potrebbero rappresentare per la Fratellanza un bacino ideale per reclutare nuovi membri attivi. Stessa scelta è stata esplicitata dalla Giordania, che ha categoricamente escluso la possibilità di aprire i propri confini ad eventuali profughi palestinesi. Alla luce di tali situazione Israele non ha alcuna intenzione di mettere in difficoltà il governo del Cairo, un governo certo non affidabile in maniera assoluta ma che si è accreditato con i fatti come un partner ragionevole in molti settori strategici, dall’energia al ruolo di mediatore per gli accordi di Abramo, ed attivo nel combattere il terrorismo che originava nel Sinai. Sarà quindi individuata un’area meridionale della Striscia che sarà identificata come un’area umanitaria esclusa dal conflitto.</p>
<p style="text-align: left;">È in questo contesto caotico che emerge quale possa essere l’obiettivo di respiro strategico di Israele (e in parte degli americani) che vada oltre la geografia di Gaza. L’obiettivo comune di ridurre, non solo di contenere, l’influenza iraniana nella regione sia a livello militare che nella sfera politica, limitando la capacità di penetrare gli apparati decisionali e gli animi delle opinioni pubbliche degli stati facenti parte della “Mezzaluna Sciita”. Se Teheran deciderà di non agire davanti alla probabile sconfitta miliare di Hamas a Gaza, dinnanzi all’evidenza che l’esercito di Hamas non sia in grado di mantenere il controllo sulla metà settentrionale della Striscia, agli occhi dei suoi alleati il prestigio e la capacità di persuasione degli Ayatollah nell’intera regione subirà un grave colpo. Gli avversari sunniti in tutta la regione di influenza iraniana, costretti, dopo la caduta di Saddam e dopo la devastante parentesi sanguinaria dello Stato Islamico, alla sottomissione nei confronti degli sciiti, potranno riorganizzarsi sotto la spinta dei denari arabi, così come le fazioni palestinesi torneranno nell’orbita esclusiva delle monarchie sunnite del Golfo togliendo a Teheran quei proxy cruciali per spingere la stessa Arabia Saudita ad accordi che andrebbero oltre la pacifica tolleranza reciproca tra Teheran e Riad.</p>
<p style="text-align: left;">Al contrario, se l’Iran ordinasse ai propri proxy di aprire un secondo o un terzo fronte nella guerra contro Israele, si materializzerebbe quella guerra esistenziale alla quale ha fatto riferimento il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu nei suoi discorsi successivi alla dichiarazione dello stato di guerra. Una battaglia su tre fronti metterebbe alla stremo le difese antimissile di Israele comportando inevitabilmente danni significativi alle infrastrutture strategiche israeliane e ai centri abitati maggiori, determinando, secondo le dichiarazioni della Casa Bianca, l’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti d’America ben consci della capacità di rappresaglia finale di Israele. Gli Usa allo stesso tempo intravedrebbero la possibilità di assestare un colpo devastante all’asse russo-cino-iraniano, che vede nell’Iran mezzo e strumento fondamentale dello scontro geopolitico di lungo termine con il blocco Occidentale, con una Cina che ha abbandonato la sua tradizionale terzietà nel conflitto arabo-israeliano. Il terzo componente dell’asse russo-cino-iraniano, il più debole in questa fase storica, e cioè l’Iran, ha dato vita nella Mezzaluna Sciita ad una struttura di controllo politico-militare ed economica nella quale Teheran rappresenta la testa, Hezbollah in Libano il corpo e le milizie di Gaza la coda. Eliminare unicamente la coda della struttura di potere iraniana in Medio Oriente non cambierebbe significativamente gli equilibri nella regione, per cui, in caso di conflitto regionale, la potenza militare americana potrebbe concentrarsi su obiettivi strategici in Siria e direttamente in Iran, lasciando ad Israele il compito di combattere fisicamente la propria guerra contro l’esercito di Hamas e contro l’Hezbollah libanese.</p>
<p style="text-align: left;">Non è certo interesse di Israele vedere le proprie strutture strategiche devastate dalle decine di migliaia di missili in possesso dei proxy iraniani, così come non è interesse di Israele indebolire l’autorità palestinese (ANP), infatti sarebbe una ulteriore minaccia esistenziale per Israele essere testimoni del crollo della ANP e della possibile rivolta della popolazione araba in Cisgiordania, fatto che potrebbe catalizzare la ribellione di parte degli arabi con cittadinanza israeliana, dando vita ad un guerra civile che minerebbe alle fondamenta lo stato ebraico.</p>
<p style="text-align: left;">Esiste inoltre una terza minaccia esistenziale, più volte citata da Netanyahu e che Israele potrebbe essere tentato di eliminare radicalmente: si tratta del programma nucleare iraniano, un progetto militare che, nel caso fosse portato a termine, sarebbe in grado di mettere in dubbio l’esistenza stessa dello stato ebraico. <br />Israele si fonda sulla capacità di attrarre ebrei da tutto il mondo, uomini e donne che desiderano vivere nella biblica terra promessa, e che soprattuto desiderano abitare in un luogo sicuro, dove non sia presente l’antisemitismo. Gli immigrati in Israele cercano un luogo scandito dai ritmi della religione ebraica, che sia per loro e per i loro figli un paese dove la Shoah non possa accadere mai più. Ma Israele è un paese di piccole dimensioni, con poche concentrazioni urbane estremamente dense. La presenza nella regione di uno stato millenarista che persegue la distruzione di Israele, che sostiene organizzazioni terroristiche che hanno nella loro carta fondativa l’obiettivo della distruzione dello stato ebraico, fa già percepire a molti il territorio di Israele come non più sicuro. Un Iran dotato dell’arma atomica sarebbe in grado di aumentare questa percezione di insicurezza e rallentare fortemente l’immigrazione degli ebrei in Israele giungendo, in potenza, ad innescare un flusso di emigrazione, fatto che segnerebbe la fine dei progetti di sviluppo e prosperità immaginati dei fondatori della nazione israeliana.</p>
<p style="text-align: left;">In sintesi, alla luce di quando analizzato, un endpoint maggiore di Israele risulta essere probabilmente quello di eradicare Hamas, facendo comprendere ai decisori di Gaza che la via dei finanziamenti, del sostegno politico e degli armamenti che origina a Teheran non è più percorribile, ed allo stesso tempo assicurarsi la stabilità della Cisgiordania e dell’ANP, limitando in prospettiva la potenza militare dell’Hezbollah ed essere certi che le Guardie della Rivoluzione non siano decisive in Siria, neutralizzando infine il programma nucleare dell’Iran.</p>
<p style="text-align: left;">Per gli Stati Uniti gli obiettivi primari che potrebbero essere condivisi da Israele sono essere rappresentati dal contenimento attivo dell’influenza iraniana in tutta la Mezzaluna Sciita, limitando i rischi di una destabilizzazione della Giordania, oggi l’unico paese filo-americano (ed ancor più filo-britannico) ancora solido nell’area prossima alla “Mezzaluna Sciita”.</p>
<p style="text-align: left;">La struttura organizzata dello stato iraniano non potrà facilmente essere messa in discussione con una campagna militare aerea, ma sarà possibile limitare in maniera significativa, anche se temporanea, la possibilità di supporto energetico iraniano al competitor cinese e il supporto militare di Teheran a Mosca nella guerra in Ucraina. Le variabili che determineranno la scelta delle exit strategy quindi non andranno ricercate ed individuate solo su scala locale o regionale, ma con uno sguardo che si volga anche a livello globale, essendo questo conflitto combattuto non in tempo di pace ma durante un conflitto militare-economico e politico che coinvolge le principali potenze mondiali in tutti i domini del confronto bellico.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/israele-hamas-gli-obiettivi-di-un-conflitto/">Israele Hamas: gli obiettivi di un conflitto.</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La corsa dell’Iran verso l’arma atomica. (E la noncuranza dell’Occidente)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 09:33:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre l’attenzione dei paesi occidentali è focalizzata verso Est e un&#8217;ipotetica invasione russa dell’Ucraina, l’Iran continua la sua corsa nucleare e non esita a mostrare le sue capacita con tanto di video propagandistici di missili nascosti in TIR, rampe di lancio mobili, esercitazioni della marina e dell’aviazione con un unico obbiettivo dichiarato: Israele.   L’ultima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre l’attenzione dei paesi occidentali è focalizzata verso Est e un&#8217;ipotetica invasione russa dell’Ucraina, l’Iran continua la sua corsa nucleare e non esita a mostrare le sue capacita con tanto di video propagandistici di missili nascosti in TIR, rampe di lancio mobili, esercitazioni della marina e dell’aviazione con un unico obbiettivo dichiarato: Israele. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L’ultima trovata della teocrazia iraniana è la simulazione di un attacco sulla centrale nucleare israeliana di Dimona. A quanto pare, questo ultimo esercizio, non ha turbato più di tanto le coscienze, soprattutto quelle occidentali ed europei in particolare. Ma niente panico, l’Iran, per l’Europa e la NATO non rappresenta un rischio reale. Dopotutto, il regime degli Ayatollah minaccia solo di cancellare fisicamente un paese e di sterminarne la popolazione tra una pioggia di missili e radiazioni. Tanto è che gli USA hanno rifiutato la fornitura di tanker all’aviazione israeliana, ponendo così un veto mascherato ad un eventuale strike sulle installazioni militari iraniane. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Dall’ultimo video promosso dalle guardie della rivoluzione islamiche iraniane, si vede chiaramente che i missili vengono lanciati da una rampa mobile camuffata in TIR. Questo dovrebbe fare riflettere parecchio nelle stanze del potere a Washington. Questi mezzi potrebbero agevolmente giungere in Siria senza destare particolare attenzione visto l’artefice del travestimento. Le capacità tecnologiche iraniane non sono da sottovalutare. Basta guardare un altro conflitto dove armi e tecnologie della teocrazia sono un terreno di prova reale, lo Yemen. Se è vero che i sauditi non brillano per le loro capacità militari, è altrettanto vero che usano esclusivamente tecnologia americana ed occidentale, e questo in grande quantità. Abbiamo visto nei mesi passati, bombardamenti sulle città meridionali del regno dei Saud e persino lanci di droni e missili balistici verso la sua capitale Riyadh. Questa guerra per procura è nei fatti un poligono di prova per il regime di Teheran che gli permette di affinare le sue tecniche e di perfezionare la sua tecnologia. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Dopo la ritirata precipitosa da Kabul questo anno, molti alleati di Washington si stanno chiedendo chi è realmente importante o chi è considerato sacrificabile. Nello scacchiere mondiale, quale area è veramente fondamentale per gli Stati Uniti, il pacifico con la sua testa di ponte taiwanese? Il Medioriente ma con quale alleato? L’autoritaria Turchia guardiana degli stretti con vista sul Caucaso? La monarchia assoluta saudita strategica per il suo petrolio? Lo stato di Israele, democratico seppur imperfetto? Oppure le attenzioni di Washington sono tornate sull&#8217;Europa con la volontà di allargare la NATO ad un altro paese, instabile e di rilevanza primordiale per la Federazione Russa. Tanti interrogativi, poche risposte e confuse per giunta. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nel frattempo, a Teheran le idee sono chiare: distruggere Israele, o meglio l’Entità sionista come la chiamano, non è un’opzione, è un programma e un obbiettivo. Forse sarebbe tempo per gli europei in virtù del loro passato e agli USA di tornare a pensare alle cose serie, perché quando sarà troppo tardi, non potranno dire “non sapevamo”.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-corsa-delliran-verso-larma-atomica-e-la-noncuranza-delloccidente/">La corsa dell’Iran verso l’arma atomica. (E la noncuranza dell’Occidente)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hezbollah is set to violate US sanctions: a challenge to American deterrence or the result of an undisclosed US-Iran agreement?</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/medio-oriente/hezbollah-is-set-to-violate-us-sanctions-a-challenge-to-american-deterrence-or-the-result-of-an-undisclosed-us-iran-agreement/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hezbollah-is-set-to-violate-us-sanctions-a-challenge-to-american-deterrence-or-the-result-of-an-undisclosed-us-iran-agreement</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 20:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The leader of the Shiite “Party of God”, the Lebanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, gave a speech on the occasion of the Shiite holiday of Ashura; during the speech he announced that a &#8220;Hezbollah-owned&#8221; oil tanker is on its way from Iran to Lebanon, carrying a large amount of fuel.  The news is of the utmost [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>The leader of the Shiite “Party of God”, the Lebanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, gave a speech on the occasion of the Shiite holiday of Ashura; during the speech he announced that a &#8220;Hezbollah-owned&#8221; oil tanker is on its way from Iran to Lebanon, carrying a large amount of fuel.<span class="Apple-converted-space">  </span>The news is of the utmost importance as Iranian crude oil is subject to an embargo imposed by the United States, and the (sic) Lebanon’s government has repeatedly declared that it respects these sanctions in exchange for economic and military aid.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Today the balance is broken and Hezbollah acts as an actual autonomous state, ordering fuel and taking charge of the oil tanker, calling it &#8220;Lebanese territory&#8221;.<span class="Apple-converted-space">  </span>This stance is particularly relevant since, by the same word of the Hezbollah leader, any kind of threat or attack against the oil tanker in question will be deemed an attack on Lebanese territory, which is in Hezbollah’s hands , and the Party of God would then carry out &#8221; the rules of engagement against Israel defined in the event of an attack on southern Lebanon ”.<span class="Apple-converted-space">  </span>These rules of engagement, known to the parties of the conflict, provide that an attack on the Lebanese territory that doesn’t constitute<span class="Apple-converted-space">  </span>a response to the launch of rockets (even sporadic by Palestinian groups, Salafists, etc.) would provoke a retaliation, even not proportional, through the launch of rockets by regular Hezbollah militias against Israeli military and / or industrial targets and, in the event of an Israeli response, the launch of Hezbollah rockets against Israeli housing settlements.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Please do understand, dear friends and readers, what the implications of such statements and acts are.<span class="Apple-converted-space">  </span>Hezbollah makes clear to the whole world the potential disappearance of American deterrence, and that American sanctions are, from the point of view of the possible military response, a dead letter.<span class="Apple-converted-space">  </span>At the same time, Hezbollah would be able to accredit itself as the de facto government of the whole of Lebanon and be able to decide the fate of the entire country.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>There is a second possibility, and that would be that the United States and Iran have reached an agreement during the nuclear talks and that this agreement allows the export of Iranian fuel to Lebanon.<span class="Apple-converted-space">  </span>After the disaster in Kabul, unfortunately, every hypothesis must be considered, even this one that we have just exposed.<span class="Apple-converted-space">  </span>It cannot be ruled out either that the Americans have no approved nor pending plan to prevent this act of force by Hezbollah, a Monroe doctrine amplified to the nth degree by reducing to the North American continent and the Pacific the area the US would be willing to actively use the military tool in, and that it would leave the field open to all America&#8217;s adversaries, leaving all US allies alone in managing the military, diplomatic and political threats that are looming on the horizon.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>The “Hezbollah” tanker will cross the Arabian Sea, the Bab El Mandeb Strait, the Red Sea, the Suez Canal, and will finally arrive in the Mediterranean Sea within about four days since its departure from Bandr Abbas.<span class="Apple-converted-space">  </span>We will follow its journey and keep you posted, in this new phase of <a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-rappresaglia-israeliana-agli-attacchi-iraniani-nel-mare-arabico/">the Tanker War</a>.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/medio-oriente/hezbollah-is-set-to-violate-us-sanctions-a-challenge-to-american-deterrence-or-the-result-of-an-undisclosed-us-iran-agreement/">Hezbollah is set to violate US sanctions: a challenge to American deterrence or the result of an undisclosed US-Iran agreement?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gli “incidenti” di Teheran e la rappresaglia iraniana che verrà.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 21:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quattro esplosioni hanno scosso l’Iran nelle scorse settimane, tre delle quali avvenute alla viglia del venerdì, l’ultima ieri sera, a nord-ovest della capitale, Teheran. Quattro esplosioni che hanno colpito in sequenza luoghi cruciali per la strategia del regime iraniano e che hanno evidenziato come le strutture strategiche di Teheran siano vulnerabili al sabotaggio e alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>Quattro esplosioni hanno scosso l’Iran nelle scorse settimane, tre delle quali avvenute alla viglia del venerdì, l’ultima ieri sera, a nord-ovest della capitale, Teheran.</p>
<p>Quattro esplosioni che hanno colpito in sequenza luoghi cruciali per la strategia del regime iraniano e che hanno evidenziato come le strutture strategiche di Teheran siano vulnerabili al sabotaggio e alle azioni di cyber-warfare. </p>
<p>L’ultima esplosione, ieri sera, è stata udita nella periferia occidentale della città, prima confermata dai media di regime, poi negata, poi riclassificata (sempre dai media del regime) come la detonazione di una mina per lo scavo di una galleria. Ma come ben sappiamo quando dall’Iran arrivano più versioni ufficiali o semi-ufficiali di un fatto che potrebbe interessare la sicurezza nazionale, la verità potrebbe essere molto scomoda per la dittatura degli Ayatollah. <br /><br />Ma andiamo con ordine e riepiloghiamo quanto accaduto nelle ultime due settimane. I report di esplosioni ed incendi si sono susseguiti a distanza di 48-72 ore e hanno interessato: </p>
<p>1) la zona di Parchin, sede del programma nucleare segreto degli Ayatollah, dove si studierebbero i detonatori nucleari per le future testate atomiche iraniane e le geometrie dei congegni ad implosione.</p>
<p>2) una importante centrale elettrica ad Ahwaz  </p>
<p>3) il centro di ricerca nucleare di Natanz dove l’Iran sviluppa e affina le centrifughe per raffinare il minerale di uranio, Natanz rappresenta il fulcro dell’arricchimento del minerale di uranio e il luogo da dove tutto il progetto nucleare iraniano ha preso vita.</p>
<p>4) le esplosioni di ieri nella zona, a nord-ovest di Teheran,  dove sorge il centro di ricerca della divisione missilistica delle Guardie della Rivoluzione.</p>
<p>Ma come è possibile che in così poco tempo abbiamo assistito a così tanti “problemi” in siti strategici per la dottrina militare iraniana? La risposta non è certo semplice ma non può essere limitata a difetti di manutenzione o semplice incuria. La vicinanza temporale degli eventi fa logicamente pensare ad una ben pianificata attività di sabotaggio, oppure ad un attacco informatico ben strutturato, oppure un mix dei due elementi. Tutti gli elementi oggetto delle esplosioni concorrono in maniera significativa allo sviluppo della capacità nucleare militare dell’Iran e della conseguente struttura missilistica che potrebbe essere incaricata di “consegnare” una futura testata nucleare Made in Iran.</p>
<p> </p>
</div></div>



<p>È evidente che lo stato che potrebbe beneficiare maggiormente in seguito a  questi “incidenti” in Iran sia lo stato di Israele, il quale vive quotidianamente le minacce del regime iraniano che sogna la distruzione dello stato ebraico. Rallentare lo sviluppo delle centrifughe nucleari e dei missili balistici iraniani consente ad Israele di avere più tempo per gestire questa minaccia e in fondo sperare che il regime teocratico degli Ayatollah collassi prima di ottenere la bomba atomica. Va inoltre ricordato un altro elemento. Poco prima degli incidenti in Iran fonti non ufficiali hanno fatto trapelare che uno stato ostile, identificato dalle medesime fonti come l’Iran, avrebbe tentato, con parziale successo un attacco informatico contro il sistema idrico di Israele. <br />Israele inoltre avrebbe un vantaggio politico nell’attaccare con successo queste strutture iraniane: formalmente l’Iran non sta compiendo ricerca militare mirata alla costruzione di una bomba atomica, quindi risulta per gli iraniani difficile se non impossibile richiedere una investigazione internazionale riguardo a quanto è accaduto, e forse sta ancora accadendo in Iran, in quanto la presenza di ispettori internazionali metterebbe sì in luce le azioni di un governo straniero ostile ma allo stesso tempo esporrebbe le prove relative alle ricerche nucleari militari che ufficialmente l’Iran non sta svolgendo.</p>



<p>Risulta altamente probabile che l’Iran cercherà di rispondere in maniera asimmetrica al colpo ricevuto in questi giorni, e se gli Ayatollah avessero individuato in Gerusalemme il responsabile di quello che non si può annunciare Urbi et Orbi, si potrebbe assistere ad una ritorsione contro interessi israeliani ad opera di forze al soldo e agli ordini dell’Iran. Parliamo di risposta asimmetrica perché all’opera di cyber warfare e sabotaggio che potrebbe aver visto come bersaglio il programma atomico iraniano, i proxy della Repubblica Teocratica Islamica potrebbero rispondere con un attacco convenzionale contro siti strategici israeliani, come ad esempio il porto di Haifa, le basi missilistiche israeliane oppure il centro nucleare di Dimona. Va tuttavia considerato il fatto che un attacco portato con alcuni vettori, e non con una salva di decine di missili, è altamente improbabile causi danni concreti contro gli importanti obiettivi strategici su suolo israeliano prim elencati. La mossa quindi sarebbe principalmente propagandistica e volta a placare le inevitabili reazioni interne al regime di coloro i quali cercheranno di guadagnare il loro spicchio di potere mettendo in evidenza le mancanze degli attuali vertici politici e militari. Questo tipo di risposta è però molto pericoloso perché potrebbe determinare una risposta israeliana che vada ben oltre la classica eliminazione delle batterie responsabili dell’attacco e mettere in discussione il ruolo stesso che Teheran si è guadagnato sulle sponde del Mediterraneo, durante la guerra in Siria. Se Teheran non risponderà l’intero mondo arabo sunnita vedrà in Israele il partner, e in altra misura lo strumento, per contenere l’espansione sciita nel Golfo e verso il Mediterraneo, compito che gli Stati Uniti non sono stati in grado di svolgere nemmeno sotto la presidenza Trump. La nuova visione di Israele da parte di Arabia Saudita, Emirati, Giordania ed Egitto, permetterà al governo di Gerusalemme di procedere verso l’annessione di parte della Cisgiordania, dando così forza e legittimità ad un governo che potrebbe essere chiamato presto a guidare, al posto degli Stati Uniti, la battaglia per evitare l’egemonia sciita degli Ayatollah, su tutto il Medio Oriente. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/incidenti-teheran-rappresaglia-iraniana/">Gli “incidenti” di Teheran e la rappresaglia iraniana che verrà.</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’Impero del Male</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 16:25:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordate questa citazione di Ronald Reagan? «In your discussions of the nuclear freeze proposals, I urge you to beware the temptation of pride &#8212; the temptation of blithely declaring yourselves above it all and label both sides equally at fault, to ignore the facts of history and the aggressive impulses of an&#160;evil empire&#160;, to simply [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate questa citazione di Ronald Reagan? </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>«<em>In your discussions of the nuclear freeze proposals, I urge you to beware the temptation of pride &#8212; the temptation of blithely declaring yourselves above it all and label both sides equally at fault, to ignore the facts of history and the aggressive impulses of an</em>&nbsp;evil empire&nbsp;<em>, to simply call the arms race a giant misunderstanding and thereby remove yourself from the struggle between right and wrong and good and evil.</em>»</p></blockquote>



<p>Eravamo negli anni 80 e una parte dell’opinione pubblica mondiale spingeva per una normalizzazione dei rapporti tra l’Unione Sovietica e l’Occidente, una normalizzazione che dimenticasse alcune caratteristiche congenite della dittatura comunista, anzi congenite a tutte le dittature sanguinarie e dispotiche. </p>



<p>Oggi cari amici e lettori, ora come allora, un nuovo Impero del Male sorge e tenta di prosperare con l’obiettivo ultimo di controllare il mondo. Questo impero non è più l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ma l’alleanza tra due paesi che, come già scritto, hanno in comune il desiderio di potere, l’odio per la libertà, l’orrore per il libero arbitrio, e il terrore della felicità. Paesi dove si rischia la vita per un orientamento sessuale “sbagliato”, dove si viene incarcerati per una critica velata al tiranno che temporaneamente è al potere, dove l’intera tua famiglia può essere mandata in disgrazia se cerchi di affermare la libertà di pensiero e il desiderio di poter disporre della tua vita, o ancora peggio se hai la pessima idea di rivendicare l’identità del tuo popolo, o il desiderio insano di professare in pace la tua religione.  </p>



<p>Oggi acconsentire alla legittimazione, anzi all’equiparazione morale delle democrazie con tali paesi sarebbe l’errore strategico più grave ed irreparabile che la nostra società occidentale potrebbe commettere. Dimenticare le pubbliche impiccagioni, la giustificazione del terrorismo, la repressione selvaggia, le stragi di studenti e delle minoranze in nome ed in cambio di una nave carica di merce scadente o di petrolio (a seconda del paese che prendiamo in considerazione) comporterà inevitabilmente la svendita di tutto quello che ci identifica e ci caratterizza. </p>



<p>Oggi dinanzi al risorgere dell’Impero del Male ogni azione, anche estrema, sarebbe giustificata per impedire il collasso irrimediabile ed irreversibile delle nostre Democrazie, già minate dall’interno attraverso una moltitudine di inconsapevoli burattini di queste dittature sanguinarie, ben diretti da un manipolo di politici prezzolati, economisti interessati, analisti affamati di denaro e potere.  Ma cosa intendiamo per azione estrema? Non certo una guerra di conquista o una guerra di aggressione ma linee invalicabili che dovrebbero, anzi debbono, essere esplicitate e conseguentemente difese con ogni mezzo possibile. Non deve essere ad esempio permesso ad una nazione  il cui leader chiede, senza pudore e senza vergogna, anzi come fosse un vanto, di sterminare un intero popolo di possedere l’arma atomica. Allo stesso modo non deve essere permesso ad una nazione che cancella impunemente la libertà promessa solennemente ad un territorio che le viene “restituito” da Sua Maestà Britannica, di minacciare politicamente, economicamente, diplomaticamente e militarmente un’isola di 23 milioni di persone. Un’isola che resiste fieramente da 70 anni e che mostra al mondo intero la prosperità unita alla libertà che oltre 1 miliardo di individui del continente non conosce, se non attraverso i filtri nebulosi della propaganda comunista. </p>



<p>Oggi serve prendere una posizione chiara, non di odio ma di fermezza, non di vendetta ma di giustizia, non di egemonia ma di indipendenza, non a favore della guerra ma a difesa della libertà. Noi lo abbiamo fatto, ora tocca a voi fare la vostra scelta. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-0 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"></ul></figure>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2020/05/trim.841A7419-B32C-4EA6-828C-98A90873BB9F.mov"></video></figure><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/impero-del-male/">L’Impero del Male</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Trump : affondare le navi iraniane che dovessero minacciare la fLotta americana (dopo che l&#8217;Iran ha lanciato il suo primo missile balistico intercontinentale)</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/trump-affondare-navi-iraniane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=trump-affondare-navi-iraniane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 13:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente americano Trump ha dato ordine di colpire ed affondare qualsiasi unità miliare iraniana che dovesse minacciare lA flotta americana. La decisone, forse tardiva, della Casa Bianca giunge dopo alcuni giorni nei quali le unità navali delle Guardie della Rivoluzione hanno minacciato diverse unità americane sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mare Arabico. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente americano Trump ha dato ordine di colpire ed affondare qualsiasi unità miliare iraniana che dovesse minacciare lA flotta americana. La decisone, forse tardiva, della Casa Bianca giunge dopo alcuni giorni nei quali le unità navali delle Guardie della Rivoluzione hanno minacciato diverse unità americane sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mare Arabico. </p>



<p>In realtà la decisione del Presidente americano va letta sotto una luce che va oltre il limitato scenario marittimo descritto nell’annuncio della Casa Bianca. Dobbiamo infatti informarvi in maniera compiuta che l’Iran alle prime ore del 22 aprile ha lanciato con successo in orbita polare un satellite militare, su una traiettoria polare. Il satellite, dalle scarse capacità pratiche, avrebbe sorvolato il Nord America per poi perdere l’orbita, dimostrando comunque a Trump ed al mondo che ora l’Iran dispone di un missile balistico intercontinentale. Sì, avete capito bene, un missile balistico intercontinentale. Il vettore utilizzato oggi dall’Iran ha dimostrato di non necessitare di una torre per il suo lancio, ma è stato lanciato direttamente da un TEL (un veicolo di trasporto e lancio), ed è stato rifornito rapidamente di combustibile. Il vettore è un missile a due stadi, il secondo stadio a combustibile solido, con una aerodinamica completamente rivista; insomma i un missile completamente nuovo, moderno, e come abbiamo visto potente ed affidabile. In una parola: un’arma. 
Un’arma e non un vettore spaziale, un’arma ad alta mobilità e rapidità di impiego non un vettore civile che impiega giorni per essere preparato e lanciato, ma che in poche decine di minuti può decollare e colpire.</p>



<p>Alla luce di quanto osservato oggi si spiega in maniera chiara come mai gli iraniani nei giorni scorsi hanno provocato e minacciato le unità navali americane nel Golfo e nel Mare Arabico, disponevano di un vettore, nuovo e probabilmente già testato dal fornitore, in grado di minacciare gli Stati Uniti Continentali. La minaccia diretta agli Stati Uniti Continentali è una vera e propria Red-Line per il presidente americano, che immediatamente ha reagito ordinando l’aumento del livello di allerta delle forze armane in Medio Oriente e la variazione delle regole di ingaggio nei confronti delle unità militari iraniane. </p>



<p>La dichiarazione di Trump non è un bluff, non è una spacconata, è una variazione concreta e reale della strategia militare americana in Medio Oriente. Monitoreremo quotidianamente la situazione nel Golfo e vi riferiremo con rapidità in caso di necessità sui nostri social e sul sito. </p>



<p>Vi ricordiamo che ci trovate su Facebook, Twitter e su Telegram con due canali dedicati. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/trump-affondare-navi-iraniane/">Trump : affondare le navi iraniane che dovessero minacciare la fLotta americana (dopo che l’Iran ha lanciato il suo primo missile balistico intercontinentale)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Conflitto Usa-Iran per l&#8217;Irak</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-conflitto-usa-iran-per-lirak/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-conflitto-usa-iran-per-lirak</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2020 10:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; un vero e proprio conflitto quello in essere tra Stati Uniti ed Iran in terra irachena. Un conflitto che deciderà se Teheran riuscirà a completare in maniera organica quella mezzaluna sciita che potrebbe permettere agli ayatollah di proseguire il loro piano espansionistico verso il Mediterraneo  ed il Nord Africa prima e verso il cuore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un vero e proprio conflitto quello in essere tra Stati Uniti ed Iran in terra irachena. Un conflitto che deciderà se Teheran riuscirà a completare in maniera organica quella mezzaluna sciita che potrebbe permettere agli ayatollah di proseguire il loro piano espansionistico verso il Mediterraneo  ed il Nord Africa prima e verso il cuore stesso dell&#8217;Europa dopo.<br />
In questa lotta contro gli Stati Uniti l&#8217;Iran dispone di miliziani fedeli che combattono per procura le guerre di Teheran, in un copione ormai consolidato dell&#8217;espansionismo sciita in Medio Oriente. In Yemen sono gli Houti, a Gaza la Jihad Islamica Popolare, in Siria l&#8217;Hezbollah, ed in Irak Kataib Hezbollah.<br />
Da molti mesi l&#8217;Hezbollah iracheno manda concreti messaggi intimidatori agli americani presenti in Irak, e non parliamo certo di missive diplomatiche o note dei responsabili politici. I messaggi della milizia sciita sono inviati per mezzo di colpi di mortaio o di razzi sparati contro le postazioni militari con una cadenza costante e in maniera sempre più pericolosa e precisa. In risposta a questo atteggiamento il presidente americano ha tracciato una netta line rossa: nessuno tocchi i militari o i cittadini americani; questa linea rossa è stata oltrepassata quattro giorni fa quando una salva di razzi ha colpito la base americana K-1 uccidendo un cittadino americano e ferendo gravemente quattro soldati ivi dispiegati.<br />
L&#8217;inevitabile reazione americana è consistita in un raid aereo contro cinque obiettivi dell&#8217;Hezbollah (tre in Irak e due Siria), incluso il quartier generale della 45° brigata, responsabile del lancio di razzi contro K-1, nel raid sono stati uccisi anche cinque iraniani.<br />
La risposta verbale di Teheran è stata durissima. Gli ayatollah hanno accusato gli americani di praticare il terrorismo e di agire in difesa dell&#8217;ISIS. Poche ora dopo Kataib Hezbollah ha mobilitato e un folto gruppo di miliziani ha dato l&#8217;assalto alla Zona Verde di Baghdad. Molte persone, di etnia sunnita nei mesi scorsi, sono state uccise negli scontri con le forze di sicurezza irachene, mentre tentavano di entrare nella zona verde per protestare contro il governo filo-iraniano, al contrario ieri nessuno ha aperto il fuoco contro i miliziani che puntavano verso l&#8217;ambasciata americana.<br />
E&#8217; così iniziato un assedio alla rappresentanza Usa fatto di molotov, incendi, lancio di pietre e distruzione delle opere difensive esterne della sede diplomatica. Nel timore di un nuovo assalto all&#8217;ambasciata, del tutto simile a quello avvenuto nel 1979 a Teheran, sempre ad opera degli integralisti sciiti, il Pentagono ha inviato una intera compagnia di Marines all&#8217;interno dell&#8217;ambasciata e mobilitato in serata la forza di reazione rapida dell&#8217;82° divisione aerotrasportata, la cui avanguardia è atterrata nel primo pomeriggio di oggi 1° gennaio 2020 direttamente in Irak.<br />
Sempre in questi minuti l&#8217;assedio, perché di questo si tratta, dell&#8217;ambasciata americana a Baghdad da parte dei miliziani dell&#8217;Hezbollah iracheno prosegue e le bandiere gialle delle milizie sventolano sui cancelli della sede diplomatica americana, nel cui interno è presente l&#8217;ambasciatore. Ora solo l&#8217;ultimo muro divide i miliziani dal personale americano, e basterà solo l&#8217;ordine dei vertici sciiti per determinare il tentativo di assalto finale. Un assalto che non potrebbe avere come unico obiettivo la &#8220;cattura&#8221; dell&#8217;ambasciata, ma potrebbe essere funzionale ad avere decine di martiri da mostrare nelle piazze per chiamare all&#8217;insurrezione contro gli americani.<br />
In questa situazione la Casa Bianca ha reso noto che ritiene e riterrà l&#8217;Iran direttamente responsabile delle violenze in Irak contro personale ed interessi americani. Questa dichiarazione è nei fatti una nuova linea rossa tracciata dall&#8217;amministrazione Trump. E&#8217; quindi consequenziale pensare che in caso di una nuova offensiva armata dell&#8217;Hezbollah iracheno contro le forze americane in Irak, la Casa Bianca ordinerà una risposta militare diretta contro strutture e decisori iraniani, anche se essi si trovano all&#8217;interno dei confini dell&#8217;Iran.<br />
Aggiorneremo le informazioni riguardanti la situazione in Irak in tempo reale sui nostri social e mediante post di approfondimento sul sito quando necessario. Vi ricordiamo che oltre a Fecebook e Twitter ci trovate anche su Telegram con un canale dedicato alle notizia con alta priorità <a  href="http://t.me/geopolticalcenter">T.me/geopolticalcenter </a></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-conflitto-usa-iran-per-lirak/">Il Conflitto Usa-Iran per l’Irak</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La mancata rappresaglia americana all&#8217;abbattimento del Drone su Hormuz ha portato all&#8217;attacco iraniano all&#8217;Arabia Saudita</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-mancata-rappresaglia-americana-allabbattimento-del-drone-su-hormuz-ha-portato-allattacco-iraniano-allarabia-saudita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-mancata-rappresaglia-americana-allabbattimento-del-drone-su-hormuz-ha-portato-allattacco-iraniano-allarabia-saudita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 07:14:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Arabia Saudita - Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché l&#8217;Iran ha attaccato le installazioni petrolifere saudite? Perché l&#8217;America non ha messo in atto una rappresaglia contro l&#8217;Iran quando Teheran ha abbattuto, nello spazio aereo internazionale, un drone americano. La mancata risposta militare diretta ha rafforzato nella leadership iraniana la convinzione che l&#8217;America non avrebbe agito nemmeno ad un lancio missilistico contro installazioni strategiche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché l&#8217;Iran ha attaccato le installazioni petrolifere saudite? Perché l&#8217;America non ha messo in atto una rappresaglia contro l&#8217;Iran quando Teheran ha abbattuto, nello spazio aereo internazionale, un drone americano. La mancata risposta militare diretta ha rafforzato nella leadership iraniana la convinzione che l&#8217;America non avrebbe agito nemmeno ad un lancio missilistico contro installazioni strategiche dei sauditi.</p>


<p>Gli esempi della Corea del Nord con i test atomici, della Russia con l&#8217;azione in Ucraina, della Siria con le armi chimiche, hanno ormai annientato la deterrenza americana, non basta più la presenza di una portaerei oppure di un contingente americano per dissuadere un nemico dall&#8217;attaccare un obiettivo che viene ritenuto funzionale ad aprire una eventuale trattativa da un punto di forza indiscutibile.<br /><!-- /wp:paragraph --><br />Per questo motivo non reagire oggi all&#8217;atto di guerra originato dall&#8217;Iran, eviterebbe sicuramente una battaglia nel Golfo, ma probabilmente garantirebbe il collasso dell&#8217;intera Arabia Saudita, che potrebbe essere messa sotto attacco diretto dall&#8217;Iran non appena la teocrazia islamista degli ayatollah sarà in possesso dell&#8217;arma atomica, vero obiettivo degli iraniani per garantirsi non tanto la loro sopravvivenza ma l&#8217;egemonia sciita su tutto il medio oriente.<br />Una rappresaglia mirata, chirurgica, puntuale è indispensabile per ristabilire la capacità di deterrenza dell&#8217;America e dei suoi alleati privilegiati. Non agire ed attendere le Nazioni Unite, i parlamenti, le commissioni di inchiesta convincerà tutti coloro che vogliono usare il ricatto e la violenza come mezzo di vittoria diplomatica ad essere ancora più aggressivi e spregiudicati. Una rappresaglia è inevitabile, anzi indispensabile.</p>
<blockquote>
<p> </p>
<h1 class="quoteText">“You were given the choice between war and dishonour. You chose dishonour, and you will have war.&#8217;</h1>
</blockquote>
<p><strong><em>Sir Winston Leonard Spencer Churchill</em></strong></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-mancata-rappresaglia-americana-allabbattimento-del-drone-su-hormuz-ha-portato-allattacco-iraniano-allarabia-saudita/">La mancata rappresaglia americana all’abbattimento del Drone su Hormuz ha portato all’attacco iraniano all’Arabia Saudita</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Teheran riconosce la forza della resistenza democratica iraniana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Terzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 11:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>-di SE Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata- Gli ayatollah iraniani dovranno scendere a patti con le regole della comunità internazionale. E ciò appare molto più realizzabile di quanto si possa credere. Il 5 agosto scorso, il portavoce del gabinetto del presidente iraniano, Ali Rabiee, ha tenuto un briefing con i giornalisti e ha menzionato esplicitamente il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>-di SE Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata-<br />
Gli ayatollah iraniani dovranno scendere a patti con le regole della comunità internazionale. E ciò appare molto più realizzabile di quanto si possa credere.</p>
<p>Il 5 agosto scorso, il portavoce del gabinetto del presidente iraniano, Ali Rabiee, ha tenuto un briefing con i giornalisti e ha menzionato esplicitamente il conflitto di lunga data del regime clericale con il suo nemico interno, il “People&#8217;s Mojahedin Organization of Iran” (PMOI/MEK). Ciò sembra discostarsi dalla normale politica del governo di tacere su tale questione al fine di minimizzare la minaccia che il PMOI/MEK pone al sistema teocratico.</p>
<p>Istituito come movimento contro il regime dello Shah a metà del XX secolo, il PMOI/MEK fu una delle forze maggiori della rivoluzione iraniana, ma si distaccò immediatamente dal governo emergente dopo che quel movimento fu cooptato dall&#8217;ayatollah Khomeini. Il PMOI/MEK era allora, e rimane tutt’oggi una voce di spicco per un governo democratico, e la sua visione è stata formalizzata nel piano in 10 punti del leader dell&#8217;opposizione iraniana, Maryam Rajavi.</p>
<p>Il PMOI/MEK è pienamente fiducioso che l&#8217;attuale regime si stia avvicinando a un crollo definitivo, il che aprirà la strada all’alternativa che essi rappresentano. Questo è stato forse il messaggio centrale di un incontro tenutosi il mese scorso ad Ashraf-3, un complesso recentemente completato in Albania che ospita 3.000 membri dell&#8217;organizzazione, che sono stati trasferiti dall&#8217;Iraq dopo aver vissuto per anni sotto la minaccia del regime iraniano.</p>
<p>Al raduno di Ashraf-3 hanno partecipato una grande e influente coalizione di governi nazionali, locali, personalità e istituzioni di tutto il mondo, che condividono appieno le posizioni del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana che intendono trasformare l&#8217;Iran in un paese democratico guidato dallo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e la libertà democratica.</p>
<p>L&#8217;Iran non ha mai conosciuto questi valori in alcun senso significativo. Il principio fondante il governo della Repubblica islamica è il “veleyat-e faqih”, il potere assoluto dei &#8220;guardiani&#8221; religiosi. Il leader supremo Ali Khamenei ha l&#8217;ultima parola su tutte le questioni e i candidati vengono esclusi se non riescono a dimostrare una lealtà abietta.</p>
<p>Per questo motivo, il MEK ha messo in campo numerose iniziative di protesta, tra le quali il boicottaggio delle elezioni. Prima delle elezioni del 2017, gli attivisti del MEK hanno rischiato l&#8217;arresto e lunghe pene detentive divulgando appelli pubblici, anche online, invitando le persone a &#8220;votare per un cambio di regime&#8221;.</p>
<p>La popolarità e la forza di questo messaggio ha trovato la sua massima espressione qualche mese più tardi, quando sono scoppiate le proteste in tutte le principali città. I partecipanti hanno intonato slogan come &#8220;morte per il dittatore&#8221; e hanno espressamente respinto sia le fazioni politiche di &#8220;linea dura&#8221; sia quelle &#8220;riformiste&#8221;. Questo diffuso consenso sulla necessità di un cambio di regime ha spinto Khamenei a riconoscere il ruolo organizzativo del PMOI/MEK e delle &#8220;unità di resistenza&#8221; che operano in tutta la società iraniana.</p>
<p>Questo è stato senza dubbio il punto di svolta che ha minato la narrativa del regime secondo cui il PMOI/MEK non è in grado di presentare una seria sfida alla dittatura clericale.</p>
<p>Le recenti osservazioni di Rabiee alla stampa nazionale hanno smesso di ammettere l&#8217;ansia del regime, e lo stesso si può dire delle precedenti osservazioni di Mostafa Pour-Mohammadi, consigliere del capo della magistratura che è stato ministro della giustizia durante il primo mandato dell&#8217;attuale presidente Hassan Rouhani.</p>
<p>Pour-Mohammadi è diventato tristemente famoso, sia nella comunità attivista in Iran sia tra i difensori dei diritti umani in tutto il mondo, nel 2016 quando si prodigò nella difesa del &#8220;più grande crimine della Repubblica islamica&#8221;. Queste erano le parole di Hossein Ali Montazeri, un funzionario iraniano scelto per essere il successore di Khomeini, fino a quando non è uscito dal regime per l&#8217;esecuzione sistematica di prigionieri politici nel 1988. In pochi mesi, circa 30.000 persone sono state messe a morte per il crimine di slealtà e le uccisioni si sono concentrate in modo sistematico sugli appartenenti al PMOI/MEK.</p>
<p>Le osservazioni di Pour-Mohammadi descrivevano questi omicidi come l&#8217;adempimento del &#8220;comando di Dio&#8221;, e la sua più recente intervista ha ribadito l’assenza di rimorso mentre tracciava parallelismi tra i massacri del 1988 e la situazione attuale. &#8220;Non abbiamo alcuna ambiguità riguardo al PMOI/MEK&#8221;, ha detto. “Siamo in tempo di guerra. Ora non è il momento di parlare. Ora è il momento di combatterli. &#8221;</p>
<p>Molto è cambiato da allora. Ma una cosa che rimane invariata è il ruolo del PMOI/MEK di principale avversario del regime di Teheran, cresciuto così tanto nel potere e nell&#8217;influenza che è stato in grado di organizzare e condurre una rivolta nazionale solo l&#8217;anno scorso. Con Teheran che si sta ancora riprendendo da quella rivolta, è più difficile che mai per i funzionari del governo negare la realtà della sfida che stanno affrontando. Nelle conversazioni con controparti straniere, continueranno sicuramente a sviare il discorso, ma se il mondo presterà attenzione alle dichiarazioni rese in patria, sarà chiaro che hanno paura.</p>
<p>Tale paura rappresenta una chiara opportunità per la comunità internazionale, così come per il popolo iraniano. Sottolinea l’esattezza della strategia americana di &#8220;massima pressione&#8221; e chiede ad altre nazioni democratiche di adottare strategie simili. In questo modo, potrà venire alla luce in maniera definitiva e netta quella vulnerabilità che l&#8217;Iran da tempo cerca di negare e sarà chiaro così al popolo iraniano che l&#8217;Occidente non si schiererà con i mullah.</p>
<p>Ora è molto più difficile per i mullah negare che esiste già un&#8217;alternativa al loro sistema teocratico e che la resistenza popolare è il loro tallone d&#8217;Achille.</p>
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                    photo by:</p>
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                        Christiaan Triebert</a>
                    </div><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/teheran-riconosce-la-forza-della-resistenza-democratica-iraniana/">Teheran riconosce la forza della resistenza democratica iraniana</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Atti di Guerra nel Golfo Persico &#8211; Geopolitica alla Radio &#8211; Podcast</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 06:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica alla Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo podcast della nostra rubrica di Geopolitica alla Radio il riassunto e la relativa analisi dei fatti che si sono succeduti negli ultimi giorni nei pressi dello Stretto di Hormuz, con l&#8217;attacco alle petroliere partite da Arabia Saudita ed Emirati Arabi e l&#8217;evoluzione dello scontro tra Iran e Stati Uniti. Abbiamo fatto un sunto [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/atti-di-guerra-nel-golfo-persico-geopolitica-alla-radio-podcast/">Atti di Guerra nel Golfo Persico – Geopolitica alla Radio – Podcast</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo podcast della nostra rubrica di Geopolitica alla Radio il riassunto e la relativa analisi dei fatti che si sono succeduti negli ultimi giorni nei pressi dello Stretto di Hormuz, con l&#8217;attacco alle petroliere partite da Arabia Saudita ed Emirati Arabi e l&#8217;evoluzione dello scontro tra Iran e Stati Uniti.<br />
Abbiamo fatto un sunto molto dettagliato della situazione in essere e delineato alcune possibili future evoluzioni.</p>
<p>Buon Ascolto</p>
<p><a  class="spreaker-player" href="https://www.spreaker.com/user/neverwasradio/33-golfo-di-oman" data-resource="episode_id=18317492" data-theme="light" data-autoplay="false" data-playlist="false" data-cover="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/original/8f4c838f8fbc0a83de9fd5a8b77e9f47.jpg" data-width="100%" data-height="400px">Ascolta &#8220;Fiamme nel Golfo &#8211; Rubrica n.32 di Equilibrium Network con Geopoliticalcenter.com &#8211; Stagione 4 &#8211; 2018/19&#8221; su Spreaker.</a><script async="" src="https://widget.spreaker.com/widgets.js"></script></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/atti-di-guerra-nel-golfo-persico-geopolitica-alla-radio-podcast/">Atti di Guerra nel Golfo Persico – Geopolitica alla Radio – Podcast</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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